Treu e Legge 30

Istituto di Studi Comunisti

Karl Marx – Friedrich Engels

istcom@libero.it

www.istcom.it

 

PACCHETTO TREU

E LEGGE 30

 

 

Vorremmo aprire una riflessione più generale circa la legge 30.

Il punto centrale non è la legge 30, bensì il pacchetto-Treu.

E’ il pacchetto-Treu che sostanzia la legge 30.

Se aboliamo la legge 30 restano perfettamente in piedi le agenzie di lavoro, il tempo parziale, a chiamata, ecc. ecc.; restano, cioè, in piedi l’impianto, la struttura del lavoro precario, ecc.

E’, cioè, contro il pacchetto-Treu che va aperta una battaglia.

Il pacchetto-Treu costituisce, al di là della formulazione tecnico-giuridica, un corposo impianto teorico, che delinea una ben precisa ed esatta concezione, configura n sistema teorica da cui, poi, si dipartono tutte le linee, tutte le consequenziali, di cui la legge 30 ne è una tranquilla consequenziale.

Adesso, se è facile la critica e l’opposizione alla legge 30 – ma non perché del governo Berlusconi –

perché si rendono qui più evidenti e macroscopici le consequenziali, che facilitano appunto la critica e l’opposizione, non così si pongono le cose per il pacchetto-Treu.

Esso costituisce un autentico “ buco-nero” entro cui sono attratte e precipitano le forze della sinistra e dai cui non riescono a sfuggire per la forte attrazione gravitazionale di questo.

Le forze di attrazione e di imprigionamento sono date esattamente da quelle linee-di-forza, date dalla concezione teorica più complessiva, di fondo, a cui la sinistra non riesce a contrapporsi, giacché si muove dentro quelle linee-di-forza.

Il pacchetto-Treu in realtà non è che l’esplicitazione, la messa in opera, di un ben più corposo sistema teorico. Se non si ha chiaro questo, non si ha chiaro quale sia la base e la retrovia teorica e metodologica, ossia no si ha chiaro cosa siano poi quelle linee-di-forza che tengono la sinistra attratte dentro il “ buco-nero”; diviene così impossibile rompere con quelle linee-di-forza e sfuggire dall’attrazione del “ buco-nero”.

Tra la metà degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 è stata elaborata una linea teorica che va sotto il nome di “ neocorporativismo”. Questo termine è quello che gli autori della teoria usano e definiscono “ neocorporativismo” la loro teoria.

Essi, cioè, ritengono validi impianti teorici e teorie delle gilde e del corporativismo feudale e coniugano tale impianto e teoria medioevali con la realtà politica e sindacale attuale.

La teoria è sistematizzata da Crouch in “ Relazioni industriali”, ed. Ediesse.

“ A partire dai primi anni Settanta la sempre più copioso letteratura sul neocorporativismo ha suggerito una visione alternativa dello Stato e dei suoi confini, delle sue componenti e dei suoi protagonisti. … . Il neocorporativismo … rappresenta una vera e propria alternativa politica al modello politico { che aveva al centro l’antitesi Stato-società }

“ Abbiamo bisogno di un approccio di quelle che Keith Middlemas ( 1979 ) ha definito “ istituzioni guida” organizzazioni che operano fuori dai confini ufficiali del “ politico” e che tuttavia possono svolgere funzioni di governo. Si può risalire alle definizioni di Bochenforde ( 1977 ) ,, fino all’organizzazione urbana medievale delle corporazioni artigiane analizzate da Black ( 1984 ).

… un modo di fare politica che dopo tutto, sia nella forma moderna che in quella medievale, ha avuto a che fare con le scelta della vita economica, … .” ( pagg. 22-23 ).

Sempre a pagina 23, indirettamente, vi è un fitto elenco, organizzato per singoli stati, di intellettuali sostenitori o collaboratori della teoria del corporativismo.

Per l’Italia vengono indicati tra gli altri i nomi di Treu e Salvati.

Nulla da eccepire sulle linee di ricerca teorica, che ciascuno è libero di sviluppare e di condurre una battaglia per la sua affermazione, la Carta costituzionale garantisce la libera ricerca ed il libero insegnamento: su questo non si transige.

Vogliamo solamente fermare la teoria.

Se adesso si studia il pacchetto-Treu – e meglio il testo “ Mercati e Rapporti di Lavoro. Commento alla legge 24. giugno. 1997 n. 196 { Pachetto – Treu }”; ed. Giuffrè. Questo testo rappresenta una particolare importanza e validità scientifica giacché costituisce un commento all’intera legge, articolo per articolo e comma per comma i cui autori sono esattamente quelli che hanno partecipato all’elaborazione ed estensione del testo – alle pagg. 405-408 vi è l’elenco completo dei 40 autori ed il loro ruolo – si diceva: se adesso si studia il pacchetto-Treu alla luce della teoria del neocorporativismo tutto diviene maledettamente chiaro e maledettamente consequenziale diviene lo stesso pacchetto-Treu, che si delinea, adesso, tranquillo corollario di quella teoria.

Diviene chiaro adesso il rapporto più generale e complessivo, che nel pacchetto-Treu non si coglie, è sfuggente: nello studio si avverte un qualcosa che non va ma, poi, non si riesce a cogliere il cosa, proprio perché manca il quadro teorico sostanziale referente, la teoria del neocorporativismo, appunto. Diviene adesso chiaro il rapporto il rapporto più generale e complessivo che si tende a costruire tra capitale e lavoro, tra capitalisti e operai e come tale rapporti si sostanzi in un rapporto feudale di servaggio. Il termine qui va inteso nell’accezione feudale e non nell’accezione borghese, ossia rimanda e presuppone il suddito e quindi servaggio.

Le agenzie di lavoro, il lavoro a chiamata, ecc.. , a parte l’aspetto della precarietà, dello sfruttamento, ecc. tutte cose perfettamente giuste, rimandano ad un rapporto di asservimento, di servaggio, giacché legano il lavoro in un rapporto personale con il padrone in un rapporto di servaggio, fatto di obblighi , nuove corvèe.

L’agenzia di lavoro in modo specifico costituisce la più netta, ed inequivocabile, rottura con la rivoluzione borghese che instaurava un rapporto di libertà nel rapporto operaio-padrone ( la fictio juris marxiana) – in opposizione al rapporto feudale di servaggio appunto. La rivoluzione borghese, infatti, liquida il suddito per il cittadino, il civis.

La Carta dei Diritti, elaborata da Amato-Treu, è ancora questa concezione, essa costituisce la teoria dello Statuto dei Lavori, da sostituire allo Statuto dei Lavoratori, in versione non più Marco Biagi , ma in versione Margherita.

La teoria del neocorporativismo non costituisce affatto una teoria bislacca, fantasticheria nostalgica di qualche medioevalista. Costituisce da un punto scientifico la risposta, esatta, attenta, forte della classe capitalista alle condizioni attuali in cui avviene il lavoro salariato1; ed è essa che spinge poi a quelle stesse revisioni della Carta costituzionale affinché la società civile si allinei alle nuove condizioni in quel rapporto bene fermato da Gramsci in Americanismo e Fordismo.

Sono queste le linee-di-forza che occorre rompere, per spezzare il campo d’attrazione e sfuggire da tale attrazione.

istcom

mercoledì 07. febbraio 2005

 

1 Per un’attenta disamina rimandiamo al lavoro: “ Programma: IL LAVORO”.