Mao Tsetung

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX - FRIEDRICH ENGELS


Problemi e Questioni

della Rivoluzione Socialista

Cinese.


 L’importanza mondiale delle lotte rivoluzionarie del popolo cinese consiste

nell’emancipare l’Asia e minare la dominazione europea borghese. ( Lenin )

 " Mentre in passato, prima dell’epoca della rivoluzione mondiale, i tentativi di liberazione da parte di ogni nazione costituivano una componente del movimento democratico generale, ora questo movimento per la liberazione nazionale, dopo la vittoria della rivoluzione nella Russia dei Soviet e dopo l’inizio dell’epoca della rivoluzione mondiale, è diventato una componente della rivoluzione mondiale del proletariato.

 

 

Al centro della rivoluzione cinese sta la questione

agraria. La rivoluzione stessa si sviluppanella forma

di guerra dei contadini, guidata dal proletariato.

( Risoluzione del Comitato Esecutivo dell’Internazionale Comunista sulla questione cinese, giugno 1930 )

Gennaio, 1997

Noi abbiamo inteso fermare l’attenzione sul rapporto tra il processo rivoluzionario cinese ed il Marxismo, il Leninismo e l’Internazionale Comunista. La rivoluzione cinese viene cioè a configurarsi come brillante applicazione del leninismo, ossia della teoria e della tattica dell’epoca dell’Imperialismo e della rivoluzione proletaria.

A partire dagli inizi del 1800 la Cina è stata sottoposta ad una aggressione economica da parte delle forze colonialiste prima ed imperialiste poi.

La potenza britannica ha visto cadere non pochi e consolidati governi, gruppi di potere e blocchi sociali sull’onda della crisi che investiva il mercato cinese: il governo Palmerston cade proprio sotto gli eventi della seconda guerra dell’oppio; la potenza zarista trovava nei mercati cinesi un alimento forte per la sua azione e funzione di gendarme della reazione in Europa e la Cina è stata per più di un

secolo, fino alla vittoria della rivoluzione socialista, teatro di strane e trasgressive alleanze.

La Cina diviene cioè il teatro delle più complessive contraddizioni interimperialistiche e delle contraddizioni dell’imperialismo, il cui andamento in Cina si ripercuoteva a pioggia nelle principali capitali imperialiste: veniva così a costituirsi un legame forte ed inscindibile tra il più complessivo andamento della crisi imperialista ed il processo rivoluzionario cinese.

3. La Cina infine in quanto paese coloniale e semicoloniale era un paese semifeudale, ove la classe dominante cinese era costituita da proprietari fondiari da una parte ed una borghesia compadrona, ossia quella borghesia che viveva proprio ed esattamente della rapina imperialista ai danni della Cina. La massa de contamini costituiva la schiacciante maggioranza della popolazione cinese: 450milioni che stavano di fronte ad un giovane, anche se glorioso, proletariato cinese di 2 milioni e mezzi di membri; oltre ovviamente ad una massa di semiproletariato, sottoproletariato, piccola e media borghesia urbana, borghesia nazionale, ecc.

Quindi:

1. importanza del mercato cinese per la sua vastità nel più complessivo processo di riproduzione allargato capitalistico;

2. paese coloniale, semicoloniale e semifeudale;

3. presenza simultanea di molte potenze imperialiste e spartizione in sfere d’influenza del territorio con sviluppo diseguale delle varie zone della Cina.

Date queste premesse il processo rivoluzionario cinese non poteva che caratterizzarsi innanzitutto per una rivoluzione agraria. E cosa è la rivoluzione agraria? E’, per l’appunto, la base ed il contenuto della rivoluzione democratica borghese. Il carattere ed il contenuto del processo rivoluzionario cinese si caratterizza allora per una rivoluzione democratica borghese contro le vestigia della società feudale cinese.

Ma questa è una rivoluzione agraria che avviene nelle condizioni di un paese soggetto al dominio colonialista, e quindi in condizioni di assoluta debolezza e sottomissione della borghesia nazionale all’imperialismo. In queste condizioni, l’unica frazione della borghesia conseguentemente rivoluzionaria, in grado di portare avanti questa rivoluzione agraria è la classe dei contadini, che, quindi, a differenza dei processi rivoluzionari che si erano sviluppati a partire dalla metà del XIX secolo, in cui essi assolvevano al ruolo di riserva principale della rivoluzione, sono qui la forza principale.

La classe dei contadini costituirà, infatti, la forza principale dell’intero processo rivoluzionario.

Ma questo processo si sviluppa in una prima fase negli anni 1910-1911, nella fase cioè di consolidamento ed assestamento del sistema imperialista. " Questa ideologia della democrazia militante si accoppia nel populismo cinese, anzitutto con dei sogni socialisti, con la speranza di risparmiare alla Cina la via del capitalismo, di prevenire il capitalismo, ed in secondo luogo, con il piano e la propaganda di una riforma agraria radicale. Queste due ultime tendenze ideologiche e politiche rappresentano precisamente l’elemento costitutivo del populismo nel senso specifico della parola e cioè distinto dalla democrazia, complemento della democrazia

Senza un immenso slancio spirituale e rivoluzionario delle masse, la democrazia cinese non avrebbe potuto combattere il vecchio ordinamento in Cina, né proclamare la repubblica. Il feudalesimo si fondava sul predominio della vita agricola e dell’economia naturale; l’origine dello sfruttamento feudale del contadino cinese stava nel fatto che il contadino era legato alla gleba in un modo o nell’altro; gli esponenti politici di questo sfruttamento erano i feudali nel loro assieme, ed ognuno di essi singolarmente, con l’imperatore alla testa del sistema.

In una seconda fase essa si sviluppa all’indomani della Rivoluzione d’Ottobre; nella fase in cui il sistema imperialista si è definitivamente consolidato in tutto il mondo e la Rivoluzione d’Ottobre aveva trionfato in Russia, creando il primo Stato operaio e contadino nella storia dell’umanità; nella fase cioè dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria.

In queste precise condizioni qualsiasi movimento democratico borghese, aveva indicato Lenin e l’Internazionale porrà a base di tutta la sua linea strategica e tattica per quanto concerne la linea per i paesi coloniali, poteva costituire unicamente una componente della rivoluzione mondiale del proletariato; allo stesso modo come nel periodo 1400-1700 qualsiasi movimento rivoluzionario non poteva che costituire una componente della rivoluzione borghese mondiale.

Lenin aveva correttamente indicato, e l’Internazionale ripreso infinite volte in tutti i suoi documenti a partire dalle tesi del 2 e 4 Congresso e poi in tutti i documenti relativi ai paesi coloniali:

" Mentre in passato, prima dell’epoca della rivoluzione mondiale, i tentativi di liberazione da parte di ogni nazione costituivano una componente del movimento democratico generale, ora questo movimento per la liberazione nazionale, dopo la vittoria della rivoluzione nella Russia dei Soviet e dopo l’inizio dell’epoca della rivoluzione mondiale, è diventato una componente della rivoluzione mondiale del proletariato."

Il processo rivoluzionario cinese si caratterizza allora come una guerra dei contadini, sotto la direzione del proletariato.

1. importanza del mercato cinese per la sua vastità nel più complessivo processo di riproduzione

allargata capitalistico;

2. paese coloniale, semicoloniale e semifeudale;

3. presenza simultanea di molte potenze imperialiste e spartizione in sfere d’influenza del territorio

con sviluppo diseguale delle varie zone della Cina;

4. carattere democratico borghese del processo rivoluzionario cinese con la classe dei contadini forza

principale;

5. poiché avviene nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria e dopo la Rivoluzione

d’Ottobre è componente della rivoluzione mondiale del proletariato.

In Cina, allora, non si possono liquidare le sopravvivenze feudali senza condurre al tempo stesso una lotta rivoluzionaria contro l’imperialismo. Essa rappresenta cioè la fusione di due correnti del movimento rivoluzionario: il movimento contro le sopravvivenze feudali ed il movimento contro l’imperialismo. La rivoluzione democratica borghese in Cina è la fusione della lotta contro le sopravvivenze feudali e con la lotta contro l’imperialismo. E la lotta contro le sopravvivenze feudali e contro la rapina imperialista si configura al tempo stesso come lotta per la riunificazione nazionale.

Possiamo quindi sussumere le conclusioni a queste " Alcune premesse fondamentali" in questi 6 punti:

1. importanza del mercato cinese per la sua vastità nel più complessivo processo di riproduzione

allargata capitalistico;

2. paese coloniale, semicoloniale e semifeudale;

3. presenza simultanea di molte potenze imperialiste e spartizione in sfere d’influenza del territorio

con sviluppo diseguale delle varie zone della Cina;

4. carattere democratico borghese del processo rivoluzionario cinese con la classe dei contadini forza principale;

5. poiché avviene nell’epoca dell’imperialismo e della rivoluzione proletaria e dopo la Rivoluzione

d’Ottobre è componente della rivoluzione mondiale del proletariato.

6. il processo rivoluzionario cinese si presenta come lotta antimperialista e di riunificazione nazio-

nale per il ruolo che l’imperialismo assolve nel mantenere, sostenere, incoraggiare ed armare le

forze feudali e le vestigia feudali. E dove la forza dei generali controrivoluzionari in Cina sta nel

fatto che dietro di loro stanno gli imperialisti di tutti paesi, i proprietari di tutte le ferrovie, delle

concessioni, delle fabbriche e delle officine, delle banche e degli uffici commerciali in Cina.

Di fronte stava non un paese imperialista, ma la massa dei paesi imperialisti in modo particolare e specifico: Gran Bretagna, Giappone, Francia, Usa, ma anche Italia ed Olanda, che parteciperanno alla spedizione militare contro la lotta della classe operaia di Canton.

Ma stava di fronte anche una grande forza, quella contadina, sostanzialmente disgregata, che procedeva in maniera singola di rivolta in rivolta: e questa era poi stata l’intera storia del movimento rivoluzionario cinese, il cui tratto caratteristico è stata la lotta armata dei contadini a partire dal 250 Ac e sviluppatosi fino alla rivolta dei Taiping e Boxer, 1800-1900 dell’era moderna. E’ questa esatta, precisa, concreta, materiale condizione geografica, politica, economica, militare che fa del processo rivoluzionario cinese un momento decisivo per il più complessivo processo rivoluzionario mondiale.

E’ questa esatta, precisa, concreta, materiale condizione che farà dell’esperienza storica del proletariato e dei comunisti cinesi un elemento centrale e decisivo del più complessivo patrimonio storico del proletariato mondiale nella sua lotta per il superamento del sistema di produzione e distribuzione capitalista.

La rivoluzione cinese, il processo rivoluzionario in Cina, per poter essere portato a termine felicemente doveva risolvere un intricatissimo processo contraddittorio.

Richiedeva da una parte un’elaborazione assolutamente originale, che venissero, cioè, battute strade e percorsi inesplorati, in quanto tale venire a costituire contributo decisivo della più complessiva intelligenza storica del proletariato e consequenzialmente della stessa teoria marxista-leninista, proprio perché la soluzione della contraddizione, investendo la totalità del sistema capitalistico, evadeva dall’àmbito squisitamente nazionale per configurarsi essenzialmente nel quadro internazionale, mondiale.

Il rapporto, cioè, rivoluzione nazionale e sistema mondiale, proprio di qualsiasi processo rivoluzionario, in Cina veniva ad acquisire forti connotati internazionali per la natura dei problemi che stavano sul tappeto.

Richiedeva dall’altra che l’intera esperienza storica del proletariato venisse messa a frutto e che l’intera esperienza rivoluzionari di tutti i precedenti secoli, venisse richiamata e gettata sul piatto della bilancia. Senza questa opera immane sarebbe stato impossibile battere i vari imperialismi se l’intera esperienza rivoluzionaria accumulata nel corso dei secoli dalle classi rivoluzionarie in lotta contro i vecchi rapporti di produzioni non fosse stata sintetizzata , portata a un nuovo livello ed integrata nel processo rivoluzionario cinese.

La differenza tra la direzione bolscevica del Pcc e Chen Thu-hsiu stava proprio ed esattamente che l’una aveva fatto il bilancio dell’esperienza storica della lotta rivoluzionaria della borghesia contro l’ancient regime e l’altro no.

La direzione bolscevica del Pcc e l’Internazionale avevano ben in mente, e presente alla coscienza sia il mirabile ed eccezionale manuale di lotta rivoluzionaria costituito da " La Guerra dei Contadini in Germania" di Federico Engels e sia l’altrettanta centrale e decisiva esperienza data dalla " Rivolta dei Ciompi": guerra dei contadini in Germania e Rivolta dei Ciompi costituiscono e tracciano le linee di sviluppo, limiti, àmbiti e prospettive tattico-strategiche delle classi in lotta per il potere borghese e per il socialismo. Occorreva padroneggiare bene l’esperienza storica delle forze rivoluzionarie assieme a quelle vincenti: la rivoluzione americana, la rivoluzione francese, la stessa lotta dei popoli europei contro gli Asburgo, e le lotte coloniali dei popoli a partire dalla metà dell’Ottocento, assieme ovviamente alle esperienze storiche della Comune di Parigi, della rivoluzione russa del 1905, settimana rossa in Italia del 1914 ed ovviamente principe la Rivoluzione d’Ottobre.

In generale nel corso di una lotta rivoluzionaria entrambe le classi in lotta ricorrono al loro intero bilancio dell’esperienza per schiacciare il nemico di classe e quindi ciascuna mette a frutto l’intera esperienza sua e dell’intera classe complessivamente presa: allo stesso modo che nel corso di una guerra lo Stato maggiore ed i singoli generali mettono a frutto l’intera esperienza storica bellica sia nel tracciare i piani strategici e sia nella conduzione delle singole battaglie.

In questa fase iniziale, infantile, le forze rivoluzionarie dissanguano forze, energie, creatività, prima di imparare e provvedere diversamente.

Tornando ora , dopo questa digressione, alla Cina.

Occorreva coniugare questa esperienza con l’esperienza storica accumulata dal popolo della Cina nella sua millenaria lotta contro l’oppressione, lo sfruttamento, la spoliazione delle forze feudali, nobiliari ed imperiali. forme di lotta e di organizzazione, esperienze militari e di lotta politica.

Ma questo poi doveva essere filtrato e coniugato al tempo stesso con le forme reali, concrete, materiali che le varie classi andavano prendendo nella lotta contro la dominazione imperialista.

Partire acriticamente da queste ed affidarsi ad esse, significava non tanto consegnarsi alla borghesia, quanto rimanere ancora sul terreno del vecchio, non comprendere che l’innalzamento dello scontro tra le classi - e primo fra tutto l’esistenza dell’Urss - determinava una modifica sostanziale nella tattica dell’imperialismo e della stessa borghesia coloniale in generale e cinese in particolare. Partire da queste in maniera acritica significa non comprendere la differenza sostanziale tra la borghesia francese ed americana della fine del XVIII secolo, del 1700, e la borghesia cinese, e più in generale quella dei paesi coloniali, che nasceva già! con l’imprimatur dell’imperialismo. Questa complessa e ricca esperienza del movimento rivoluzionario si diceva doveva essere coniugata con il movimento concreto e l’esperienza concreta del movimento rivoluzionario cinese.

Ora il dato fermo nell’intera storia della Cina è l’esistenza di un forte movimento contadino, ricco di una forte tradizione di lotta e di organizzazione. In questa millenaria esperienza il movimento contadino aveva accumulato una grande esperienza politica, organizzativa e militare, di cui occorreva far tesoro per poterla poi coniugare con la più complessiva esperienza storica delle classi rivoluzionarie in lotte e con quella più recente del proletariato mondiale, perché poi la coscienza e la maturità rivoluzionaria del popolo cinese è il prodotto, il risultato di quella precisa, concreta, materiale esperienza storica.

Si presentano così davanti al Pcc due ordine di problemi:

uno la comprensione del movimento reale espresso da Sun Yat-sen, suoi limiti, carenze, e punti progressivi e propulsivi. Una visione acritica ed un’accettazione in blocco di questa esperienza e di questa teoria, ossia del movimento nel suo complesso, sarebbe stato in effetti la subordinazione del proletariato a questa ala, sia pur più conseguente, della borghesia cinese; una liquidazione in blocco avrebbe significato non tanto rompere con questa ala della borghesia e non essere in grado di attirarla alla lotta, quanto d lacerare con la più generale espressione della esperienza e della tradizione cinese, di cui quel movimento ne era una particolare sintesi ed elaborazione e quindi lacerare con la formazione reale, concreta della formazione della coscienza e delle idee degli uomini, che poi avrebbero dovuto portare avanti il processo rivoluzionario. Gli stessi elementi avanzati del proletariato e dei contadini si erano formati ed educati a quella scuola ed erano stati elementi attivi di quel movimento e si erano imbevuti di quelle teorie, di quella concezione e impostazione dei problemi e quindi angolazioni di lettura, lettura del nemico e della politica consequenziale. Il movimento guidato da Sun Yat-sen, come aveva ben individuato l’Internazionale e Stalin, per cui poi spinsero alla riorganizzazione ed alla lotta, poteva, e doveva assolvere al ruolo di ponte, di anello di passaggio e congiunzione tra le masse popolari ed il proletariato.

Il movimento rivoluzionario cinese era cioè questi due aspetti.

Occorreva una strategia generale del movimento proletariato mondiale in grado di condurre una battaglia contro l’intero sistema imperialista, che a partire dagli inizi del XX secolo era diventato un sistema unico ed onnicomprensivo. Una battaglia in un solo paese, senza una strategia del proletariato mondiale nell’epoca dell’imperialismo, è una battaglia destinata di per sé alla sconfitta, giacché l’imperialismo è in grado di concentrare in quel luogo potenza militare e finanziaria considerevole tale da sconfiggere quel movimento.

L’altro è che mentre l’imperialismo concentra le sue intelligenze il proletariato e le forze rivoluzionarie di quel singolo paese, per quanto esperti ed intelligenti essi sono sempre carenti in questo o quel punto, proprio perché espressione e prodotto di quel ben preciso, esatto, concreto processo politico, economico, sociale, culturale, civile e militare del loro paese.

L’utilizzazione completa e multilaterale di tutte le possibilità in tutti i campi di attività matura soltanto nella somma della lotta di classe degli operai dei diversi paesi.

Ed infatti l’intero movimento nelle colonie, dentro cui va iscritto il processo rivoluzionario, ha impulso proprio dall’Internazionale comunista, che in Cina come in India, come in Turchia, ecc. tende a sviluppare e a dare impulso, sostegno alla ripresa dei movimento democratici borghesi.

E questo dentro la più complessiva strategia generale del proletariato di lotta contro l’imperialismo.

Viene cioè a configurarsi uno stretto rapporto tra il processo rivoluzionario cinese e l’Internazionale Comunista ed il più complessivo movimento rivoluzionario mondiale.

Ma viene a configurarsi anche uno stretto ed indissolubile legame tra la Repubblica dei Soviet in Urss ed il processo rivoluzionario in Cina. Questi due momenti si sono aiutati strettamente ed hanno proceduto l’uno assieme all’altro: inestimabile è stato il contributo del processo rivoluzionario cinese nella difesa e nella costruzione del socialismo in Urss, per il suo tenere impegnato ingenti forze imperialiste specie nella fase 1923-1934; come altrettanto inestimabile è stato il contributo sovietico, la sua stessa esistenza, per lo sviluppo ed il rafforzamento del processo rivoluzionario in Cina, giacché teneva per altro verso impegnate tutte le forze imperialiste nello sforzo di costruire e mantenere l’accerchiamento al primo Stato degli operai e dei contadini nel mondo.

Questi semplici elementi: Internazionale ed Urss ed il loro stretto legame con il processo rivoluzionario cinese non possono essere sottovalutati, altrimenti si finisce per trasformare questo processo in un mito sterile e macchinoso e non come il risultato di un’eccezionale e brillante applicazione creativa del leninismo, ossia del marxismo dell’epoca dell’Imperialismo e della rivoluzione proletaria; della teoria e tattica della rivoluzione proletaria in generale e della teoria e tattica della dittatura del proletariato in particolare. E’ dentro questo corposo quadro che va inserita l’elaborazione specifica della teoria e della tattica del processo rivoluzionario cinese, la teoria e la tattica del socialismo in Cina.

I problemi che quindi erano dinanzi al Pcc erano quelli da una parte di mobilitare le forze contadine e spingerle alla rivoluzione agraria e dall’altra, partendo dal loro carattere spezzettato, disomogeneo e disaggregante: questo per la natura proprio del movimento contadino che si coniugava in Cina con lo sviluppo ineguale e la spartizione in sfere di influenze da parte dei vari paesi imperialisti, darvi, invece, organicità e continuità. Il processo che si caratterizzava allora come guerra dei contadini per la terra, la rivoluzione agraria, doveva essere guidato dal proletariato e divenire cioè un momento della transizione al socialismo, senza per questo passare per la fase del capitalismo.

Guerra dei contadini quindi diretta dal proletariato: questa l’intuizione geniale dell’Internazionale Comunista e del gruppo dirigente bolscevico cinese. Il gruppo dirigente bolscevico cinese, con a capo Mao Tsetung, troverà nell’Internazionale in tutto il suo gruppo dirigente un sostegno forte ed incondizionato e questo a partire dagli anni 1924-1925. Molti documenti dell’Internazionale sulla questione coloniale e sulla Cina, faranno esplicito riferimento ad articoli e rapporti di Mao Tsetung ed espliciti riferimenti all’esperienza dell’Armata rossa diretta da Chu Teh e Mao Tsetung, indicando in quella forma di lotta la forma di lotta principale del Pcc e del processo rivoluzionario cinese e subordinando le altre a quella.

In queste condizioni la soluzione alle problematiche accennate è decisamente una soluzione ardita e geniale al tempo stesso, e di questo si deve dare ampio merito alla genialità rivoluzionaria di Mao Tsetung, che si rivela sin a partire dalla metà degli anni ‘20 stratega eccezionale e tattico eccellente.

Cogliere l’essenza dell’intero processo rivoluzionario cinese, i suoi andamenti e zigzag e leggerli come in un palmo della mano e questo negli anni 1924-25 è qualità esclusiva del genio. Questo avrebbe consentito di risolvere correttamente tutti i problemi che il processo rivoluzionario cinese aveva dinanzi: guerra dei contadini e carattere disorganico e disomogeneo delle rivolte contadine.

Questo consentiva di trasformare le rivolte contadine, le fiammate rivoluzionarie del movimento contadino in momento stabile del processo rivoluzionario e ciascuna fiammata in un momento della costruzione del nuovo Stato. La costituzione e l’esistenza in un piccolo territorio montuoso di un potere rosso costituiva un momento stabile di orientamento e di organizzazione ed uno sbocco agli assalti contadini alle vestigia feudali ed all’oppressione ed allo sfruttamento a cui erano ferocemente sottoposti.

La direzione del proletariato costituiva la migliore garanzia di uno sbocco positivo e felice del processo rivoluzionario: la sua transizione ad uno Stato socialista senza passare per una società capitalista.

Questo comportava la risoluzione di una infinità di problemi non solo politici: gestione economica politica, sociale, culturale, istituzionale del potere rosso in quelle regioni, ma ancora e di più una infinità di problemi militari sul piano della strategia e della tattica militare. Fino a quel momento le forze rivoluzionarie avevano scritto solo alcune pagine della nuova scienza militare del proletariato. Il semplice motivo, che solo un genio militare poteva cogliere con acutezza, è che la popolazione del Giappone in rapporto alla vastità della Cina non era sufficiente, per cui alla fine lo Stato Maggiore avrebbe dovuto desistere, il prezzo politico che la cricca reazionaria al potere avrebbe dovuto far pagare al popolo giapponese era maggiore che non quello di cambiare strategia: il fior fiore era stato già amaramente umiliato dall’Esercito rosso e questo già aveva creato problemi nello Stato Maggiore e nelle classi dominanti giapponesi ed i loro alleati in Cina. Il tentativo di volgere le armi al nemico e quindi di tornare indietro costituiva più una risposta istintiva che una scelta logica, il risultato che ottenne fu quello d’inseguire l’Esercito Rosso, ma di essere condotto da questo nelle sue zone di partenza ossia nel nord della Cina, mentre esso si era spinto fino alle zone del Fukien!

Altrettanto geniale la strategia militare adottata nel 1927 nella zona di confine Hunan-Kiangsi:

adottare una tattica difensiva per la provincia dello Hunan, dove il potere delle forze dominanti era relativamente forte ed una tattica offensiva per la provincia del Kiangsi, dove invece il potere delle forze dominanti era relativamente debole!

Ecco questi sono due esempi da manuale che costituiscono un prezioso contributo e fondano una nuova, altra, scienza militare: la scienza militare del proletariato.

Voi vede bene come qui la scienza militare, la strategia, la tattica, le forme delle tattica dipendono strettamente, assolutamente , dalle classi e dal loro movimento, dalle contraddizioni interimperialiste e dalle contraddizioni all’interno dei singoli paesi imperialisti.

sono piene le fosse. Principio elementarissimo noto al peggiore scolaretto della peggiore Accademia Militare. La strategia e la tattica militare che Mao Tsetung elaborerà sarà un eccellente applicazione della dialettica materialistica alla scienza militare e solo così il gruppo bolscevico cinese potrà scrivere il nuovo manuale di scienza militare. Questa esperienza ventennale assieme alle esperienze militari della guerra di resistenza sovietica all’aggressore nazista e la lotta di resistenza dei popoli d’Europa, tutti assieme costituiscono il nuovo grande ed assolutamente superiore manuale di scienza militare: fino a fondare la scienza militare del proletariato. Bene!

Ma quale organizzazione statuale?

Il soviet!

Abbiamo visto la funzione importante che la classe dei contadini viene ad avere nel processo rivoluzionario, tutto dentro il leninismo. Il Soviet costituisce la struttura statuale, lo strumento della dittatura del proletariato, della transizione e costruzione della società socialista. Questa tesi leniniana sarà alla base dell’intera strategia dell’Internazionale, confermandosi così il leninismo teoria e tattica della rivoluzione proletaria in generale e teoria e tattica della dittatura del proletariato, in particolare.

i soviet contadini, i soviet degli sfruttati, sono un mezzo adatto non soltanto per i paesi capitalistici, ma anche per i paesi in cui esistono rapporti precapitalistici ( pag. 231)

i paesi arretrati, con l’aiuto del proletariato die paesi progrediti, possono passare al sistema sovietico e, attraverso determinate fasi di sviluppo, giungere al comunismo, scavalcando la fase del capitalismo. "

Questo diviene scientificamente corretto, come l’Internazionale terrà a ribadire con studi scientifici, perché mentre in passato, prima dell’epoca della rivoluzione mondiale, i tentativi di liberazione da parte di ogni nazione costituivano una componente del movimento democratico generale, ora questo movimento per la liberazione nazionale, dopo la vittoria della rivoluzione nella Russia dei Soviet e dopo l’inizio dell’epoca della rivoluzione mondiale, è diventato una componente della rivoluzione mondiale del proletariato.

Bisognava portare alla lotta 450milioni di contadini cinesi, contadini di un paese semifeudale, sottoposti ad un controllo capillare: politico, militare, amministrativo, religioso; in un paese ove un giovane proletariato di 2milioni, 2 milioni e mezzo di membri stanno di contro a 450milioni di contadini e di contro ad una massa di sottoproletariato, piccola borghesia rurale, prodotte di una economia in disfacimento, quella semifeudale, mantenuta in camera iperbarica dai cannoni dell’imperialismo.

Una linea politica con al centro la rivendicazione della terra ai contadini, non portava di per sé i contadini alla lotta: in un momento di crisi avrebbe determinato una base per una ennesima rivolta contadina, nulla di più. Una linea rivendicativa la più giusta e sacrosanta possibile di per sé non sposta di un micron la situazione: occorreva rimuovere ben altro perché 450milioni di contadini fossero spinti alla lotta rivoluzionaria, ad una lotta rivoluzionaria che abbattesse il regime feudale e facesse imboccare alla Cina la via del socialismo. Occorreva rimuovere la subordinazione ideologica, la dipendenza ideologica, la sudditanza ideologica dei contadini e delle classi dominate dalla classe dominante; sudditanza, dipendenza, subornazione fatta di tante piccole, insignificanti, inezie quali il rispetto, la deferenza, la considerazione di cui ogni singolo membro della classe dominante gode: dipendenza, sudditanza, subornazione fatta proprio ed esattamente da quel protendere verso gli status symbol della classe dominante, ossia quei valori e principi e modus vivendi propri della classe dominante, prodotti da quel sistema di produzione e distribuzione, da quei rapporti di produzione. Mao Tsetung e l’intero gruppo dirigente bolscevico cinese aveva ben presente questo importante insegnamento di Marx. Gramsci individua con grande genialità il più complessivo rapporto che salda la classe subalterna alla classe dominante.

La struttura del consenso in Cina era molto fitta e capillare, essa andava dal villaggio e su su fino alla provincia, la regione, ecc. Essa era stata costruita nel tempo dagli imperatori al fine di poter riscuotere le tassazioni dai contadini e costituiva lo strumento fondamentale per il controllo, politico, culturale, e poliziesco della masse dei subalterni.

Come, esattamente come, questa massa di problemi andava risolta?

Il problema stava non tanto nel rimuovere tali macigni presso la piccola borghesia rurale o la borghesia nazionale cinese, quanto presso i contadini cinesi.

L’esperienza della lotta rivoluzionaria - il più complessivo bilancio delle rivolte contadine, che avevano caratterizzato la storia della Cina sin dall’antichità ed il più complessivo bilancio della lotta contadina, di cui Engels ne tracciava in " La lotta dei contadini in Germania" una sintesi, venendosi per questo a configurare questo elaborato engelsiano un autentico manuale di politica - aveva insegnato a Mao Tsetung che anche quando il movimento contadino insorgeva, continuava a mantenere uno stato di soggezione verso la borghesia piccola e questa ne traeva profitto nel ritardare l’applicazione della rivoluzione agraria, nell’inserirsi negli organi di direzione, per poi sabotare dall’interno, condurre il movimento al fallimento, per poi poter riproporre la sua egemonia, dopo aver dimostrato la non praticabilità di quel progetto: quello che poi era successo sin a partire dal " Tumulto dei Ciompi" del 1372 in Firenze.

Mao Tsetung scrive:

" spogliare del prestigio politico la classe die proprietari fondiari, ed in particolare i tuhao ed i liehshen, ossia abbattere il potere dei proprietari fondiari ed a instaurare il potere contadino nella società rurale. Se non si vince in questa lotta è assolutamente impossibile riportare la vittoria nella lotta economica, cioè nella lotta per la riduzione dei canoni d’affitto e degli interessi sui prestiti,.. .

Nel periodo iniziale della rivoluzione la classe die proprietari fondiari, dei tuhao ed i liehshen e la classe intermedia, in apparenza capitola di fronte ai contadini poveri, ma di fatto si vale della sua precedente posizione sociale e del regime patriarcale per spaventare i contadini poveri e ritardare la ripartizione della terra. In questo periodo i contadini poveri, ancora schiacciati dall’oppressione secolare e non ancora fiduciosi nella vittoria della rivoluzione, cedono spesso alle argomentazioni della classe intermedia. Quando si stabilì un equilibrio fra il potere dei contadini e dei quello dei proprietari fondiari, i capi dei distretti adottarono una posizione ambigua: accettavano alcuni suggerimenti delle leghe dei contadini e ne rigettavano altri.

A Lukou, nel tempio taoista sul Monte Fupoling vi erano molte statue di divinità; poiché lo spazio per installare la sede del comitato circondariale del Kuomintang ( siamo qui nel marzo 1927 ) era insufficiente, tutte le statue, grandi e piccole, furono accantonate in un angolo; questo non suscitò le obiezioni dei contadini. Ecco allora il senso vero e forte della battaglia che Mao Tsetung condurrà contro chi nel Pcc e nel Kuomintang negli anni 1924-1926 chiedeva un freno agli eccessi contadini; di chi nel Pcc voleva frenare gli " eccessi" contadini nel timore che ciò avrebbe allontanato la borghesia nazionale dal processo rivoluzionario e spinta nella braccia dell’ala destra del Kuomintang. ecco il senso profondo del totale ribaltamento del " Tutto va veramente male? Tutto va veramente molto bene!".

La riunione dell’Esecutivo dell’Internazionale sosterrà fino in fondo questa posizione di Mao Tsetung giungendo ad elaborare il documento in cui si criticavano quei comunisti che volevano frenare il movimento di ascesa del movimento rivoluzionario contadino. Nella riunione dell’Esecutivo lo stesso Togliatti, citando letteralmente ampi passi del rapporto di Mao Tsetung dallo Hunan, sosterrà a spada tratta Mao Tsetung. La riunione dell’Esecutivo contribuì in maniera decisiva alla liquidazione della tendenza errata presente nel Pcc.

E così l’intero periodo rivoluzionario 1926-1949, in tutte le sue fasi, costituisce un momento centrale per la crescita della coscienza politica e per la liquidazione dell’egemonia delle classi dominante e altrettanto momento di costruzione dell’egemonia del proletariato.

Quando l’Armata Rossa entrava in una zona la prima cosa che faceva provvedeva alla redistribuzione della terra ai contadini, alla costituzione dei Soviet quali organi della democrazia politica del governo di quelle zone, alla liquidazione dei proprietari fondiari e di quanti si erano compromessi con le autorità reazionarie del Kuomintang: Terra ai contadini e Soviet.

Questo agiva da forte momento di sviluppo delle contraddizioni nelle zone di confine, giacché forte diveniva la differenza di status delle masse contadine, della piccola borghesia rurale e dei contadini ricchi. Nella zona ove viene insediato il potere rosso, il Soviet, inizia una nuova fase della rivoluzione, dove i contadini, i lavoratori, ecc. dirigono n prima persona tutta la politica: ossia tutte le attività economiche, civile, sociali, culturali, militari. Questo agisce da forte innalzamento delle coscienze, da forte momento di crescita politica e quindi di costruzione di un forte momento dell’egemonia del proletariato. Il Partito, l’Esercito Rosso si rafforzavano così sia degli elementi della nuova zona e sia di tutti quegli elementi nelle restanti parti della Cina colpiti favorevolmente da quanto avveniva nelle zone sovietiche. Veniva così a saldarsi un grande processo di crescita ed un possente processo di crescita del Partito e delle forze rivoluzionarie, che consentirà di rafforzare costantemente le forze rivoluzionarie, nonostante le forti perdite. Le condizioni della lotta avvengono però nelle condizioni in cui le leve fondamentali del potere sono nelle mani del proletariato e nelle sue mani le leve decisive dell’economia e della politica e quindi dei dicasteri chiave e dei posti chiave nell’apparato statale; ma avvengono anche nelle condizioni in cui questa borghesia e questi elementi capitalisti rafforzandosi hanno una capacità di attrazione maggiore, acquistano una maggiore capacità di azione di sabotaggio della transizione al socialismo e rafforzamento della transizione al sistema capitalistico più generale, nelle condizioni di trovare nell’imperiali- smo e nelle classi capitaliste del resto del mondo alleato sicuro e forte.

Ma questi elementi che qui possono sembrare cose nuove, erano state ben analizzate e scandagliate a fondo dal gruppo dirigente bolscevico dell’Internazionale Comunista che a partire dagli anni 1927 aveva indicato i tratti chiave e fondamentali della transizione al socialismo con la netta ed inequivocabile individuazione dei problemi a cui il nuovo Stato sarebbe andato incontro all’indomani della conquista del potere: ossia del rafforzamento di strati capitalistici e delle forze produttive capitalistiche, della inevitabilità da una parte e dello sviluppo delle due vie e delle due linee: quella capitalista e quella socialista e della battaglia che inesorabilmente ne sarebbe scaturita.

E questo era ben chiaro allo stesso gruppo dirigente bolscevico cinese, che di quello Internazionale ne era parte integrante, lo stesso Mao Tsetung in molti scritti terrà a ben chiarire il carattere della rivoluzione in atto in Cina - uno per tutto " La rivoluzione cinese ed il Partito Comunista Cinese". Ed infatti molte varianti tattiche ed alcune varianti strategiche che esso adotterà si spiegano solo con il fatto che quelle varianti mettevano in migliori condizioni il proletariato nella fase della costruzione del nuovo Stato, nella fase della costruzione della Nuova Cina.

Ed ovviamente la fase della costruzione del nuovo Stato, della Nuova Cina, avveniva ed avviene dentro quelle condizioni più generali dell’imperialismo, di quella centralità del mercato cinese per il sistema imperialista; dentro quelle condizioni entro cui è nata e si è sviluppata la rivoluzione cinese con quelle problematiche e questioni, che non possono d’incanto essere soppresse, ma che si ripresentano costantemente per tutta la fase storica dell’affermazione del sistema socialista sul piano planetario e che saranno superate definitivamente solo quando il sistema socialista si affermerà su scala planetaria. Ma la costruzione della nuova società socialista cinese vede una grave rottura del campo socialista ed una grave rottura del Movimento Comunista Internazionale, fino alla liquidazione di una qualsiasi pur minima azione congiunta e coordinata delle forze comuniste e del proletariato sul piano mondiale, mentre il processo di concentrazione monopolistico vede un forte innalzamento.