Tesi al 3 congresso

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

 

 

Documento Precongressuale

 

 

TESI

per il

3° Congresso





Lavoro e centralità operaia nella Crisi

La crisi del sistema capitalistico ruota attorno alla crisi della forma salariata del lavoro: attorno a questo tema vanno ammassandosi problemi, contraddizioni e si delineano possibili soluzioni. Il centro della questione passa per la definizione ed il controllo delle nuove forme che il lavoro deve e può assumere alla luce dello sviluppo scientifico e tecnologico e del conseguente superamento della Legge fondamentale del Valore-Lavoro.

Il problema oggi è, quindi, quello di capire le forme concrete in cui avviene questo processo di sottrazione del lavoro dal dominio del capitale, dalla dittatura della forma salariata di lavoro.

Su questo tema si rimanda interamente alla relazione “Programma” nella quale abbiamo argomentato e sostenuto questa tesi.

 

La crisi economica in atto è il campo sui cui bisogna esercitare la nostra analisi.

 

Questa crisi non si avvia nel 2007-2008, ma fa la sua pesante comparsa già alla metà degli anni '90 passando poi per lo scoppio delle grandi bolle speculative della New Economy e delle truffe finanziarie dei primi anni 2000 (Enroon, Parmalat, ecc). È già qui evidente come la crisi è crisi di sistema. La riproduzione allargata è già ferma a metà degli anni 2000 e le apparenti “ripresine” economiche finiscono per tradursi in crisi sempre più profonde. Questa situazione si aggrava per l'esplosione dell'economia di guerra che dai Balcani, al Golfo, all'Afghanistan, Iraq in poi diventa, prima momento di rallentamento della caduta del profitto e, poi, sua pietra tombale. L'enorme tensione finanziaria prodotta nel tentativo di tenere in piedi la circolazione del capitale -in piena fase di recessione economica- crolla con l'esplosione del debito Usa (mutui subprime, ecc) che si riversa immediatamente a livello mondiale facendo saltare la foglia di fico che copriva l'intera economia capitalistica. Con il fallimento delle grandi banche d'affari e commerciali internazionali, delle assicurazioni e di grandi colossi industriali ad esse collegate, crolla l'intera rete del sistema interbancario e si innesca una tremenda crisi commerciale mondiale. Il capitalismo fai i conti col suo tratto “anarchico” della produzione ed è costretto ad avviare una pesante ristrutturazione economico-produttiva al fine di recuperare capitali da investire nella ricerca e nell'innovazione, ovvero nel plusvalore relativo. Questo processo si manifesta con un ondata di chiusure e riorganizzazioni, guerre commerciali e finanziarie che innalzano sia lo scontro intercapitalistico che la lotta fra la grande borghesia internazionale e tutte le altre classi e frazioni di classi.

 

Va, cioè, ben fissato il fatto che, dentro costanti fallimenti e brutali attacchi al Lavoro ed ai lavoratori, è già in atto un processo di rivoluzionamento della produzione che pone problemi nuovi sul piano della Politica e della Scienza. Di tali questioni i quadri operai sembrano disinteressarsi, rallentando e rimandando una ripresa soggettiva di classe.

L'attuale processo di rivoluzionamento della produzione avviene, cioè, quotidianamente ma in modo spontaneo, caotico ed interamente diretto dalla borghesia. Il lavoro e le sue organizzazioni restano decisamente al margine di questa sfida. Sono del tutto subalterne sul piano della teoria e dell'analisi e finiscono per essere massa di manovra nella guerra tra le diverse frazioni di borghesia.

È in atto, cioè, un movimento contraddittorio che porta con sé sia spetti di distruzione materiale e immateriale della ricchezza sociale che di rivoluzionamento delle forze produttive: è su questo punto che come Istituto siamo chiamati a dare un contributo che aiuti i quadri nelle loro autonome scelte. Possibili miglioramenti localizzati e settoriali delle condizioni di vita e di lavoro sono sempre possibili in questo contesto, ma essi non costituiscono via di uscita alla crisi generale del capitalismo ed anzi ne confermano ed aggravano i contenuti. Anche all'interno del campo della borghesia si aprono riflessioni, dibattiti e si avanzano tesi -più o meno fantasiose- di superamento dell'attuale assetto capitalistico mondiale. Anche su questo dobbiamo essere presenti per ricacciare teorie e idee errate che passano nel campo del proletariato. Ciascuna frazione di borghesia legge la realtà dalla usa angolazione e produce una sua teoria. Ecco perché, al di là del continuo accelerare di una difficile quotidianità, occorre che i quadri siano formati sui temi generali della crisi al cui interno organizzare la propria attività concreta.

Il centro della nostra analisi sulla crisi capitalistica è il Lavoro ed i nuovi e più alti livelli di produttività che esso esprime grazie all'impulso scientifico e tecnologico. È esattamente dal carattere e dalla natura di questa nuova produttività del lavoro che origina il superamento della legge fondamentale di funzionamento del sistema capitalistico: la legge del valore lavoro.Ogni passo in avanti nell’innalzamento della produttività del lavoro era un passo sulla via del superamento di tale legge economica, che ha costituito la legge fondamentale per l’esistenza delle società basate sulla proprietà privata” (A. Calabria “Programma”). Il legame fecondo fra Marxismo e scienze naturali, fra marxismo e lavoro si dimostra l'unico in grado di attrezzare risposte all'altezza dell'attuale fase di transizione da un sistema economico fondato sull'appropriazione privata del Lavoro ai fini della creazione di Profitto ad uno fondato sulla associazione dei produttori su scala mondiale. Tutti i vecchi modelli teorici, politico-organizzativi e culturali preesistenti cessano di essere validi alla luce dello sviluppo delle forze produttive. Di qui il costante fallimento di tutte le risposte e le soluzioni che la borghesia attrezza, l'insufficienza di tutto il corpus delle sue teorie economiche e sociali rispetto alla crisi in atto; ma anche il fallimento dell'azione delle forze che esprimono oggi il lavoro.

Sul piano del Lavoro, vengono a modificarsi forme e contenuti con ricadute importanti sulla stessa composizione della classe operaia, modifiche che vanno comprese e correttamente analizzate. Lo stesso movimento delle classi se ne arricchisce e si complessifica. Una forte ripresa del marxismo fra i quadri operai si dimostra sempre più urgente.

Sul piano della Scienza e dell'innovazione tecnologica, la fissità del sistema economico fondato sul Lavoro Salariato e sul profitto implode e strozza anche le parti più avanzate della ricerca, dell'innovazione e del Lavoro. È questa, in definitiva, una forma vecchia, “ottocentesca” che nulla ha più a che fare con gli attuali livelli scientifici raggiunti dalla produzione; che nulla può più offrire all'attuale livello e profondità di trasformazione della Natura da parte dell'Uomo. Operai, Tecnici e Ricercatori non possono più trovare risposte alle proprie esigenze all'interno delle asfittiche categorie di Profitto privato e di accumulazione di capitali.

Si pone con forza l'esigenza di unificare queste figure per giungere ad una nuova e più alta teoretica della transizione: a nuove e più alte forme di Conoscenza e a diverse e più complesse forme di esistenza del Lavoro, in grado di raccogliere i contenuti nuovi che oggi le forze produttive esprimono. La proposta dell'Alleanza dei Saperi lanciata dall'Istituto costituisce ancora il punto più avanzato per rimettere in piedi un processo di trasformazione sociale e dirigere l'attuale fase di transizione da una società ad un'altra.

Il tema della centralità operaia, pertanto, così come definito al II Congresso, resta confermato dai recenti sviluppi della crisi capitalistica ed anzi, su questo tema, registriamo un complessivo ritardo dell'intero campo del movimento operaio e comunista, che va rapidamente colmato.

Come Istituto abbiamo voluto da subito portare l'attenzione dei quadri ai temi del Lavoro da cui leggere e analizzare i caratteri nuovi della Crisi capitalistica, anziché inseguire tesi e visioni sulla crisi del capitalismo che prescindevano dal Lavoro, dalle modifiche tecniche e scientifiche che continuamente ne arricchiscono contenuti e forme di esistenza.

Su questa strada abbiamo chiarito in “Lettera Crisi Economica” la natura della recente crisi finanziaria mettendo, da subito, un argine alla dilagante concezione di una “finanza cattiva” che distrugge la produzione, anima buona e pura del capitalismo. Teoria ancora saldamente radicata in una parte rilevante di quadri. Questa impostazione, che ritroviamo in forma appena diverse, sia a destra che a sinistra, è in definitiva la linea teorica e politica di difesa della piccole e media borghesia nazionale contro l'assalto del grande capitale finanziario (la cui corretta definizione è ancora quella identificata da Lenin: simbiosi tra grande capitale industriale e bancario) che attua un tremendo rastrellamento di risorse sociali e di capitali per arginare momentaneamente gli effetti della crisi in atto.

Lo stato dei quadri ed il marxismo

 

Dall'inizio della cosiddetta crisi finanziaria del 2007-2008 ad oggi si sono andate ammassando una quantità enorme di questioni e problemi nuovi sulla strada del processo della transizione:

- la lettura dei caratteri nuovi dello sviluppo delle Forze produttive e del lavoro nelle attuali condizioni tecniche della produzione;

- la necessità di definire dal concreto sviluppo delle forze produttive una nuova soggettività del Lavoro, un nuovo soggetto della trasformazione;

- la necessità di giungere ad un coordinamento internazionale del movimento comunista ed operaio e di attrezzare un'analisi adeguata rispetto ai processi in atto, e non reversibili, di destrutturazione e superamento degli ambiti statuali nazionali e di buona parte di tutte le sue forme di esistenza: sia istituzionali-legislativi che territoriali. Abbiamo di recente ripreso il ruolo chiave del Mediterraneo “allargato” nello sviluppo delle nuove aree di mercato, e l'insistere in quest'area di pesanti interessi imperialistici Europei, statunitensi e dell'area Brics.

- la necessità di intercettare ed intelligere, all'interno di una nuova e più alta teoretica, i contenuti ed i problemi nuovi che la scienza e la tecnologia portano con sé scompaginando tutte le vecchie visioni e teorie consolidate da secoli.

Davanti a tutto questo i quadri operai si sono trovati del tutto impreparati e costretti a rincorrere, con strumenti obsoleti, il dispiegarsi del nuovo e possente attacco al Lavoro e alla società nel suo complesso. È partita una rincorsa furibonda e generosa alle tante forme di manifestazione della della crisi capitalistica di cui però si è isolato solo un aspetto: chiusure aziendali, cassa integrazioni, inasprimenti o cancellazione delle relazioni sindacali, aumento dello sfruttamento e della precarietà, riduzioni salariali e dei diritti, attacco alla Legislazione sul Lavoro, attacco alle carte costituzionali, ecc, affrontati con strumenti obsoleti e lasciando del tutto scoperto il tema del continuo rivoluzionamento dei mezzi di produzione e delle sue ricadute sul lavoro e sull'intero assetto economico capitalistico. É mancata, su questo ultimo punto, anche una strategia comune dei quadri comunisti.

Il dibattito scientifico

Avevamo già identificato la centralità di alcuni campi dello sviluppo scientifico: della Genetica e della Astrofisica, ai quali si aggiunge oggi il capitolo delle Green Technology, su cui bisogna fare un approfondimento specifico in grado di cogliere gli elementi teorici nuovi che questo sviluppo comporta e quelli relativi alla ristrutturazione industriale che ne può conseguire.

In bioetica, Genetica e Scienza Medica avevamo dimostrato come il normale procedere dello sviluppo scientifico e tecnologico richieda la maturazione di una nuova scienza che ne sappia esprimere appieno la portata e sostenga lo sviluppo. Le vecchie categorie e tutto il passato pensiero, fondato sull'Aristotelismo e sui Principi di Newton, se da un lato rappresentano momenti ancora importanti della sistematizzazione del pensiero e della conoscenza sono, tuttavia, insufficienti rispetto all'ampiezza ed alla profondità con la quale l'uomo oggi conosce e trasforma la natura inducendo ricercatori e scienziati in alcuni errori teorici. In Genetica evidenziavamo tali errori teorici derivanti proprio ed esattamente dalla logica formale e come una logica superiore consente invece di superare ed imprimere alla ricerca un maggiore dinamismo, velocizzazione e lettura più ampia e poderosa dei processi che non il precedente impianto logico aristoteliano.

In Scienza Medica evidenziammo le gravi distorsioni ed i gravi ritardi sul piano delle acquisizioni scientifiche che tale impianto già nell’antichità aveva comportato e le pesanti bardature e blocchi nell’avanzata delle conoscenze che sin dal suo sorgere tale impianto logico ha comportato. Unitamente a questo problemi si pongono per lo stesso impianto metodologico tracciato da Newton, che ha costituito e costituisce l’intelaiatura metodologica della ricerca scientifica.

La necessità quindi di impostare una battaglia in questo senso è fondamentale per gli sviluppi ulteriori delle stesse Scienze. Un dibattito sulle Green technology può contribuire ad approfondire questo aspetto e nuovi contenuti di questa nuova scienza che va compiendosi all'interno del vecchio sistema di pensiero.

 

 

Una nuova Scienza della Politica

La massa dei problemi che scaturisce dallo sviluppo scientifico e tecnologico investe, dunque, molti e diversi campi: dalla produzione alle nuove forme di lavoro e di proprietà, alla formulazione di una nuova scienza e della conoscenza più in generale. Nella fase di transizione in atto assistiamo ad un'intera società che muore e che richiede di essere riformulata sotto ogni aspetto, in modo nuovo, secondo le linee tendenziali di sviluppo delle forze produttive e non più secondo la logica dell'appropriazione privata del Lavoro e della Conoscenza. Ne discende la necessità di giungere ad una nuova formazione di quadri operai e quindi di delineare una nuova Scienza della Politica.

 

 

La necessità del socialismo

La borghesia è in un cul-de-sac; essa non può tirarsi fuori dalla crisi che per brevi momenti e a costo di immani distruzioni della società e della natura. Non può ripetere un boom economico analogo a quello degli anni '60 né nella produzione né riguardo all'occupazione. Le innovazioni tecnologiche e scientifiche, introdotte a partire dagli anni '70 le hanno consegnato una vittoria momentanea sul proletariato ma allo stesso tempo hanno acuito ed esponenziato i fattori di crisi che oggi, dopo un lungo e tortuoso percorso, vengono a maturare.

Si chiude un periodo storico. E già se ne è aperto uno nuovo, anche se ancora condotto dalla borghesia con i vecchi e logori strumenti e categorie del profitto, ecc, ecc, i cui effetti sono sotto gli occhi di milioni di lavoratori. Il grado di socializzazione della produzione e della conoscenza richiede di liberarsi dal fardello del profitto capitalistico, diversamente quel carattere mondiale e sociale finisce per rimanere strozzato, mortificato. Dobbiamo analizzare e comprendere esattamente i diversi livelli di maturazione e sviluppo della produzione capitalistica mondiale, cercando di ricomporre tali momenti dentro una più alta strategia di sviluppo. Abbiamo indicato più volte l'esigenza di riprendere ed aggiornare la teoria marxiana dello sviluppo diseguale del capitalismo. Non esiste una sola crisi ma diversi livelli e forme di esistenza dello stesso processo: la fine del lavoro salariato e dell'appropriazione capitalistica del lavoro e dei suoi prodotti. Per riprendere concretamente una via al Socialismo oggi, occorre comprendere e gestire questi diversi livelli e velocità di sviluppo, trovando risposte corrette a ciascun livello.

Il tratto comune è l'emergere del carattere sociale del lavoro e della produzione su quello dell'appropriazione privata da parte del capitalista o del singolo gruppo. Il nuovo livello di socialità della produzione (lavoro-conoscenza-ricerca) è conseguente all'innalzamento scientifico e tecnologico ed anzi, questo innalzamento costane, richiede livelli sempre più sociali e globali di gestione e direzione dei processi e della ricerca. I temi della “Programmazione” tornano con forza sul tavolo e costringono l'intero campo della borghesia ad accantonare le tesi ideologiche della libertà dei mercati ed a fare i conti con la necessità di una direzione organica dei processi produttivi su scala mondiale, cui però non riesce ad arrivare e che traduce in forme antidemocratiche di oppressione e svuotamento delle sovranità dei popoli. È solo il proletariato mondiale che potrà dare risposta a questa comune e riconosciuta esigenza! La borghesia vi si avvicina per poi rifuggire nel proprio “particulare” e a nulla vale la grande dimensione che oggi le holdings hanno raggiunto. Emerge dal normale sviluppo della produzione e del lavoro la necessità oggettiva di giungere a forme sociali di produzione ben più vaste e complesse di quelle holdings, così come, dalla metà degli anni '60, proprio quei grandi gruppi transnazionali e multinazionali hanno rappresentato la risposta all'allora livello raggiunto dalla produzione e dal Lavoro. Questo processo, oggettivo, non emerge alla coscienza degli uomini. Esso prende le forme indistinte di un “comune senso anticapitalistico” che si scompone nella critica settoriale di uno o più elementi del capitalismo: la distruzione dell'ambiente o i drammi umanitari o le condizioni quotidiane di vita degli operai o delle donne, ecc, ecc; sono questi tutti temi che vanno ricondotti a sintesi dentro un progetto di trasformazione comune. Il marxismo può costituire una guida in questo processo di unificazione e compito dell'Istituto è quello di indagare le forme concrete nelle quali i germi di una nuova società -fondata sul Lavoro e sull'alleanza dei produttori- si strutturano già dentro il disfarsi del vecchio ordinamento economico e sociale. Siamo, cioè, dentro un normale passaggio di “testimone”, che tuttavia non può avvenire senza una azione soggettiva cosciente e organizzata del proletariato, partendo dai suoi quadri avanzati.

Questo motore centrale della contraddizione va però sventagliato sapendone cogliere specificità e diversità, da ricondurre a sintesi. Resta ancora sul campo la necessità di un bilancio delle diverse esperienze del movimento operaio europeo ed un suo incontro con quello anglosassone e statunitense, sia sul piano teorico che politico. Cui si aggiunge il rapporto con le realtà dei paesi Brics. Ancora su tappeto resta il bilancio sull'esperienza sovietica, su cui siamo intervenuti ripetutamente con studi e analisi specifiche. Per quanto riguarda l'Italia, ancora da affrontare resta il tema di un bilancio serio e condiviso della “svolta” della Bolognina e della liquidazione dell'intero patrimonio teorico-politico comunista e marxista, sul quale come Istituto lanciammo nel 2008-2009 un dibattito con un nostro contributo. Recuperare la ricchezza di temi e di quadri dispersa dopo il '92 è di fondamentale importanza per riprendere una via al socialismo nel paese.

 

Il prossimo Congresso deve porre al centro questa massa di problemi e lavorare per darvi soluzione, nei modi, tempi e forme della Politica.

Come osservammo al precedente congresso, ancora oggi si tratta di chiamare tutti i quadri comunisti per la loro risoluzione ed essere in grado di mettere in campo una politica come Istituto in grado di unire i quadri anche singolarmente ai singoli problemi. L’Istituto deve cioè mettere in campo una vasta politica di unità, che deve tendere a valorizzare le specificità, le intelligenze, i percorsi ed i vissuti di tutti i quadri comunisti.

Deve cioè essere in grado di valorizzare questo immenso patrimonio che sono i nostri quadri e consentire così la formazione di una nuova e superiore unità, che supera gli ideologismi e si costruisca invece sulla base dell’elaborato in quanto risposta alle sfide del XXI secolo.