Socialismo 2000

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX - FRIEDRICH ENGELS



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Le prospettive della lotta

per il Socialismo

alle soglie del 2000

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 







Teramo, Casa del Mutilato

30. giugno. 1999

La realtà che abbiamo di fronte si presenta come un pesante sbarramento al socialismo.

Una sconfessione netta ed inappellabile delle teorie marxiste e del superamento della società capitalista e la transizione al socialismo.

Le stesse ultime elezioni indicano un'avanzata netta della destra con un consenso forte di voti.

La sinistra arretra pesantemente ed i comunisti escono da consigli comunali, come qui a Teramo ed il consenso è falciato. Una massa enorme si stacca dai comunisti con l'astensione, creando così un solco tra i comunisti e questa vasta fascia operaia e popolare.

Il capitalismo da parte sua afferma con forza la sua egemonia, impone con arrogante brutalità la sua presenza ed il suo ordine con la forza spaventosa delle armi e della più alta tecnologia combinata con le armi; imponendo così un'immagine forte, invincibile.

Le borghesie dei singoli stati imperialisti raccolgono risultati nella loro politica di rapina, di sfruttamento: tagli allo stato sociale, tasse da una parte ed elargizioni di migliaia di miliardi, sgravi fiscali, violenta imposizione di livelli salariali, privatizzazioni. La pesante ridistribuzione delle ricchezze in favore di uno sparuto gruppo di parassiti e questo unito ad un sostenuto profitto che le società si dividono da almeno dieci anni in qua, e dall'altra una crescente miseria, con un innalzamento feroce della soglia di povertà, della disoccupazione e con una sostenuta diversificazione alimentare dove al decremento dell'uso dell'olio di oliva fa riscontro un incremento della margarina e con una diversificazione nell'uso delle varie qualità di carne a discapito di quelle di prima scelta per quelle di secondo e terzo taglio, una diversificazione alimentare negli stessi salumi e formaggi e del consumo ittico. Tutto questo si accompagna ad un lusso sfrenato ed una sfrenata ostentazione di ricchezza, di spreco in violento dispregio delle condizioni di vita della massa degli uomini:

è questo il caso della mini-Ferrari da settanta milioni come dono di Natale; o le serate di gala che sono un autentica saga della vanità ottusa ed insulsa, dello sperpero e dell'arroganza di una borghesia parassitaria. Questo assieme all'autentico Bollettino di Guerra giornaliero degli infortuni sul lavoro in morti ed incidenti invalidanti, e questo assieme al taglio delle pensioni ed al regalo delle decine di migliaia di dollari del fondo pensionistico, recentemente regalato dal governo alla borghesia monopolistica a cui fa da contrappasso le somme da capogiro che vengono bruciate in aste che battono altissimi prezzi in decine e centinaia di miliardi per cose insulse, inutili e di nessun valore culturale, scientifico: un pezzo di abbigliamento intimo di…, o ..

Ma nonostante tutto questo il sistema capitalistico è inchiodato ad un tasso di crescita insignificante e da un tasso di inflazione troppo basso con una forte contrazione del prodotto interno lordo e del risparmio: r e c e s s i o n e. Il sistema capitalistico tenta, cioè, disperatamente di sfuggire alla crisi recessiva, ma ne viene attirata come da una possente calamita verso quel baratro e niente riesce ad allentare o ritardare l'avanzata verso quel baratro.

La stessa 1a Guerra Balcanica ha tra i suoi motivi quelli di sfuggire, ritardare la crisi recessiva. Ma per ogni passo in direzione dell'allontanamento fanno seguito due passi nella direzione opposta.

La produzione non cresce, la sovrapproduzione capitalistica non cessa di aumentare, le forze produttive spingono per un più alto e diverso sviluppo ed i rapporti di produzione legati al profitto medio frenano distorcono tale spinta; i consumi si contraggono e lo sviluppo scientifico non agisce più rivoluzionando di continuo i mezzi di produzione, da freno alla caduta del saggio di profitto, ma da pesante condizionamento, giacché il suo ulteriore avanzamento richiede una massa sempre più esponenziale di capitali, che non riesce a rastrellare per la crisi dei mercati, la coartazione dei consumi e del risparmio.

[ Una più esatta comprensione di questo processo saremo in grado di coglierla

quando faremo in Settembre " La Teoria Economica marxista" ].

La Recessione.

Ciascun gruppo monopolistico cerca di sottrarsi scaricando sugli altri la crisi;

ciascun paese imperialista cerca di farne pagare i costi a gli altri paesi imperialisti

e tutti insieme di farne pagare i costi ai popoli ed al proletariato.

Questo il senso delle feroci guerre commerciali che vengono contrapporsi l'Europa, il Giappone e gli Usa e tra i vari gruppi monopolistici. La forma classica è quella delle limitazioni all'importazione di un determinato prodotto, come il recente sulle banane tra Europa e Usa, o quella di azioni di protezione monopolistica come quella adottata dagli Usa nel settore degli aerotrasporti, che facilitando alcuni grosse funzioni tagliava quelle europee da importanti mercati.

Ma non sono da meno, anche se in forma diversa, quelle condotte con la mucca pazza, la diossina e la Coca Cola di questi ultimi giorni; quando non si ricorre ad autentici atti terroristici come quello che ha visto coinvolto una importante casa produttrice di panettoni nel periodo di Natale del dicembre 1998.

Eppure da dieci anni , con la " caduta del muro di Berlino", sono cadute nelle mani di questa borghesia monopolistica le immense ricchezze dei paesi socialisti: mercato, apparati industriali, ricerca scientifica, materie prime. Questo non ha attenuato la crisi, ma l'ha aggravata.

Era già avvenuta una cosa simile tra il 1840-1860 con la sottomissione da parte dell'Inghilterra in primo luogo degli importanti mercati della Cina. Marx ed Engels misero ben in guardia che questo si sarebbe risolto in un aggravamento della crisi, giacché agendo l'anarchia nella produzione, eccitando tutti i singoli capitalisti ed eccitando speranze infondate, aggravando ed esponenziando

la sovrapproduzione e quindi la caduta del saggio di profitto.

La politica di spoliazione verso i paesi dell'est europeo non ha eguale in tutta la storia del capitalismo mondiale: decine di milioni di uomini gettati al rango di barboni, costretti a vivere in cartonville.

Tutto questo non ha allentato, né allontanato, la recessione, ma l'ha aggravata e resa sempre più vicina. Non diversamente nei paesi coloniali ove il dominio imperialista rapina ricchezze e sfrutta i popoli, costringendoli ad avere un debito pubblico oramai insanabile.

Le recenti elezioni europee per l'alto livello di astensione: Inghilterra il 78%, Germania 60%, Italia 32%, ecc. mostra la gravissima crisi di egemonia, del controllo e del consenso delle classi dominanti. Lo stesso recente risultato elettorale amministrativo con punte di astensione nella seconda fase con il 60% degli astenuti mostra la grave ed irreversibile crisi di egemonia e di consenso, che attanaglia la borghesia italiana. E' indubbio, dato il progresso compiuto dalla destra borghese, che la fascia degli astenuti riguarda esclusivamente forze operaie e popolari che in passato erano organizzate dalla sinistra od avevano per punto di riferimento la sinistra. Ma un più attento esame dei flussi elettorali mostra qualcosa di ben più grave: fasce operaie e popolari, settori più deboli della piccola borghesia: artigiani, commercianti, ecc. hanno fatto venir meno il voto, e quindi il consenso, alle forze in lizza, mentre quelle medie si sono diversamente distribuite; forze popolari ed operaie dello stesso blocco conservatore si sono astenute.

In Italia, ma in tutto il mondo capitalistico, la grave crisi economica ha determinato una grave spaccatura nel blocco sociale, che ha diretto il paese negli ultimi cinquant'anni. La lotta dei contadini del nord-est e le risposte repressive della borghesia monopolistica ha spaccato il blocco sociale dominante, ha cioè contratto la base sociale del dominio borghese, dal quale non si è più riavuta e che ha continuato, invece, ad approfondirsi. A partire dal 1994 assieme a questo una ulteriore grave frattura si è aperta nel blocco sociale dominante tra il grande capitale monopolistico e la piccola e media borghesia: artigiani, commercianti, piccoli e medi imprenditori. L'esposizione debitoria verso le banche si è innalzata e nel contempo sono aumentate quelle che vengono definite le sofferenze bancarie: ratei non pagati, assegni scoperti, ecc. che al giungo 1998 ammontavano, fonte Corriere delle Sera, a 100 mila miliardi.

Questo comporta un rastrellamento di beni dei protestati per un valore decine di volte superiore, i cui beneficiari sono i grandi capitalistici, le grandi società finanziarie, banche in testa.

La recente guerra ha aggravato questa scissione, sconvolgendo l'intero mercato ittico, coinvolgendo marinai, pescatori, piccoli e medi proprietari di imbarcazioni. Lo stesso turismo ne risentirà, E questo proprio su quel versante -l'Adriatico - che nell'equilibrio più complessivo e nella formazione e tenuta del blocco sociale e del consenso rivestiva, e riveste, una delicata funzione.

Lo stesso governo italiano non è andato immune da lacerazioni, a parte il non poco chiaro assassinio del Dott. D'Antona, ma le dimissioni del Ministro del Lavoro e la sostituzione con un personaggi decisamente grigio come l'on. Salvi stanno ad indicare il tasso di contraddizioni che lacera il governo italiano in carica.

Lo stesso imperialismo esce diviso e dilaniato da questa guerra. Le contraddizione tra gli Usa e l'Europa si sono aggravate: gli Usa sono stati costretti a farsi da parte per l'Onu, ed in questo è stato scaricato dai suoi partners più stretti, quelli europei, che invece tendono ad avocare a sé la soluzione del problema balcanico, parlando dei Balcani come un problema europea e che spetta all'Europa affrontarlo, risolverlo e farsene carico. Gli Usa che avevano aggredito la Jugoslavia proprio per scavalcare l'Onu e la Russia ha dovuto accettare ora proprio l'Onu e la Russia, ed assieme all'Onu far entrare la Cina, il Giappone, ecc. Questo mentre nel blocco imperialista europeo si inaspriscono le contraddizioni, in precedenza tenute a bada dal blocco Usa-Inghilterra: da una parte il blocco europeo contro l'Inghilterra, che assai poco ha gradito la totale acquiescenza britannica alla politica egemonica statunitense; tra la Germania ed il blocco anglo-francese e dove l'Italia ne esce letteralmente dilaniata, giacché ciascun blocco la tira da una parte e l'Italia non è nelle condizioni di poter decidere e scegliere.

L'intero processo di concentrazione monopolistica a livello mondiale si è ulteriormente innalzato tale che l'intero globo oggi e dominato da non più di venti grandi holdings, ove la più piccola ha un fatturato annuo superiore al bilancio federale degli Usa ed i cui singoli grandi capitalisti non superano le centinaia di unità. Le linee di sviluppo e le leggi fondamentali scoperte da Marx ed Engels sono state tutte confermate nel corso di questi 150 anni.

Guerre commerciali e guerre coloniali assieme a guerre interimperialiste per interposta persona si susseguono ad un ritmo impressionante. Dopo l'apertura del fronte del golfo con la 1a e 2a guerra del Golfo ancora in atto, l'imperialismo ha aperto un secondo fronte, quello delle guerre balcanica, la cui 1a di è appena conclusa, ma che ha lasciato profonde lacerazioni nel campo imperialista in generale e costituendo per l'Imperialismo Usa e per l'intero campo imperialista una incrinatura strategica irreversibile. Insieme a questi due fronti aperti, si inserisce quello del sud- est asiatico con la guerra India-Pakistan, le guerre in Africa ed infine quelle in Palestina.

L'imperialismo si invischia in mille conflitti che non può mantenere ed in questo disperato tentativo di prevenire e parare le più immediate falle nel sistema di rapina e di oppressione imperialista disperde forze, spreca energie, indebolendosi in maniera decisiva e presentandosi così assai più vulnerabile. Si aggrava così nn solo la crisi imperialista, ma si aggrava anche la crisi politica: contrazione della base sociale del blocco dominante e dell'egemonia e del consenso, di pari passo con il processo di impoverimento ed immiserimento materiale e spirituale delle stesse popolazioni delle cittadelle imperialiste.

Una situazione in forte movimento, ancor più complessa ed instabile nei singoli settori: avio, motori, metalmeccanica, siderurgia, chimica, genetica, medicina, astronautica, satellitare, telefonia: qui avete di recente assistito ad una autentica guerra tra cannibali con la scalata Olivetti alla Telecom; ed ancora l'agricoltura è soggetta ad una selvaggia aggressione ed è sede di una brutale guerra di accaparramento tra le varie grandi holdings per le innovazioni scientifiche e tecnologiche legate alla manipolazione genetica vegetale ed animale. Il campo della ricerca scientifica è un autentico campo minato, qui la guerra non ha limiti né confini e costituisce uno dei settori più delicati dell'intero sistema imperialista, perché il suo progredire mette in discussione il più complessivo dominio capitalistico.

Dietro cioè l'apparente calma, l'apparente onnipotenza dell'imperialismo, si agitano possenti forze che agiscono per la dissoluzione ed il superamento dei rapporti di produzione capitalistici.

Ma la realtà capitalistica quotidiana che gli uomini vivono è la realtà vincente del capitalismo.

Le singole spinte di opposizione nei singoli paesi e nel più complessivo campo imperialista vengono singolarmente affrontate e sconfitte. Esse non riescono cioè a trovare un momento di unificazione e di sintesi in un più complessivo quadro di trasformazione dei rapporti capitalistici di produzione ed in questa uova forma acquisire forza per intaccare il dominio del capitalismo.

Il punto nodale è, cioè, esattamente qui: l'assenza di un centro di direzione nazionale ed internazionale in grado di promuovere, accelerare, unificare le varie spinte del sistema capitalistico.

Tutte le energie della borghesia sono tese proprio ed esattamente ad impedire la formazione e costituzione di questo centro. A tal fine essa conduce una lotta mortale contro il marxismo e contro il materialismo dialettico, dai media alle aule universitarie, dalla religione eccitando idee, teorie mistiche, irrazionali ed eccitando il fanatismo religioso con guarigioni miracolate, lacrimazioni di statue, edicole votive, ecc. con la propagazione, attraverso un sostegno attivo sul piano della pubblicità e finanziario, di idee e teorie antiscientifiche, che possono contrastare il materialismo dialettico. Diffonde così a piene mani il veleno dell'analfabetismo culturale, che nella sostanza non è dissimile dall'analfabetismo vero e proprio, anzi è più pericolo, giacché si pretende poi di poter essere in grado anche di dare spiegazioni ed argomentare il proprio analfabetismo.

La situazione nella quale ci veniamo a trovare vede da una parte un capitalismo lacerato dalle sue contraddizioni in maniera esponenziale e quindi una realtà oggettiva favorevole, molto di più di 20 o 30 anni fa;

dall'altra una incapacità ed impossibilità soggettiva che si ritorce contro fino a divenire elemento importante dell'arretramento e delle vittorie della borghesia sul proletariato da parte della borghesia.

In sintesi.

La borghesia vince unicamente, esclusivamente, per la debolezza del proletariato,

ma non per sua forza intrinseca.

Dalla situazione attuale con queste forze della sinistra non si esce.

Esse sono destinate a scomparire, a morire ed in questo loro declino trascinano il movimento operaio e comunista, nel senso che la pessima direzione determina confusione, disorientamento, divisioni, lacerazioni, disgregazioni, contrapposizioni sterili, fideismi e dogmatismi; il pullulare di cento teorie astratte senza alcun fondamento alcuno, che nascono propri ed esattamente su questo terreno della disgregazione e favoriscono un ulteriore disgregazione e divisione.

Da questo punto di vista di grande importanza è l'esperienza della Repubblica Napoletana del 1799, che come Istituto abbiamo posto al centro quest'anno.

La sinistra, cioè, uscita dalla II e dalla III Internazionale è obsoleta ed in quanto tale non ha futuro alcuno. La teoria e la tattica, l'analisi, la strategia e la tattica del XX secolo si sono talmente profondamente modificate che esse non sono più in grado di dirigere alcun processo, anche il più elementare, giacché utilizzano vecchie teorie, vecchie forme di organizzazione e di lotta ed in quanto tale nn possono che raccogliere sconfitte, anche quando si aprono nel fronte imperialista importante lacerazione, come questa della 1a guerra balcanica, o mezzi vittorie, che si trasformano in un ulteriore momento di divisione e lacerazione, accelerando il processo di disgregazione.

In queste condizioni il proletariato non ha un suo partito politico ed in quanto tale non svolge un suo ruolo autonomo. Agisce, invece, come massa di manovra e carne da cannone sotto la direzione politica, ideologica ed organizzativa delle varie fazioni e frazioni della borghesia. E' cioè esclusivamente massa di manovra dell'attuale lotta interborghese.

Il proletariato, cioè, nelle attuali condizioni in quanto soggetto politico è assente.

Queste odierne formazioni, allora, al di là delle dichiarazioni di intenti, nella misura n cui attrezzano una opposizione agli attacchi del capitale, pur rimanendo inefficaci nella sostanza i loro sforzi od intenti, assolvono al ruolo oggettivo positivo di ritardare, frenare, attenuare l'attacco e l'avanzata capitalistica. Per questa funzione tattica oggettiva esse vanno sostenute, ma senza alcuna illusione in merito e nella piena coscienza che nell'immediato finiscono per trascinarci nel loro declino come si è detto. Vanno sostenute per essere superate.

L'esperienza di questi ultimi dieci anni ha mostrato tutta l'infondatezza di voler continuare la battaglia politica rimuovendo quanto accaduto nel dicembre 1998.

Ha dimostrato tutta l'infondatezza di addebitare all'U.R.S.S. ed alla costruzione del socialismo in quei paesi la causa. E consequenzialmente la assoluta infondatezza di voler sostituire il marxismo, quale concezione teorica del proletariato, con altre teorie più o meno alla moda o ripescando dal passato idee e teorie che già all'epoca loro erano quantomeno arretrate.

La caduta della maggior parte dei paesi socialisti, non va dimenticato che esistono ancora società socialista: la Cina, la Corea del Nord, il Vietnam, Cuba, le quali ovviamente hanno dovuto modificare la loro tattica per le mutate condizioni internazionali, va attribuito alla modifica di fase che si è avuto verso la metà degli anni Settanta, data dallo sviluppo scientifico e tecnologico, che ha modificato i rapporti di forza all'interno del campo imperialista, attraverso un più alta concentrazione monopolistica e quindi un accentramento maggiore del comando del capitale sul mondo, e quindi una maggiore efficienza dei centri mondiali del capitale la BM ed il FMI e messo in grado questo di concentrare maggiormente il suo attacco contro il socialismo: ha modificato, rivoluzionandolo profondamente il modo di produzione capitalista e quindi la composizione delle classi ed i rapporti all'interno delle stesse altre classi modificatesi. Ha incenerito tutta la vecchia concezione del mondo ponendo problemi nuovi e nuove forme di costruzione del consenso e del dominio.

A tutto questo dalla metà degli anni Sessanta il Movimento Comunista Internazionale non è stato in grado di dare risposte, accumulando ritardi e quindi riducendosi ad utilizzare le identiche categorie di pensiero e di analisi oltreché di forme di organizzazione e di lotta, che lo hanno logorato per oltre un trentennio, finendo così esausto per cadere sotto l'attacco concentrico del capitale monopolistico mondiale, che si era oramai già diversamente riorganizzato con al centro le strutture delle holdings internazionali. Lo sviluppo scientifico e tecnologico ha determinato quindi la obsolescenza tutta la scienza della Politica del XX secolo e consequenzialmente teorie, tattica, strategia, forme di lotta ed organizzazione .

Sul piano storico questa non costituisce affatto una novità, ma costituisce una assoluta normalità: in tutta la fase di transizione da una società ad un'altra prima che questa si affermi definitivamente le nuove società che sorgono vanno incontro a sconfitte, giacché quella forma, corretta in una determinata fase della transizione risultava obsoleta nella nuova e quindi andava incontri a problemi e contraddizioni fino al suo crollo. L'Istituto sin dal 1992 ha ampiamente argomentato e documentato la natura del processo della transizione e le leggi che lo regolano.

Il problema allora è quello di recuperare i ritardi accumulati ed attrezzare le risposte all'altezza dei tempi. Questo il nocciolo del problema, si tratta di rimboccarsi le maniche, prendere atto della sconfitta epocale ed attrezzarsi consequenzialmente, senza salti nel buio o impazienza.

Occorre avere la chiara coscienza che si tratta di costruire tutto da capo, secondo la nuova realtà, ossia secondo la nuova fase storica della transizione, questo senza liquidare la nostra esperienza storica di centocinquanta anni. Abbiamo cioè un ricco patrimonio di vittorie e conquiste, mai realizzate in tutto il corso della Storia. Dobbiamo allora ricercare e costruire dentro il solco della Ia, della IIa e della IIIa Internazionale, avendo bene in mente che questa è la fase della transizione dal capitalismo al socialismo, che è in atto una lotta mortale tra due campi, due sistemi, due concezioni opposti ed inconciliabili e che entrambe le classi conducono questa lotta su tutti i fronti, con ogni mezzo, in tutte le condizioni e che la classe dominante vi conduce una lotta disperata, accanita.

In questa lotta disperata, che ha per fine quello di resistere un minuto di più, la borghesia ha fatto il bilancio dell'esperienza storica complessiva della lotta di tutte le classi sfruttatrici che si sono finora avute e che nella sua lotta disperata per resistere un minuto in più mette in campo tutte le forme di lotta ed organizzazioni che le classi sfruttatrici hanno messo in campo, combinandole variamente ed elaborandone di nuove. Un esempio classico è il lavoro portato a termine da Luttwak sull'impero romano. Noi dobbiamo avere piena coscienza di questa situazione e della situazione di assoluta disperazione nella quale la borghesia a livello mondiale si trova. Essa è letteralmente assalita, lacerata, dilaniata dall'assalto possente delle moderne forze produttive ed oggi tutto il suo orizzonte non va al di là del sopravvivere un minuto di più ed a questo piega tutta la sua strategia e tattica e tutte le forme di lotta e di organizzazione che mette in essere per esercitare il controllo, il dominio, l'egemonia. Si tratta allora di elaborare risposte nuove ai problemi nuovi, risposte adeguate al nuovo livello dello scontro di classe. Senza di questo non saremo in grado di formare i nostri nuovi quadri, attrezzati e preparati per la nuova fase del processo di transizione.

Due esempi per rendere l'idea:

nel corso di questi dieci anni molti degli attacchi condotti contro il proletariato non avevano alcuna ragione sostanziale, avevano unicamente lo scopo di mantenere il proletariato sotto un costante attacco per disgregarne le forze ed impedirne nel contempo la riorganizzazione. Ultimo in ordine di tempo la recente questione delle pensioni, che poteva essere posta in maniera diversa ed invece è stata osta nella forma dell'attacco frontale e diretto, mirante proprio ed esattamente a costringere il proletariato a correre a difendere quel fronte, nel frattempo altre forze attaccano su altre fronti e versanti: la Chiesa su quello delle coscienze conduce una lotta mortale contro il marxismo e per l'avvelenamento delle coscienze; dalle aule universitarie viene condotta una lotta disperata antiscientifica contro il materialismo storico e dialettico; attraverso teorie ed idee estranee al proletariato vengono mantenute divise le forze del proletariato ed organizzate in forme diverse ed estranee al proletariato.

Un secondo esempio è quello della lotta che vede opposto D'Alema a Veltroni: è indubbio che tirare fuori la storia delle pensioni a cinque giorni dalle elezioni con l'eclatante opposizione sindacale, significa contribuire in modo sostanzioso a rafforzare un clima di non certa fiducia verso il DS, cosa che in verità poteva benissimo essere sollevata dopo, non sussistendone i motivi di urgenza.

Qui invece si assiste ad una lotta fratricida all'interno dello stesso partito di maggioranza, ove una fazione lavora per indebolire l'altra e nella forma di contribuire a creare un clima non favorevole in campagna elettorale. Questo significa che esiste una lotta disperata tra varie ali della borghesia monopolistica, che scelgono proprio il terreno elettorale per una resa dei conti. Cosa prepara questo un ricambio di Veltroni con un passaggio di mano della Presidenza ed un ritorno di D'Alema alla guida dei Ds o una sottomissione maggiore del DS alle scelte del premier?

Di certo la forma nella quale avviene questa lotta è insolita e mostra la ferocia dello scontro e rimanda ad una situazione di assoluta disperazione.

Occorre allora una struttura di quadri in grado di leggere questa complessità tattica ed essere così in grado di dirigere il movimento di lotta per la trasformazione, per il socialismo, altrimenti si finisce per essere subalterni alla borghesia.

Ma questa struttura di quadri non si forma all'improvviso e spontaneamente, occorre che vi sia un lavoro in questa direzione, che vi sia una pianificazione in tal senso ed essa non consiste soltanto nella formazione teorica marxista, ma anche nell'elaborazione delle risposte all'altezza dei tempi.

Come Istituto abbiamo indicato i problemi nuovi che lo sviluppo scientifico e tecnologico pone sul piano della Scienza della Politica; abbiamo posto al centro il problema della Genetica ed i problemi che essa pone sul piano delle coscienze, della metodica della ricerca scientifica; abbiamo posto all'attenzione il più complessivo problema della transizione, invitando a non liquidare il passato ed a comprendere i problemi nuovi; abbiamo posto all'attenzione il problema di un nuovo progetto culturale in grado di ricomporre ed unificare le varie componenti del materialismo, ma tutto questo non basta. I comunisti devono comprendere che devono dedicare a questi problemi una maggiore attenzione e soprattutto un tempo maggiore e devono chiamare altri comunisti a questo lavoro altri comunisti che nel corso di questi anni si sono distinti per dedicazione e fedeltà alla causa del proletariato. Se non si ricostruisce una teoria all'altezza dei tempi, non si può essere in grado di condurre vittoriosamente un processo di trasformazione rivoluzionario.

Fino ad ora i comunisti hanno snobbato questo campo, ritenendo che dovessero dedicarsi ai problemi pratici, finendo però per non essere in grado di dirigerlo e non avendo riportato in questo settore alcuna vittoria sia pure parziale. Hanno senz'altro il merito di aver tenuto alzato una bandiera, ma questo non serve ed alla fine si ritorce contro, perché sfianca, crea sfiducia e quindi disgregazione.

Come Istituto vogliamo proporre qui un piano di lavoro:

  1. innanzitutto la costituzione di un gruppo di lavoro di comunisti con il compito di propagandare in maniera organica e sistematica il marxismo e di organizzare almeno una volta ogni due mesi un incontro di riflessione sui temi di attualità con lo sforzo di porre a base il marxismo come strumento di analisi. Questo gruppo di lavoro, al di fuori ma non in opposizione delle forze della Sinistra, deve tendere a divenire un punto di riferimento e di formazione teorica.

  2. Promuovere lo studio e la ricerca sulla base del marxismo della realtà politica, storica e sociale, ricomponendo così quel tessuto di analisi e di ricerca che abbiamo perduto e senza il quale non siamo in grado di condurre in porto positivamente il processo rivoluzionario di trasformazione della società in senso socialista.

  3. Gli elementi più attivi fare un passo in avanti e concorrere con l'Istituto nel condurre la battaglia teorica e culturale in grado sia di ricostituire la teoria marxista sulla base delle sfide moderne e sia di contrastare sul fronte teorico e culturale la borghesia.

Senza di questo non saremo in grado di attrezzare una teoria e quindi di formare quadri sulla base della teoria. Lo sforzo deve consistere allora non solo nel vincere le reticenze ed avviare questo lavoro di studio e di ricerca, ma deve essere anche quello di individuare singoli comunisti in grado di poter contribuire e chiamarli a questo lavoro, facendo loro comprendere l'utilità di tale lavoro.

Con molta franchezza voglio dire che molti quadri hanno dislocato la loro posizione in maniera errata: la loro esperienza e maturità politica impone loro non quello di stilare qualche volantino o stare dietro alle beghe quotidiane, non è questo il compito a cui sono chiamati, ma a quello di formare quadri, di trasmettere la loro esperienza e capacità politiche acquisite e contribuire all'elaborazione di una teoria all'altezza dei tempi, di un programma, di un'analisi, di una strategia e di una tattica. Il loro compito cioè non è quello di stare ad impegolarsi in mille questioni e polemiche, ma essere momento di crescita teorica, essere in grado cioè di partire da quelle mille questioni quotidiane per impostare un ragionamento più complessivo, essere momento di sintesi, ecc. Questi quadri invece finiscono per perdersi dietro le questioni quotidiane, per rincorrere il quotidiano e finiscono per perdere qualsiasi autorità per essere punto di riferimento superiore. Noi dobbiamo comprendere la situazione nella quale ci troviamo ed attrezzare le risposte e posizionarci rispetto e secondo questa. Essi così finiscono per non assolvere il loro ruolo e per contribuire allo stato delle cose presenti. Una parte di questi, infine, deve comprendere la necessità di distaccarsi dal fronte di lotta immediato e venire ad occupare quello della ricerca e della battaglia teorica e culturale.

Questo richiede da parte di tutti un salto di qualità, l'abbandono del pressappochismo politico, teorico e culturale, per l'acquisizione di una visione scientifica della politica, che in quanto Scienza non può essere improvvisata e che il proletariato ha bisogno di un gruppo di suoi quadri esperti nella Scienza della Politica contrapposti a quelli della borghesia e questi possono essere, nelle attuali condizioni gli elementi più attivi e più esperti del proletariato, che in un primo momento si troveranno in pesante svantaggio, in pesante inferiorità: ma occorre cominciare, nel corso della battaglia ci formeremo, divenendo anche esperti. Certamente è più facile seguire il movimento, assai meno carico di responsabilità; ma anche qui si tratta di fare un salto di qualità, abbandonare cioè la falsa modestia ed i falsi pudori e lanciarsi nella mischia. Questi quadri devono comprendere che essi sono chiamati dalla lotta di classe ad altri ruoli e di questi nuovi compiti e ruoli a cui sono chiamati che essi devono rispondere: essi non sono come tutti gli altri compagni, hanno responsabilità anche delle sconfitte a cui questi altri compagni vanno incontro, delle loro sfiducia, ed abbandoni, perché loro hanno fatto venire meno il loro contributo. Ma poi a lungo andare questi stessi compagni abbandonano e noi finiamo per perdere contributi e patrimonio di lotta.