55° Repubblica Italiana

2 giugno. 2003

55° Repubblica Italiana

E’ indubbio che esiste nel Paese una volontà, una scelta culturale prima che politica, revanscista, che tende a presentare e proiettare una immagine della borghesia italiana e, quindi, un ruolo ed una funzione di questa classe tendente ad accreditarla come classe egemone e dirigente ed il popolo lavoratore e la classe operaia. in primo luogo, come dipendente da questa saggia èlite di illuminati.

L’operazione di fondo si ispira ai classici temi paternalistici della borghesia, di una classe e dei singoli membri sulle cui spalle grava l’intero popolo.

E’ in sostanza la concezione, la proiezione mitica, che la borghesia ha di se stessa, e, se si vuole, la sua autoalienazione.

La storia della borghesia in generale è la storia di una classe assai poco risoluta ed assai mentecatta.

I momenti di rottura rivoluzionaria: le varie rivoluzioni si fanno assai presto dimenticare per le innumerevoli azioni di compromesso e svendita delle rivoluzioni stesse. Esse hanno una valenza perché la classe rivoluzionaria, il proletariato, attinge da questa esperienza e quindi le sostiene.

Nella “ Rivolta dei Ciompi” del 1378 al primo serio sviluppo rivoluzionario del movimento, la borghesia ( il popolo grasso ) sbaraccherà tutto, utilizzando suoi uomini nel governo per corrompere, sabotare il movimento al fine di avere un più alto livello di contrattazione, vendersi ad un prezzo più alto insomma, con la classe feudale, con la quale si salderà contro il movimento rivoluzionario. La fine della “ Rivolta dei Ciompi” sarà segnata da una brutale e sanguinaria repressione.

Non diversamente la Rivoluzione Inglese del 1648, ove la borghesia dinanzi agli sviluppi del processo rivoluzionario, siglerà un’alleanza con la classe dei nobili, abbandonando il movimento rivoluzionario e consegnandolo alla repressione.

Questa scelta sarà fatale per tutti i futuri sviluppi e progressi civili, politici, istituzionali, culturali della società inglese, che rimase imbrigliata in tale alleanza con la classe feudale, che se consentirà la transizione di considerevoli forze nobiliari nel campo borghese, comporterà un stato politico-istituzionale e civile e sociale conservatore, sempre con un piede nella reazione conservatrice, bastione e retrovie delle più scellerate scelte reazionarie che il capitalismo mondiale compirà sino ad oggi: con una monarchia decisamente fuori ogni ragione ed umana comprensione ed una ancora più ridicola Camera dei Lords. Questo ha bloccato la formazione di una classe dirigente moderna; bloccato nella formazione di un gruppo dirigente stabile nella “ alternanza”. Il sistema elettorale inglese con il suo maggioritario è, infatti, la mummificazione del sistema politico, l’imbrigliamento di una qualsiasi sua evoluzione in senso moderatamente democratico e progressista; è il predominio assoluto, e sua legittimazione, della monarchia. E’ essa infatti garante della continuità e l’intellighentia è legata alla monarchia e dalla monarchia riceve sostegno e punto di orientamento.

La continuità è la monarchia. La continuità è la regina.

E questo pesa oggi più che mai in maniera decisiva su tutti gli sviluppi futuri europei dell’Inghilterra.

Il problema del superamento di questa antiquata forma di governo, ove gli inglesi sono sudditi e non cittadini, è uno dei più pesanti macigni sulla via europea e questa forma di governo sta conducendo una battaglia disperata, sotterranea e subdola, nel disperato tentativo di non cadere e se cadere in una transizione che garantisca l’intero apparato monarchico, di qui molte scelte non europeiste ed un riciclaggio di figure patetiche monarchiche in Italia come in altri paesi.

Non diversamente dalla “ Rivoluzione borghese in Italia: 1646-1648” ove in cambio delle prebende spagnole1 rinunciò ad uno sviluppo autonomo, lasciando così il dominio ed il controllo del Mediterraneo all’Inghilterra ed alla Francia, tagliandosi così e decisamente fuori da qualsiasi futuro sviluppo.

Non diversamente in Francia ove all’indomani della Costituzione del 1793, la borghesia manovrò per l’arresto della rivoluzione e per il compromesso con la classe nobiliare: il Direttorio è la forma di tale scelta conservatrice e controrivoluzionaria.

La natura rivoluzionaria della società borghese è più il risultato delle istanze delle forze produttive che alla fine determinano le scelte che l’audacia rivoluzionaria della classe borghese in se stessa.

Lo stesso rivoluzionamento continuo dei mezzi di produzione, che pure caratterizza decisamente la società capitalista è più il risultato delle spinte delle forze produttive che un’audacia della classe borghese.

Questo comporta, poi, che le scelte che tale classe compie, sono limitate, insufficienti, asfittiche; ove le istanze delle forze produttive sono coartate, violentate, entro gli asfittici confini dell’incasso quotidiano, del “profittarello” quotidiano del singolo borghese, che gli impedisce di intelligere i processi generali del sistema capitalistico, che pure è il suo sistema, che non capirà mai fino in fondo, ma solo gli aspetti più immediati e fenomenici. Chi infatti scoprirà le leggi fondamentali del sistema capitalistico saranno Marx ed Engels, ove Smith e Ricardo e l’intera economia classica avranno compreso solo aspetti non fondanti e questi stessi in forma e modi mistificati. Non diversamente per quanto riguarda la fase dell’Imperialismo, che si sviluppa tra il 1880 ed il 1910, le cui leggi saranno scoperte da Lenin ed i cui studi più scientifici saranno quelli di Bucharin e di Lenin, che su quelli di Bucharin si poggerà.

Non diversamente da oggi circa la questione del Mercato del Lavoro, che interessa l’intero mondo capitalista.

In Italia, come in Francia, come in Inghilterra, come negli Usa essa non ha capito che gli aspetti più fenomenici, i più bottegai, insomma, del problema, ma non ha assolutamente compreso il processo più generale che determina il movimento del processo di produzione capitalistico nell’attuale fase.

Legge la realtà dall’angolazione più fenomenica, più immediata e questa nella sua variante ideologica, mistificata e quindi legge i processi in maniera distorta, falsi, ideologici, finendo così per sbatterci il muso e per scegliere la violenza e la forza come sistema e metodo e quotidianità di risoluzione di quello che non capisce e contro cui ci sbatte il muso, diciamo così?.

La borghesia italiana, a differenza delle altre, si caratterizza per una particolare mentalità bottegaia, incapace di cogliere i processi più generali. Questo la porta a sacrificare sempre gli interessi a medio termine per gli spiccioli quotidiani e questo ne determina poi gli orizzonti culturali e quindi i limiti della sua stessa avanguardia ed in subordine, come consequenziale tranquilla, dei suoi intellettuali, sorti e formatisi sul terreno della borghesia, sempre pronti a passare da un padrone all’altro, ma sempre attenti al vento che tira per cambiare padrone in tempo, secondo il consolidato principio: “ Franza, Alemanna basta che se magna”.

Questo ha comportato che la borghesia italiana si è di solito affidata agli intellettuali prima di tradizione cattolica, essendo questa la più consolidata tradizione culturale e di sicura fede reazionaria, che quando è in vena di modernità è conservatrice e successivamente a quelli di tradizione repubblicana e socialista-turattiana, più che provvedere da sé, a produrre dal seno della sua classe, la sua avanguardia, delegando a questi intellettuali, delegando a questi la gestione del potere, riservando a sé gli interessi della bottega. Quando ha tentato in proprio con Berlusconi ha messo a nudo in maniera implacabile tutta la natura gretta, mangiona e bottegaia dell’italica e patriottarda borghesia.

Berlusconi e l’intera sua compagnie, al di là di qualsiasi polemica politica, esprimono esattamente, compiutamente la borghesia italiana. Essi costituiscono il massimo di quanto la classe borghese italiana è in grado di esprimere dal suo seno. Prudenza ed intelligenza le aveva fin qui consigliato di tenersi ben al riparo dietro gli intellettuali, ma poi la disperazione della crisi ed i fumi post 1989 l’hanno condotta alla rovina: autoinchiodandosi, e da sola, alla sua stupidità, grettezza ed assoluta inaffidabilità.

Berlusconi e l’intera compagnie governativa evidenzia in maniera netta l’assoluta e totale visione dello Stato, evidenzia la visione bottegaia che dello Stato ha il bottegaio di sottocasa, ove quello che conta alla fine è vendere i cento grammi di mortadella con la monetina sotto la bilancia e corrompere quando viene scoperto dall’uomo delle tasse, che rappresenta per lui tutto lo Stato, o “ Roma ladrona”.

Pavida e mentecatta ha cercato unicamente di salvaguardare l’incasso giornaliero, svendendo sin dall’inizio l’indipendenza nazionale del Paese e l’integrità territoriale: lo stesso “ Risorgimento” non fu altro che una svendita sia dell’indipendenza nazionale alla Francia ed all’Inghilterra che una svendita dell’integrità territoriale.

E’ sempre divisa tra i due blocchi imperialisti in lotta, assolvendo così sempre un ruolo subalterno, di volta in volta di scendiletto o di “ truce cane da guardia” degli interessi dei blocchi o del blocco di cui in quel momento è subalterna. La stessa posizione attuale assunta circa l’Europa vuole accontentare il blocco franco-tedesco e quello anglo-americano. Nessuno più di Manzoni descrivendo Don Abbondio ha meglio descritto la borghesia italiana. Di qui poi quel marcato ed opprimente provincialismo culturale gretto ed ottuso.

Questo nei suoi tratti essenziali.

Per quanto riguarda il suo rapporto con la Repubblica e la vita della Repubblica essa ha primo fatto precipitare il Paese nel baratro dell’avventurismo militare, pur di rastrellare commesse dallo Stato fascista e da quello nazista e poi dopo il 1943 sia con gli anglo-statunitensi nelle zone liberate dalla Resistenza e poi occupate dagli anglo-statunitensi e sia con i nazisti: la “ Repubblica” di Salò costituiva esclusivamente la rappresentanza degli interessi economici della borghesia italiana presso i nazisti, gli agenti incassatori delle commesse naziste alle industrie ed alla finanzia italiane. Due mesi prima del 25 aprile 1945 scappa in Svizzera sotto l’alto protettorato del Vaticano e degli anglo-statunitensi e dei nazisti per ritornarvi nel corso del 1946. Lascia il Paese, di cui non ne ha mai avuto alcuna cura, alla devastazione nazista.

Sarà la classe operaia italiana in armi che si opporrà al nazismo ed alla distruzione e deportazione delle industrie italiane in Germania: negli ultimi mesi gli operai delle fabbriche smontavano i pezzi centrali di ogni macchinario e li nascondevano sotterrandoli, solo in questo modo fu possibile un minimo di ripresa industriale all’indomani del 25 aprile mentre la borghesia italiana dopo aver fatto affari con in nazisti se ne stava rifugiata in Svizzera per l’incasso delle ultime cedole di commesse naziste e si “ arruffianava” con il Vaticano da garante con gli statunitensi, ai quali sin dal lontano 1924 si era saldato con l’affaire della Sinclair Oil Corporation2, noto come assassinio Matteotti, e che nel gennaio-marzo 1945 aveva sostenuto e fattosi ponte di un accordo Usa-Germania per una pace separata, per rivolgere le armi statunitensi e germaniche contro l’Urss che avanzava su Berlino, affaire Wolff3

Tornata in Italia è il puntello della monarchia che difende a spada tratta, per bocca del suo massimo rappresentante: B. Croce, propone le dimissioni di Vittorio Emanuele III per consentire l’ascesa del primogenito e così salvare la monarchia, mentre conduce una lotta furiosa per la difesa dei maggiori esponenti del fascismo, che alleverà con cura e parsimonia.

La vittoria della Repubblica nel Referendum sarà innanzitutto una lotta contro la borghesia italiana prima che nei confronti della monarchia sabauda, che intanto si era riappacificata con l’Inghilterra in funzione antifrancese. La repubblica sarà quindi una volontà del popolo lavoratore italiano: operai e contadini in primo luogo.

La Resistenza prima, 1943-1945, il Referendum poi vedono il popolo lavoratore italiano unito sotto la guida della classe operaia italiana, che guidata dal Partito Comunista Italiano, era riuscita a costruire il blocco sociale progressista contro la borghesia ed il suo blocco sociale.

Nel corso della stessa preparazione della Carta Costituzionale, Costituente, la borghesia condurrà una lotta accanita, sostenendo le posizioni più arretrate e retrive.

E’ solo il particolare clima politico della Resistenza e del più generale clima rivoluzionario che esisteva nel Paese, in Europa e nel mondo intero, determinato sia dalla vittoria dell’Armata Rossa dell’Urss e sia dalla lotta che i comunisti in tutti i paesi erano stati in grado di portare avanti, guidando la classe operaia in tutti i paesi alla vittoria. Assieme a tale sordida lotta contro la borghesia non rinuncia a manovre di diversione e di provocazione, quando, nel corso dei lavori della Costituente, tenta la provocazione con fughe in avanti al fine di attirare in questa trappola il movimento rivoluzionario italiano per poter poi contrattaccare ed infliggerli una pesante sconfitta. E’ il caso dell’articolo sui Patti Lateranensi, ove sperava di spaccare il movimento e creare un’artificiosa divisone tra cattolici e non cattolici e poi con l’aiuto del Vaticano e dei preti utilizzare il movimento cattolico in funzione reazionaria, di Vandea, lacerando il Paese e gettandolo in una più grave lacerazione politica, sociale ed umana, non contenta della già grave lacerazione in cui aveva gettato il Paese.

Quindi non solo la Repubblica ma la stessa Costituzione sono il risultato di una lotta tenace, complessa ed articolata nelle condizioni di ascesa del movimento rivoluzionario in Italia, in Europa ed in tutto il mondo contro la borghesia italiana.

Essa, quindi, non può vantare alcun merito rispetto alla Carta Costituzionale ed infatti non l’ha mai difesa né accettata, ma sempre vi ha condotto una lotta accanita violenta e pacifica, militare e politica nel corso di tutti questi 55anni della Repubblica per abolirla e quando non era intenta ad azioni illegali ed anticostituzionali di buona lena lavorava per svuotarla, impedirne l’applicazione: basti pensare che le Regioni che la Costituzione del 1948 prevedeva vennero istituiti solo dopo 22anni e nel momento di forte ascesa del movimento operaio, ossia nel 1970.

La storia di questi 55 anni è la storia di questa lotta: già nel 1948, dopo l’attentato a Togliatti dove sperava di attirare il movimento operaio e democratico in una grossa provocazione, con Scelba, e poi la scissione sindacale e la scelta atlantista; poi con il governo Tambroni del luglio 1960; fallito sotto la pesante e rapida controffensiva operaia e popolare tenta il colpo di Stato nell’estate 1963, che vide coinvolto il presidente della repubblica Segni, che fu costretto a fare le valigie sotto la scusa ufficiale delle condizioni di salute e di nuovo con un progettato, ma subito sventato, colpo di Stato del 1970, mentre insanguinava il paese con le stragi di Stato: Piazza Fontana, Brescia, Italicus, Bologna, ecc., poi la P2, che ricalcava in forma moderna l’associazione a delinquere denominata “ Gladio” del 1948.

Sempre in buona compagnia del Vaticano e della mafia e della camorra, di cui aveva chiesto aiuto agli Usa per importare esponenti di spicco ed esperti della mafia italo-americana, sbarcata con le truppe alleate, con il ruolo di liberare l’Italia, evidentemente dai comunisti e dai progressisti, quale strumento decisivo per saldare il blocco sociale con la rendita fondiaria parassitaria ed assenteista del sud.

Nei momenti pacifici ha insanguinato le strade con oltre 190 lavoratori e cittadini uccisi nelle piazze: Modena è solo uno dei sanguinari episodi della borghesia italiana in lotta contro la Costituzione e le scelte scaturite dalla Resistenza: anticomunista sempre, antidemocratica per DNA.

La strategia della tensione, la strategia degli opposti estremismi e la politica della corruzione diffusa costituivano elementi tattici per scardinare la Repubblica e la Costituzione.

Travolta dai suoi stessi loschi affari di tangenti, corruzione, violazioni del codice penale, civile si è inventata la storia della seconda Repubblica, della lotta contro la prima, come se scandali, ladrocini, corruzioni, assassini, brogli elettorali, la compera del voto, ecc. fossero stati compiuti da altri e non dalla borghesia italiana, in questo saldamente unita: allineata e coperta. Tangentopoli in sostanza costituisce il più pesante atto d’accusa e la prova irrefutabile, decine di sentenze sono passate in giudicato, della natura accattona, mentecatta di questa borghesia e la sua totale, assoluta, inaffidabilità sul pinao politico, costituzionale, economico, politico e morale.

I 55 anni della Repubblica sono stati cioè 55 anni di lotta della borghesia contro la Costituzione per imporre il suo sogno di rivincita e di ridisegnare il Paese secondo la sua visione.

Il governo Berlusconi, nel solco più profondo e sincero dei governi democristiani, esprime appieno questa volontà e mire revansciste antirepubblicane ed anticostituzionali, tenute a freno sempre dal movimento operaio e popolare democratico e progressista italiani e dalla capillare e profonda e solida coscienza repubblicana e democratica del popolo italiano; tenuta a freno dal timore di una lotta di cui non è possibile prevederne gli sviluppi ed il controllo.

La stessa questione circa il Mercato del Lavoro e dell’attacco al sistema previdenziale avviene dentro questa volontà e progetto ed anima anticostituzionale ed antirepubblicana della borghesia italiana, dentro questa volontà di rivincita antirepubblicana: ecco perché è più corretto parlare di revanscismo che di revisionismo storico.

Una disamina della Carta Costituzionale e delle scelte che la borghesia vuole attuare lo evidenzierà.

La Costituzione Italiana.

La Costituzione ha al centro e ne costituisce l’architrave fondamentale, come è poi, in tutte le Costituzioni, l’articolo 1.

L’articolo 1 è articolo definitorio, definisce i limiti e gli ambiti di tutta la carta costituzionale, la natura dello Stato e del governo di detto Stato.

L’articolo 1 della Costituzione Italiana dichiara:

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro.

La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.”,

sancisce, cioè, il ruolo, il carattere e la natura del lavoro e delle classi che attuano il lavoro, definisce, consequenzialmente il ruolo di tali classi nello Stato, non più considerate classi subalterne, ma classi su cui la Repubblica Italiana si fonda.

Questo è il motivo ispiratore fondamentale che conforma, e su cui si conforma, l’intera Carta Costituzionale e da cui discendono tutti gli altri articoli, che hanno per limite tale articolo 1 e dentro tale articolo1 vanno letti ed interpretati. L’articolo 1, costituisce cioè, la chiave di lettura fondamentale dell’intera Carta Costituzionale e dei singoli articoli, proprio per la sua natura di articolo definitorio.

Nel corso dell’intera Carta tale tema ritorna frequente in maniera esplicita o di fatto.

E’ il caso dell’articolo 4:

La Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto.

Ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un’attività o una funzione che concorra al progresso materiale e spirituale della società.”.

E’ chiaro qui che è la Repubblica che ha il dovere di promuovere tutte le iniziative afficnhè il cittadino sia messo nelle condizioni di esercitare il diritto al lavoro.

Il lavoro è, quindi, qui definito diritto e non dovere.

Mentre dovere del cittadino concorrere nelle sue possibilità al progresso materiale e spirituale della società.

Questo significa che l’attività dei cittadini deve concorrere a tale progresso ed il lavoro non deve essere in opposizione al concorrere al perseguimento di tale progresso materiale e spirituale della società.

Dentro questi ambiti ben netti e definiti la Carta Costituzionale colloca e definisce l’iniziativa privata e la proprietà privata come esplicitamente indica l’articolo 41.

Alla libera attività privata vengono infatti posti dei limiti e dei vincoli determinati dall’utilità sociale e dall’uso che non deve essere dannoso alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.

L’attività privata non può quindi essere “ libera”, ma deve rispondere a tali criteri.

La legislazione, indica sempre l’articolo 41, deve provvedere a determinare i programmi ed i controlli perché l’attività economica sia indirizzata e finalizzata a fini sociali.

L’articolo 41 mentre riconosce la proprietà privata stabilisce che la legge deve consentire il riconoscimento e la legittimità, accanto ai modi di acquisto, di godimento al fine di assicurare la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti.

L’articolo 44 pone ulteriori limiti all’attività della proprietà privata nel conseguire il razionale sfruttamento del suolo ed al fine di stabilire rapporti sociali ed a tal fine pone obblighi e vincoli alla proprietà terriera ne fissa i limiti e l’estensione secondo le regioni e le zone agrarie.

Unitamente alla proprietà privata la Costituzione riconosce pari dignità, importanza funzione sociale alla cooperazione, articolo 45, e ne promuove e favorisce l’incremento e ne assicura gli opportuni controlli, il carattere e le finalità.

La Carta Costituzione riconosce altre due forme di attività produttiva la “ comunità di lavoratori” e la “ comunità degli utenti” a cui possono essere trasferite, mediante espropriazione determinate imprese, che si riferiscono a servizi pubblici essenziali o a fonti di energia o a situazione di monopolio a carattere di preminente interesse generale.

La Carta Costituzionale, infine, non riconosce all’attività privata lasciata libera di agire un ruolo propulsivo, riconosce, invece, che essa necessita di un indirizzo generale da parte di tutto il popolo, tramite gli organi istituzionali democraticamente eletti, che ne indirizzi l’uso sociale e ne impedisce la dannosità.

Stabilito a fondamento il lavoro, articolo 1, la Costituzione legge e quindi garantisce e riconosce tutte le forme nelle quali il lavoro, poso a fondamento della Repubblica Italiana, si esplica. Ecco che allora l’intero Titolo III

Rapporti economici” costituisce lo sviluppo, di quel principio fondante espresso nell’articolo 1.

Consequenzialmente, avendo definito il lavoro Diritto, la Carta Costituzionale tutela il lavoro in tutte le sue forme.

Consequenzialmente la Carta Costituzionale si fa carico che a tutti i cittadini siano garantiti non solo il lavoro ma anche una retribuzione che consenta al cittadino della Repubblica di condurre una vita libera e dignitosa, condizione indispensabile per una piena democrazia ed una libera espressione della vita democratica.

Gli articoli 36 e 38 costituiscono la resa in chiaro, l’esplicitazione netta e senza ambiguità alcuna, di quanto l’articolo 1 esprime in forma di petizione di principio.

La retribuzione non è legata al profitto dell’impresa, che invece deve essere sottoposta a controlli e vincoli da parte della legge affinché persegua fini sociali, ma la retribuzione è legata alla condizione non trattabile che essa sia proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e “ in ogni caso sufficiente ad assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia una esistenza libera e dignitosa.

La Carta Costituzionale, cioè, lega le condizioni materiali di vita alle reali condizioni dell’esprimersi ed estrinsecarsi della libertà e della dignità dell’uomo.

Introduce qui una rottura decisiva con l’umanesimo-retorico precedente, introducendo il concetto di umanesimo sociale.

Impone il riposo settimanale ed il periodo di ferie annuali e ponendosi a difesa dei lavoratori e della dignità del lavoratore impedisce che il lavoratore possa rinunciarvi, al fine di evitare che in singole realtà l’operaia sia sottoposto a pressioni da parte padronale, che lo possano indurre a recedere da tale diritto.

L’articolo 38 riguarda la previdenza ed assistenza ed è consequenziale con l’articolo 1.

La Costituzione impone allo Stato di provvedere, di mettere in essere – preveduti ed assicurati – i mezzi adeguati alle esigenze di vita dei lavoratori nei casi di infortunio, malattia, invalidità, vecchiaia e disoccupazione involontaria.

Organi ed istituti predisposti ed integrati dalloStato hanno il compito di provvedere a quanto dispone l’articolo 38 della Carta Costituzionale, che in maniera netta esplicita che tali condizioni devono essere “ adeguate alle esigenze di vita”

L’articolo 38, infine, prevede un’assistenza privata, ma non una previdenza privata.

Nella Costituzione trovano quindi espressione i momenti più alti del pensiero sociale sia cattolico, che repubblicano, che socialista oltre quello comunista. E’ questa poi la ratifica di quella più alta e profonda unità che unì l’intero popolo italiano e che si riconobbe in quella Costituzione e che ha costituito, poi, la base materiale, concreta, di quella vasta, diffusa, capillare coscienza democratica e repubblicana, che ha fatto da possente diga agli attacchi armati e “ politici”, violenti e “ pacifici”, legali ed illegali della borghesia italiana e di cui si è detto nella prima parte.

Tutto il ragionamento che si è teso a sviluppare dalla fine degli anni Ottanta e tutta la legislazione conseguente si pongono fuori ed in violazione della Carta Costituzionale.

Il part time deve comunque prevedere una retribuzione tale da assicurare al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa; non diversamente dal lavoro a chiamata e di tutte le forme di lavoro cosiddetto atipico.

La pensione integrativa non può essere sostitutiva in tutto o in parte della giusta pensione che il lavoratore deve ricevere a fine rapporto di lavoro, ma esclusivamente undipiù.

L’assistenza privata, che pure la Carta Costituzionale prevede – ma non prevede la previdenza privata!! – non può essere integrativa o sostitutiva di quella a cui il cittadino della Repubblica Italiana ha diritto in base alla Carta Costituzionale. Se essa è sostitutiva o integrativa sostituisce o integra una violazione da parte degli organi e istituzioni preposti dallo Stato e stabiliti dalla Costituzione di quanto nettamente l’articolo 38 sancisce.

Se essa è sostitutiva o integrativa,cioè, lede in tutto o in parte la Carta costituzionale ed diritti fondamenti del cittadino.

Tutto il dibattito sul lavoro, i tempi di lavoro, ecc. quello che oggi va sotto il nome di Mercato del Lavoro

Non può violare l’articolo 38, ossia che la retribuzione deve essere tale da garantire in ogni caso al lavoratore ed alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa.

Abbiamo qui inteso fermare alcuni aspetti, che sono poi al centro del dibattito di revisione di fatto della Carta Costituzionale.

Tutti gli altri articoli, avendo a base, questa più intima essenza delineano una costituzione del tutto nuova nell’àmbito del costituzionalismo borghese. Mentre tutte le altre si limitano al riconoscimento formale dei diritti e dei doveri, la Costituzione Italiana invece va oltre e ponendo a base, a fondamento, il lavoro, indica luoghi e strumenti per l’affermazione dei diritti sostanziali. Le classi lavoratrici acuiscono qui una valenza decisiva ed una parità giuridico-formale alta, venendo riconosciuta la loro attività fondamento della Repubblica Italiana.

E’ già tutto qui l’odio feroce che tutti i borghesi nutrono contro questa Carta Costituzionale e spiega poi gli atti illegali messi in essere dal 1948 per abbatterla, mutilarla o non applicarla.

Ma essa è il risultato della netta ed indomabile volontà della classe operaia italiana e di tutto il popolo lavoratore nel momento più alto di esercitazione ed espressione della Democrazia.

Questa disamina della Carta Costituzionale, anche se sintetica ma sostanziale, non è poi avulsa da tutto un contesto ed un dibattito che attraversa oggi le forze del lavoro , del progresso e della democrazia. Ci riferiamo al progetto di Costituzione Europea, che la Commissione europea licenzierà per il mese di giugno e che costituirà base della campagna elettorale europea del 2004.

Quanto qui velocemente espresso costituisce,cioè, un punto fermo di questo dibattito europeo e che riprenderemo, ma il di cui ne sono tracciati qui i tratti sostanziali.

Le lotte

L’intera storia della Repubblica è caratterizzata in maniera univoca dalla presenza del proletariato italiano, e dal Partito Comunista e dalla Cgil in modo particolare, per il progresso economico, sociale, civile, culturale, democratico ed istituzionale; e nel contempo dalla totale ed assoluta assenza della borghesia di una qualsiasi azione riformatrice o di rinnovamento.

I suo quadri migliori: De Gasperi, Moro, Fanfani, Andreotti, La Malfa, Malagodi, Agnelli, Carli, Petrilli, ecc. hanno espresso unicamente la capacità di esprimere e sviluppare in maniera organica e coerente una linea d’azione, una strategia, avente al centro esclusivamente l’obiettivo di contenimento, freno ed opposizione all’azione di rinnovamento e riformatrice portata avanti dal proletariato italiano, che attraverso la sua strategia e la sua tattica costruiva un suo blocco sociale, una sua politica di alleanze in grado così di dare gambe e praticabilità alla strategia di rinnovamento e riformatrice.

I quadri della borghesia, quando non potevano impedire tramite repressione violenta, l’inganno, la divisione e la corruzione l’azione riformatrice, tendevano, secondo la salda formazione cattolica su cui erano stati formati e ne costituivano espressione forte, tendevano a diluire l’azione e l’applicazione nel tempo al fine di stemperarne la validità e l’efficacia.

1948-1963

Il primo grande problema che il Paese si trovava dinanzi era quello di una riforma agraria, condizione fondamentale per superare l’arretratezza del sistema produttivo ancora basato su una struttura agricolo-industriale, avviare un riammodernamento all’altezza del sistema produttivo degli altri paesi europei; il problema, cioè, dello scioglimento del latifondo agrario e la terra ai contadini.

Il secondo era quello di superare la frammentazione della produzione dell’energia elettrica, una sua centralizzazione al fine di estendere l’elettrificazione a tutto il Paese, avere una tariffa unica per tutto il territorio nazionale e prestazioni identiche per tutto il territorio nazionale, condizione questa per uno sviluppo moderno del Paese e che consentisse uno sviluppo della ricerca, che non lasciasse indietro l’Italia e quindi dipendere dalla ricerca estera.

Il terzo era quello di attuare una diversa organizzazione dello Stato, ossia di dare piena attuazione alla regionalizzazione del Paese come indicava la Costituzione, in grado cioè di attuare una decentralizzazione del potere centralistico dello Stato italiano, che usciva dal centralismo monarchico e rispondere così alle esigenze di sviluppo del Paese.

Saranno le lotte per la terra del 1948 di braccianti e contadini a cui la borghesia risponderà con eccidi nelle piazze e con l’alleanza con la mafia: Giuliano e Portella delle Ginestre, a strappare la legge stralcio di riforma agraria.

La borghesia industriale del nord in stretta alleanza con quella nobiliare latifondista del sud e con la mafia, la camorra e ndrangheta condurrà una battaglia parlamentare disperata, unita ad una pesante azione di repressione ed intimidazione del movimento per la terra e dei lavoratori più in generale, governo Scelba, per licenziare in Parlamento una legge stralcio del 1953 monca ed inefficace per i modi e le forme in cui avviene la liquidazione del latifondo agrario. Questa scelta della borghesia industria del nord consentirà alla stessa mafia e camorra di rigenerarsi e ristrutturarsi, spostare fini ed attività dalla rendita agraria a quella parassitaria ed immobiliare.

La Cassa per il Mezzogiorno in queste condizioni non poteva che costituire linfa per la rigenerarsi di questa rendita parassitaria in stretto rapporto con i profitti malavitosi.

La Cgil e Di Vittoria già agli inizi degli anni Cinquanta nel “ Piano per il Lavoro”proponevano il superamento della frammentazione nella produzione e distribuzione dell’energia elettrica ed un piano di nazionalizzazione.

Dovranno passare dieci anni prima che si possa mettere mano alla nazionalizzazione dell’Enel. Al Sud il radicamento della precedente struttura, che la legge stralcio di riforma agraria aveva aiutato e rafforzato, farà sì che la liquidazione della SME si risolverà in un ulteriore sviluppo della rendita parassitaria ed immobiliare.

Dovrà, prima, essere sconfitto dal movimento dei lavoratori la linea scelbiana, la linea della scissione sindacale: fatti di Piazza Statuto e la ripresa dell’unità sindacale: “ marciare divisi ma colpire uniti”, la caduta del governo Tambroni ed i fatti del luglio ’60, che aprirà una nuova fase, perché si potrà avere la nazionalizzazione dell’Enel. Ma questa avviene dentro il più generale processo di trasformismo della borghesi e dei suoi quadri, che porterà al governo Fanfani ed al primo governo di centrosinistra, con l’omologazione del Psi di Nenni.

Ma dovranno passare ben 22anni dalla Costituzione perché si possa dare vita alle Regioni e questo nel pieno clima della offensiva operaia dell’autunno caldo, che assieme alle Regioni porterà allo Statuto dei Lavoratori, già indicato e tracciato nel “ Piano del Lavoro” del 1950 dalla Cgil e da Di Vittorio. Ma anche qui doveva già essersi verificata una svolta nel Paese, che le lezioni del maggio 1968 aveva ratificato in maniera inequivocabile.

Le lotte per la Democrazia.

I 55 anni della Repubblica vedono un movimento operaio e popolare ed un movimento comunista attento nella difesa e nell’allargamento della democrazia in Italia. In grado di sapersi sottrarre alle trappole della provocazione e della corruzione, guidato in maniera saggia da un gruppo dirigente esperto del Pci e della Cgil. La borghesia già all’indomani delle elezioni del 1948 mette in campo un disegno reazionario, un disegno di restaurazione con il governo De Gasperi, la scelta della Nato, che segna la totale subalternità del Paese all’imperialismo statunitense e quindi uno stesso sviluppo economico: industriale e produttivo totalmente subalterno alla divisione internazionale del lavoro sotto lo scettro dell’imperialismo statunitense, la scissione in campo sindacale, il governo Scelba, l’alleanza con la mafia, l’organizzazione terroristica Gladio. L’attentato a Togliatti costituiva una grave provocazione in cui attirare ed annientare la direzione del movimento operaio e progressista italiano, il movimento comunista, decapitarlo ed avere così le condizioni per la restaurazione. E’ in questo clima che la borghesia cerca di imporre il licenziamento senza giusta causa. Sconfitta questa provocazione, la borghesia insegue sempre, nelle forme e modi che la realtà impongono, il piano della restaurazione: il governo Tambroni prima ed il colpo di Stato del 1963 che vede il Presidente della Repubblica Antonio Segni tra i massimi cospiratori: si dovrà procedere a rimuoverlo e le sue funzioni svolte da Merzagora, presidente del Senato, sotto la cui direzione avverrà la nomina del nuovo Presidente della Repubblica. Il fallito colpo di Stato del 1963 farà venire allo scoperto il Dossier Sifar in cui erano contenuti i nomi di tutti gli oppositori da uccidere o arrestare all’indomani del colpo di stato.

Anche qui la ferma vigilanza democrazia e la saggia direzione impediscono il colpo di stato prima e la lacerazione del Paese poi. Sconfitta su questo versante la borghesia organizza prima il colpo di stato del 1970 e successivamente, rinverdendo l’organizzazione terroristica della Gladio, chiamata adesso P2. La risposta della borghesia in verità sarà molto più sanguinaria: sottoporrà il Paese ad oltre un decennio di terrorismo e di stragi di Stato al fine di indebolire il Paese e delegittimarlo costituzionalmente e legittimare così un governo “ forte”. Unitamente al perseguimento di questa strategia vi è tutta una politica economica inflazionista tendente sia a vanificare gli aumenti salariali contrattuali e sia a generare una psicosi di instabilità, che giustificasse la creazione di un clima fascista.

Unitamente alla stagione delle stragi di stato il Paese è sottoposto ad un pesante attacco dal lato del terrorismo, avente anch’esso il compito di destabilizzare il Paese, dove un momento chiave è dato dall’assassinio dell’On. Aldo Moro. La vera partita qui viene giocata non tanto sui Moro, quanto sulla legittimazione del terrorismo, avendo come merce di scambio, come ostaggio, la figura dell’On. Aldo Moro. La legittimazione del terrorismo avrebbe significato il riconoscimento di due Stati, il riconoscimento di un dualismo di potere e quindi la totale sconfessione della legalità repubblicana e quindi la delegittimazione di tutti gli atti della repubblica. Dietro le parole umanitarie di salvare la vita di Moro vi era questo progetto reazionario, ove l’On. Aldo Moro era solo la merce di scambio, l’ostaggio agitato contro la legalità repubblicana ed il Diritto.

Sarà ancora una volta il movimento operaio e sindacale a schierarsi tutto compatto in difesa della Repubblica e della legalità repubblicana ed a spezzare i piani della borghesia monopolistica italiana.

Questa azione concentrica di oltre un decennio sfibrerà il movimento comunista ed operaio e sindacale italiano, che dopo le affermazioni elettorali del 1975 e 1976, vede l’inizio di un riflusso, di un cedere l’iniziativa, anche per errori e ritardi accumulati sul piano della teoria e della tattica – ma questo è altro argomento.

La lotta per la difesa dei 4punti di contingenza, che segna la ripresa dell’offensiva capitalistica costituisce l’ultima grande battaglia in difesa della democrazia e della dignità dei lavoratori, espressi appunto dallo Statuto dei Lavoratori, dopo di che i pesanti anni Novanta fino alla ripresa con le lotte dell’autunno 2001 che vedono lo sciopero del febbraio 2002 della Cgil, dell’aprile 2002 di Cgil-Cisl-Uil e questa è storia dell’oggi.

 

Sviluppo produttivo e Mezzogiorno.

La borghesia italiana ha sempre mostrato una totale assenza di lungimiranza, evidenziando appieno la sua natura bottegaia, a differenza di quella francese, inglese, statunitense.

Essa non ha investito nelle tecnologie, preferendo sempre lo sfruttamento intensivo della manodopera. La scelta del fascismo negli anni Venti sarà data appunto dalla scelta di non ammodernare gli impianti sulla base del sistema fordista e difendere le posizioni di mercato attraverso lo sfruttamento intensivo. Ha sempre sperperato i profitti ottenuti nei periodi di sviluppo, preferendo investimenti speculativo-parassitari. Gli alti profitti accumulati agli inizi degli anni Novanta non li ha minimamente investito in riammodernamento tecnologici, aggravando l’arretratezza tecnologica ed il gap scientifico. Non diversamente negli anni Cinquanta-Sessanta quando la rimessa degli emigrati consentirà di avere una bilancio in pareggio e gli accordi sull’esportazione della manodopera – passaporto rosso – le consentiva favorevoli condizioni di acquisto di materie prime dai paesi ove emigrava la manodopera italiana: Svizzera, Belgio, Germania, ecc.

Ha puntato sempre a sfruttare al massimo gli investimenti dello Stato, gli sgravi fiscali ad operare dietro lo scudo protettivo degli investimenti statali e le speculazioni parassitarie attuate tramite l’Iri e l’Eni.

Sarà il movimento sindacale che nei rinnovi contrattuali spingerà, imporrà, piani di investimento, ammodernamenti produttivi, innovazione scientifica, congiuntamente alla più complessiva strategia delle Riforme di Struttura, che come quella della casa imporrà una modifica nella rendita parassitaria immobiliare o quella Sanità che imporrà un ammodernamento nell’intera struttura della chimico-farmeceutica e dell’antiquato sistema ospedaliero-assistenziale italiano, frammentato in decine di casse malattie ed enti di assistenza, ecc.

Sarà il movimento sindacale che si farà carico del problema del Mezzogiorno, ma la borghesia bottegaia italiana non sarà in grado di sfruttare tale occasione e saprà solo investire in speculazioni parassitarie e lussi smodati gli sforzi del movimento operaio e sindacale italiani.

Sono di estrema importanza politica i due contratti metalmeccanici dei primi anni Settanta, che vanno

sotto il nome di “ contratti di solidarietà”. Qui il movimento sindacale accettava una aumento salariale inferiore, la cui differenza doveva andare a finanziare investimenti nel mezzogiorno.

Ma la borghesia sperpererà questi importanti fondi in bindolerie bancarie e speculativo-parassitarie.

Questo evidenzia in maniera netta la coscienza nazionale della classe operaia italiana, del movimento sindacale e politico dei lavoratori ed in controlaterale la totale natura mentecatta della borghesia italiana. Spetterà ancora al movimento operaio e sindacale italiano imporre alla borghesia scelte in direzione dell’ammodernamento scientifico e tecnologico nei primi anni del 2000, contro la scelta della borghesia basata ancora una volta sullo sfruttamento intensivo della manodopera in alternativa all’ammodernamento tecnologico e scientifico, alla produzione tecnologica avanzata in grado di difendere la fetta di mercato e di conquistarne dei nuovi.

Tutta l’essenza dell’attuale battaglia lanciata dalla Cgil è poi tutta, ancora, qui: dove la battaglia per l’articolo 18 è solo l’aspetto più eclatante ed immediato di un più complessivo progetto, di una più complessiva strategia di ammodernamento produttivo, civile e sociale del Paese nelle nuove condizioni dell’unità europea. La resistenza della borghesia, il libro bianco, le politiche del Ministero del lavoro, la politica della Confindustria, la politica del governo Berlusconi e per certi tratti le stesse scelte timide, e quindi ambigue, del governo Prodi prima, del governo D’Alema poi, ossia del recente governo dell’Ulivo. Sono poi tutti i qui i limiti della politica della concertazione e la necessità di superarla, di uscirne a sinistra e quindi, poi, le scelte della Cgil a partire dal settembre 2001. politica che stenta ad affermarsi, perché stenta ad essere digerita, assimilata, dai quadri politici e sindacali del movimento operaio, che si attardano su questo o quell’aspetto a volte anche principale, ma letto isoaltamente, ma il più delle volte secondario o di parata.

Un ruolo decisivo ed insostituibile è stato quello della lotta contro la camorra, la mafia e l’infiltrazione camorristica e mafiosa nello Stato e nelle assemblee elettive con un alto contributo di sangue di operai, contadini, braccianti in primo luogo comunisti, mentre la borghesia industriale del nord copriva, sosteneva ed alimentava quella infiltrazione per garantirsi la quota necessaria di eletti nelle assemblee elettive in grado di consentirle quella maggioranza formale per dirigere il paese contro i lavoratori ed il progresso.

Una battaglia che va ben al di là dei fatti più clamorosi, che è fatta di una battaglia costante quotidiane di tutto il tessuto politico ed organizzativo della Cgil e del Pci nella lotta contro la camorra e la mafia, contro la penetrazione negli appalti, nelle assemblee elettive, contro le alleanze illegali di Dc, Psi, ed altri partiti governativi e della destra che ne garantivano i voti e le elezioni dei candidati di queste liste. Una battaglia che si faceva più acuta nelle campagne elettorali e nel corso delle stesse elezioni con noti esponenti locali della camorra e della mafia che presidiavano i seggi con funzione intimidatoria verso gli elettori di quei seggi che si recavano a votare ed a promemoria del voto e delle preferenze da dare, e nel corso della campagna elettorale noti mazzieri mafiosi e camorristi si facevano carico di affissione e provocazione dei militanti della sinistra.

 

Le lotte civili.

Il movimento operaio e sindacale e quello comunista sono stati sempre i più attenti, e sostenitori convinti, del movimento di emancipazione delle donne, dell’estensione dei diritti civili, senza cadere in vuoti estremismi o nelle trappole della borghesia.

Il Partito Comunista nella fase della Costituente sarà il più strenuo sostenitore del voto alle donne, anche se sapeva che questo in primo momento non l’avrebbe di certo premiato, come infatti premierà la Dc ed i partiti conservatori e reazionari ed imporrà in definitiva il voto alle donne contro le resistenze cattoliche e degli altri partiti.

Non diversamente condurrà una battaglia per il nuovo diritto di famiglia che legittima il ruolo paritario della donna nei primi anni Settanta.

Forza politica nazionale aveva sempre presente la realtà del Paese e la necessità di non lacerare, di non accelerare tempi ed imprimere ritmi più veloci del possibile.

Avrà ragione nella costituente a non aprire lo scontro sui patti lateranensi per non giungere ad uno scontro con il mondo cattolico e contadino in modo particolare, come avrà ragione a non cercare lo scontro sul referendum per il divorzio, che infatti vedrà la vittoria per una risicata maggioranza; come per quanto attiene la materia dell’aborto, costringendo sempre le forze reazionarie a venire allo scoperto a cercare lo scontro e passo dopo passo guidare il movimento democratico e progressista ad avanzare e consolidarsi. Sarà forza politica nazionale senza la quale nessun referendum sarebbe stato possibile vincere a conferma del ruolo decisivo per il progresso sociale, civile, democratico, culturale ed economico.

Il ruolo della Chiesa e del clero.

In questi 55 anni della Repubblica il ruolo della Chiesa e del clero è sempre stato di sostegno alle peggiori scelte reazionarie e di restaurazione della borghesia italiana. Facendo un uso illegale delle parrocchie, della messa domenicale, della confessionale ha eccitato e spinto allo scontro ideologico

il paese, mettendo lavoratori contro lavoratori, braccianti, contadini e lavoratori contro braccianti, contadini e lavoratori. Mentre proclamava l’inscindibilità della famiglia metteva padri contro i figli e figli contro i padri, mogli contro i mariti, eccitando, sobillando dai confessionali e dal pulpito.

Fino ai primi anni Settanta ha fatto un uso criminale di una legge reazionaria: per essere assunti occorreva tra gli altri documenti presentare un “ certificato di buona condotta” che veniva rilasciato dalla locale parrocchia, senza parlare dell’uso smodato di raccomandazioni al fine della lotta antioperaia ed anticomunista. Giunge a scelte senza pudore nella campagne elettorale del 1948 e per tutto il periodo 1948-1960, con processioni durante le campagne elettorali e persino durante ed in concomitanza con comizi e manifestazioni politiche.

Giunge ad una violenta truculenza nella campagna contro l’aborto, per non parlare dei comitati civici di Gedda. Base e copertura di manovre reazionarie, sempre pronta a sostenere, appoggiare e dare copertura ad organizzazioni illegali terroristiche come la Gladio, la P2, il colpo di stato del 1963 e non mancherà di apportare il suo originale contributo alla legittimazione del terrorismo quando con Montini, papa Paolo VI, rivolgendosi ai terroristi proporrà loro lo scambio di se stesso al posto dell’on. Moro, in evidente e totale opposizione alle scelte dello stato italiano di non trattare e di non attuare alcuna forma di riconoscimento del terrorismo, agendo così da copertura e legittimazione della propaganda che voleva far passare tale delegittimazione e destabilizzazione dello Stato italiano attraverso falsi sentimenti di pietà e valori cristiani della sacralità della vita.

E’ sostegno infine delle scelte reazionarie italiane degli anni Novanta, di cui ne sfrutta appieno la momentanea debolezza per le evidenti difficoltà del movimento operaio e sindacale e comunista italiani per imporre uno stato confessionale, fino a giungere a pesanti ingerenze, quotidiane, nella vita interna della Repubblica. Cassa di voti e di ricatti in tutte le campagne elettorali; strumento principe del voto di scambio e del controllo del voto tramite la strutturazione delle preferenze, di cui poi se ne avvarrà la mafia e la camorra, ma la cui ideazione è propria di una parte del clero meridionale e campano in particolare. Sostegno sempre dei peggiori candidati e delle peggiori politiche.

Nemico violento della riforma agraria prima e della politica delle Riforme di struttura, che intaccavano le sue rendite immobiliari e parassitarie, alleato ed amico sinceri dei latifondisti e di tutti i peggiori capitalisti reazionari; in prima fila sempre contro il movimento dei lavoratori. Ha attuato ed attua una spietata politica di repressione violenta contro qualsiasi movimento di timida innovazione al suo interno, praticando con assoluta disinvoltura l’espulsione ed il ricatto contro quanti tentano, sperano si illudono di poter introdurre un qualche rinnovamento nella struttura feudale-reazionaria della Chiesa.

La recente cacciata di don Vitaliano è solo il più recente caso, come quello di Ciambriello negli anni Ottanta, ecc. ecc. Fomentatore violento della scissione sindacale nel 1948 ne assunse ruoli e funzioni sia in quadri che in copertura; e per quanto attiene la copertura sia politica ed ideologica e sia organizzativa e finanziaria: canale tramite il quale passarono centinaia di miliardi di dollari per sostenere la scissione sindacale e la formazione della Cisl.

E’ questa una lunga e violenta e sanguinaria storia tutta ancora da scrivere, ma che indica in maniera netta come in alcun modo sia possibile vedere nel Vaticano e nella Chiesa e nel clero, in generale, un qualche sostegno, aiuto o alleato nella lotta per il progresso civile, sociale, economico del Paese.

 

La battaglia culturale

In chiusura non può essere dimenticato il ruolo del movimento operaio e comunista nel campo culturale, nel processo di formazione di una diffusa coscienza civile e democratica, capillare, diffusa senza la quale la Repubblica non sarebbe stata in grado di reggere al violento assalto di questi 55 anni. E non parliamo solo del grande contributo culturale portato da intellettuali comunisti in ogni campo della conoscenza da quello letterario, artistico e cinematografico ma sul piano delle stesse scienze naturali e sperimentali.

L’importante ruolo svolto nei confronti degli intellettuali nel tenerli sul terreno democratico e progressista, consentendo loro, nella piena autonomia del loro pensiero, di portare il loro contributo nelle assemblee elettive a tutti i livelli, arricchendo così le stesse assemblee elettive del contributo di queste importanti forze intellettuali. Parliamo qui della politica di candidare indipendenti nelle liste elettorali del Partito Comunista Italiano, garantendone l’elezione a scapito della stessa rappresentanza numerica nelle assemblee elettive.

Vogliamo evidenziare invece quella capillare azione svolta dalle sezioni del Partito Comunista Italiano per tutti gli anni Cinquanta-Sessanta e fino ai primi anni Settanta tramite le quali venivano organizzati corsi per leggere e scrivere, conferenze, dibattiti sui problemi della cultura, che vedeva portare nelle sezioni operaie e popolari, nei quartieri scrittori, registi, pittori, scultori, scienziati in genere, che ha costituito un momento importante nella crescita culturale dei lavoratori e del Paese più in generale.

La funzione delle case del popolo, dell’Arci questa direzione è stata inestimabile ed insostituibile, specie nella più totale ed assoluta assenza di una qualsiasi iniziativa della borghesia in qualsiasi sua sfaccettatura.

In Chiusura.

Non possiamo chiudere questa relazione senza un commento alla recente legislazione circa il cosiddetto “ lodo Meccanico”.

La legge costituisce un’aperta violazione non solo della Carta Costituzionale, ma della stessa ampia e consolidata giurisprudenza, che affonda la sua radice nel diritto romano.

La perseguibilità per reati comuni per quanto concerne le alte personalità dello Stato era già pratica consolidata nel diritto romano e nell’antica Roma, basti qui ricordare le orazioni di Cicerone.

Essa viene abolita con il diritto feudale che riconosceva un diritto divino e quindi assoluto al principe ed ai dignitari, che facevano essi stessi la legge. Viene invece ripristinato con il diritto borghese, che fa risiedere il potere nel popolo – come cita il preambolo del progetto di costituzione europeo citando appunto il greco Tucidide – e stabilisce il principio dell’uguaglianza di tutti i cittadini indipendentemente dalla carica e dal ruolo che ricopre nella società. Nello sviluppo della democrazia, prodotto dalla lotta politica e dall’uso che la maggioranza aveva fatto del potere che aveva avuto conferitogli dal popolo nelle elezioni di limitare e reprimere la minoranza, viene introdotto il principio dell’immunità parlamentare. Esso riguarda però unicamente ed esclusivamente i reati che un eletto del popolo, un deputato, un consigliere, può commettere nell’esercizio del suo mandato e non riguarda in maniera assoluta i reati comuni: truffa, concussione, furto, corruzione, illeciti amministrativi, evasione fiscale, ecc. ecc. Onde impedire che sotto la scusa di reati comuni potesse venire infastidito un rappresentante della minoranza e quindi esercitare un’indebita pressione e sottoporlo così a procedimento penale o attuare una forma di spionaggio politico con la scusa della perquisizione e del sequestro di materiale trovato nella sede o in casa, la legislazione richiede che prima di essere sottoposto ad indagine, a perquisizione, ecc. il Parlamento prenda in esame il caso e verifichi che non vi sia un volontà persecutoria o una costruzione di prove false tendenti a limitare il diritto dell’opposizione, tramite la persecuzione illecita di un suo rappresentante.

Questo principio è, poi, quello che è stato accolto dal Parlamento europeo in materia di immunità parlamentare. Ma esso non riguarda affatto reati comuni commessi dal soggetto prima della sua elezione.

L’introduzione del cosiddetto “ lodo Meccanico” costituisce quindi un’aperta violenza di tutta la giurisprudenza ed il ripristino della giurisprudenza feudale, da cui ci siamo liberati attraverso un tortuoso cammino fatto di lotte che è durato oltre 700anni. Gli Stati Uniti d’America hanno incriminato i loro Presidenti della Repubblica e la Costituzione ne prevede l’empeachement, recente è il caso di Bill Clinton, più noto Nixon ed il Watergate, ma vi sono altri esempi.

Grave e preoccupante è quindi la decisione del Parlamento italiano di approvarla ed i parlamentari che lo fanno se ne assumono la responsabilità morale, prima che politica.

Non diversamente da quanti nell’opposizione fanno piedino o si sono opposti ad una battaglia contro come la Margherita ed i socialisti di Borselli.

Grave è la copertura che il presidente della Repubblica ha dato, legittimando una tale scelta con la storia del semestre italiano.

Il Presidente della Repubblica ha invitato a non inasprire i toni ed a cercare l’unità, avrebbe fatto molto prima a dire al Presidente del Consiglio di essere nella legalità dei reati comuni e di non circondarsi di uomini implicati in gravi reati comuni.

L’approvazione di una tale legge non mette al riparo il Presidente del Consiglio, che l’inchioda invece alle sue responsabilità penali e civili, giacché un tale legge legittima e conferma quanto magistratura ed opposizione dicono, tant’è che la maggioranza ricorre alla legge per coprire imbrogli e misfatti: a dichiarazion di parte, inutilità di prove!

Questa legge delegittima l’Italia e la sua alta tradizione giurisprudenziale oltre che il suo prestigio morale prima che politico. Il risultato che si ottiene è opposto a quello che si voleva perseguire: si consegna, cioè, nelle mani del Parlamento europeo, un Presidente più che dimezzato, che non ha alcun credito morale, se si è fatto approvare una legge ad hoc che lo mettesse al riparo per reati commessi prima di essere eletto, reati comuni che niente hanno a che vedere con la sua attività politica ed il programma del governo e della maggioranza di cui è massima espressione.

Come Istituto esprimiamo una preoccupazione seria e grave per questa scelta, tramite la quale abbiamo il sospetto che altri perseguano altri obiettivi, in continuità con quella linea del dopo Resistenza, tendente a delegittimare il Popolo, il Parlamento e lo Stato italiani ed a dare del popolo lavoratore italiano un’immagine ed un credito atto a sminuirne il ruolo che esso ha svolto in questi cinquantacinque anni anche in Europa, nella lotta per la pace, la democrazia, il progresso.

Una borghesia miope e mentecatta, vile, che non si sente espressa e rappresentata e non è in grado di esprimere e rappresentare questo Popolo, questa Repubblica, questo patrimonio ideale e civile, che persegue quindi l’obiettivo di accomunare tutto e tutti al suo livello, ossia la livello più basso e così sperare di nascondere la sua natura mentecatta e di nessun profilo morale, politico e civile.

L’opposizione a questa legge è dovere tutti i lavoratori, di tutti i cittadini onesti e ci auguriamo che la sinistra, al di là delle ventate di testa di qualcuno come la recente denuncia per tradimento alla costituzione del presidente del Consiglio, sappia mantenere fede all’impegno assunto: di un referendum abrogativo di tale legge, sapendo guardare oltre le eventuali divisioni che questo può comportare con una parte della coalizione, ed unire attorno a sé, al di là delle differenti opinioni politiche e dei diversi schieramenti elettorali, il Paese, i lavoratori ed i cittadini onesti.

Se la sinistra farà prevalere opinioni e valutazioni tattiche, contingenti, di comodo o di poltrona, arrecherà un danno ancora maggiore della legge “ Maccanico”, giacché invece di essere e fare diga al dilagare della malversazione politica, darà la stura alle peggiori spinte illegali, demoralizzerà le forze sane del Paese disperdendone il potenziale e la volontà di cambiamento, legittimerà la certezza della impunibilità. Mostrerà che questa sinistra e questi parlamentari non sono in grado di esprimere la continuità della grande tradizione della Costituzione Italiana e di questi 55 anni della Repubblica Italiana.

Come Istituto saremo in campo e siamo in campo sin da questo momento e senza riserva, nei modi e nelle forme proprio del nostro Istituto.

 

1 Rinviamo qui al lavoro dell’Istituto, La rivoluzione borghese in Italia: 1646-1648 – “ Masaniello”.

2 Rinviamo qui alla Relazione sulla Rivoluzione d’Ottobre del novembre 2002.

3 Rinviamo qui alla relazione sul ruolo dell’Armata Rossa nella 2° guerra mondiale, Teramo, marzo 2003.