PANE-LAVORO-PACE-DEMOCRAZIA

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL Marx – FRIEDRICH ENGELS


istcom@libero.it

www.istcom.it

 

 

 

Intervento in preparazione della manifestazione del 20. marzo 2004. ( Atripalda, 19. marzo. 2004 )

 

20 marzo 2004 giornata internazionale

per la Pace, lo Sviluppo, la Democrazia.

 



Dopo la grandiosa manifestazione mondiale per la pace del febbraio 2003 le classi reazionarie seminano il veleno della sfiducia, dicendo che non era servita a nulla se poi Usa e Gran Bretagna avevano lo stesso aggredito l’Iraq, ed il veleno dell’arroganza di un potere globale, che tutto può.

Ed invece quella manifestazione aveva pesato negli equilibri e negli stessi governi che sostengono la guerra.

Il risultato elettorale in Spagna è anche un risultato di quella manifestazione, che viene a costituire un pesante fiato sul collo, che genera un nervosismo nella compagie governativa e suoi alleati, il solo che può giustificare il pacchiano errore di attribuire all’Eta i gravi atti terroristici di Madrid per i più immediati fini elettorali. Ma per farlo doveva avere seri problemi di consenso e quindi temeva per la sua conferma.

Ma già in precedenza quella possente manifestazione aveva pesato da subito sul governo Blair, più volte andato in serie difficoltà, fino al grave episodio delle rivelazioni della BBC e le dimissioni del direttore della BBC e la morte di chi aveva fatto quelle denuncie alla BBC.

E lo stesso governo Bush è andato ripetutamente in difficoltà, nel corso di quest’anno, all’interno degli stessi Stati Uniti e della sua compagine governativa circa la presunta presenza di armi in Iraq che giustificavano l’aggressione.

La manifestazione mondiale di oltre 200milioni di persone del febbraio 2003 si è rivelata così un possente fiume carsico che nel corso dell’anno ha eroso rapporti, equilibri, certezze ed abbattuto l’arroganza e spazzata via la sfiducia.

Gli uomini, i popoli fanno la Storia!

 

La manifestazione mondiale per la pace di domani, 20. marzo. 2004 nasce da una proposta del Movimento per la Pace degli Stati Uniti d’America, che segna il ritorno del movimento democratico e progressista nordamericano alla lotta: già nel 1866 venne dal Movimento Operaio statunitense la proposta della giornata di otto ore e la giornata internazionale di lotta per il lavoro, il 1° Maggio, come la giornata internazionale per l’emancipazione della donna, l’8 marzo.

Il movimento operaio, il movimento democratico e progressista statunitensi costituiscono una componente importante ed ineliminabile del più generale movimento per la trasformazione, la democrazia ed il progresso sociale, civile e culturale, senza i quali è impossibile un progresso ed un avanzamento generale ed il consolidamento delle conquiste.

Il problema di dargli sponda, di sostenere ed incoraggiare la corrente democratica e progressista statunitensi, la cultura, la politica, la tradizione di pensiero democratica e progressista statunitensi è decisiva.

Il tentativo, da subito rivelatosi assolutamente inconsistente, di identificare la lotta contro la guerra all’Iraq come antiamericanismo è stato respinto, non raccogliendo che alcune centinaia di soggetti per giunta equivoci e squalificati, un accozzaglia “ trasversale” che voleva unire la destra fascista e nazista con la sinistra.

Con forza occorre condurre la battaglia contro l’attuale direzione che governa gli Stati Uniti.

Essa non esprime e non rappresenta la tradizione nordamericana. Bush è il continuatore del generale Lee e non del generale Grant; la guerra in Iraq è Potomac e non Gettysburg; l’amministrazione Bush è, cioè, continuatrice delle classi reazionarie sudiste e non delle forze che animarono e vinsero la guerra civile negli Stati Uniti. Il governo Bush è il maccartismo e non Rosenberg.

La Guerra.

La guerra è distruzione di risorse, di ricchezza.

E’ un’immane distruzione di forze produttive.

E’ fame, miseria, non lavoro, non sviluppo.

E’ una tremenda fornace che brucia ricchezze, che possono essere, e devono essere, utilizzate per il lavoro, il welfare, il riequilibrio ecologico.

Ogni elicottero che si alza in volo sono decine di litri di carburante sprecati;

ogni bomba che viene sganciata sono migliaia di dollari che vengono gettati via;

ogni colonna di autocarri e carri e mezzi pesanti in marcia sono migliaia di litri di carburante bruciati, mentre il prezzo del carburante sale incidendo sui prezzi delle merci al minuto: pane, olio, carne, frutta; impoverisce gli stati innalzando il debito pubblico, sottraendo così risorse per lo sviluppo ed il welfare ed innalzando le tasse, creando enormi difficoltà alla stessa economia, divenendo causa non secondaria di fallimenti, chiusure di fabbriche, licenziamenti, ecc.

La guerra è distruzione della Natura.

E’ guerra alla Natura.

Una bomba sganciata su un campo arreca gravi danni alla Natura.

La guerra alla Jugoslavia non è ancora finita: l’Adriatico è pieno di bombe all’uranio impoverito, sganciate dagli aerei in ritorno da missioni di guerra, che avvelenano l’Adriatico, distruggono la flora e la fauna marittima ed il problema del disinquinamento è ancora tutto lì.

Quella guerra, come quella afgana, continua ad uccidere giovani che si sono recati lì e sono venuti in contatto con l’uranio impoverito, come testimoniano le morti di giovani soldati in “ missione” in quelle zone.

La guerra è ancora di più di tutto questo.

La guerra è diventata il volano, il motore, principale dell’economia mondiale e corrode le istituzioni democratiche, civili, culturali della società, facendola precipitare nella barbarie, trasformando la civile convivenza tra gli uomini in una branco di lupi e tra questi capeggiano e fanno affari solo i pescecani. Corrode le istituzioni imponendo in vari paesi una Democrazia di Guerra, che prevale nettamente oggi negli Usa ed in Gran Bretagna e sulla cui china pericolosa stava avviandosi la società civile spagnola: la gestione “ politica” dei gravi attentatiti di Madrid sono già Democrazia di Guerra eche solo il recente risultato elettorale ha sottratto.

 

La guerra è miseria, sfruttamento.

Le ingenti ricchezze bruciate per ogni giorno di guerra nella sola Iraq sono ricchezze sottratte al lavoro, allo sviluppo, alla cultura, all’alfabetizzazione. Si traducono in Disoccupazione, miseria, disperazione, supersfruttamento.

Milioni di uomini, donne, bambini muoiono di fame.

E’ per il Pane che centinaia di migliaia di bambini di otto-dieci anni lavorano nelle fabbriche d’Asia, Africa ed America Latina, supersfruttati, “ inselvatichiti da una vita da lupi”.

E’ per il Pane che migliaia di bambini si prostituiscono.

E’ per il Pane che migliaia di uomini, donne e bambini vendono i loro organi.

E’ per il Pane che milioni di uomini lasciano i loro paesi ed approdano clandestinamente in Europa.

E’ per il Pane che milioni di donne sono costrette alla prostituzione.

Fame, miseria, disperazione, morte per il freddo e per il caldo attraversano la stessa Europa ed in modo particolare l’Europa orientale, estranea a tali situazioni.

Tagli alle spese sociali, guerra al salario, adulterazione alimentare sono le conseguenze di quel bruciare risorse e ricchezze.

Uscire dalla infernale morsa della Guerra.

E’ fondamentale uscire da questa morsa infernale, per restituire alle giovani generazioni la speranza del futuro. Uscire dalla morsa infernale di una Umanità senza futuro: nella guerra non c’è futuro.

Ma questo significa che le forze del lavoro, innanzitutto, assieme al più generale movimento democratico e progressista devono essere in grado di prospettare un altro futuro, un altro scenario per l’Umanità in grado di arrestare la pericolosa china.

Devono cioè essere in grado di mettere in campo un nuovo Grande Piano per il Lavoro, in grado di prospettare un NUOVO ORDINE ECONOMICO INTERNAZIONALE, che sappia prospettare nuove/altre priorità, nuovi ed altri valori.

 

Noi come Istituto di Studi Comunisti Karl Marx – Friedrich Engels avanzeremo in tutte le sedi la proposta di fare del 20. marzo la Giornata Internazionale di Lotta per la Pace, lo Sviluppo, la Democrazia.

PANE – LAVORO – PACE – DEMOCRAZIA!