I° Congresso

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

Karl Marx - Friedrich Engels

 

I° Congresso

La concezione materialista dinanzi alle sfide

  del III millennio

 

 

Relazione del Consiglio Scientifico

 La presente relazione presentata dal Consiglio Scientifico dell’Istituto di Studi Comunisti Karl Marx - Friedrich Engels costituisce la proposta al Congresso delle linee programmatiche teoriche dell’Istituto per i prossimi cinque anni: 1997- 2002.

 Napoli, 16. marzo. 1997

 

 

 

  Esiste nel paese, come abbiamo teso a mettere in evidenza già nella Prolusione di Apertura dell’Anno Accademico1994," Lo Stato della Cultura", un clima culturale sostanzialmente piccino, gretto, fideistico. In questo clima la cultura e la concezione materialistica è relegata in un angolo e le stesse scoperte scientifiche vengono utilizzate come boomerang dai media, il cui tratto essenziale, oltre alla notizia show, è il messaggio di incertezza e timore che viene trasmesso. L’immagine che viene così proiettata è di una scienza nemica dell’uomo, che lo domina, lo minaccia in contraltare si tende a costruire un paradiso artificioso fatto di certezze e di serenità, fatto dei luoghi comuni e del senso comune e del buon senso, che resta sempre uguale a sé stesso e che viene invece minacciato dalla scienza, " il sapore de lo pane antico", dicevamo lì.

In questo clima è naturale allora da una parte la ripresa di un componente mistica che viene irretita fino al fanatismo religioso ed in questo clima, e funzionale a raggiungere questo obiettivo, le apparizioni e lacrimazioni varie. Assistiamo quotidianamente a fatti di una certa gravità, che avvelenano il clima culturale e scientifico del paese e non solo del nostro paese.

Nel Proclama del maggio 1992 scrivevamo, facili profeti: " Si tende a mettere in discussione le più elementari verità scientifiche e le più elementari acquisizioni materialistiche. Si affermano linee e tendenze, concezioni e teorie irrazionalistiche che si imperniano attorno al misticismo, con forme non secondarie di fanatismo religioso e settarismo dottrinario, che avvelenano le coscienze degli uomini e delle donne e dei giovani. Ma la coscienza civile e culturale degli uomini del 2000 è una coscienza materialista per cui si tende a presentare queste teorie e concezioni sotto una veste scientifica al fine di darvi razionalità e sostanzialità teorica: di qui le più acrobatiche mistificazioni, le più sofisticate manipolazioni delle più elementari verità e dei più elementari dati. Tutto questo comporta - e la vita civile, sociale e culturale di questo ultimo decennio è lì a comprovarlo - un imbarbarimento nella cultura, nella ricerca scientifica e negli stessi rapporti tra gli uomini."

Non possiamo al tempo stesso non deprecare che illustri scienziati a volte si siano prestati o si prestino in trasmissioni televisive e con articoli a dare sponda a simili manovre: questo non implica assolutamente l’intera comunità scientifica, ma al tempo stesso non possiamo non deprecare tali presenze in cui, anche se loro sostengono teorie corrette, la loro presenza viene utilizzata al fine di accreditare teorie antiscientifiche su guarigioni, reincarnazioni, miracoli, presenze demoniache et similia. Nel " Proclama" dicevamo anche, prendendo un grave impegno: " Ci facciamo carico noi operai di alzare la bandiera del materialismo e di difendere l’intero patrimonio teorico, culturale e civile del materialismo nella piena convinzione che sempre il progresso civile, sociale, economico e culturale degli uomini è avanzato nella lotta contro l’idealismo. Rivendichiamo la piena validità e scientificità dell’elaborato di tutta la corrente materialistica da Eraclito, Democratico, fino ad Averroè, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Galilei, Newton, Giannone, Lavoiseur...Einstein, Pontecorvo. [...]. Prendiamo qui l’impegno - chiudevamo il Proclama - e l’onere di rilanciare in tutta la sua pienezza nella società civile la corrente materialista e di lavorare per una forte coscienza materialista contro la barbarie e l’asservimento delle coscienze." [ Napoli, maggio 1992 ].

E’ tempo che l’Istituto assolva questo impegno che si è assunto all’atto della sua costituzione. E’ tempo cioè che l’Istituto lavori per rimettere al centro la corrente materialista, restituirgli appieno tutta la sua dignità e forza, sottraendola dalle corde in cui è stata gettata. E’ tempo che l’Istituto assolva all’impegno ed all’onere, che si è assunto all’atto della sua costituzione, di lavorare per la ripresa di una forte coscienza materialistica.

I prossimi cinque anni devono vedere l’Istituto impegnato in questo grande sforzo. Per poter unire tutta la corrente materialista occorre unire tutte quelle forze che partecipano della conoscenza, e la conoscenza proviene da tre tipi di pratica sociale: la lotta per produzione, la lotta di classe, la lotta per la sperimentazione scientifica. Noi dobbiamo essere in grado di unire, e spingere ad unirsi, tutte le forze coerentemente materialiste in primo luogo tutti gli elementi avanzati e gli elementi d’avanguardia del proletariato che devono costituire la spina dorsale di questo schieramento, ma anche tutti i ricercatori e scienziati impegnati quotidianamente sul fronte della ricerca e quindi del materialismo. Dobbiamo essere in grado di unire tutta la corrente materialista, ben sapendo che al suo interno esistono vari filoni, e lasciare che all’interno della corrente materialista si apra un dibattito forte, alto e che siano i fatti , la vita, " il ricercare la verità nei fatti ", a dare la prevalenza a questo o quel filone, ben sapendo che in questo campo alcuna unanimità è possibile, ben sapendo che una unanimità è la morte della corrente materialista, che verrebbe ipso facto a trasformarsi in Chiesa, con le sue verità e certezze. In questo campo c’è molto da lavorare, proprio perché la pesante offensiva capitalistica di questo quindicennio ha creato problemi e lasciato tracce e segnato le coscienze e sfibrato la combattività ed alimentato divisioni e sospetti e più in generale ha creato un clima di sfiducia, di resa. Occorre invece infondervi forza, fiducia, spinta a venire avanti ed a condurre una grande battaglia per le idee. Insegnava Antonio Gramsci: " Si può parlare di volere un fine solo quando si sanno predisporre con esattezza, cura e meticolosità i mezzi adeguati, sufficienti e necessari." Innanzitutto bisogna chiedersi se ci sono oggi le condizioni per lanciare questa battaglia nella società; successivamente occorre condurre un’analisi scientifica al nostro interno e vedere quali macigni occorre rimuovere e quali strade occorre seguire ed infine quali strumenti. La situazione attuale nelle sue linee tendenziali è stata molto correttamente messa in luce da uno studio, sotto forma di riflessioni, del Prof. Giuseppe Amata, che da marxista-leninista ha saputo leggere le linee di tendenza, senza stare a guardare al momento contingente. In un suo lavoro: " Appunti di riflessione", luglio 1996, scriveva: " L’ondata anticomunista sul piano ideologico e politico, aizzata dall’imperialismo con la collaborazione della piccola e media borghesia urbana con l’indifferenza, purtroppo, nella prima fase, della classe operaia, è stata bloccata, anche se ancora le forze che si definiscono comuniste non sono in grado di iniziare la controffensiva sull’arena internazionale, in quanto dette forze mancano di una ideologia rivoluzionaria che leghi teoria e pratica e di conseguenza mancano di strategie e tattiche appropriate." La valutazione si è rivelata corretta ed ha saputo cogliere momenti ancora incerti e confusi di una lenta ripresa, ha ben fissato quell’aria di ripresa che si respira, che si fa di mille fatti, singoli, isolati, spezzettati, ma che fanno ben comprendere come qualcosa sta salendo dal profondo e che stenta a venire fuori, che stenta a rompere la crosta. Esistono cioè le condizioni oggettive: l’offensiva capitalista è finita! Per tutto quanto rimandiamo a questo importante lavoro di Amata, che come Istituto abbiamo da tempo fatto nostro. Ma questo non basta. L’offensiva capitalista è stata forte, pesante, massiccia, concentrica, totale: ha investito cioè tutti i settori e tutti i campi della società civile, economica, culturale ed in quanto tale non ha potuto non lasciare tracce, non aver indebolito aspetti della teoria materialista e fatto passare idee e teorie idealiste, metafisiche, qualunquiste, d’accatto, di mediazione, ecc. Il materialismo dialettico è una componente importante della più complessiva corrente materialistica. Noi come Istituto di Studi Comunisti Karl Marx- Friedrich Engels abbiamo il compito di fare un bilancio delle stato di cose presenti nel campo del materialismo dialettico, individuare i limiti, le carenze nella comprensione e nell’acquisizione del materialismo dialettico; ossia individuare esattamente i danni che l’offensiva capitalistica ha provocato, le tracce ed i segni che esso ha lasciato, affinché ce se ne liberi e poter partecipare in quanto materialismo dialettico a questa battaglia per l’affermazione della concezione materialistica. Si tratta di conquistare fino in fondo gli elementi avanzati del proletariato e l’avanguardia al materialismo dialettico. Si tratta di arricchire il materialismo dialettico delle scoperte scientifiche che si sono avute a partire dagli anni ’60 sino ad oggi. Il primo dato che la nostra esperienza di questi cinque anni ha evidenziato è il distacco del proletariato dal materialismo dialettico. Questo distacco con gravi distorsioni abbiamo avuto modo di verificare negli stessi elementi avanzati e negli stessi marxisti-leninisti italiani. L’offensiva capitalista ha cioè creato danni enormi e vuoti paurosi, che pesano come macigni. Il dato decisivo è la scissione che viene operata tra le scienze naturali ed il materialismo dialettico, che viene invece tutto appiattito su una filosofia genericamente intesa e questa ridotta ad Hegel ed all’hegelismo. Noi dobbiamo, invece, mettere al centro il rapporto del marxismo con le scienze naturali e sociali, ma soprattutto con le scienze naturali, riconducendo il rapporto del marxismo con Hegel e l’hegelismo alla sua reale natura, ossia una questione squisitamente storica, di genesi del marxismo; liquidando così, e definitivamente, qualsiasi pretesa di conoscere il marxismo tramite Hegel e l’hegelismo e ponendo al centro, invece, proprio esattamente l’insegnamento engelsiano circa la conoscenza della matematica e delle scienze naturali. In questo senso noi dobbiamo fare un deciso passo in avanti, accogliere come importante contributo l’indicazione che viene da un gruppo di materialisti che fanno capo alla rivista Mondo Tre ed in particolare ai contributi dei Prof. Boscarino e Notarrigo, integrando la concezione teorica marxista di questo contributo. Prima di addentrarci nella disamina di questo, occorre fermare la nostra attenzione bene sul rapporto, e la centralità di questo rapporto, del marxismo con le scienze naturali. Il problema delle scienze naturali è il problema del processo produttivo; è il problema della riproduzione delle condizioni di vita materiali di esistenza degli uomini; è il problema del ricambio organico Uomo-Natura. L’uomo è un animale di tipo particolare che a differenza degli altri animali, che si limitano ad usufruire dei beni che la Natura spontaneamente offre loro, l’Uomo per poterli utilizzare li deve trasformare e renderli a sé utili: questo processo di trasformazione è il lavoro. Il problema delle scienze naturali è allora - e quindi!- il problema centrale, decisivo, vitale del momento chiave dell’egemonia e di direzione del proletariato. Consequenzialmente se il marxismo viene scisso dalle scienze naturali, esso si trasforma in filosofia, in ideologia, ossia in un sistema teorico esaustivo. I creatori dei sistemi filosofici del passato, i quali pretendevano che si potesse conoscere la verità assoluta in una stanza definitiva, non potevano tuttavia favorire lo sviluppo delle scienze naturali, poiché le imprigionavano nei loro schemi, tendevano a mettersi al di sopra delle scienze, imponevano alla viva conoscenza umana conclusioni dettate non dalla vita reale, ma dalle esigenze di un sistema. In queste condizioni la filosofia si trasformava in un museo in cui si trovavano ammassati i fatti, le deduzioni, le ipotesi più eterogenee ed anche semplicemente le fantasticherie. Se la filosofia poteva pur servire all’indagine, alla meditazione, essa era inadatta come strumento di intervento pratico sul mondo, come strumento di conoscenza del mondo. Questo è poi il vero senso della famosa XI Tesi su Ludwing Feurbach di Marx " Finora i filosofi si sono limitati ad interpretare il mondo si tratta si trasformarlo", che nella pubblicistica quotidiana e nella pratica politica quotidiana è diventato ben altro: è diventato cioè il praticismo ed il rifiuto della ricerca teorica! Ma torniamo al nostro ragionamento. L’ultimo sistema di questo genere fu il sistema di Hegel il quale si sforzò di erigere un edificio filosofico che raccogliesse sotto di sé tutte le scienze, costringendole nel letto di Procuste delle sue categorie e, credendo di aver superato tutte le contraddizioni, cadde in una contraddizioni senza via di uscita, con il metodo dialettico da lui stesso intuito, ma non compreso, e perciò, assai male applicato. La peculiarità dello sviluppo della filosofia è cioè consistito nel fatto che da essa, a misura che si sviluppavano le nozioni scientifiche della natura e della società, si diramavano, l’una dall’altra, le varie scienze positive, e tale processo è tuttora in corso, e questa liberazione ha rappresentato un processo progressivo, sia per le scienze naturali e sociali, sia per la stessa filosofia. Federico Engels ha bene messo in evidenza questo aspetto: " non appena abbiamo scorto che il compito posto in questo modo alla filosofia non vuol dire altro se non che un singolo filosofo deve realizzare ciò che può essere realizzato soltanto dall’intero genere umano nel suo sviluppo progressivo, non appena scopriamo questo, la filosofia intera, nel senso che finora si è dato a questa parola, è finita. Si lascia correre la ‘verità assoluta’, che per questa via da ogni singolo isolatamente non può essere raggiunta e si dà la caccia invece alle verità relative accessibili per via delle scienze positive e della sintesi dei loro risultati a mezzo del pensiero dialettico." La scoperta di Marx ed Engels costituisce allora la fine della vecchia filosofia, cioè la fine di quella filosofia che pretendeva di poter dare spiegazione universale del mondo. Il marxismo non è una scuola filosofica di questo genere. Al contrario, è il superamento della vecchia filosofia che era patrimonio di pochi eletti, dell’aristocrazia dello spirito, e segna un’era completamente nuova nella storia della filosofia, in cui questa diviene un’arma scientifica nelle mani delle masse proletarie che lottano per la loro liberazione. La filosofia marxista a differenza dei precedenti sistemi filosofici, non è una scienza sopra le altre scienze, ma costituisce uno strumento di indagine scientifica, un metodo che penetra tutte le scienze della natura e della società e si arricchisce dei risultati di queste scienze nel corso del loro sviluppo. In questo senso la filosofia marxista è la più completa e decisa negazione di tutta la filosofia precedente. Resta di questa la logica e la dialettica, che nel marxismo acquistano ben altro significato e valenza. Se il marxismo viene scisso allora dalle scienze naturali si trasforma in una filosofia, come si è detto; cessa di essere marxismo per divenire ideologia, giacché non ricava i principi teorici per astrazione dalle scienze naturali e dalle scienze sociali, ma come le altre filosofie costituisce un sistema chiuso che alle altre scienze pretende di imporre i suoi schemi elaborati nel chiuso di uno stanza. Federico Engels e Vladimiro Ilic Lenin hanno più volte indicato la necessità di sottoporre a verifica ed elaborazione il materialismo dialettico ad ogni nuova svolta delle scienze e ad ogni importante innovazione tecnica. Se il marxismo viene scisso dalle scienze naturali la stessa Economia Politica è ridotta ad un formulario, giacché diviene impossibile intelligere cosa siano le forze produttive e perché tale sviluppo comporta il superamento della proprietà privata. Diviene chiesastica e dogmatica, l’affermazione di Marx ed Engels: " La divisione della società in una classe che sfrutta ed una classe che è sfruttata, in una classe che domina ed una classe che è oppressa, è stata la conseguenza necessaria del precedente angusto sviluppo della produzione. [..]. .. La divisione in classi ha una certa giustificazione storica, ma tale giustificazione storica l’ha soltanto per un determinato intervallo di tempo, per determinate condizioni sociali. Essa si è fondata sull’insufficienza delle produzione e sarà eliminata dal pieno sviluppo delle moderne forze produttive, .. . [...]. Questo punto oggi è raggiunto. " Esiste cioè un ben preciso rapporto della scienza del marxismo con le altre scienze naturali e sociali e questo rapporto è stato stabilito in maniera esatta, precisa, scientifica da Marx ed Engels: " Noi conosciamo un’unica scienza, la scienza della storia. La storia può essere considerata da due lati, distinta nella storia della natura e nella scienza degli uomini. Tuttavia i due lati non possono essere separati, finché esistono uomini, storia della natura, la cosiddetta scienza naturale, e storia degli uomini si condizionano a vicenda.". Negli ultimi 40anni si è assistito ad una profonda modifica di questo rapporto, fino a far coincidere il marxismo come filosofia, ossia ideologia, ossia falsa coscienza, e fino a farlo coincidere con il rapporto con Hegel e l’hegelismo. Si è così teso a leggere il marxismo attraverso la struttura delle categorie hegeliane del movimento. Questo fatto diviene particolarmente grave allorché ciò è coinciso con un forte sviluppo proprio della Scienza e della Tecnica, ossia proprio in una fase alta ed esponenziale delle forze produttive. Questo ha disarmato teoricamente il proletariato, rendendogli impossibile il suo essere classe egemone e dirigente, subendo così da una parte l’offensiva ideologica dell’imperialismo e dall’altra trasformando la definizione scientifica di proletariato classe egemone e dirigente in una vuota dichiarazione retorica. La variante di questo subire l’offensiva e lo sbandamento consequenziale è stata così l’identificazione della lotta di classe in quanto lotta tra ricchi e poveri, che si traduceva nella pratica politica quotidiana in economicismo, che assumeva poi le più disparate sfumature: dalla lotta economica in sé, alla teoria dei bisogni , alla teoria della cosiddetta ‘ linea di massa’, ecc. Ha disarmato il proletariato e gli elementi avanzati e d’avanguardia rendendo loro impossibile cogliere la portata di una serie di sviluppi scientifici anche i più recenti quali la Bioetica, finendo così per restare totalmente subalterni all’ideologia dominante. La nostra esperienza in merito è molto chiara. La cartina al tornasole è stato l’anno Engelsiano, in cui abbiamo coinvolto molte forze comuniste e marxiste-leniniste. Quando abbiamo lanciato il Centenario di Federico Engels abbiamo posto al centro l’Engels di " Dialettica della Natura" e l’" Antiduhring". L’opposizione che abbiamo trovato in molte forze, che volevano porre questo o quell’altro aspetto ci confermava che non era stata colta l’importanza delle scienze naturali. Molto meno è stata compresa la centralità che abbiamo attribuito nell’Anno Engelsiano alla questione della Bioetica. Quando abbiamo chiesto ad alcune riviste di pubblicare un estratto di 10pagine, o quando abbiamo chiesto che venisse data pubblicità a questa Conferenza ed a questo lavoro la risposta unanime che abbiamo ottenuto è stata questa: " La questione in sé è interessante, ma non rientra nell’obiettivo storico che i comunisti hanno che è quello di ricostruire il Partito. Non è quindi nostro impegno in questo campo, né possono essere distolte forze in questi studi accademici." Vi risparmio le liturgie del caso: le masse, i bisogni delle masse, le lotte, ecc. ecc. L’unica forza che abbiamo trovato disponibile e sensibile alla tematica del marxismo e delle scienze naturali è stata quella del Centro Italiano di Studi Engelsiani, che organizzava sia un convegno su Engels in Aprile a Gallarate e nel 1996 una Conferenza sulla teoria dei Campi con il Prof. Cassani, questione questa molto importante della Fisica moderna: Ed è stato poi questo incontrarci naturale, che ha costituito la base concreta e reale del rapporto che si tende a costruire tra questi due centri di studi. In generale, si diceva, abbiamo incontrato resistenze ed incomprensione. Ora aver scambiato la questione della Bioetica con il problema della donna, che vuole un figlio e non lo può avere e con il problema del malato di tumore nello stadio terminale è proprio ed esattamente il raccattare la pubblicità più spicciola e volgare delle agenzie propagandiste dell’imperialismo. E’ proprio quell’essere tutto subalterno all’egemonia culturale, ideologica, della borghesia. E’ proprio ed esattamente quell’esprimere la totale incapacità di esprimere un momento di autonomia e quindi un decisivo precludersi qualsiasi possibilità di momento di avanguardia. Non comprendere che la Bioetica è la questione della manipolazione genetica e che questo comporta una modifica nelle materie prime e quindi una ristratificazione delle classi ed una lotta all’ultimo sangue per nuovi e più feroci processi di concentrazione monopolistica significa credere ancora che i bambini li porta la cicogna! Non comprendere che Bioetica è la forma ideologica nella quale viene presentato un problema per tenere lontano il proletariato e farlo impelagare in questioni etiche e quindi tenerlo lontano dalla comprensione dei processi reali è veramente grave, giacché ci si preclude, e volontariamente e da soli, di esprimere qualsiasi momento di egemonia e di autonomia. Credere che tutta la parata liturgica di Woytilia abbia al centro la vita umana e tutte le storie che vengono raccontate, significa credere ancora all’angelo custode ed al buon dio, significa dimostrare senza ombra di dubbio di stare ancora e tutto sul terreno dell’egemonia della borghesia; significa poi non aver capito la lotta spietata che lacera il capitale finanziario vaticano, che attraverso tale massiccia azione di agitazione cerca di rallentare i tempi di attuazione di un progetto, per avere lui il tempo di riallocare diversamente le sue risorse finanziarie e trovarsi così in buona pool position. Credere che Gardini si sia sparato per non subire l’onta della vergogna o perché ha acquistato il palazzo settecentesco maledetto veneziano significa non aver capito la lotta feroce che si è scatenata in Ferruzzi-Gardini, che ha visto tagliata fuori tutta una cordata, la cui violenza è il risultato di quella soppressione fisica di una pedina chiave di quella cordata. E poi neanche un rigo su nessun giornale sulla caduta ad una lira delle azioni Ferruzzi nel giro di una settimana e la sua risalita alla quotazione precedente, dopo aver fatto fuori decine e centinaia di migliaia di piccoli e medi azionisti, che non hanno retto a quella falcidia feroce e spietata, che si sono visti azzerare centinaia di milioni di capitali e la conseguente e feroce e violenta concentrazione monopolistica attraverso il rastrellamento ad una lira di quelle azioni, poi risalita nel giro di una settimana al suo valore precedente ed il tutto nel giro di 15giorni. In concreto: l’azione dalle 2000lire circa di valore cade ad una lira e, quindi, chi aveva un capitale azionario di 50milioni, ossia 25mila azioni, si ritrova ora un capitale di 25mila lire. Rastrellate queste centinaia di miliardi nel giro di una settimana l’azione Ferruzzi risale fino a fissarsi attorno alle 1800. Ora chi ha comprato 5milioni di azioni Ferruzzi ad un 1 lira ha investito 5milioni e dopo una settimana al rialzo del titolo si ritrova un valore capitale di 9miliardi. Una speculazione simile è stata tentata di recente con le azioni Olivetti, poi rientrata. Mentre su questo il silenzio, si sta poi a guardare la soia manipolata geneticamente ed anche qui senza capire cosa tutto questo comporta nell’immediato e nel futuro a medio e lungo termine sul piano della concentrazione monopolistica; stare a guardare il pomodoro manipolato geneticamente e non capire cosa questo comporta e cosa in generale comporta una diversa possibilità di produzione delle materie prime. Perché poi il processo produttivo si basa sulle materie prime e già Lenin aveva detto che il controllo delle materie prime nella fase dell’Imperialismo è decisivo nella lotta tra i vari gruppi monopolistici in lotta tra di loro: ed è questa una delle 5 caratteristiche fondamentali indicate da V. Ilic Lenin dell’Imperialismo. Si finisce così per non capire cosa comporta questa modifica nelle produzione delle materie prime nel rapporto tra le cittadelle dell’imperialismo ed i paesi coloniali, produttrici di materie prime. In queste condizioni si pretende poi di voler dirigere un processo d’avanguardia, quando questo processo non vuole essere addirittura un processo rivoluzionario. Noi dobbiamo partire da qui per iniziare a sviluppare un’analisi attenta del perché di queste lacune e deficienze paurose, che annientano qualsiasi tentativo di costruzione di un’egemonia e di un’autonomia di classe del proletariato. A partire dalla metà degli anni Cinquanta il proletariato a livello mondiale ha totalmente trascurato e sottovalutato tale settore, lasciandolo interamente nelle mani dell’imperialismo, finendo così per consegnare i ricercatori e gli scienziati, questi quadri intellettuali - " classe operaia scientificamente evoluta" come indica Karl Marx nelle mani della propaganda e del Minculpop dell’Imperialismo, delle agenzie dell’agit-prop imperialiste. Capofila è stata l’agenzia dell’imperialismo statunitense. V. Ilic Lenin aveva correttamente indicato: " Non si deve dimenticare che proprio dal processo di radicale rottura attualmente attraversato dalle scienze naturali moderne nascono continuamente scuole e correnti filosofiche reazionarie grandi e piccole. Perciò il compito di seguire i problemi posti dalla recente rivoluzione delle scienze naturali e di attirare gli studiosi a partecipare a questo lavoro.. ha tale importanza che se non fosse risolto il materialismo militante non potrebbe essere in nessun caso né materialismo né militante. [...]. Per affrontare questo fenomeno con cognizioni di causa dobbiamo comprendere che in mancanza di una base filosofica solida non vi sono scienze naturali né materialismo che possono resistere all’invadenza delle idee borghesi ed alla rinascita della concezione borghese del mondo." Federico Engels ha più volte indicato e ribadito che " Senza una conoscenza profonda della matematica e delle scienze naturali è impossibile comprendere il materialismo dialettico.".

I marxisti-leninisti in questi quarant’anni hanno dimenticato questi preziosi insegnamenti di Engels e di Lenin, mettendosi così nelle condizioni di non essere più in grado di intelligere i processi reali, i più elementari processi quotidiani. Essi si sono visti scatenare addosso la computeristica senza averne in precedenza minimamente intelletto neppure lontanamente la presenza e così hanno subìto l’attacco ideologico, che li ha fatto girare come una trottola sulla esistenza della classe operaia, sulla sua estinzione, ecc. Essi non sono stati in grado di comprendere né la ristratificazione delle classi che ciò determinava, né le modifiche nel campo dell’organizzazione del lavoro e meno che mai i suoi riflessi sul piano della rigerarchizzazione sociale, né quelli sul piano culturale e delle coscienze. Antonio Gramsci aveva pur messo bene in guardia dalle modifiche che a pioggia ricadono sulla società in tempi medi e lunghi quando si introducono modifiche nell’organizzazione produttiva e del lavoro. Antonio Gramsci aveva pur ben analizzato le modifiche, politiche, economiche, culturali, istituzionali, comportamentali, etiche che l’introduzione del sistema di produzione fordista richiedeva da una parte e che avrebbe comportato dall’altro. " L’americanizzazione richiede un ambiente dato, una data struttura sociale ed un certo tipo di Stato". " L’egemonia - continua Gramsci - nasce dalla fabbrica e non ha bisogno per esercitarsi che di una quantità minima di intermediari professionali della politica e dell’ideologia." Ma in verità già Karl Marx in una lettera a Kughelmann aveva indicato che la produzione di ogni singola merce determina la riproduzione di tutti gli elementi sociali, civili, culturali, economici che la produzione di quella singola merce richiede per la sua distribuzione e riproduzione. Il proletariato ha finito così per essere e restare totalmente subalterno alla classe dominante, alla sua egemonia politica, culturale, sociale, civile. Quando il ‘ fenomeno’ si è presentato dinanzi ai marxisti-leninisti essi, nei migliori dei casi, si sono affrettati a tenere o fare convegni, tavole rotonde ove rimasticavano proprio ed esattamente quanto la più spicciola pubblicità imperialista nel settore andava dicendo. Dopo aver raccattato alla bel meglio, miscelando dati e notizie della campagna pubblicitaria delle agenzie imperialiste con qualche spruzzata di ‘critica marxista’, il giorno dopo, rimosso il problema, tornavano proprio ed esattamente alla stessa tiritera: le lotte, i bisogni delle masse continuando così il loro rapporto di subalternità all’egemonia ed alla pratica della borghesia. Essi sono stati cioè nell’incapacità - si sono messi nell’incapacità - di poter gestire qualsiasi processo e qualsiasi momento di avanguardia, proprio ed esattamene per la posizione codista rispetto alla borghesia, che ha caratterizzato decisamente la politica, la pratica e la ricerca teorica dei comunisti. Veniva così a costituirsi un divario, una divaricazione sempre più forte fino a configurarsi come baratro, tra gli elementi di avanguardia nei luoghi di lavoro, che vedevano sotto i loro occhi le modifiche che si operavano e l’incapacità dei comunisti di spiegarli e di inquadrarli. Veniva così a costituirsi agli inizi degli anni Settanta una sorta di circolo vizioso tra sordi: da una parte gli elementi avanzati e le avanguardie dei luoghi di lavoro dall’altro i comunisti. In queste condizioni l’unica ricomposizione possibile avveniva sul piano della lotta rivendicativa, economica, che costituiva poi il cemento che inchiodava comunisti ed elementi avanzati dei luoghi di lavoro a quella situazione. La borghesia in effetti ha avuto facile gioco e superata la fase della possente offensiva contrattuale e politico-contrattuale degli anni 1968-1974, ha avuto facile gioco nell’organizzare una possente controffensiva a partire dal 1976, il cui momento alto era l’attacco ai 4 punti della contingenza nel 1984. Da quel momento non c’è più storia: è storia del dispiegarsi della pesante controffensiva capitalistica, è storia dell’arretramento e delle sconfitte. La nuova organizzazione del lavoro basata sulla filosofia della ‘ total quality’ o ‘ toyotismo’, ha avuto modo negli anni ‘80 di svilupparsi in tutta tranquillità e secondo tutti i tempi ed i passaggi necessari senza che venisse alzata alcuna voce. Ed anche qui quando il toyotismo è diventato fatto generale e generalizzato tutti a studiare il fenomeno, ma anche qui finendo per raccattare alla bel meglio la più spicciola campagna pubblicitaria dell’imperialismo, finendo così per generalizzare un fenomeno senza coglierne problematiche e contraddizioni, senza coglierne il carattere specifico e peculiare, i suoi reali modi e possibilità d’impiego, ecc. Lo stesso dicasi dalla metà degli anni ‘90 circa il problema della globalizzazione dell’economia. In tutti questi casi proprio perché si è agito e si agisce sotto l’attacco concentrico della borghesia si finisce per perdere l’orientamento generale e per leggere gli elementi di novità come totali, di qui poi alle dichiarazioni della liquidazione del marxismo in quanto teoria scientifica in grado di comprendere e spiegare il fenomeno, ed in questo comprendere e spiegare ed arricchire ed elaborarlo. Si finisce qui in questo caso per ripetere le sciocchezze del super imperialismo, già criticate dal leninismo, si finisce per dimenticare le più elementari affermazioni già del " Manifesto del Partito Comunista" di Marx ed Engels. Questo è il prodotto proprio ed esattamente di quella totale sottovalutazione delle scienze naturali e del loro rapporto con il processo produttivo. A compensazione, si fa per dire, si è teso a sviluppare il lato filosofico del marxismo, il lato delle scienze sociali, ma avendo scisso queste dalle scienze naturali, avendo cioè dimenticato l’importante insegnamento di Marx ed Engels - " Noi conosciamo un’unica scienza, la scienza della storia. La storia può essere considerata da due lati, distinta nella storia della natura e nella scienza degli uomini. Tuttavia i due lati non possono essere separati, finché esistono uomini, storia della natura, la cosiddetta scienza naturale, e storia degli uomini si condizionano a vicenda.". - non si era in grado di sviluppare una pur minima e seria ricerca e studio in questo campo e quindi si era impossibilitati ad esercitare la benché minima critica e momento critico all’ideologia dominante, finendo così per appiattirsi sugli studi su Hegel e l’hegelismo e finendo per leggere il marxismo in quanto variante di Hegel e dell’hegelismo e quando si andava molto al di là della ricerca ci si muoveva per cercare, e finendo poi puntualmente per trovare, questo o quel nuovo predecessore. In questi quarant’anni i marxisti-leninisti hanno acquisito un merito storico: riuscire a non imparare dall’esperienza. Essi riescono cioè a riperpetuare con stancante perizia gli errori di sempre. Si è così scisso il marxismo dalla scienze naturali, finendolo per farlo dipendere esclusivamente dalla filosofia e dopo aver ridotta l’intera filosofia ad Hegel ed all’hegelismo. Il marxismo è invece essenzialmente il problema delle scienze naturali e sociali, viste e lette come un’unica scienza: la scienza degli uomini. Federico Engels ha più volte sottolineato, e Lenin più volte ribadito, che il materialismo dialettico ricava le sue leggi tanto dalla storia della natura, o scienze naturali, come da quella della società umana, o scienze sociali, questo comporta, come Engels e Lenin hanno più volte indicato, la necessità di sottoporre ad analisi ed arricchimento il materialismo dialettico ad ogni nuova svolta o scoperta scientifica importante. I marxisti-leninisti hanno invece totalmente dimenticato questi importanti insegnamenti di Marx, Engels e Lenin ed hanno finito per dedicarsi all’heghelismo ed a fare dell’hegelismo campo specifico di ricerca per quanto attiene il marxismo. In questo modo le peculiarità e specificità del marxismo venivano completamente sommerse dall’hegelismo ed il marxismo configurarsi come variante più o meno intelligente dell’hegelismo. Imboccata questa via diveniva importante lo studio e la conoscenza di Hegel per comprendere il marxismo e così questo circolo vizioso finiva per riperpetuarsi all’infinito, riperpetuandosi all’infinito quell’assenza all’attenzione delle scienze naturali, che nel frattempo compivano passi da giganti, che ci sovrastavano e ci dominavano e tramite i quali si saldava il dominio ideologico e culturale della classe dominante sul proletariato Il fatto ha assunto una particolare gravità proprio ed esattamente per quella concomitanza con un forte sviluppo delle forze produttive. Con felice intuizione Laura Conti aveva pur ben messo in guardia nel 1956 i comunisti e l’avanguardia del proletariato dal sottovalutare le scienze naturali e dall’errore di scindere il marxismo dalle scienze naturali e leggerle unicamente in chiave filosofica e fisolofico-hegeliana. Ed è questo che ha finito per soverchiare qualsiasi ricerca e qualsiasi formazione e mentre questa soverchiava veniva accentuata la scissione del marxismo dalle scienze naturali. Noi dobbiamo rimettere al centro il rapporto decisivo marxismo-scienze naturali, al fine di essere in grado di intelligere i processi di sviluppo tendenziali della società ed essere in grado di conoscere ed approfondire il materialismo dialettico ed in grado di condurre una battaglia senza quartiere contro l’empiriocriticismo. Noi dobbiamo rimettere al centro l’insegnamento engelsiano: " Da quanto il socialismo è diventato una scienza va trattato come tale, cioè studiato."
E " Senza una profonda conoscenza della matematica e delle scienze naturali non è possibile la comprensione del materialismo dialettico." E’ tempo di farla finita con l’hegelismo e di dedicare maggiore importanza allo studio del materialismo dialettico mettendo bene al centro il rapporto marxismo-scienze naturali e sociali. In questi anni se l’elemento decisivo è stato appunto l’hegelismo, vi sono state timide affermazioni di controtendenze a cui dobbiamo dare forza e sostegno e divenire sponda per queste, affinché possano con il tempo e con una battaglia ferma essere riportate al centro.

Ci riferiamo in particolare ad alcuni momenti, sparsi nel tempo, che non hanno trovato una loro coordinazione e ciascuno ha finito per perdersi. Innanzitutto facciamo nostro il grande intuito ed il programma consequenziale che Laura Conti tracciò nel 1956.

Laura Conti, morta di recente, in un articolo su Rinascita aveva con grande intuizione scientifica scritto: " Mi pare giusto insistere sulla necessità di orientare la nostra attività culturale nel senso di integrare, al nostro pensiero dialettico, le acquisizioni della scienza... non è neppure giusto che noi si lasci giacere senza sfruttarla, una miniera di conferma del pensiero materialista dialettico quale è, potenzialmente, il pensiero scientifico nel suo perenne accrescimento e approfondimento. In questo campo, noi siamo ancora fermi alla Dialettica della Natura di Engels... . Ma dopo Engels chi ha cercato di applicare il medesimo metodo di studio al territorio di nuova conquista di cui tutte le scienze da allora ci hanno arricchito? Esistono degli appassionati a questo ordine di cose: ma i loro sforzi non sono pianificati o collegati. Ne risulta la diffusione di una concezione banalmente utilitaria del progresso scientifico: .. . Queste persone, nella misura in cui ammirano le acquisizione del progresso scientifico, partecipano ad una visione del mondo, che, se pure non ha, - ma poi ce li ha!, Ac - oggi dei teorici ufficiali, tuttavia si diffonde capillarmente, e può venir riconosciuta in alcuni suoi lineamenti fondamentali che vanno con diverse accentuazioni, dal materialismo volgare al pragmatismo utilitaristico, al sociologismo, alla certezza che i problemi umani si potranno risolvere tutti con il progresso tecnico ed il produttivismo, e magari con il controllo delle nascite. E ci si ricollega quindi ad una pseudo ideologia tecnocratica, tipica di certi strati piccolo-medio borghesi . Il prestigio della superiorità economica americana poi contribuisce a diffondere questo ‘ modernismo’ in cui la mancanza di un sistema di pensiero è addirittura sistematica. Non si creda poi, che questa mentalità ( non voglio dire ‘ questo pensiero’ ) sia immune dai rischi di un possibile occasionale ritorno allo spiritualismo cristiano, e magari nelle forme di un vero e proprio misticismo! Ed in realtà la cosa non è strana. In realtà quel materialismo volgare, quel pragmatismo, quel sociologismo, quell’ingenua fiducia nell’onnipotenza della tecnica non esauriscono affatto tutta la problematica della vita. Anche la persona colta se ne sente in fondo insoddisfatta; sente che, oltre ‘ i complessi’, l’igiene o il produttivismo, dev’esserci pure " qualcosa d’altro". E a questa domanda può cercare risposta nella fede religiosa. E anche se, tra il caotico bagaglio delle diverse ‘selezioni’ tecnico-scientifiche e la fede religiosa, c’è uno iato di pensiero, un vero e proprio salto di incongruità, non importa: è caratteristica comunemente accettata, nell’atto di fede, proprio questo " salto", questa accettazione anche dell’assurdo, anche dell’incoerenza inspiegabile. ... . Quanti tecnici, o ricercatori o medici o ingegneri o fisici, sono marxisti soltanto in ‘ separata sede’? Tra la loro attività professionale e la loro appartenenza politica c’è un nesso assai più vago di quello su cui si fonda l’opinione politica di un meccanico o di un tessitore. C’è dunque nella loro personalità uno iato, quasi come per il medico cattolico. Ed un’altra espressione del medesimo iato si ha nell’elaborazione dell’ideologia marxista, tra un complesso edificio di cui fan parte studi storici e letterari, economici e giuridici ed artistici da una parte e dall’altro un educativo plauso di tipo celebrativo alla Dialettica della Natura." Queste linee programmatiche e queste intuizioni devono essere riprese e poste al centro delle linee programmatiche dell’Istituto. Esse si sono rivelate corrette nel tempo ed in quanto tale richiedono che vengono colmati i tempi perduti e mantengono ancora tutta la loro validità scientifica, specie e di più dinanzi ai più recenti sviluppi della scienza e della tecnica in modo particolare della Genetica e della Fisica subatomica: i frattali, ecc. Un’altra linea di sviluppo molto audace ed interessante è stata costituita dalla rivista scientifica " Mondo Tre" edita dal Prof. Boscarino con la collaborazione del Professor Notarrigo, di Pagano, ecc. edita in Sicilia che dagli anni ‘80, continuatrice della grande scuola matematica di Peano, ha sviluppato una teoria. Nel numero " Laboratorio", 1985, il Prof. Boscarino ed il Professor Notarrigo esprimono una posizione decisamente ardita inerente la linea Galilei-Newton-Marx, in opposizione, o quanto meno da preferire, a quella Hegel-Marx. Tale formulazione contrasta decisamente non solo con tutta la tradizione marxista, ma anche con quanto Lenin ha detto e gli stessi Marx ed Engels hanno detto. Il Prof. Boscarino scrive: " Marx è uno scienziato che ha lavorato da grande scienziato, perché ha utilizzato strumenti e tecniche del sempre valido metodo galileiano-newtoniano, che riguarda l’uso della semplificazione dei concetti, della idealizzazione dei modelli e della loro successiva concretizzazione. La sua teoria è formalizzabile nel senso che a seguito di una attenta lettura se ne possono individuare assiomi, definizioni, ipotesi e teoremi. Insomma la costruzione teorica di Marx è più paragonabile a quella dei ‘ Principia...’ di un Newton che della ‘ Logica’ di un Hegel.". L’intero paragrafo " Aspetti epistemologici. Marx e Newton" argomenta e substanzia l’affermazione su riportata e così il paragrafo successivo. L’articolo successivo del Prof. Notarrigo affronta il tema della teoria del valore e l’economia moderna, dimostrando in specifico quanto in Boscarino. In una serie di lavori entrambi questi professori, e la rivista, dimostrano ampiamente come tutta una serie di problemi teorici inerenti il marxismo, quale per esempio il rapporto valore-prezzi, siano perfettamente intellegibili e spiegabili esattamente sulla base della scienze naturali. In particolare essi contestano quanti dicono la teoria del valore-lavoro inconseguente giacché non consente poi di passare alla formulazione dei prezzi. In merito Engels aveva ben argomentato, specie nell’Introduzione al III volume del " Il Capitale", ma la dimostrazione che Boscarino e Notarrigo sviluppano è decisamente forte ed integra bene la dimostrazione engelsiana. In specifico scrivono: " Notiamo che in Fisica si hanno due tipi di equilibrio: 1° Quando due forze sono uguali e contrarie ( questo nella meccanica, cioè nel regno della reversibilità incondizionata), 2° quando un sistema spostato dalla sua posizione di equilibrio, vi ritorna per effetto di cause aleatorie ( questo in termodinamica, cioè nel regno dell’irreversibilità). L’equilibrio della domanda e dell’offerta appartiene al primo tipo. La tendenza dei prezzi di mercato a coincidere con i valori di mercato appartiene al secondo tipo. Una teoria dei prezzi deve invece fare riferimento esclusivamente alle condizioni di produzione. Quindi si presuppone l’equilibrio sia del primo che del secondo tipo." Il Prof. Boscarino prima, ma poi il Prof. Notarrigo in un apposito articolo dimostra ampiamente la correttezza scientifica metodologica dei passaggi che Marx attua ne " Il Capitale". Questa impostazione viene ad entrambi dall’assunto: " Come lavora Marx nella sua produzione scientifica? Non certamente in modo diverso da Newton." Noi pensiamo che dobbiamo recepire appieno questa importante indicazione ed elaborazione che ci viene. Essa ci consente da una parte di porre bene e meglio il rapporto marxismo e scienze naturali, che è quanto vogliamo mettere al centro, dall’altra di liberarci e definitivamente dall’appiattimento in cui la scienza del marxismo si viene a trovare tutta schiacciata su Hegel, l’hegelismo, la filosofia. ecc. Questa proposta teorica deve quindi essere sottoposta ad analisi. Vediamo la cosa più da vicino. La proposta di lettura Leonardo da Vinci-Galilei-Newton-Marx ha il pregio di colmare un vuoto nella ‘ linea di continuità’ Hegel-Marx da una parte ed Eraclito dall’altra. Quello che manca nella impostazione tradizionale - almeno a quanto noi ne conosciamo, giacché mancano decine di volumi delle opere complete di Marx ed Engels ove sono contenuti importanti scritti sulla Matematica, la Biologia, il carteggio di Marx ed Engels sulla matematica ed il calcolo infinitesimale; manca ancora tutto il lavoro di Engels su " Dialettica della Natura", che continua a rimanere negli archivi della SPD sequestrato e di cui ne viene impedita la pubblicazione e la conoscenza. Quello che noi abbiamo di questo importante testo engelsiano è solo la minima parte, così come ci mancano scritti ed appunti di Marx ed Engels sulle scienze in generale. E questo è stato funzionale proprio ed esattamente per accreditare in Occidente ed in Italia proprio ed esattamente quella linea Hegel-Marx che prontamente i comunisti hanno seguito in questi ultimi quarant’anni- quello che manca, si diceva, è il richiamo esplicito alla continuità scientifica vera e propria. " Tre fonti e tre parti integranti del marxismo", appunto! Delineato questo quadro referente generale, effettivamente l’Engels della ‘ Dialettica della Natura’ e gli scritti e carteggi di Marx-Engels sulla matematica e sulle varie scienze naturali non ci stanno. Non ci stanno nel senso che diventano assai poco visibili. Diviene così difficilmente visibile il metodo scientifico non solo de ‘ Il Capitale’, ma di " Guerra civile in Francia", " Critica al Programma di Gotha", ‘ Imperialismo’, ‘ Che fare?’, " Materialismo ed empiriocriticismo" ecc. di Lenin e più in generale l’intero elaborato Marx-Engels-Lenin. La proposta di lettura della linea Leonardo da Vinci-Galilei-Newton-Marx ha il merito di fissare non solo una tale ‘ défaillance’, ma anche di un’altra, cioè: lo sviluppo delle forze produttive, il cui aspetto determinante è dato proprio ed esattamente dallo sviluppo delle scienze e della tecnica. Ora l’impianto teorico sostanziale marx-engelsiano affida proprio ed esattamente allo sviluppo alto delle forze produttive l’affermazione prima, il consolidamento poi della società socialista ed il passaggio ed affermazione, infine, della società comunista. La teoria marx-engelsiana poggia sull’assunto della necessità , ossia che l’attuale sviluppo insufficiente delle forze produttive ha determinato non solo l’esistenza della proprietà privata, ma anche la sua giustezza. Karl Marx in " Miseria della filosofia" scriveva: " Ora, erano precisamente queste le condizioni di esistenza per lo sviluppo delle forze produttive e dell’eccedenza di lavoro. Dunque è stato necessario, per ottenere questo sviluppo delle forze produttive e questa eccedenza di lavoro, che ci fossero delle classi che profittavano e delle classi che si immiserivano." Federico Engels ha scritto: " La divisione della società in una classe che sfrutta ed una classe che è sfruttata, in una classe che domina ed una classe che è oppressa, è stata la conseguenza necessaria del precedente angusto sviluppo della produzione. [..] la divisione in classi ha una certa giustificazione storica, ma tale giustificazione essa l’ha soltanto per un determinato intervallo di tempo, per determinate condizioni sociali. Essa si è fondata sull’insufficienza della produzione e sarà eliminata dal pieno sviluppo delle moderne forze produttive. Questo punto oggi è raggiunto." La stessa teoria economica del tempo di lavoro socialmente necessaria che determina il valore di scambio delle merce è determinata proprio ed esattamene dall’angustia ed insufficienza dello sviluppo delle forze produttive e dagli antagonismi di classe. Karl Marx, sempre in ‘ Miseria della Filosofia’ scrive: " In una società futura, ove fosse cessato l’antagonismo delle classi, ove non esistessero più classi, l’uso non sarebbe più determinato dal minimo di tempo di produzione, ma il tempo di produzione che verrebbe dedicato ai diversi oggetti sarebbe determinato dal loro grado di utilità sociale. " E’ ancora l’insufficiente sviluppo delle forze produttive che impedisce l’esistenza di oggetti in maniera abbondanti tale da non essere soggetti allo scambio: ciò che è in natura e si trova in maniera abbondante non è oggetto di scambio. E questa, infine, dello sviluppo ancora insufficiente delle forze produttive è poi una delle cause dei problemi a cui sono andate incontro le società socialiste, fino al loro crollo - ma questo è tutt’altro discorso. Ora lo sviluppo delle forze produttive non è, assolutamente non è, l’incremento quantitativistico, ossia ritmi di lavoro frenetici, anche perché questi oltre un certo limite agiscono da incremento esponenziale del costo di produzione: maggiore usura dei macchinari, maggiore incidenza di pezzo difettato, ecc.. E’, invece, dato dall’innalzamento alto, esponenziale, delle forze produttive, della ricerca e dello sviluppo scientifico. La teoria marx-engelsiana, cioè, ha come suo punto sostanziale forte proprio ed esattamente la scienza naturale, di qui poi " Dialettica della Natura", ma lo stesso " Materialismo ed Empiriocriticismo" di Lenin, " Americanismo e fordismo" di Gramsci, ecc.; ma poi gli scritti di Marx ed Engels sulla matematica, ecc. e tutto il loro metodo scientifico, ben fissato da Notarrigo e Boscarino. Possiamo quindi dire: " Quattro fonti e quattro parti integranti del marxismo", come correttamente substanzia il lavoro del gruppo di lavoro della rivista " Mondo Tre". In questo nuovo quadro/dimensione lo stesso rapporto del marxismo con la filosofia classica tedesca, ossia Hegel, assume ben altro spessore e valenza e spinge nel contempo alla valorizzazione di tutto il precedente pensiero scientifico. Essa inoltre ci consente di guardare decisamente in avanti ed andare avanti e porre fine a questa continua ricerca del passato, a questo guardare indietro. Lo sviluppo delle forze produttive, i risultati scientifici e tecnologici sfidano il materialismo dialettico e lo chiamano alla prova del fuoco e questa sfida e questa prova del fuoco il materialismo dialettico deve raccoglierle e lo può solo se fissa in maniera inequivocabile il suo rapporto con tutto il passato pensiero materialistico scientifico, da cui nasce e si sviluppa il nuovo pensiero, e quindi Leonardo da Vinci-Galilei-Newton. Il materialismo dialettico deve arricchirsi di questi nuovi sviluppi scientifici e deve sottoporre a riconsiderazione generale il materialismo dialettico alla luce di questi. Ritorna così ancora una volta e per altro verso l’importante contributo che ci è venuto dalla rivista Mondo Tre e dal gruppo di lavoro siciliano, che ruota attorno a questa rivista. E’ questo un contributo veramente decisivo, in pieno stile e tradizione della ricerca italiana: che in silenzio fa le cose, ma quando le fa sconvolge sempre i massimi sistemi. Ora staremo a vedere che cosa succede. Fissare il suo rapporto con tutto il passsato pensiero materialistico, e quindi Leonardo da Vinci-Galieli-Newton, spinge di fatto il materialismo dialettico a sciogliere il problema teorico sostanziale che Engels solleva in più punti: quello dell’elaborato dei primi filosofi della natura: i cosidetti filosofi presocratici ed in particolare Anassimene, Anassimandro, Talete di Mileto, Parmenide, Democrito, Eraclito, Empedocle e la scissione che viene ad operararsi con la loro concezione unitaria della natura con il prevalere della teoria cristianea, che segna in maniera inequivocabile - dice Engels- il predominio per almeno 1000anni dell’idealismo. E legato a questi un’altra serie di grossi problemi teorici. Lavoro come si vede ce nè, e tanto, e dove c’è tanto tempo da recuperare: temi nuovi, intimamente legati alle sfide che la scienza e la tecnica lanciano al materialismo dialettico, temi che possono essere sciolti solo se si scioglie positivamente questa sfida, ed in intima connessione con essa e arricchendo, così, il materialismo dialettico dei nuovi contributi della scienza e così facendo arricchire la più generale concezione teorica scientifica organica del proletariato.

Per altro verso, infine, la rivista " Operai Contro", di recente pubblicazione, a cui auguriamo pieno successo e che invitiamo a sostenere ed incoraggiare, nel suo editoriale invitava a farla finita con il marxismo accademico, con il marxismo universitario e restituire il marxismo in quanto scienza al proletariato, ricomponendo quella frattura dagli accademici operata tra marxismo ed operai. L’editoriale fissa in maniera inequivocabile i compiti che stanno dinanzi al proletariato. Prima scrive: " Come operai togliamo la delega a farci rappresentare teoricamente da alcuno, .. di fronte agli attacchi del capitale nessuna lotta teorica è stata intrapresa per smontare tutte le giustificazioni economiche che hanno coperto licenziamenti, attacchi ai salari, intensificazione dello sfruttamento." E continua con: " Forse ci è data oggi la possibilità teorica di dimostrare la superiorità teorica e politica di una classe che, per la posizione che occupa nel processo di produzione materiale, è la sola in grado di esprimere un progetto globale di rivoluzione sociale.". La nostra adesione convinta a questa dichiarazione è senza remora alcuna: è l’identico intento che ha mosso noi cinque anni fa a dare vita all’Istituto. Ma il problema di fondo non è tanto questo, quanto quello che l’uscita della rivista, e la buona qualità teorica che qui viene espressa, sta a significare che qualcosa di ben più profondo. Sta a significare che qualcosa inizia a muoversi, che la fase dell’attacco capitalistico è finita ed iniziano a venire alla superficie timidi sommovimenti di ripresa, che confermano quanto andiamo dicendo da circa un anno che inizia a respirarsi aria di ripresa. Occorre allora forzare tempi, perché quest’aria di ripresa possa venir fuori con forza ed estendere quanto " Operai Contro" ha così bene e con chiarezza messo in evidenza ed estendere la presenza del proletariato in tutti i campi del sapere, liquidando così e liberando definitivamente il campo dalle pastoie filosofiche e dai filosofemi e dalle ricerche storicistiche, filologiche e quant’altro la cultura e la tradizione umanistico-crociano sa inventarsi nel tentativo disperato di continuare a stare al centro. E’ tempo di liquidare tutto questo e porre al centro il marxismo in quanto scienza, il marxismo in quanto scienza del proletariato, del proletariato in quanto classe egemone e dirigente Perché come bene dice la rivista " Operai Contro": " Gli operai senza marxismo non sono che semplici individui asserviti al capitale. Il marxismo senza operai non è niente".. Quattro fonti e quattro parti integranti del Marxismo!

 In Sintesi.

 

1. Noi dobbiamo riallocare al centro la concezione materialista e la coscienza materialista nella società civile e chiamare a questo tutte le forze materialiste, per contrastare decisamente le tendenze fideiste e di fanatismo religioso che avvelenano le coscienze degli uomini e delle donne e dei giovani, e lasciare che si sviluppi all’interno della più complessiva corrente materialista un dibattito alto e forte, ove ciascun filone possa competere e trovare sul campo la sua superiorità, nella piena coscienza che alcuna unanimità in questo campo è possibile.

2. Noi dobbiamo porre al centro il materialismo dialettico in quanto scienza ed in specifico dobbiamo rivalutare decisamene il rapporto del marxismo con le scienze naturali, secondo l’insegnamento di Engels che senza una conoscenza della matematica e delle scienze naturali è impossibile comprendere il materialismo dialettico. Questo significa fare interamente nostro sia il programma che Laura Conti tracciava - come Istituto inoltre faremo una ricerca di scritti e lavori di Laura Conti e credo che nei prossimi cinque anni dovremo organizzare un Convegno dedicato alla Conti- sia il contributo decisivo che viene dai Prof. Boscarino e Notarrigo e sia infine l’intento che anima " Operai Contro".

In una specifica Conferenza Programmatica tracceremo il programma di lavoro dell’Istituto, a cui chiamiamo fin d’ora tutti a contribuirvi e costituirà un’assise aperta dell’Istituto, che sarà preceduta da incontri locali, ove raccoglieremo le idee ed i contributi di tutti, e che troveranno nella Conferenza Programmatica il loro punto di sintesi.

3. Sin d’ora dovremo lavorare per la creazione di una rivista scientifica del materialismo che sia punto di incontro e di raccolta di tutte le forze materialiste, che sappia essere un momento decisivo per la ripresa forte ed alta della concezione materialista e della ripresa di una forte coscienza materialista nella società civile; che sappia chiamare attorno a sé tutti quei ricercatori e scienziati e giovani studenti ad un lavoro di ricerca ed essere sponda per quanti troveranno ostacoli e difficoltà nei loro studi e ricerche, che sappia essere la grande bandiera del materialismo.

Si tratta di verificare sin da questo momento se vi sia l’opportunità di nominare un gruppo di lavoro che abbia il compito di lavorare a questa rivista e preparare con l’Istituto la Conferenza Programmatica.