Engels

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

Karl Marx - Friedrich Engels

 

1895 - 1995

CENTENARIO DI FEDERICO ENGELS

 

FEDERICO   E NGELS

 

LA CONCEZIONE TEORICA IN

GENERALE

 

 a. Federico Engels: importanza e centralità,

 b. la concezione dialettica della natura,

 c. la logica dialettica,

  d. anti-Engels.

 

 

 

 

 








Napoli, 28. gennaio, 1995

Sala Santa chiara

 

IMPORTANZA E CENTRALITA' DI

FEDERICO ENGELS

 

     Sostanzialmente assai poco conosciuto.

In realtà c'è il silenzio attorno alla figura di Federico Engels.

Quando se ne parla, se ne parla poco ed a denti stretti:

' Engels non Marx',

' Engels diverso da Marx',

' Engels amico e finanziatore di casa Marx'.

Degli scritti di Engels non si parla affatto, tutt'al più

" Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato", assai meno  di " Questione delle abitazioni" o de " La situazione della classe operaia in Inghilterra".

Il silenzio più totale su " Origini del cristianesimo", mentre poi sottobanco si fa passare  Renan ' Vita di Gesù'.

Silenzio su " Antiduhring", " Dialettica della Natura", " Evolu­zione del socialismo dall'utopia alla scienza".

Quando se ne parla è  solo per mistificare e calunniare':

' Marx non avrebbe mai sottoscritto " Dialettica della Natura",

' " revisionismo" di Engels",

' " dogmatismo", " schematismo" di Engels';

mentre il difensore parla di ' semplificazione in Engels', dove il termine ' semplificazione' sta per ' revisionismo', ' dogmatismo', ' Engels non Marx', ecc. ecc.

Perché?

     In effetti Federico Engels divide.

In realtà é cosa  assai semplice distinguere ed individuare i mar­xisti dai non-marxisti: il punto é esattamente Federico Engels. Dal grado in cui viene portato Federico Engels potete tranquilla­mente stabilire, con certezza scientifica e matematica - fino all' assoluto - il grado di marxismo. I non marxisti e gli anti-marxi­sti, indipendentemente da come si qualificano, attaccano, negano o sminuiscono Engels. Il punto nodale è esattamente " Dialettica della Natura" e " Antiduhring".

 Un esempio storico.

     Durante il periodo della II Internazionale la divisione tra i bolscevichi e Kautsky-Bernestein era esattamente Engels. Mentre Lenin portava Engels ' chiuso', " Materialismo ed Empiriocritici­smo" è esempio classico dove Engels e l' " Antiduhring" sono alla base e ripetutamente citati; la IIa Internazionale  tendeva a ne­gare Engels ed a non pubblicare testi engelsiani ed avvallare sto­rie e storielle varie ed amene anti-engelsiane, pur avendo i docu­menti per smentire: non si dimentichi che la socialdemocrazia te­desca  era in possesso dei manoscritti di Engels, affidati a Ber­nstein. Lenin, per esempio, non conosceva " Dialettica della Natu­ra", che sarà pubblicata per la prima volta nel 1925 dall'Urss do­po averne acquistati gli originali, ed altro materiale dai kaut­skiani e successivamente arricchito con altro materiale che di volta in volta si riusciva a recuperare, fino all'edizione del 1935. Altro materiale verrà acquisito dal Movimento Comunista In­ternazionale dopo il 1945 con la costituzione della Repubblica De­mocratica tedesca < R.D.T.>.

Per tutto il periodo della III Internazionale la differenza era ancora Federico Engels.

 

Perché?

     Senza Federico Engels non è leggibile Karl Marx.

Senza Federico Engels, cioè, è possibile manipolare l'elaborato di Karl Marx, ridurlo a ' canone di interpretazione storica' a ' so­ciologia/sociologismo', ecc. Lo stesso se facciamo l'operazione inversa, se cioè neghiamo Marx ed esaltiamo Engels. Marx ed Engels sono strettamente complementari l'uno all'altro. In realtà è come se fossero un'unica persona che ha trattato tutto: Marx scriveva avendo a base quanto Engels aveva detto o su cui stava lavorando e viceversa. Voi, infatti, non troverete mai uno stesso argomento trattato da entrambi. Se uno stava trattando un'argomento e l'al­tro aveva  materiali, idee, suggerimenti in merito li trasmetteva e se un argomento richiedeva l'intervento dell'altro, l'altro vi scriveva. Prendete per esempio il capitolo 10° della seconda parte dell' Antiduhring di Engels sulla ' Storia delle teorie economi­che' è interamente scritto da Marx; intere pagine de " Il Capita­le" sono il prodotto di idee, suggerimenti, annotazioni, ecc. di Engels, la stessa teoria del valore-lavoro lo spunto viene dato a Marx da Engels con la sua " Le condizioni della classe operaia in Inghilterra"; allo stesso modo " Dialettica della Natura", " Ori­gine della famiglia della proprietà privata e dello Stato".

Il carteggio, ben sei volumi, Marx-Engels ci mostra questa stretta collaborazione ed interscambio tra Marx ed Engels e ci restituisce l'unitarietà MarxEngels. V.I.Lenin nella sua " Introduzione" al Carteggio mette bene in evidenza questo tratto.

Inoltre ciascuno sottoponeva all'attenzione dell'altro un suo la­voro prima di pubblicarlo, ricevendone ulteriori consigli, annota­zioni, ecc., per cui un testo alla fine pubblicato a nome di uno è come se fosse stato scritto anche dall'altro. La pubblicazione a nomi separati sta ad indicare solamente la specificità dei campi di ciascuno, anche se articoli ed altro di Marx sono firmati En­gels e viceversa. In generale ciascuno dei due aveva una sua spe­cificità e ricorreva all'altro per la specificità dell'altro, an­che se entrambi erano in grado di intervenire in merito, ma in ge­nerale non nella specificità. In generale e per grossi tratti pos­siamo dire che Marx si occupava del campo storico-politico-socia­le-economico-filosofico ed Engels di quello scientifico, militare, politico-sociale (avvenimenti in Germania, Francia, Italia, ecc.).

Sia Marx che Engels si occupavano della direzione del Movimento Operaio Internazionale, chi però seguiva più da vicino le situa­zioni locali era Federico Engels, mentre Marx interveniva sulle questioni teoriche più generali e quasi sempre inerente alla sua specificità. Per esempio è Engels che segue la situazione in Rus­sia, ma è Marx che scrive la lettera a Vera Zasulich sulla realtà economica russa; è Engels che segue la situazione del movimento operaio tedesco e del Partito Socialdemocratico tedesco, ma è Marx che scrive " Critica al Programma di Gotha", ma è Engels che scri­ve ' La guerra dei contadini in Germania', ma sono Marx ed Engels che scrivono ' Rivoluzione e controrivoluzione in Germania'. Siamo cioè in presenza di una divisione di compiti e ruoli molto stret­ta, che è inseparabile ed inscindibile.

L'uno non è comprensibile senza l'altro.

Marx è Engels,

Engels è Marx,

Marx ed Engels s o n o  il  m a r x i s m o !

Non sono pertanto teoricamente corrette operazioni tendenti a smi­nuire l'uno o l'altro, sminuire uno dei due significa sminuire il marxismo.

          Quando abbiamo deciso di costituire l'Istituto avremmo potuto chiamarlo ' Karl Marx', l'aggiunta ' Fe­derico Engels' era, ed è!, decisamente polemica opposi­zione a simili operazioni.

     Detto questo non abbiamo ancora detto ' perché' c'è questa oppo­sizione ad Engels e perché Engels divide e perché Engels è la cartina al tornasole per ogni marxista.

In realtà il problema non è Engels in sé, ma altro.

Il centro ruota attorno alla questione:

il proletariato è una classe egemone e dirigente?

In definitiva l'opposizione ad Engels, a seconda delle varie sfumatu­ra, è l'opposizione e la negazione, e comunque il non riconoscimento, del proletariato in quanto classe egemone e dirigente.

     La questione merita un'attenzione particolare per la confusione che esiste in merito.

Il proletariato è una classe? Sì!

Questo non viene contestato dalla borghesia, è pacificamente accetta­to.

 Il proletariato ha una sua visione delle cose? Sì.

Il proletariato ha una visione delle cose prodotta dalle sue condi­zioni materiali di esistenza.

Neppure  questo viene contestato dalla borghesia. Essa riconosce il proletariato come classe, gli riconosce di avere una sua visione del­le cose e di essere portatore di sue istanze. In linea generale ne riconosce l'esistenza e l'esistenza di un suo partito, di un suo sin­dacato ed un associazionismo operaio più generale. Il sistema demo­cratico-borghese - l'involucro più saldo della dittatura della bor­ghesia ( K. Marx ) - riconosce, incoraggia e stimola l'esistenza di tale associazionismo.

Siamo sul terreno dell'ideologia borghese e non ancora su quella del proletariato: Adamo Smith era giunto alla comprensione delle classi.

V. I. Lenin ha più volte insistito sul fatto che riconoscere le clas­si e la lotta di classe non è ancora marxismo.

     Il proletariato ha una concezione organica?

La differenza è profonda, complessa, di classe.

     L'avere una visione delle cose, espressione delle istanze in ge­nerale di quella classe, non è avere una concezione organica.

Sono due cose diverse,

La visione delle cose comporta una lettura e visione delle proprie condizioni materiali di esistenza  entro questi confini .

La concezione organica è l'avere una visione delle cose, che a parti­re dalle condizioni materiali di esistenza, legge la complessità dell'intero sistema  e la classe proletaria  dentro il sistema più complessivo e tutte le altre classi.

La prima è la visione economicista, o tradunionista.

Essa riconosce la necessità dell'unità della classe e l'organizzazio­ne della classe e questo significa il riconoscersi come classe e so­stenersi come classe proletaria. Riconosce la lotta della classe e la necessità sia di scegliere il momento più opportuno sia l'alleanza ed il dividere il nemico. Non esce, cioè, dai limiti del rapporto lavoro salariato e capitale. Non esce, cioè, dai limiti degli orizzonti ' operai'.

La seconda, la concezione organica, è leggere la complessità della società capitalistica, le classi e la situazione della propria clas­se, proletaria, e le linee per migliorare le condizioni complessive di vita e di lavoro. Essa riconosce non solo la necessità dell'unità della classe e l'organizzazione della classe, più ampia ed articolata di quella tradunionista o economicista, richiede un'associazionismo più vario e complesso: il Partito, il Sindacato, le Cooperative, l'Arci, la Fgci, Comitati vari.

Una strategia delle riforme è un esempio classico di questa seconda concezione. Essa però sottende e rimanda ad un'altra e più ampia con­cezione organica. Riconosce il ruolo e la valenza del proletariato e delle vaste masse popolari nella vita politica, sociale, culturale e democratica; giunge fino a riconoscere un ruolo di direzione quanti­tativa.

La concezione organica più ampia e profonda a cui rimanda è la conce­zione teorica scientifica organica della borghesia. Una tale conce­zione infatti si muove dentro gli schemi e le compatibilità del si­stema vigente, ne accetta l'impianto fondamentale di base, ne vuole soltanto eliminare i lati negativi e controproducenti per la classe proletaria.

Ecco che allora aciò a cui essa aspira, l'obiettivo strategico che persegue, è l'andata al governo. Della concezione teorica scientifica organica della borghesia, essa esprime la concezione evoluzionistica, non discute la rottura dei rapporti esistenti, ma discute dell'evolu­zione, dove ' evoluzione' sta nel senso di modifica delle condizioni attuali ove dentro quel quadro la classe proletaria abbia migliori condizioni di vita materiali e spirituali.

V. I. Lenin ha più volte insistito sul fatto che riconoscere le clas­si e la lotta di classe non è ancora marxismo; marxista è colui, dice Lenin, che estende il riconoscimento delle classi e della lotta di classe sino alla dittatura del proletariato.

     La piccola borghesia ha anch'essa una concezione organica delle cose e conseguenzialmente lotta per l'affermazione di questa sua vi­sione che mira ad eliminare i mali del capitalismo, che sono letti nell'ottica di questa classe come degenerazioni, perversioni, devian­ze, ma non il capitalismo.

Entrambe, quelle delle riforme, ossia la concezione organica del pro­letariato e questa della piccola borghesia, presuppongono e rimandano alla concezione teorica generale della borghesia. Riconosce la bor­ghesia come classe dirigente ed egemone, che va collaborata ed impo­sto di mitigare i mali della sua gestione, pur riconosciuta necessa­ria ed ineliminabile. Entrambe infatti non sanno pensare una società che non sia basata sul mercato, l'individuo, ecc.

Quindi il fatto che il proletariato abbia una concezione organica delle cose fa di esso una classe attiva, fortemente attiva nella so­cietà, in grado di condizionare scelte anche importanti, ma non fa di esso una classe egemone e dirigente. Non esce cioè dai limiti e si muove dentro il grande letto, il solco, dell'egemonia borghese.

Il fatto che entrambe queste concezioni, quella tradunionista e quel­la della concezione organica, trovano nel proletariato sostegno e consensi anche vasti, sta solo a significare l'esistenza di gradi di­versi di coscienza esistenti all'interno del proletariato. Il fatto poi che queste concezioni abbiano tratti comuni, e per certi aspetti si identificano, con la concezione della piccola borghesia sta solo a significare come la società capitalistica sia segnata da un movimento costante all'interno delle classi, dato esattamente dal fatto che la borghesia vive rivoluzionando di continuo i mezzi di produzione, per cui vi è un costante movimento della piccola e media borghesia verso il proletariato: proletarizzazione: di qui questo intrecciarsi ed a volte presentarsi unico della concezione piccolo borghese e della concezione organica o di quella economicista, che tende per lo più a presentarsi sotto la veste di ' operaismo', proprio per il suo legge­re l'immediato dato ' operaio', le più immediate condizioni di vita materiali.

Quello che fa del proletariato una classe egemone e dirigente è l'a­vere una concezione teorica scientifica organica. Ossia una concezio­ne teorica scientifica organica opposta ed antagonista alla classe dominante, che consente di leggere opposte le cose e questo è possi­bile solo se una tale concezione è scientifica, che consente di leg­gere diversamente le cose  e leggere altre cose, diverse da quelle della classe dominate e se anche le stesse con ordine e valenze di­verse. Ma per questo occorre innanzitutto un metodo di analisi e tra­sformazione delle  che aggreghi e disaggreghi diversamente le cose e le costruisca diversamente in base agli interessi storici fondamenta­li di quella classe, che il metodo esprime e sintetizza.

In realtà le precedenti visioni: tradunionista e la concezione orga­nica partivano dalle cose, priorità e valori della borghesia solo di­versamente impostati, ma quei dati e quelle priorità e quindi quei valori; priorità e valori che sostanziano poi, e sono sostanziati! da, un metodo. Ed infatti, pur se nella forma tremendamente opposti, ostili, fino allo scontro duro e violento, entrambe avevano, ed han­no, lo stesso metodo: la metafisica nelle sue più svariate forme:

la metafisica vera e propria

l'empiriocriticismo, o ' filosofia della scienza'.

E' la metafisica la quintessenza del metodo teorico scientifico orga­nico della borghesia: il leggere il tutto e non la parte, la lettura statica e non dinamica, ecc.: non a caso Federico Engels ha trattato bene ed esaurientemente i limiti della metafisica la sua positività in una certa fase storica e ben fissato la sua validità a tutt'ora in ambiti molto ristretti e circoscritti:

 "      Per l'uso quotidiano, per il commercio scientifico al minuto,

    la categoria metafisica conserva ancora sì la sua validità."[1]

Ora questa concezione teorica scientifica organica, che il proleta­riato, a differenza di tutte le altre precedenti classi dominanti, ricava per astrazione dallo sviluppo scientifico nel campo delle scienze sociali e naturali, questa concezione teorica scientifica or­ganica - si diceva - viene fuori dagli scritti di Karl Marx e Friede­rich Engels. Voi vedete bene, per esempio, come l'economia politica borghese sia totalmente differente dal quella del proletariato; voi vedete bene come la valutazione di fatti storici e delle fasi e delle epoche storiche siano totalmente differenti. Ma fin qui il proleta­riato rimane fuori dal rapporto con lo sviluppo delle scienze natura­li. Fin qui il proletariato si muove sul piano della logica e più in generale delle scienze sociali. Rimaneva, però, totalmente subordina­to alla borghesia sul piano delle scienze naturali. Aveva sì elabora­to il metodo teorico generale: il materialismo storico e dialettico, ma occorreva fare il passo successivo, integrare questo metodo, ar­ricchendolo dello sviluppo delle scienze naturali. Il compito che Fe­derico Engels assolve è esattamente questo: estendere la concezione teorica scientifica organica del proletariato alle scienze naturali, sottoporre il materialismo storico e dialettico alla verifica delle scienze naturali ed arricchirlo delle nuove conquiste - quello che poi circa 50anni dopo farà Lenin con " Materialismo ed Empiriocriti­cismo". Se Karl Marx  ha svelato le leggi generali che regolano la vita degli uomini nella società, Federico Engels ha svelato le leggi naturali che regolano la vita della Natura e quindi della stessa vita degli uomini. Facendo così, lo stesso elaborato marxiano ne usciva decisamente rafforzato e fondata la concezione teorica scientifica organica del proletariato.

Questo aspetto merita una particolare attenzione.

     Nella società in generale  la scienza riveste un'importanza de­cisiva, nella società capitalistica ha un impatto più immediato nella formazione delle coscienze, proprio per il carattere specifico del sistema di produzione capitalistico che vive rivoluzionando di conti­nuo i mezzi di produzione.

     L'uomo è un animale sociale che, a differenza degli altri anima­li che si limitano ad usufruire dell'ambiente in cui vivono, trasfor­ma la realtà per renderla a lui più confacente.[2] Questa azione di trasformazione della realtà esterna è il lavoro, tramite il quale l'uomo attua il ricambio organico tra sé e la natura. Questo processo di ricambio organico è il processo attraverso il quale l'uomo ripro­duce le condizioni materiali della sua esistenza nelle condizioni storicamente date, ossia nelle condizioni determinate dai rapporti di produzione.

E' attraverso il lavoro che avviene il processo della conoscenza.

E' attraverso il lavoro che si attua quindi il progresso della scien­za e della tecnica, giacché nell'ottimizzazione del processo di ri­cambio organico l'uomo introduce migliorie, ecc. sia sul piano tecni­co che scientifico.

    L'uomo è il lavoro.

La scienza è quindi il momento più alto dell'intera attività della comunità umana nella sua azione di trasformazione delle condizioni esterne per riprodurre le condizioni materiali della sua esistenza. E' in definitiva essa, ed è da essa che, vengono determinate le con­cezioni delle cose.[3]

     La stessa borghesia compie il suo salto di qualità quando dall'opposizione teorica alla concezione feudale passa alla concezio­ne teorica scientifica organica: Leonardo da Vinci, Keplero, Galilei, Leibnitz, Newton, ecc.

L'opposizione ad Engels non a caso è non tanto agli scritti economi­ci:

" La situazione della classe operaia in Inghilterra", " La questione delle abitazioni" e la stessa " Origine della famiglia, della pro­prietà privata e dello Stato" possono ancora passare. L'opposizione netta e frontale è a " Antiduhring", a " Dialettica della Natura". L'impostazione ruota tutta attorno alla negazione che si possono ri­cavare dallo sviluppo scientifico leggi generali e fondare su questi la dialettica materialistica, in opposizione netta e frontale alla precedente impostazione metafisica, che pretendeva di partire da idee e teorie generali e poi imporle alla e nella lettura della realtà.[4]

La negazione e l'opposizione è che quelle leggi scoperte da Marx:

1. conversione della quantità in qualità,

2. legge della compenetrazione degli opposti,

3. negazione della negazione

sul piano delle scienze sociali siano valide anche per le scienze na­turali, nel senso che si possono ricavare per astrazione anche dalle scienze naturali e che quindi esiste un'unitarietà del processo.

Una tale corrispondenza nelle scienze sociali e nelle scienze natura­li conferma e rafforza la validità di quelle leggi scoperte da Marx e da Engels  e fonda scientificamente la concezione teorica scientifica organica del proletariato, che è il materialismo dialettico e stori­co.

Viene così ad affermarsi decisamente ed inequivocabilmente la conce­zione dialettica del proletariato opposta ed antagonista a quella della classe dominante.

     Se noi ora introduciamo la concezione dialettica[5] in quelle pre­cedenti concezioni:

la concezione tradunionista,

la concezione evoluzionista o organica

esse mostrano tutta la loro povertà ed evidenziano tutta la loro su­balternità alla ideologia della classe dominante.

Esse leggono le contraddizioni: non il loro superamento, ma la loro conciliazione. Leggono sì la classe  e tutto il resto ma non leggono la classe dominante come momento ed espressione di un particolare mo­do di produzione formatosi storicamente. Non leggono se stessi, la classe proletaria come prodotto di quel sistema e storicamente deter­minata ed in quanto tale momento per il superamento della classe do­minante e di quel sistema di produzione.

Leggono la parte e non il tutto.

Leggono la parte in maniera statica e non dinamica, e non in divenire e così la stessa classe dominante.

Ed è qui, esattamente qui, che interviene l'elaborato engelsiano che spinge in avanti la concezione teorica scientifica organica del pro­letariato, sottraendolo all'influenza ed alla egemonia della borghe­sia, consentendo così al proletariato di avere una sua egemonia.

     A differenza dei precedenti sistemi di produzione, il sistema capitalistico vive rivoluzionando di continuo i mezzi di produzione, per cui l'impatto con la scienza nella formazione delle coscienze e dello stesso dominio ideologico - o egemonia borghese - è più forte ed immediato. Per questo suo carattere la lotta che vede opposte le moderne forze produttive agli arretrati rapporti di produzione capi­talistici si sviluppa anche sul piano della ricerca scientifica con una violenza inaudita, mai avutasi nel passato. L'elaborato engelsia­no consente non solo di dimostrare con fatti alla mano la lotta e la violenza di questo scontro, ma consente al proletariato di avere una  sua  concezione ed avere una sua ricerca ed una sua impostazione, di leggere cose diverse dalla ricerca borghese e di dare ordine e valen­za diversi a fatti e  cose della ricerca.

Il proletariato si presenta così, anche qui, classe egemone e diri­gente in grado di indicare strade e linee di ricerca diverse e legge­re i risultati attuali in maniera diversa ed operare un bilancio sto­rico complessivo dello sviluppo scientifico diverso ed intervenire conseguenzialmente.

Ancora.

     E' indubbio che la società socialista prima e quella comunista, poi, si hanno esattamente con un alto sviluppo delle forze produtti­ve: unica condizione per sottrarre l'uomo dall'attuale stato di ne­cessità ( la merce in quanto tempo di lavoro socialmente necessario, per esempio[6] ). E questo alto sviluppo delle forze produttive è dato dallo sviluppo scientifico e tecnologico.

     Poste così le cose assume un valore centrale, decisivo, la teo­retica della Dialettica della Natura e conseguenzialmente la figura di Federico Engels, trovando così spiegazione del perché si tende a sminuirlo, negarlo, attaccarlo. Diviene così chiaro perché sminuire uno, comporta lo sminuire anche l'altro. Il marxismo ha due gambe: l'elaborato di Marx e l'elaborato di Engels, senza uno dei due il marxismo marcia su una sola gamba. Viene ora chiara tutta la centra­lità di Engels ed il suo identificarsi immediato, diretto, con il proletariato in quanto classe egemone e dirigente. Ecco allora perché l'opposizione ad Engels non è l'opposizione ad Engels bensì al rico­noscimento che il proletariato ha una sua concezione teorica scienti­fica organica, è, cioè, classe egemone e dirigente.

In definitiva è ancora una volta l'opposizione al proletariato che lo si vuole forte, organizzato ma docile agli usi della piccola borghe­sia o a questa o quell'ala della borghesia monopolistica in lotta contro l'altra come massa di manovra. Ed in questa funzione di ' car­ne da cannone' con una sua coscienza, cultura affinché vi metta l'im­pegno, l'ardore, perché vi creda e creda che stia lottando per i suoi interessi, per la sua visione del mondo: ma sempre e comunque classe subalterna e dominata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

II

LA CONCEZIONE DIALETTICA DELLA NATURA

     Porre a base di tutto il movimento in quanto ' attributo ineren­te alla materia' significa sottrarre il materialismo dalle secche in cui veniva a trovarsi.

Esso sosteneva che la materia è prima dello spirito, che la materia determina il pensiero, secondo la nota affermazione:

' Niente è nell'intelletto prima di essere stato nel senso'. Per dare sostanzialità a questa impostazione, elabora la teoria delle sensa­zioni che sono alla base della conoscenza. E già qui si sviluppa un dibattito se le sensazioni sono veritiere o ingannevoli, successiva­mente se l'esperienza è ingannevole o veritiera ed infine se le leggi scientifiche  siano veritiere o ingannevoli.

Se la materia determina il pensiero, nel senso che attraverso i cin­que sensi l'uomo viene in contatto con la realtà esterna e la cono­sce, è anche vero che le sensazioni trasmesse dai sensi non sono uni­voche, valide cioè per tutti. Le cose stesse sono in continuo cambia­mento e gli stessi soggetti sono in diverse condizioni o status: sani e malati, veglia e sonno, saggi o folli: quando allora le sensazioni sono vere? E' indubbio - e questa è tutta una tematica su cui Platone si intratterrà a lungo - che un uomo malato non gusterà un buon cibo, può averne disgusto; ed un irato non vedrà molte cose ed altre le vedrà e sentirà in una certa maniera; e le sensazioni che si provano nel sonno? Eppure gli uomini passano una parte della loro vita in questo status. Questo porterà a tutto il dibattito sui sensi inganne­voli, sul non prestare fede ai sensi, ecc.

Le sensazioni, poi, in se stesse non sono apportatrici di idee, che sono invece il prodotto di una riflessione ben più profonda che la semplice sensazione. Eraclito, inoltre, giungerà a porre al centro l'eterno movimento delle cose, il ' panta rèi', esponenziando così tutti i limiti e le difficoltà del pensiero materialistico di allora.

     Tutto il pensiero filosofico si muoverà a partire dagli antichi greci e fino ad oggi dentro questi confini, dentro questi àmbiti.

Abbiamo cosi tutto il dibattito che attraversa l'antica filosofia greca  sulle sensazioni - se esse fallano, se esse sono ingannevoli e tutta la ricerca di come gli oggetti trasmettono le sensazioni al­l'uomo: di qui la teoria di Empedocle e di Leucippo e di Democrito sulla forma degli elementi che costituiscono gli oggetti: rotondeg­gianti, spigolosi ed accoppiando ad una forma una particolare sensa­zione.

Abbiamo così tutto il dibattito se l'esperienza falla o meno e quindi il ruolo dell'esperienza nel determinare la verità delle cose e con­seguenzialmente delle leggi e teorie scientifiche, ossia il posto dell'esperienza nel processo di elaborazione del pensiero. Dibattito decisamente forte a partire dal XV° secolo della nostra era.

Leonardo da Vinci dirà:

   " A torto si lamentan li omini della isperienza, la quale

accusano esser fallace. MA lascino stare esperienza, e voltate ta­le lamentazione contro la vostra ignoranza, la quale vi fa tran­scorrere, co' vostri vani e istolti desideri, a impromettervi di quelle cose che non sono in sua potenza, dicendo quella essere fallace."

Abbiamo così tutto il dibattito su induzione e deduzione.

Abbiamo così tutto il dibattito su quando una esperienza, e poi una legge, e poi una teoria può considerarsi vera; e cioè quante volte un fatto, un esperimento, ed in quali e quante condizioni si devono ve­rificare per poterla ritenere corretta, valida, ossia avere valore di verità scientifica.

E tutt'ora questo dibattito attraversa l'intera comunità scientifica.

 

     Nel corso di più di 2500anni la corrente materialistica ha dovu­to condurre una dura ed accanita battaglia per difendere i presuppo­sti teorici di una visione materiaistica, contro chi sfruttando le debolezze e limitatezze della ricerca e le incognite future, i pro­blemi, che essa pone costantemente - e che costituiscono poi la base della ricerca - cercava di metterla in discussione. Ma la stessa cor­rente materialistica era attraversata  dal movimento e quindi da di­visioni al suo interno, divisioni che nel procedere del movimento del pensiero alcune sfociavano nell'idealismo.

Questo dibattito, questa divisione e lo stesso idealismo - sul piano teorico - erano, poi, il prodotto dei limiti del materialismo, della sua incapacità di dare risposte a determinati problemi. E queste in­sufficienze e limiti erano il prodotto di quello sviluppo angusto delle forze produttive, che poi avevano portato alla proprietà priva­ta, che impediva uno sviluppo delle forze produttive e quindi della stessa scienza, che è parte delle forze produttive.

Per esempio:

1. se la materia si riflette nel cervello attraverso i cinque sensi, perché esistono sensazioni diverse di uno stesso fatto?;

   se la sensazioni è la base della conoscenza, su cui viene a co­struirsi il pensiero: sensazioniàdeeàteorie perché esistono idee, teorie,, diverse?

2. chi, come, dove, quando ha dato inizio a questa materia che poi determina le sensazioni, che...?

Ancora.

    La materia, le cose, non sono date una volta per tutte, esse cam­biano  continuamente. Gli unici dati fermi sono le essenze delle co­se, o quiddità: l'Uomo, la cavallinità, la bianchezza, ossia i con­cetti in sè, o Universale, o l'in sé.

A questo si perviene dopo che Eraclito e Parmenide avevano fissato i dati opposti del problema:

l'eterno divenire delle cose [ Eraclito ],

l'unicità dell'essere        [ Parmenide ].

Poste così le cose, così verranno fissate per oltre 2300anni con Ari­stotele, che cerca di fissare il cambiamento, catalogare il divenire delle cose e del pensiero e così dominarlo; Platone, invece, fissa la quiddità, l'essenza con la teoria dell'In sé, l'Universale, le Idee in quanto universale delle cose. Una volta imboccata una simile stra­da, il pensiero umano poteva svilupparsi solo nella maniera contorta che poi si è avuta. Imboccata questa strada non solo non vedrà i li­miti di questa irrigidimentazione, ma eleverà barriere invalicabili tra materia e spirito e all'interno delle stesse correnti materiali­stiche. Entrambe le correnti: materialista, che si dipanerà-diciamo così - da Aristotele e idealista, che si dipanerà da Platone saranno incapaci di spiegare la materia ed entrambe arriveranno a dio. Ari­stotele con il moto primo, i successori di Platone mutuando ' eidìa', forzatamente tradotta ' Idea' e quindi Idea con Spirito e dopo aver posto il segno di uguale Spirito-dio, giungere così! a dio. Si giunge così ad innalzare una barriera tra materia e spirito. Tutta la suc­cessiva ricerca scientifica, che si aprirà a partire dal XV° secolo dell'éra moderna non si sottrarrà da questo terreno: come giustamente mette in evidenza Engels quest'epoca apertasi con Lutero che brucia la bolla papale si chiude con il moto primo della meccanica newtonia­na.

    Il vecchio materialismo leggeva e vedeva le singole cose, non era in grado di leggere più cose. Vedeva la singola cosa che produceva quelle singole sensazioni e poi costruiva la sommatoria delle singole sensazioni delle singole cose, che per associazione davano le Idee, il pensiero. Ma anche il rapporto tra le singole cose, associazione di idee e pensiero non era poi molto chiaro e questo consentiva le più disparate associazioni, che trovano, poi, sempre una loro dimo­strabilità, ma questo per l'infinita interdipendenza relazionale di tutte le cose. La cosiddetta ' sofistica' aveva colto in maniera mol­to superficiale, aveva intuito, questa interdipendenza, che consenti­va loro di dire ora questo ora il contrario - vedi in proposito le esercitazioni sofistiche riportate da Giannantoni. E l'intero elabo­rato aristoteliano ha al centro proprio ed esattamente l'impedire questo diverso e contraddittorio argomentare e ragionare, proprio perché un tale impianto era decisamente eversivo per la costruzione dell'impianto teorico del consenso/dominio proprietario, di qui poi l'opposizione tout court al movimento, al divenire, riduttivamente ricondotti a cangiamento e l'opposizione al principio di non contrad­dizione. L'impalcatura gnoseologica  che veniva a costruire era una piramide: le sensazini la cui sommatoria dava le Idee, e scomponeva le idee in semplici: duro, molle, caldo, freddo, ecc. e complesse, la sommatoria delle singole idee complesse dava il pensiero; piramide il cui vertice era la teoria. Ma anche qui vi è una costruzione meta­fisica: i singoli livelli di questa piramide vengono elevati ciascuno a sé stante e ciascuno separato, isolato, dall'altro. In questa si­tuazione la filosofia era effetivamente il mastice di tutta questa farraginosa costruzione. In quanto tale essa non poteva che apparire all'uomo che come uno produzione dello Spirito, una produzione del Pensiero. La filosofia in quanto mastice cercava di costruire un rap­porto tra queste singole cose, queste singole paratìe-stagno, giunge così all'astrazione ed alla logica formale. Giuto a questo il pensie­ro dell'uomo si imprigiona da solo, perché viene a murarsi - sempre da solo - dentro quegli schemi che la filosofia, in quanto mastice, aveva elaborato ed una volta elaborati divenivano le sbarre della cella in cui l'uomo si era rinchiuso. Il processo di conversione di quegli schemi in sbarre è dato sia dalla realtà di una società divisa in classi, che fissava violentemente quelle separazioni, ma anche dal ritmo stesso della ricerca scientifica, ritmi dati proprio  ed esat­tamente da quell'angusto ed asfittico sviluppo delle forze produtti­ve, ritmi che oggi non si pongono più e che spazzano via qualsiasi tentativo di irrigidimentazione, ritmi che coniugandosi con la pro­fondità della ricerca, del cogliere, cioè, dell'uomo i nessi sempre più profondi che legano i processi, rende decisamente inservibili gli schemi in generale e più che mai quegli schemi. Tutto il dibattito teorico venutosi a sviluppare dagli inizi del XX secolo sulla legge in quanto strumento tecnico, non valdità delle leggi scientifiche, sul­la eccessiva settorializzazione delle scienze, ecc. dibattito decisa­mente innalzatosi negli ultimi 40anni e vieppiù innalzantesi man mano che si innalzano i ritmi e la profondità della ricerca, sta poi a te­stimoniare proprio l'inadeguatezza degli schemi ed a maggior ragione di quelli della logica formale. Gli schemi della logica formale di­ventano ipso facto quelle sbarre, perché il vecchio materialismo, che sapeva leggere solo la singola cosa non riusciva a spiegare come si passava da un pensiero ad un pensiero superiore; non riusciva a spie­gare lo sviluppo del pensiero. Non riusciva a cogliere il legame tra un pensiero ed un altro di due campi diversi e dello stesso campo. E non riusciva a spiegare come e perché un pensiero di un ramo del sa­pere fosse superiore ad un altro. In questa realtà le idee, i pensie­ri divenuti arretrati, superati, venivano semplicemente abbandonati, ma mai superati criticamente, proprio perché il vecchio materialismo non essendo in grado di spiegare i passaggi da un pensiero inferiore ad uno superiore non era in grado di cogliere quanto di valido dell'inferiore mutuava, trapassava nel superiore. E così mantenendo­si una parte dell'inferiore nel superiore, quelle stesse idee errate restavano, stratificandosi nella concezione teorica più generale e complessiva, assieme ed accanto, ed intrecciandosi ed innervandosi con il tutto, alle più avanzate ed entrambe venivano a costituire la ' totalità' del pensiero.

Quello che A. Gramsci scrive della coscienza popolare e dell'uomo-massa vale - ad un livello diverso, ma perciò stesso più problemati­co, più mistificato e mistificante - per l'intera concezione teorica genrale e per quella scientifica, venutasi a sviluppare fin qui.

Scrive Gramsci:

 "     Quando la concezione del mondo non è critica e coerente ma occasionale e disgregata, si appartiene simultaneamente ad una molteplicità di uomini-massa, la propria personalità è composita in modo bizzarro; si trovano in essa elementi del­l'uomo delle caverne e princìpi della scienza più moderna e progredita[7], pregiudizi di tutte le fasi storiche passate, grettamente localistiche ed intuizioni di una filosofia dell'avvenire, quale sarà propria del genere umano unificato mondialmente[8].  Criticare la propria concezione del mondo si­gnifica dunque renderla unitaria e coerente ed innalzarla fino al punto in cui è giunto il pensiero mondiale più progredito[9].

Significa anche criticare tutta la filosofia finora esistita, in quanto ha lasciato stratificazioni consolidate nella filo­sofia popolare. L'inizio dell'elaborazione critica è la co­scienza di quello di quello che è realmente, cioè un ' conosci te stesso' come prodotto del processo storico finora svoltosi che ha lasciato in te stesso[10] un'infinità di tracce accolte senza beneficio di inventario. Occorre fare innanzitutto un tale inventario."[11]

Questo consente quel mutuare e trapassare costante di un pensiero in un'altra epoca, che in termini ' soft' si dice ' rilettura' o

' validità ancora' di quel determinato corpus di idee, o pensiero; la continuità proprietaria, ossia della proprietà privata, costitui­sce la base oggettiva per questo mutuare e per questo innervarsi ed intrecciarsi.

    Anche quando il vecchio materialismo raggiunge alti livelli come la lettura delll'eterno divenire delle cose, legge sempre e solo il divenire delle singole cose, di ciascuna singola cosa. Questo è il limite profondo di Eraclito, che lo pone sulle stesse coordinate - ma assolutamente non allo stesso livello - della più generale visio­ne metafisica. Ovviamente Eraclito non è Aristotele, ma come Aristo­tele legge le singole cose. Questo processo di letture delle singole cose con il progredire, e quindi complessificarsi, della conoscenza dell'uomo diviene prima la lettura di singole cose,  poi di singole branche, poi di  singole scienze e tutte assieme sempre singolarmen­te lette. Lo stesso sistema teorico viene letto singolarmente e le varie branche e sezioni staccate, isolate senza cogliere i legami, i nessi che li uniscono: la piramide di cui si diceva. Quello che qui va fissato è che tale metodo di lettura isolata vale non solo tra i vari livelli della piramide, ma anche peri singoli livelli di quella piramide, ed in effetti ciascun livello è una piramide. Occorre im­maginarsi cioè una serie infinita di piramidi l'una nell'altra, dove la più piccola costituisce il livello inferiore della piramide in cui è contenuta e livello superiore della piramide che include e questo per ciascun singolo livello e tra i vari livelli della pira­mide.

    La stessa filosofia greca del VI-IV secolo, che come dice Engels aveva una visione unitaria, non riusciva poi a capire come questa unitarietà della materia diviene in infinite forme; pur se aveva colto il divenire in infinite forme.

    Le esigenze materiali degli uomini, la necessità di riprodurre le condizioni materiali della loro esistenza, la necessità cioè di operare il ricambio organico uomo-natura: il lavoro, spinge alla comprensione migliore della realtà esterna, per modificarla, tra­sformarla, per attuare in condizioni sempre migliori quel ricambio organico. Questo consente all'uomo di cogliere e comprendere i rap­porti che legano fatti singoli, ritenuti per l'innanzi isolati, di­versi: prima i rapporti ed i nessi più superficiali e poi vieppiù quelli profondi. Man mano che l'uomo procedeva in questo approfondi­mento della realtà oggettiva, che è poi il cogliere i sempre più in­timi nessi, veniva di fatto a ridimensionarsi il ruolo della filoso­fia, giacché quel mastice teorico-speculativo veniva ad essere so­stituito da ben precisi e reali rapporti, che l'uomo aveva scoperto. La filosofia va così incontro ad un suo progressivo decadimento, di qui il uso insterilirsi da una parte ed il venirsi a costituire ed essere metodologia.

Il progresso ulteriore della conoscenza, per i motivi suesposti e l'intelligere sempre più i rapporti ed i nessi tra le cose, ha con­sentito di intelligere che non si tratta solo e soltanto di nessi, di rapporti che legano e costituiscono l'interdipendenza relazionale tra le cose - che è ancora l'ultimo baluardo della metafisica -  quanto che il divenire delle cose è poi la base di questi nessi, in­terconnessioni. Ma se si resta a questo livello si mantiene ancora una porta aperta alla metafisica, occorreva fare un passo in avanti. Occorreva leggere, ed in un solo colpo, l'intero divenire delle co­se, per non rimanere ancorati alla visione parziale. Leggere il di­venire delle cose - se è un passo in avanti decisivo rispetto ad Er­aclito -  non è  ancora il leggere l'intero processo. Restano cioè aperti due campi separati: il divenire delle cose e l'unitarietà della materia.

Solo se si riesce a spiegare concretamente, effettivamente, mate­rialmente, come, precisamente come, l'unitarietà della materia di­viene in infinite forme, solo allora si può avere quell'intelligere con un sol coplpo d'occhio l'intero processo.

Impresa non facile.

Il divenire delle cose era letto sin da Aristotele come cangiamento ed il movimento come cangiamento, spostamento: tutto quantitativi­stico. Il divenire delle cose mostrava nessi, interconnessioni - ed i più superficiali - ma di sviluppi verticali, assai raramenti oriz­zontali ed anche quando orizzontali separati, staccati da quelli verticali. Inoltre con Aristotele - per il suo irreggimentare le forme del divenire in schemi logici - come si è detto - si è venuta a perdere la visione unitaria della filosofia greca del VI-IV seco­lo. Occorreva attraverso un processo di astrazione ridurre tutte queste infinità di cose ad un loro punto comune. Federico Engels o­pera questa sintesi eccezionale:

 legge divenire delle cose in quanto movimento.

Dalla meccanica, dalla Fisica, dalla Chimica, dalla Biologia coglie gli intimi nessi:

il divenire in quanto processo chimico-fisico alla cui base c'è conduzione elettrica, energia. E la conduzione elettri­ca in quanto processo chimico. E il processo chimico in quanto dato da una ben precisa struttura fisica della mate­ria e della materia dell'atomo.

    Fatto questo Engels è in grado di ridefinire il concetto di mo­vimento, lo sottrae alla riduzionistica definizione aristoteliana, liberandolo da quella farraginosità, restituendogli appieno il suo valore, intuito da Eraclito e Democrito. Operato questo passaggio Engels è in grado di porlo a base dell'intero processo del divenire della materia.

" Movimento nel senso più generale, concepito cioè come modo di essere, come attributo inerente alla materia, comprende in sé tutti i mutamenti ed i processi che hanno luogo nell'uni­verso, dal semplice spostamento fino al pensiero."

Poste così le cose vengono ipso facto a decadere tutte le questioni che pure hanno attraversato il dibattito per oltre due millenni:

1. sensazioni-induzione-deduzione-esperienza-materia-spirito;

2. la costruzione: sensazione-idee semplici e complesse-pensiero;

3. lo stesso concetto di materia viene ad essere più corretamente

   inteso.

Viene così a delinearsi tutta un'altra concezione gnoseologica, os­sia tutta un'altra teoria della conoscenza. La precedente teoria ma­terialistica definiva assai malamente il concetto di conoscenza in quanto riflesso nel cervello degli uomini della realtà oggettiva e­sterna all'uomo. Non si capiva, cioè, cosa era questo riflesso e co­me si concretizzava.

Engels scrive:

Tutti i fenomeni della natura sono movimento ed il loro dif­ferenziarsi è dovuto soltanto al fatto che noi, uomini, perce­piamo questo movimento in forme diverse."[12]

Fatto questo Engels apre nuove tematiche e nuovi problemi:

se il movimento è la base del divenire, ecc.

quali sono allora le leggi che regolano questo movimento?

Di qui la sua prima formulazione delle tre legggi della dialettica

   " che vengono dunque ricavate per astrazione tanto dalla storia

     della natura come da quella della società umana.".

Ma Federico Engels non si ferma qui, scopre il nesso che lega il processo di sviluppo del pensiero e quello delle scienze e quindi entrambi sottoponibili alle stesse leggi. Questo consente di supera­re quella situazione di stratificazione di cui si è detto, la com­prensione di come l'inferiore passa e mutua nel superiore e quindi il superamento critico delle idee divenute arretrate per il progres­sivo sviluppo della conoscenza. Questo consente la costruzione di una ben alta struttura teorica complessiva organica. Le leggi della dialettica, il movimento, ineriscono anche il pensiero.

    Voi vedete bene come, anche in questi brevi e rapidi schizzi, si viene profilando dinanzi a voi un'altra concezione scientifica, che costituisce il superamento di tutte le precedenti ed è superamento perché risolve correttamente non solo i problemi che per millenni gli uomini si sono portati dietro, non solo consente il loro supera­mento critico e quindi quell'inventario di cui parlava Gramsci, ma consente la costruzione di una più alta visione scientifica che leg­ge diversamente i processi della natura e delle scienze della so­cietà umana. Un'altra concezione scientifica che legge diversamente i processi della natura, dandogli ruolo e valenza diversi, che con­sente una maggiore e più profonda intelligenza del reale.[13]

 

 

 

 

 

 

 

 

III

METAFISICA, EMPIRIOCRITICISMO

E

DIALETTICA DELLA NATURA

 

    Abbiamo aperto questa relazione conl'evidenziare il silenzio e la mistificazione del pensiero engelsiano, chiedendoci il perché.

Abbiamo analizzato come quell'elaborato costituisce il momento chia­ve della concezione scientifica organica del proletariato..

E su questo carattere di concezione scientifica organica occorre tornare ancora. Questo ci consentirà di cogliere di più e meglio tutta la valenza dell'opposizioone ad Engels.

    In " Lo Stato della cultura", con il quale aprivamo lo scorso anno l'Anno Accademico[14], mettevamo in guardia contro lo scientismo ed il misticismo, mostrando come entrambi concorrevano a creare quel clima pesante,  piccino che caratterizza la cultura in Italia.

Dobbiamo riprendere qui quel ragionamento lì abbozzato su scientismo e misticismo. Questo, per converso, ci consentirà di cogliere non solo tutta la centralità di Federico Engels, ma anche il perché di quel silenzio e di quella mistificazione a cui l'elaborato engelsia­no viene sottoposto e che vedremo poi in specifico.

    " Antiduhring" e " Dialettica della Natura" costituiscono non solo quanto abbiamo detto, ma costituiscono anche la critica più ferma alla metafisica moderna. Strumento decisivo per la critica al­la metafisica scientifica, che va oggi pomposamente sotto il nome di ' Filosofia della Scienza' e che giustamente V.I. Lenin ha definito ' empiriocriticismo'.

A differenza del primo trentennio di questo secolo, la scienza ed i progressi scientifici hanno acquisito un ruolo ed una valenza sempre maggiore ed in maniera esponenziale, tant'è che un tale ruolo negli anni '30-50 non è paragonabile a quello degli anni '60-70, che è di­verso da quello dell'ultimo ventennio: anni '80-90.

Gli sviluppi esponenziali della ricerca scientifica a partire dal Dna della fine degli anni '40 hanno sempre più incrementato il ruolo e la funzione della scienza ed i progressi scientifici nella co­scienza degli uomini. Questo è intimamente legato al processo di crisi in cui versa il sistema capitalista, che a partire dagli anni '50 è andato esponenziandosi. Noi - sulla base dell'insegnamento di Engels - dobbiamo cogliere l'unitarietà del processo e non essere metafisici: dobbiamo cioè leggere non solo la scienza ed il progres­so scientifico, ma anche la borghesia e la situazione oggettiva con­creta in cui versa oggi; dobbiamo cioè leggere non solo la scienza ed il progresso scientifico ma anche la lotta che vede le moderne forze produttive opposte agli arretrati rapporti di produzione. Dob­biamo vedere non solo la borghesia, ma anche il proletariato, perché poi scienza e progressi scientifici e stato di crisi del sistema im­perialista a livello mondiale, borghesia e proletariato, costitui­scono l'unitarietà della materia. Questo significa che lo sviluppo scientifico è condizionato, predeterminato, dall'andamento della crisi dell'imperialismo e dalla lotta delle moderne forze produttive contro gli arretrati rapporti di produzione capitalistici: il ri­flesso nella coscienza degli uomini di questo progresso scientifico è determinato dalla lotta tra proletariato e borghesia: di qui poi le distorsioni delle acquisizioni scientifiche, il prevalere di de­terminati indirizzi di ricerca e di propaganda di determinate teorie scientifiche addomesticate o scientificamente false, ma buone per lo scopo ideologico, o non scientificamente corrette per la visione me­tafisica degli stessi ricercatori.

 

    [ Sono tutti temi questi che svilupperemo approfonditamente du­rante l'anno engelsiano, come mostra il programma, in parti­colare la seconda parte. ]

 

    Il sistema di produzione capitalistico, a differenza dei prece­denti sistemi, che si basavano sulla sostanziale immobilità, si ca­ratterizza per rivoluzionare di continuo i mezzi di produzione: at­traverso questo procede la concorrenza capitalistica, di qui lo svi­luppo incessante della scienza e della tecnica. Non bisogna ritenere la ricerca spaziale o quella genetica come staccata dai più immedia­ti processi produttivi. Occorre, cioè, considerare non solo il ruolo di volano dell'economia delle spese per la ricerca scientifica, ma anche e soprattutto le ricadute di quella ricerca pura su quella ap­plicata. In termini più strettamente marxiani diciamo che le innova­zioni scientifiche  e tecnologiche agiscono da freno alla caduta tendenziale del saggio medio generale del profitto, come ha giusta­mente analizzato Karl Marx.[15] Di qui, poi, questa funzione della scienza e dei progressi scientifici nella coscienza degli uomini, giacché in tutti i momenti della loro vita ne sono coinvolti.

    Gli uomini nella misura in cui ammirano le acquisizioni del pro­gresso scientifico, partecipano ad una visione del mondo, che se pu­re non ha, oggi, teorici ufficiali, tuttavia si diffonde capillar­mente, e può venir riconosciuta in alcuni suoi lineamenti fondamen­tali, che vanno con diverse accentuazioni dal materialismo al prag­matismo utilitaristico, al sociologismo, alla certezza che i proble­mi umani si potranno risolvere tutti con il progresso tecnico ed il produttivismo, e magari con il controllo delle nascite. E ci si ri­collega ad una pseudo-ideologia tecnocratica, tipica di certi strati piccolo-medio borghesi. Il prestigio della superiorità economica a­mericana, poi, contribuisce a diffondere questo ' modernismo', in cui la mancanza di un sistema di pensiero è addirittura sistematica.

    Non si creda, poi, che questa mentalità ( non ' pensiero' ) sia immune da rischi di un possibile, occasionale, ritorno allo spiri­tualismo cristiano, e magari nelle formule di un vero e proprio mi­sticismo!

    In realtà quel materialismo volgare, quel pragmatismo, quel so­ciologismo, quell'ingenua fiducia nell'onnipotenza della tecnica, non esauriscono affatto tutta la problematica della vita. Anche la persona incolta se ne sente, in fondo, insoddisfatta, sente che ol­tre i 'complessi', l'igiene ed il produttivismo, dev'esserci pure

 " qualcos'altro".

 E a questa domanda può cercare risposta solo nella fede religiosa.

E questo è un aspetto.

 

    L'altro aspetto è dato dai caratteri peculiari del sistema teo­rico di elaborazione e di domino borghese; la comprensione delle contraddizioni interne che generano l'elaborato e di come agiscono le leggi dell'unità e della lotta, dove l'equilibrio risultante è poi una duttilità  e flessibilità del sistema teorico, è importante.

Dinanzi all'assalto delle moderne forze produttive e del proletaria­to la borghesia ha l'esigenza di sviluppare un sistema teorico in grado di:

1. arginare e ricacciare indietro il proletariato e quindi il mate­rialismo dialettico;

2. sviluppare il sistema teorico scientifico, per attuare il rivolu­zionamento dei mezzi di produzione;

3. arginare ed attutire, fino a controllarlo, il processo che vede opposte le moderne forze produttive agli arretrati rapporti di pro­duzione, contraddizione queste che sul piano culturale e teorico-scientifico, tende a sviluppare una ricerca che si oppone al sistema di produzione capitalistico e ad evidenziarne limiti, difetti, in­congruenze.

La risposta che viene formulata è una risposta organica ed in quanto tale articolata, pur avendo al centro il problema della conoscenza in quanto negazione di una realtà oggettiva e della possibilità per l'uomo di formulare leggi.

    In sostanza la borghesia tende a negare - di qui il carattere individuato da Lukacs in ' Distruzione della Ragione' - valore alla ragione ed a privilegiare l'irrazionalismo. Tende cioè a negare va­lidità oggettiva al mondo circostante l'uomo, e negare la possibi­lità per l'uomo di formulare leggi scientifiche. Engels ha ben indi­cato il valore e limiti della formulazione delle leggi scientifiche con la teoria della verità assoluta e verità relativa e con la teo­ria della conoscenza della cosa in sé e per noi.

La borghesia tende a negare qualsiasi teoria del cambiamento ed a formularne invece una sulla staticità. Ma la natura stessa della borghesia  e dei rapporti di produzione capitalistici non è la sta­ticità e non è la negazione di leggi; l'elaborato borghese deve quindi mediare  questa contraddizione. Essa non può negare tout court la scienza, le leggi, la realtà esterna all'uomo -  essa vive ' rivoluzionando di continuo i mezzi di produzione' - ma non può neanche accettare tout court la realtà oggettiva, le leggi, ecc. E' qui, allora, la particolare configurazione del sistema teorico bor­ghese, del suo presentarsi come scientismo, come eclettismo, mai i­dealismo chiuso, giacché il sistema teorico della borghesia, dati i caratteri strutturali del sistema di produzione capitalistico, ri­chiede di essere duttile, flessibile, capace di piegarsi  ad ogni e­vento, e di inglobare ogni eversibilità riconducibile nel sistema.

Questa duttilità estrema è la risultante anche del tipo di dominio che la classe borghese esercita sulla classe dominata.

Mentre in passato il controllo della classe sfruttata era diretto: il proprietario di schiavi e la massa di schiavi a lui sottoposti, i liberti ed i clientes, ecc., il signore feudale sul suo contado e famiglia; il sistema di produzione capitalistico comporta una rottu­ra di questa rigidità nel controllo del lavoro appropriato, comporta una maggiore libertà di movimento e quindi una struttura di controllo/consenso più ampio ed articolato, più duttile e flessibi­le.

Questo tratto di duttilità e flessibilità ha spesso tratto in ingan­no quando si sono analizzate le teorie borghesie, finendo poi per scambiare questa maggiore capacità di dominium, più sottile e misti­ficata, per teorie progressiste alle quali rapportarsi o da cui par­tire per, o addirittura ritemerle similari o assorbibili nell'àmbito marxista.

    La mentalità scientista trova così una forte capacità di pene­trazione e convincimento, data la base oggettiva del rivoluzionamen­to continuo dei mezzi di produzione e della natura duttile e flessi­bile del sistema teorico generale più complessivo. Engels è risposta e strumento critico decisivo e critica esso stesso a tale scientismo dove Dialettica della Natura ed il materialismo dialettico fanno ta­bula rasa di tutto ciò.

    Vediamo qui in rapida carrellata le tematiche al dibattito, che poi costituiranno la base della seconda parte, come indicato nel programma, dell'anno engelsiano.

    Esso sostanzialmente si articola su alcuni punti:

1. la teoria del ' collasso termico' o IIa legge della Termodinami­   ca, o ' entropia';

2. la teoria della relatività generale di Einstein;

3. la teoria quantistica ed il ' muro di Plank';

4. la teoria genetica e l'ereditarietà.

     Vediamoli velocemente.

1. Attraverso un uso sostanzialmente scorretto, e decisamente ideo­logico, della IIa legge della termodinamica si tende a sostenere che nello scambio di calore vi è una dispersione di calore, che viene così perso e quindi l'universo va incontro al suo collasso termico o ' freddo '; questa teoria viene sostanziata da quella dei processi irreversibili.

Una variante di questa teoria, ed è poi l'entropia vera e propria, è che un corpo tende a mantenere un suo equilibrio interno per cui ol­tre ad una certa quantità di calore non è possibile estrarre o tra­sformare in energia. L'aspetto più deleterio e reazionario è dato dalla teoria dell'irreversibilità.

 

2. Attraverso un uso scorretto della teoria generale della relati­vità di Einstein - esiste anche la teoria ristretta della relatività - si tende a sviluppare tutto un discorso sul

 tempo, la freccia del tempo e se il suo scorrere è in avanti, in­dietro o...: si fa qui un uso sguaiatamente scorretto di alcuni con­cetti di fisica e fisica-matematica su vettori e forze vettoriali e movimento delle forze vettoriali.

spazio ed il rapporto  spazio-tempo.

L'altro attracco è quello dei ' buchi neri': esisterebbero nella ga­lassia dei buchi neri, soli, o stelle, morti, raffredatisi, che at­tirano tutto su di sè e dentro di sè: e con il loro inglobare quanto gli sta attorno tendono a divenire sempre più grandi e quindi ad au­mentare questa loro capacità di attrarre corpi: soli minori, piane­ti, ecc. per cui nell'Universo esisterebbe questo pericolo incomben­te all'improvviso sui pianeti ed in tutto l'Universo che alla fine ne determinerà la fine. L'aggancio con la  teoria di Einstein è che nulla viaggia più della velocità della luce, per cui la stessa luce non sfugge ai buchi neri. Essi sono chiamati ' neri' perché invisi­bili - la paura aumenta decisamente di più per questa natura invisi­bile che può colpire all'improvviso interi pianeti e galassie - perché poiché la stessa luce non può sfuggire alla loro forza di at­trazione essi non sono visibili.

 

3. la teoria quantistica ed il ' muro di Plank' e più in generale la fisica sub-atomica. In base a questo sviluppo scientifico della fi­sica la materia viene sempre più a caratterizzarsi come energia, fa­sci di energia, particelle elementari infinitesimali o ' quanti'.

Viene fatto un uso distorto di questa materia che viene a perdere suoi contenuti immediatamente materiali, per acquisire quelli di ' energia'.

Già Engels e poi Lenin avevano messo in evidenza che questo non si­gnifica che la materia è scomparsa, significa solo che la precedente concezione e visione della materia che avevamo è caduta e viene a riconfermarsi mirabilmente la dialettica della natura engelsiana che la materia è energia. [ Lenin, Materialismo ed empiriocriticismo, cap. 5 ]

Si parte invece da questo fatto della materia in quanto energia per giungere a Dio, allo spirito, leggendo, forzatamente energia in quanto spirito.

     Le tre teoria su esposte vengono successivamente, attorno agli anni '50,  costruite organicamente dando vita alla corrente più sguaitamente idealistica e/o fideistica: Dio ( Eddinghton, Reichen­bach e recentemente Bogdanov, Guitton ) e l'altra l'empiriocritici­smo, o filosofia della Scienza': Carnap, Circolo di Vienna, Geymo­nat, ecc.

     Vediamo come si articola il ragionamento in generale e per lar­ghi tratti.

     Abbiamo visto come si parte dalla materia in quanto energia per giungere a Dio.

Vediamo l'altro versante: Prigogine, Monod -  entrambi Premi Nobel il primo per la Chimica il secondo per la Medicina!! -  e sul quale poi si innesta ed esce Guitton e Dio.

Il punto da cui si parte è come ha avuto origine la vita nell'Uni­verso.

Si parte dall'affermazione che il combinarsi dei fattori fondamenta­li che hanno poi successivamente consentito la nascita e formazione della vita < carbonio, ossigeno, il DNA, ecc. > è difficilmente col­legabile al caso - sul caso svilupperà una teoria specifica Monod per giungere a Platone ed alla razza eletta ed all'inquinamento del­la razza, testo questo del 1970 - giacché pur ripetendo miliardi e miliardi di volte in laboratorio le possibile combinazioni tra i va­ri elementi presenti all'inizio neanche il caso può giustificare la combinazione di quegli elementi, che combinandosi hanno poi potuto dare vita ed origine alla vita. Per dimostrare tutto questo ragiona­mento si parte dal cosiddetto ' muro di Plank', ossia si studia - ovviamente in laboratorio - cosa sia potuto avvenire nei primi tre secondi dal big-bang. Si parte da10-23, ossia 10 alla meno 23 secon­di dopo il big-bang: per comprendere tale concetto occorre scrivere 10, aggiungervi ventitrè zeri, e si ha il numero astronomico, questo va inteso come frazione di secondo, ossia 10 alla meno 23 è la fra­zione di secondo di cui si discute, si passa poi a 10 alla meno 18, e via dicendo fino ad arrivare al primo secondo e poi al secondo ed infine al terzo secondo dopo il big-bang. Lo scopo è quello di vede­re e capire come si è venuta formando la materia e quali sono stati gli elementi base che hanno costituito la materia che per successive aggregazioni hanno poi dato vita a quegli elementi che poi hanno consentito unendosi in legame chimico-fisico di dare origine alla vita.

Il lavoro in sè è interessante, ma diviene idealistico e metafisico allorquando non vuole capire che quello che si ritrova dopo i tre secondi - accettando il loro ragionamento - è una risultante dialet­tico dell'interagire di una serie di fattori, che se avessero inte­ragito altri fattori avremmo avuto un altro tipo di vita. La metafi­sica è nel partire dal livello di organizzazione della materia rag­giunto dopo milioni di anni dal big-bang, accettando qui anche il loro punto di partenza -  e vedere staccato il processo di formazio­ne: non leggere cioè il punto di arrivo come momento di sintesi di un processo dialettico, leggere invece il prima ed il dopo in manie­ra staccata, metafisica appunto, dove, poi, è il dopo che deve giu­stificare il prima: la metafisica insomma!

Così impostate le cose è normale che si giunge a Dio, perché poi al di là di tutto lo scientismo e lo sfoggiare pose e frasi e calcoli e teorie scientifiche, il punto a cui poi tutto rimanda è: si va bene  ma prima? e chi ha posto quegli elementi che poi si sono aggregati e chi ha consentito l'esistenza di quella materia che ha dato origine al big-bang. Per ' muro di Plank' si intende esattamente quel 10 al­la meno 23.

4. La teoria genetica, e fondamentalmente Monod, sviluppa tutta la teoria del caso partendo esattamente da quel ragionamento che si ar­ticola attorno al ' muro di Plank', ossia la particolarità del ve­nirsi a combinare di quegli elementi, tra i molti che esistevano all'inizio della vita, che poi combinandosi permetteranno la svilup­po della vita sulla Terra. Monod parte lancia in resta contro le conclusioni deistiche e sviluppa in opposizione la teoria del caso, riprendendo qui il caso e Democrito. Successivamente Monod arriva a Platone, alle idee innate ed alla purezza della razza, che verrebbe ad essere inquinata da una legislazione sociale che proteggendo il più debole si oppone alla selezione naturale; determinando così che gli stessi puri finiscono geneticamente per essere sopravvanzati ge­neticamente da formo-tipi inferiori, che garantiti da una legisla­zione sociale sono in grado di riprodursi e quindi determinare il sopraffare genetico, di qui la caduta genetica della razza umana.

Come si vede tutto si articola attorno ad alcune importanti ricerche e scoperte scientifiche, che vengono manipolate al fine puramente ideologico, al fine dell'Irrazionalismo, ideologia fondante dell'Im­perialismo, come ha ben messo in evidenzia Lukacs in ' Distruzione della ragione'.

In realtà tutte queste storie sono la metafisica pura e semplice, unite ad una forte dose di stupidità ed idiotismo. In generale essi costituiscono il tentativo degli ideologi dell'Imperialismo di op­porsi ed impedire la sintesi dialettica delle scoperte scientifiche di questi ultimi 30-35anni.

Magistralmente Engels aveva detto:

" In ogni caso la ricerca scientifica non può sfuggire alla sintesi dialettica."

Tutta questa produzione teorica ha lo scopo esattamente di impedire la sintesi dialettica, di opporsi all' "  In ogni caso" engelsiano.

    Queste diciamo sono le grandi linee, a larghi linee, uno schizzo rapido, delle teorie che avvelenano la coscienza e si frappongono all'avanzamento forte e deciso di una coscienza e concezione dialet­tica.

    Vi sono anche molte altre teorie quali quelle di caso-caos-ordi­ne-induzione-deduzione-complessità. Esse ruotano tutte attorno alla ripresa dello scetticismo e l'agnosticismo di Hume e di Kant di cui sia Engels che Lenin hanno già ampiamente trattato ed a cui i nuovi teorici non vi hanno apportato granché di nuovo: per loro basta ed avanza Engels e Lenin. Ma il rilancio forte e deciso di Engels e Le­nin a riguardo è veramente centrale, giacché poi queste teorie hanno avvelenato ed avvelenano le stesse avanguardie, ne condizionano l'impianto teorico, l'impianto critico-teorico-scientifico, agevo­lando e rafforzando la visione e la logica e l'impianto metafisico e metafisico-idealistico.

    L'anno engelsiano costituirà un momento forte per iniziare a li­quidare queste teorie idealistiche, che poi fanno da fondamento, sottofondo alle teorie cristianee ed al misticismo più sguaiato.

Il problema è mettere al centro la dialettica ed il materialismo dialettico.

Qui diciamo che tutto questo dibattito si dissolve non appena si in­troduce la logica dialettica ed il materialismo dialettico e che En­gels in prima persona ben 120anni fa ne ha dimostrato la totale in­fondatezza. Strumento decisivo quindi nella lotta contro il dominio ideologico della borghesia sul proletariato e che consente al prole­tariato di avere una sua egemonia sulle altre classi della società ed educare le coscienze e gli uomini ad un'altra e più alta coscien­za scientifica e materialistica, che consente poi agli uomini di ge­stire lo stesso processo scientifico e non esserne tagliati fuori e costretti a subirne solo le conseguenze, mentre le scelte e le deci­sioni sono nelle mani dei grandi gruppi monopolistici. Problema que­sto di grande interesse - che affronteremo nel corso dell'anno en­gelsiano - ben messo al centro dal Prof. Cini nel suo ' Il paradiso perduto', ma che poi finisce per perdersi in bindolerie e chiacchie­re retorico-umanistiche.

    Viene ora dipanandosi dinanzi a voi tutta l'opposizione ad En­gels ed il perché di tale opposizione, del perché il negare la dia­lettica della natura,il materialismo dialettico, le tre leggi della dialettica.

 

IV

ANTI-ENGELS

 

    Non possiamo chiudere questa prima relazione su Engels senza fa­re i conti con quanto su Engels è stato scritto, falsandolo e misti­ficandolo, questo al fine di liberarci di questo problema e poterci liberamente dedicare al restante delle questioni - come prospettato nel programma.

    Mentre lasciamo da parte Darwin, il darwinismo ed il materiali­smo dialettico ad una sessione apposita dell'anno engelsiano - come da programma - affrontiamo qui:

L.L.Radice,

Gerratana,

Geymonat,

che ci sembra che sintetizzano da angolazioni diverse le incompren­sioni, falsificazioni e mistificazioni del pensiero engelsiano.

    Avremo così non solo una panoramica dell'anti-engelsismo, ma di come la violenza e arroganza dell'attacco sia non tanto contro En­gels, quanto contro il proletariato inteso come quale classe egemone e dirigente ed il tentativo di ridurlo a docile classe subalterna, attraverso lo snaturamento, la menzogna, in questo caso, della pro­duzione teorica engelsiana: la dialettica della natura.

 

V. Gerratana.

    Nella sua ' Nota Introduttiva' all' Antiduhring[16] riduce l'Anti­duhring ad un testo storico, tutto dentro la polemica Engels-Duhring e quindi tutto contingente a quel momento della vita della socialde­mocrazia tedesca. In questo modo viene meno l'organicità di quell'e­laborato e conseguenzialmente la concezione organica che qui è espo­sta viene a perdersi per quel contenuto contingente, di quel momen­to, che all'Antiduhring viene dato. E così attraverso questa opera­zione ' storica', di ' storicizzazione', si tenta di liquidare l'in­tero elaborato engelsiano e con esso il proletariato in quanto clas­se egemone e dirigente.

Il proletariato è così ricondotto a classe subalterna, con un ruolo attivo - come si è detto all'inizio - ma non classe egemone e diri­gente, antagonista alla borghesia.

    Il proletariato è una classe che si oppone in maniera antagoni­sta alla borghesia.

E' classe egemone e dirigente.

In quanto tale è portatore di una sua visione di t u t t e  le cose: dalla visione scientifica  ( Fisica, Astrofisica, Chimica, Storia, Economia, Filosofia...), alle più immediate ed elementari.

       La borghesia ha una sua visione organica il cui cen­tro é  l'individuo, il mercato; dove ' mercato' é concetto e categoria ideologica oltre, e più, che categoria economi­ca. Questa visione organica ha come presupposto, scopo, fi­ne quello di garantire il massimo profitto ed il lavoro ap­propriato. I suoi intellettuali: organici ed intellettua­lità in generale, scienziati compresi, hanno come concezio­ne organica  questa visione e quindi  questi scopi e fini.

     Galilei, Newton, Leibnitz, ... avevano  un'altra  con­cezione organica contrapposta, antagonista a quella feuda­le.

Gli scienziati moderni  non  accettano la dialettica. Sono invece sostenitori di una visione unilaterale: leggono i singoli fenomeni, i singoli aspetti e  mai  la realtà nella sua totalità ed in movimento.

Ma fin quando si limitano a fare questo é ancora passabile; il guaio é che vogliono assolutizzare quel singolo dato, quella singola e parziale lettura, fino a farla divenire la  lettura,  il  dato.

 Quello che la Nota Introduttiva non riconosce, non accetta é esattamente questo:

                il proletariato ha! una sua visione organica.

----*  Ora: poiché chi ha lavorato a questa sistematizzazione organica e sintesi teorica dei vari comparti della scienza del pro­letariato - l'elaborato di Marx ed Engels - in un tutto organico e dentro lo sviluppo scientifico é stato Federico Engels, il fuoco di fila é concentrato su FEDERICO  ENGELS.

Questa unitarietà ed organicità é presente sin al 1846-48 sia in Marx che in Engels:

Marx quando in " La lotta di classe in Francia"  o in " Il Capitale", ecc.; Engels quando in " La situazione della classe operaia in Inghilterra" o in " Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato.".

Federico Engels l'ha esplicitata e perciò stesso resa più organica, più salda.

 

----** Ora: poiché questa sistematizzazione, che consegna al prole­tariato un'arma ancora più forte e duttile é in " Antiduhring" e " Dialettica della Natura" il fuoco di fila è tutto su Engels e l'" Antiduhring" e " Dialettica della Natura".

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

L.L.Radice

             Prefazione a ' Dialettica della Natura'.[17]

 Anche qui tutto il ragionamento ruota attorno al togliere valore e fondamento all'elaborato engelsiano ed in particolare a " Dialet­tica della Natura". Il centro è l'opposizione netta ed esplicita al­la dialettica della natura, giungendo a negare una qualsiasi possi­bilità di formulare leggi generali  - le tre leggi della dialettica - per la natura, la storia degli uomini ed il pensiero.

Engels in ' Dialettica della Natura' scrive:

   "     Le leggi della dialettica vengono dunque ricavate per a­    strazione tanto dalla storia della natura come quella della so­cietà umana. Esse non sono appunto altro che le leggi più generali di entrambe queste fasi dell'evoluzione, e del pensiero

    stesso. Esse invero si riducono fondamentalmente a tre:

   la legge della conversione della quantità in qualità e viceversa;

   la legge della compenetrazione degli opposti;

   la legge della negazione della negazione.[18]

         La dialettica, la dialettica cosiddetta obiettiva, domina in tutta la natura, e la dialettica cosiddetta soggettiva, il pen­siero dialettico, non è che il riflesso del movimento che nella na­tura si manifesta sempre in opposizioni, che con il loro continuo contrastare e con il loro finale risolversi l'una nell'altra, ossia in forme superiore, condizionano la vita stessa della natura".[19]

    Radice dichiara che in questo c'è differenza tra Marx ed Engels,

scrive: "  estraneo al pensiero di Marx è la generalizzazione, la estensione alla natura della sua concezione dialettica della storia umana".[20]

Contrappone alla dialettica della natura il darwinismo, giungendo alle più volgare ed insulse menzogne e falsificazioni storiche e storiografiche. Scrive:

" Marx fece implicitamente un paragone tra se stesso e Darwin quando nel 1880 offrì al  sommo naturalista inglese la dedica del suo Capi­tale. Con questo gesto Marx a nostro avviso intendeva mettere in e­videnza che Darwin  aveva trovato il filo di Arianna dialettico per la storia naturale, così come Marx lo aveva trovato per la storia della società produttrice degli uomini: due grandi opere

diverse e complementari."[21]

Per liquidare qualsiasi rapporto tra il marxismo e le scienze, e per liquidare il marxismo, L.L. Radice riduce Marx all'uomo, generica­mente inteso, e ad una non ben definita, ed ancora più generica prassi in quanto attività umana: qui ' attività umana' è ridotta al­la pura fatica  ed il marxismo a canone di interpretazione storica.

Ora per quanto riguarda questo ultimo passo,: Marx-la prassi-ecc oc­corre dire che è evidente la scissione, e quindi la visione metafi­sica di Radice, di teoria e pratica. Nell'agire dell'uomo la scien­za, la tecnica sono fondamentali, decisivi. L'uomo vive attuando un ricambio organico tra sé e la natura.[22]La scienza è lavoro sociale astratto accumulato, ma lavoro! Bisogna proprio qui ricordare al Professor L.L.Radice il concetto di astrazione e che la scienza non è che l'astrazione del lavoro, ossia dell'attività degli uomini  in questo loro ricambio organico. Il termine ' prassi', che qui il Pro­fessor L.L.Radice usa, è termine gramsciano, che non sta assoluta­mente per ' pratica', ma per sintesi teoria-pratica; Gramsci infatti chiama il marxismo ' filosofia della prassi.

Il concetto di marxismo in quanto ' canone di interpretazione stori­ca', che qui Radice esprime, non è farina del suo sacco, ma è di La­briola, che è filtrato nel marxismo tramite Croce.[23]

Voi vedete già qui quanta confusione, veleno, menzogna, disordine intellettuale viene seminato!

Ma entriamo adesso nel merito:

 

1. Marx non avrebbe mai sottoscritto il materialismo dialettico di

   Federico Engels.

        Ora non è, innanzitutto, un'estensione del materialismo storico alla Natura, quasi una trasposizione meccanicistica.

Non vale un bel niente quel' "  estensione alla natura della sua - di Marx -  concezione dialettica della storia.".

A parte il fatto che si vuole fissare Marx ed il marxismo unicamente alla Storia e quindi a ' canone di interpretazione storica', ma non vale un bel niente, perché nella ricerca scientifica conta la posi­zione in sé e non se Tizio o Caio acconsenta o meno alla estensione. In questo modo Radice  evita di confrontarsi con l'elaborato engel­siano  e sostituisce al confronto ed alla ricerca il peggior dogma­tismo: il citazionismo!

Ma possiamo ricordare a Radice che il ' Carteggio Marx-Engels' è pieno di passaggi circa la dialettica della natura - e lo stesso Ra­dice cita due lettere di Engels a Marx! -, possiamo ricordare che un capitolo dell'Antiduhring è di Marx  e quanto abbiamo detto proprio all'inizio di questa relazione su Marx ed Engels. Oltre tutto Radice afferma, ma non porta alcuna dimostrazione.

Ma non la porta, perché sa bene che non ce n'è alcuna.

Il materialismo dialettico in quanto tale comprende, vuole, presup­pone e rimanda ad una visione unitaria del mondo, e quindi dei suoi due momenti: materiale e spirituale, del pensiero e della materia.

Possiamo ricordare decine e centinaia di pagine de ' Il Capitale' di Marx dove egli utilizza ora l'una ora l'altra legge della dialetti­ca, poi fissate da Engels: lì dove parla del passaggio dalla pro­prietà individuale a quella sociale, ecc.

Ma Marx ed Engels erano ben coscienti dell'unitarietà della loro vi­sione, sia nel campo delle scienze della Natura che della scienza degli uomini, tant'è che essi, Marx ed Engels, hanno scritto:

"      Noi conosciamo un'unica scienza, la scienza del­ la storia. La storia può essere    considerata da due lati, distinti nella storia della natura e nella scienza degli uomini. Tuttavia i due lati non posso­  no essere separati: finché esistono uomini, storia della natura, la cosiddetta scienza naturale, e sto­  ria degli uomini si condizionano a vicenda.".

 

2. Darwin.

 

    Nell'Introduzione L.L. Radice riporta l'affermazione secondo la quale Marx avrebbe scritto una lettere a Darwin nella quale egli e­sprimeva la sua intenzione di dedicargli ' Il Capitale', ricevendone il netto, se pur cortese rifiuto e diniego del ' sommo Darwin' - così L.L.Radice.

Scrive: " Marx fece implicitamente un paragone tra se stesso e Dar­win quando nel 1880 offrì al sommo naturalista inglese la dedica del suo Capitale.".

    Nel corso degli anni '20 e seguenti si è teso a fare di Darwin e del neo-darwinismo una pesante linea di fuoco contro Engels e la dialettica della natura.

    Ma stanno poi veramente cosi le cose?

Assolutamente no!

Una pur immediata disamina delle date - Carlo Cattaneo, tra i più grandi rivoluzionari del Risorgimento italiano, soleva dire: " La cronologia è l'occhio della Storia."- dimostra l'infondatezza.

Nel 1880, anno in cui si riferisce la lettera non c'è stata alcuna edizione de ' Il Capitale': il primo volume è stato edito nel 1867, il secondo e terzo volume dopo la morte di Marx da Federico Engels.

Il primo volume de ' Il Capitale' e tutta l'opera è dedicata da Marx a Wolff: sarebbe la prima volta in tutta la storia che un'edizione successiva toglie la dedica per dedicarla ad un'altro: sfiora il ri­dicolo Radice: ma tant'è bisogna mentire.

Come stanno le cose?

Non esiste da nessuna parte questa lettera di Marx, meno che mai l'intenzione di dedicargli un'opera, ' Il Capitale' o qualcos'altro.

Radice, e prima di Radice tutta una pubblicistica internazionale, si sono letteralmente dati alla pazza gioia.

    Tra le carte di Darwin era stata ritrovata la minuta di una let­tera, senza indicazione del destinatario. In questa lettera Darwin, adducendo la propria non competenza della materia trattata, rifiutava la dedica del libro. Recentemente è stata trovata la lettera a cui Darwin rispondeva. In effetti il destinatario non era Karl Marx ma Edward Aveling ed il libro in questione non era ' Il Capitale', ma 'The student's Darwin'.[24]

    Questo non esaurisce minimamente il discorso su Darwin, il dar­winismo, il neo-darwinismo a cui sarà dedicata un'apposita sessione, come indicato nel programma.

Ma basta per rendere giustizia alle cose e mostrare l'odio profondo contro Engels: solo l'odio ed il livore più bieco possono condurre non solo a fabbricare prove false, ma ad inscenare una commedia si­mile che è durata decenni!

Ma basta per mostrare la potenza dell'elaborato engelsiano:

questi sono i mezzi a cui la propaganda imperialista è costretta ad adottare, e questo il terreno, l'unico, sul quale la propaganda im­perialista  deve scendere per cercare di intaccare la dialettica della natura. E se questi sono i mezzi ed il terreno equivale a sot­toscrivere la propria totale impotenza.

    In un punto entra nel merito delle leggi dialettiche scoperte da Engels, in particolare la legge della compenetrazione degli opposti. Scrive che Engels non nega in maniera assoluta il principio di non contraddizione, la coincidenza e la compresenza degli opposti in o­gni singolo atto. Scrive Radice:

 " Noi non diciamo che Engels sia immune nella ' Dialettica della  Natura' da formulazioni schematiche del processo di compenetra­zione degli opposti.".[25]

Di passaggio facciamo notare come Radice non si fa sfuggire l'occa­sione di accusare Engels di essere schematico.

Il principio di non contraddizione è un principio fondamentale della metafisica aristoteliana, secondo cui A. non è non-A, cioè A è A e basta. Tale principio di non contraddizione nega il principio della contraddizione.

    E' tempo che qualcuno dica a L.L. Radice che Engels ed il mate­rialismo dialettico negano il principio di non contraddizione ed af­fermano la! compenetrazione degli opposti, la! presenza in ogni atto singolo della compenetrazione degli opposti, ovverosia il principio di! contraddizione!.

A margine facciamo notare la estrema imprecisione del linguaggio che riduce la compenetrazione degli opposti a ' compresenza', a ' coin­cidenza'.

    Per quanto attiene le leggi della dialettica le definisce:" generalissime ' leggi dialettiche'".

Qual è allora il valore dell'elaborato engelsiano?

Radice riduce tutto il materialismo dialettico, tutta la dialettica della natura, ad una frase, una sola ed unica frase di Engels:

"  La dialettica, che appunto non conosce linee rigide e stabili, né incondizionati, definitivi: ' o-o', che fa passare l'uno nell'altro le differenziazioni metafisiche, rigide, conosce, quando è necessa­rio, accanto all' " o-o" anche il 'tanto questo-quanto quello': è l'unico metodo di pensiero appropriato ad essa.".

E così il materialismo dialettico viene ridotto all'eclettismo.

L.L. Radice utilizza questa! frase di Engels  sia qui e sia nel suo lavoro " L'Infinito", per quanto attiene Cantor.

L.L. Radice, cioè, fa della dialettica la sofistica, riduce la dia­lettica a questa frase, ossia riduce la dialettica a ' relativismo'.

Quando una cosa non gli conviene allora tira fuori il " tanto que­sto, quanto quello".

    E qual è l'importanza di Engels?

" è da affermare risolutamente che Friederich Engels fu un e p i s t e m o l o g o,di solidissima preparazione. In un certo senso Engels prefigura il m o d e r n o    e p i s t e m o l o g o, lo studioso che ha la scienza come oggetto del suo studio, metascienziato, ma non scienziato specialista.  [...] serietà tecnica di Engels epistemologo."[26]

 

    Infine Radice sente l'esigenza di indicare il valore degli scritti di Engels e di come vanno letti:

  " Una lettura degli scritti di Federico Engels sulla Dialettica della Natura, fatta con spirito engelsiano, e quindi a nostro avvi­so, una lettura che  collochi tali scritti nel pensiero ( scientifi­co e filosofico ) della

m  e  t  à dell'Ottocento: proprio  così, e soltanto così, la lettura sarà ric­ca di stimoli e di insegnamenti, anche un secolo dopo."

Questo passo è decisamente illuminante, vuole fissare Engels entro il 1850 e non dopo, .... la è lettera del 1858![27]

    Qualcuno deve pur dire al Profesor L. L. Radice che Friederich Engels è vissuto per tutto il 1800, essendo morto nel 1895!.

    Situazione veramente spassosa questa:

prima Engels lo si fissa al 1850, poi si nega qualsiasi sviluppo al­le teorie engelsiane in risposta alla relatività, quanti, genetica:

si dimentica completamente Lenin " Materialismo ed Empiriocritici­smo", che di ' Dialettica della Natura' ne è continuità;

si falsa poi totalmente il pensiero di Engels sulla classificazione, dando ad intendere un Engels che si appassiona alle classificazioni, quando poi Engels dice che diviene impossibile qualsiasi classifica­zione proprio per il passare di una forma nell'altra.

    Radice è proprio un imbroglione.

    Avremo modo di ritornare nel corso dell'anno engelsiano su L.L.Radice, quando discuteremo in una sessione a parte  - come da Programma - sull'infinito matematico.

 

L. Geymonat

     Ci limitiamo qui a trattare esclusivamente quanto Geymonat scrive su Engels, riservandoci di trattare più estesamente l'elabo­rato empiriocriticista di Geymonat, a cui sarà dedicata una sessione dell'anno engelsiano, come indicato nel programma.

     In ' Storia del pensiero filosofico e scientifico', vol. 5, l'Ottocento, tomo 2° viene dedicato un intero capitolo a Federico Engels. E' questo che prendiamo in considerazione.

     In sintesi possiamo dire che tutto lo sforzo è quello di negare qualsiasi originalità all'elaborato engelsiano. Engels cioè qui con­ta solo quando o prende da Hegel, o quando prende dai positivisti, o quando prende o affronta le stesse tematiche di Mach. Ricordiamo qui che Lenin ha sottoposto a critica il pensiero machista, definendolo empiriocriticista.[28]

L'elaborato engelsiano non ha originalità in sé, esso si pone - se­condo Geymonat - dentro la tradizione di pensiero borghese ed in continuità con esso.

    E' allora un Engels che nella lotta contro l'idealismo si schie­ra tutto contro di esso ed in difesa del positivismo.

    E' un Engels che in opposizione all'autoidentità degli opposti di Nagel, ricorre alla logica hegeliana, l'unica in grado - sempre secondo Geymonat - di affrontare correttamente il problema sollevato da Nagel ed impostare correttamente il concetto di ' divenire'.

    E' un Engels che di fronte ai limiti della fisica meccanicistica e del meccanicismo più generale coglie che essi ruotano attorno al concetto di ' divenire'. Ovviamente Geymonat tiene sùbito a precisa­re che una cosa è l'intenzione altra è l'esserci riuscito, ma va ap­prezzato il tentativo di aver posto il problema sottolinea Geymonat.

    E' un Engels che dinanzi alla specializzazione delle scienze ne coglie il pericolo e coglie che la soluzione è tutta filosofica, di qui il materialismo dialettico.

    E' un Engels scrive Geymonat che " mirava in realtà a trasforma­re radicalmente i vecchi modelli della conoscenza metafisica, che riteneva filosoficamente e scientificamente inadeguati." Ovviamente è un tentativo, non riuscito, ma apprezzabile la volontà ed il cui scopo è quello di rimettere in onore la dialettica hegeliana. La stessa dialettica sostiene Geymonat non è valida per affrontare i problemi.

Scrive:

 " il tentativo di rimettere in onore la dialettica hegeliana ( sep­pure rovesciata ) non può non lasciarci perplessi. Non possiamo però dimenticare: 1) che il metodo dialettico si presentava al nostro au­tore come l'unico capace di esprimere razionalmente la storicità, evitando radicalmente l'errore di considerare lo sviluppo dei fatti sociali come un susseguirsi di eventi arbitrari, impermeabili a qualsiasi indagine scientifica <torna qui il marxismo in quanto ca­none di interpretazione storica>; 2) che tale metodo gli permetteva di conciliare l'abbandono del dogmatismo con il mantenimento di un autentico valore alle nostre conoscenze, e per di più gli dava modo di giustificare la nostra esigenza di una conoscenza totale del mon­do."

Insomma ' si presentava': ma non era!

Insomma un inganno che consentiva di... ma che non aveva base né va­lidità alcuna, una pezza a colori che consentiva di giustificare.

     Come si vede qui Geymonat non considera affatto il materialismo dialettico come scienza del proletariato, espressione e prodotto dello sviluppo delle forze produttive e della loro lotta ai rapporti di produzione capitalistici. Tutto si inquadra in una piatta conti­nuità dove il sistema capitalistico, i suoi valori, le sue teorie e problematiche sono il centro e tutto ruota attorno a questo.

    Il proletariato semplicemente non esiste.

Quello che qui vogliamo evidenziare è che Geymonat legge Engels tut­to in chiave borghese e nella continuità borghese; così facendo come ben si vede non è la testa di Engels che vuole, ma quella del prole­tariato.

Non è l'elaborato di Engels che vuole mettere in discussione ma il proletariato in quanto classe egemone e dirigente. Finisce così per dire più di quello che pensa: fa chiaramente capire qual è il vero cuore che si vuole attaccare: il proletariato ed il suo essere clas­se egemone e dirigente. Prendete Lenin ' Materialismo ed Empiriocri­ticismo' e prendete Geymonat ed avrete la netta ed opposta differen­za di classe!

Geymonat non entra nel merito delle questioni, non entra nel merito delle leggi della dialettica: le liquida e basta.

Abbiamo voluto evidenziare questo per ora qui.

    Dedicheremo una sessione apposita all'elaborato geymonattiano nel corso dell'anno engelsiano - come indicato nel Programma.

Anticipiamo qui, ma poi lo dimostreremo ampiamente, che quello di Engels, per Ludovico Geymonat,  è tentativo, e che esso non sussi­ste, perché il Professore Geymonat è sostenitore delle teorie di Mach e del machismo e questo per sua stessa ammissione: in uno scritto del 1948 egli dichiara che la scienza ha dato torto a Lenin del ' Materialismo ed Empiriocriticismo' - e conseguenzialmente ad Engels dell'Antiduhring e di Dialettica della Natura - ed ha dato ragione a Mach:

         in una che il Professor Geymonat è un empiriocriticista,

         anche se lui lo chiama ' Filosofia della Scienza'.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

In sintesi.

 

    Abbiamo visto la centralità di Federico Engels e come il suo e­laborato, assieme a quello di Marx con il quale si intreccia e si completa costituendo entrambi gli elaborati un tutt'uno, sia di fon­damentale per la costituzione e l'essere il proletariato classe ege­mone e dirigente: il proletariato è classe egemone e dirigente ed in grado di assolvere questo compito proprio ed esattamente perché ha una concezione scientifica organica opposta ed antagonista a quella della borghesia. Questo consente al proletariato di costruire la sua egemonia sulle altre classi ed esserne così forza dirigente.

    E' strumento fondamentale per sottrarre il proletariato all'ege­monia della borghesia e delle altre classi; per sottrarre il prole­tariato dalle secche dell'economismo.

Strumento decisivo di critica alle teorie scientifiche e sociali della borghesia, tramite le quali la borghesia costruisce e mantiene il suo consenso/dominio sul proletariato e sulle altre classi della società.

    Abbiamo visto infine come tutte le opposizione e mistificazioni e falsificazioni dell'elaborato engelsiano in definitiva ruotano tutte ed esclusivamente attorno ad un solo ed unico punto:

negare il proletariato in quanto classe egemone e dirigente.

    La difesa e lo sviluppo dell'elaborato engelsiano è allora la condizione fondamentale per affermare e far avanzare la concezione scientifica organica del proletariato.

La difesa e lo sviluppo dell'elaborato engelsiano è la condizione fondamentale per la difesa, lo sviluppo e l'avanzamento della scien­za del proletariato: il marxismo.

Così si pongono le cose.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

IV

IN CHIUSURA

 

    Non solo Engels scopre la legge del movimento, ma scopre le leg­gi che regolano questo movimento: le tre leggi della dialettica.

Due scoperte simili possono bastare per una vita. Felice colui che ne avesse fatta almeno una. Ma Engels sottopone lo stesso pensiero ad un'analisi scientifica e ne scopre le leggi più intime dello svi­luppo, di cui se n'è anche vista la centralità: è quella che poi consente la costruzione scientifica di una visione organica comples­siva, superando la stratificazione acritica o semi-critica. Consegna al proletariato la più potente forza di trasformazione del reale: la più potente ed alta forma di pensiero.

Tale fu lo scienziato.

    Ma lo scienziato Engels non è neppure la metà dell'uomo. Come per Marx, la scienza era per lui una forza motrice della storia: una potenza rivoluzionaria. Perché Engels fu prima di tutto un rivolu­zionario. Collaborare in un modo o nell'altro a rovesciare la so­cietà borghese e l'organizzazione statale che essa ha creato, con­tribuire alla liberazione del proletariato dell'epoca moderna, a cui assienme a Marx aveva dato coscienza del suo stato, dei suoi bisogni e delle condizioni necessarie alla sua emancipzione, questa era la sua vera vocazione. Il suo elemento naturale era la lotta. Egli ha lottato con una passione, una perseveranza ed un successo ben rari. Nemico implacabile di qualsiasi forma di retorica, sotto le cui spo­glie si celavano interessi di classi ostili al proletariato ed alla sua emancipazione. Nemico implacabile di qualsiasi frase vuota sotto le cui spoglie si celavano interessi di classi ostili al proletaria­to ed alla sua emancipazione.

    Scrittore ed oratore eccezionale: chi cadeva sotto il suo tiro, sotto la sua logica implacabile non aveva scampo alcuno: abbandonare o accettare una sconfitta inesorabile: il suo stile fermo, ironico, sferzante riduceva le opposizoni teoriche, che ammantavano gli inte­ressi di classi ostili al proletariato ed alla sua emanciapzione, alla loro essenza , ossia alla loro meschinità e così mostrate al proletariato mondiale gli consentiva di liberarsene: Kriege, Grun, Bakunin, Duhring solo per fare alcuni nomi.

    Il genio di Federico Engels si manifestò in molte branche della scienza. Era profondo filosofo, economista, storico e critico lette­raria, oltre ad essere uno scienziato ed esperto della scienza mili­tare. Studiò i problemi della guerra per molti anni, ed insieme a Marx, arricchì la scienza militare con numerose pubblicazioni. En­gels parlava circa 20lingue, comprese  lingue antiche: aramaico e

sanscrito.

    Animatore, suscitatore, organizzatore instancabile del proleta­rito e delle sue organizzazioni, che guidò con consigli, suggerimen­ti, guidando sempre il proletaraito ed i popoli sulla via della loro emancipazione. [ Un esempio è la lettera a Turati del 1894 che ab­biamo pubblicato in appendice all'opuscolo su Engels. ].

Rese grandi servigi al proletaraito combattendo l'opportunismo e l'anarchismo in tutte le loro forme. Morto Marx, ormai vecchio seppe continuare sia il lavoro di Marx, provvedendo alla pubblicazione del ' Il Capitale', sia il lavoro di difesaa del marxismo contro ogni deviazione, lasciando una serie di lavori di eccezionale chiarezza ed importanza:

' Ludwing Feuerbach ed il punto di approdo della filosofia classica

  tedesca',

' Origini del cristianesimo',

' Origine della famiglia, della proprietà privata e dello Stato',

' Dialettica della Natura', che costituisce la sua opera incompiuta e che giustamente è stata definita ' Il Capitale' delle scienze na­turali.

    Aggiungete a questo il lavoro di organizzazione e direzione del­la I e della II Internazionale, la lotta per la costituzione e l'af­fermazione e lo sviluppo dei partiti operai in tutto il mondo: in Italia come in Germania, negli Stati Uniti come in Spagna, in In­ghilterra come in Russia ed avrete una volta di più un risultato di cui un uomo potrebbe essere fiero, anche se non avesse fatto niente altro.

    Ecco perché Federico Engels, assieme a Karl Marx, è l'uomo più odiato e calunniato, conservatori, democratici, progressisti i bor­ghesi hanno solo calunniato, falsato, mistificato il suo pensiero.

E' morto onorato, amato e venerato da milioni di rivoluzionari d'Eu­ropa e d'America, dalle miniere della Siberia fino alla California.

E se aveva molti avversari politici non aveva nessun nemico persona­le.

 

    Il suo nome vivrà nei secoli, la sua opera con esso.

 


[1]   Dialettica della Natura, Ed. Riun.,pag. 224

 

[2]   Vedi:

-  Engels in " Dialettica della Natura

' Parte avuta dal lavoro nel processo di umanizzazione della scimmia',

-  Marx in ' Il Capitale' vol. 1°, capitolo 5

 

[3]   Rimandiamo qui a quanto scritto in

' La concezione filosofica marxiana',

' La logica'

in Annali dell'Istituto tomo 1°, anno 1992-1994.

 

[4]  Si veda in proposito quanto Engels ha scritto su Mefasica, Logica formale e Dialettica materialistica.

 

[5]   rimandiamo qui alla Conferenza sulla ' Logica'

Annali dell'Istituto, tomo 1°, anno 1992-1994

 

[6]   Si veda ' I processi della Transizione. URSS,'

      Annale dell'Istituto, tomo 2°

 

[7]   Intendi: il marxismo.

 

[8]   Intendi: la società comunista.

 

[9]   Intendi: il marxismo.

 

[10]   Quel ' te stesso' non va inteso in senso individuale, va inteso nel senso del ' te stesso classe'.

 

[11]   A. Gramsci ' Quaderni dal Carcere' " Il materialismo storico"

                  pag. 4-5, Ed. Riu.

 

[12]   Rimandiamo qui a ' Logica', Annale dell'Istituto 1992-1994,

                                 tomo 1°, in particolare pagg. 86-102

 

[13]   Rinviamo - e ne costituisce la base per tutto l'anno engelsiano -

al primo tomo dell'Annale 1992-94 dell'Istituto.

 

[14]   " Lo stato della cultura in Italia", Annale dell'Istituto

                                             1992-1994, tomo 1°.

 

[15]   Karl Marx ' Il Capitale' vol. 3°, cap. 13-14-15

 

[16]   in: F. Engels ' Antiduhring', ed. Riuniti.

 

[17]  in: F. Engels ' Dialettica della Natura', Ed. Riun.

 

[18]   F. Engels ' Dialettica della Natura' , Ed. Riuniti, pag. 77

 

[19]   Ibid, pag. 223

 

[20]   Ibid, pag. 17

 

[21]   Ibi, pag. 17

 

[22]   Rimandiamo qui a quanto abbiamo detto in

' La Concezione filosofica marxiana', Annale dell'Istituto,

                                      1992-1994, tomo 1°.

 

[23]   Antonio Gramsci aveva ben colto tutto il ruolo ed il peso di Croce nel marxismo e la suaz influenza negativa, a questo scopo vi dedicò an­ni del suo lavoro teorico, raccolto ne ' I quaderni dal carcere'.

 

[24]   Messeri - Dessi " L'origine dell'uomo", Ed. Riuniti, pag. 12

 

[25]   Ibid, pag. 19

 

[26]   Spaziatura, corsivo e neretto sono nostre.

 

[27]   Nella sua Prefazione L.L. Radice fa riferimento a due lettere di Engels a Marx una del 1858 ed una del 1873 in cui Engels parla di que­sto suo lavoro sulla dialettica della Natura e Radice - a differenza dell'Istituto Marx-Engels-Lenin [ IMEL ] di Mosca che vi preferisce quella del 1873, individuandola, assai correttamente,  come piano di lavoro di Engels per la Dialettica della Natura - privilegia quella del 1858.

Anche su questo ha torto Radice, la sua scelta della prima lettera è i­deologica, ed ha il ruolo di legare Marx e la dialettica esclusivamente ad Hegel, anzicché alla Natura.

Le lettere a cui qui si fa riferimento sono:

1. lettera del 14. luglio. 1858,

2. lettera del 30. maggio. 1873.

 

[28]   V.I. Lenin " Materialismo ed Empiriocriticismo", Opere. vol. 14,

                                        Ed. Riuniti.