Tesi per il 2° Congresso Istituto

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

istcom@libero.it

 

 

 

 

Documento Precongressuale

 

 

TESI

per il

2° Congresso

 

 

Centralità Operaia

 

La ricerca dell’Istituto ha teso sin qui a fermare che cosa si debba intendere oggi per classe operaia e quindi centralità operaia nelle nuove condizioni tecniche e scientifiche della produzione.

L’intento è quello sia di superare idee e teorie non corrette: non esistenza della classe operaia, produzione immateriale, massa indistinta di oppressi, ecc. ed all’opposto visione mitica di questi due termini. Gli studi sin qui condotti ridefiniscono i contenuti e gli àmbiti nuovi entro cui tali categorie si vengono storicamente a definire.

Le Conferenze di Cagliari, Potenza e Modena: “ Centralità Operaia e sviluppo scientifico e tecnologico” costituiscono il punto di arrivo degli studi sin qui condotti.

Gli studi ed il dibattito non sono assolutamente sufficienti e devono essere ulteriormente approfonditi e sviluppati.

Si tratta di comprendere i processi produttivi nella loro specificità e le stratificazioni reali che si vengono a determinare, che nelle relazioni di riferimento vengono accennati e quindi comprendere le condizioni reali nelle quali il lavoro si svolge.

Un altro tema che deve essere ben studiato e dibattuto è chi costituisce oggi il centro del mondo del lavoro?

Il processo produttivo fordista scomponeva in una serie di lavori parziali quello che era il lavoro del singolo operaio dell’Ottocento. Questo comportava una divisione della classe ed una sua frammentazione. Lenin individuava nell’operaio di linea il centro della classe operaia, il punto di snodo dell’intero processo produttivo e quindi il punto ove si addensavano le contraddizioni dell’intero processo produttivo. Questa figura riusciva, per motivi oggettivi, ossia per il modo concreto di porsi del processo produttivo nelle condizioni tecniche date, anello di congiunzione dell’intera classe operaia e dell’intero mondo del lavoro.

E’ indubbio che il sistema fordista non costituisce più, ed in futuro sempre di più, il sistema di produzione prevalente, il problema di comprendere quale sia la figura, il centro attorno al quale riaggregare e unificare l’intero mondo del lavoro diviene centrale. Diversamente non ha alcun senso parlare di centralità operaia.

E’, infine, indubbio che tali modifiche tecniche della produzione comportano un riequilibrio all’interno dello stesso mondo del lavoro di ruoli, figure e categorie.

Questo è un altro tema complesso, oltrecché spinoso, ma che va compreso in maniera esatta ed attenta, giacché la sua comprensione e risoluzione rimanda ad una ben più complessa contraddizione, ad un ben più complesso processo, che è quello tra il vecchio ed il nuovo e le contraddizioni che tale processo comporta all’interno delle forze del cambiamento.

Un fitto dibattito interno ha iniziato a svilupparsi all’interno dell’Istituto, esso tende in maniera generica ed imprecisa, ma tanto per fermare dei concetti, ad individuare in una figura “tecnica” tale centralità. Il termine che viene usato vuole fermare il dato che si è avuta una modifica nel rapporto lavoro intellettuale - lavoro manuale e che oggi il processo produttivo richiede una preparazione e conoscenza tecniche e scientifiche maggiore che nel passato: questo per quanto riguarda i paesi dell’Europa occidentale, degli Stati Uniti e del Giappone.

Diversamente vanno le cose per quanto riguarda i processi produttivi nei paesi d’Asia, Africa ed America Latina ed oggi nell’Europa orientale ove questo avviene con macchinari vecchi a bassa tecnologica, con il lavoro che avviene in condizioni servili e di totale abbrutimento: lavoro dei bambini, 10, 12 e più ore di lavoro, condizioni salariali al di sotto del minimo di sussistenza, ecc.

Adesso, come dimostriamo nelle relazioni di riferimento, la produzione di ciascuna singola merce è la combinata di entrambe queste situazioni, con tutte le consequenziali stratificazioni che ciò comporta e le differenti e complesse velocità dei processi politici e quindi del processo di transizione.

Lo studio ed il dibattito devono consentire di comprendere in maniera esatta questa nuova realtà disaggregata per certi aspetti, ma unificante per altri. Se non si ha una almeno sufficiente comprensione di questa realtà diviene impossibile stabilire i tempi, i modi e le forme della transizione e quindi dell’azione politica strategica delle forze del cambiamento.

Le forme dell’organizzazione.

Tutta questa problematica ci porta al problema delle forme di organizzazione.

La relazione del 1998, Lo sviluppo scientifico e tecnologico ed i problemi nuovi della Scienza della Politica, poneva al centro le modifiche intervenute nella Scienza della Politica e come le forme note di organizzazione si presentassero obsolete e non più in grado di comprendere il reale ed organizzare le forze del cambiamento.

Il dibattito che deve svilupparsi deve coniugare entrambi gli aspetti: i nuovi processi produttivi, la centralità operaia, le stratificazioni, ecc. assieme a quelli posti dalla relazione del 1998.

Questo significa che tali forme devono risolvere il problema delle diverse velocità alla quale avviene il processo di transizione, date da quel combinarsi di processi produttivi diversi sul piano tecnico della produzione tramite i quali poi avviene la produzione di ciascuna singola merce.

L’idea-forza deve essere quella di spingere e lavorare noi stessi per poter giungere ad un Convegno Scientifico “ Lavoratori e Progresso Tecnico” nei tempi, modi e forme che sarà possibile.

 

 

 

 

 

 

 

EUROPA

 

E’ questo un tema a cui si è dato e si continua a dare assai scarsa, o nulla, importanza.

Esso deve costituire invece il centro dell’intera attenzione e lavoro dell’Istituto.

Noi stessi come Istituto abbiamo prodotto in merito assai poco.

Il tema si articola su tre questioni:

Partito, Sindacato, Stato.

La prima questione teorica che va posta al centro è il problema dell’unità europea e sue reali prospettive in una realtà capitalistica.

Nella relazione del 1998 abbiamo affrontato le questioni teoriche generali di questo processo, individuando nello sviluppo ulteriore delle forze produttive la base materiale, che portava al superamento dello Stato-nazione, prodotto dello sviluppo delle forze produttive borghesi, come si è venuto configurando a partire dal 1400-1500 e fino alla metà del 1800.

V.I. Lenin nello scritto, Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa, indica dei limiti non superabili ad un processo di unità europea in regime capitalista, indicandone al tempo stesso le condizioni nelle quali ciò potrebbe verificarsi, ma come unità momentanea.

Come Istituto abbiamo iniziato un dibattito su tale tema a partire da questo scritto di Lenin, ma poi il dibattito si è arenato. Esso va ripreso e sviluppato.

La questione teorica, che sta a monte di tale problematica e che poi ha determinato il blocco del dibattito è data da:

natura, carattere, forme, modi e tempi della legge scoperta da Marx ed Engels e che Lenin,

nella fase dell’Imperialismo ha più compiutamente elaborato, dello sviluppo ineguale del capitalismo. Questa legge non riguarda unicamente i singoli Stati, ma anche le singole regione, le singole branche del processo produttivo, i singoli settori: metallurgia, chimica, elettronica, ecc. ecc. ed all’interno di ciascuno di questi le singole aziende. Risolvere questo problema comporta la comprensione dei tempi di circolazione del capitale e quindi il più generale rapporto industria-agricoltura ed i tempi di circolazione in questi.

Lo sviluppo scientifico e tecnologico è intervenuto in maniera decisiva in questa complessa problematica, si tratta di comprendere come concretamente oggi tale questione si pone.

Lo sviluppo della Genetica, limitatamente alla questione della manipolazione in campo agrario, ha comportato la modifica della teoria agraria elaborata da Marx, Engels e Lenin, tema accennato nelle relazioni sulla centralità operaia. Ha determinato una modifica nel rapporto Imperialismo-Colonie, ma questo è stato tema del 1° Congresso a cui rimandiamo.

Oltre a questo settore una particolare attenzione va dedicata all’Astrofisica ed alle spedizioni spaziali ed alle questioni teoriche e scientifiche che tale ricerca comporta e comporterà.

I dati più interessanti vengono dagli studi sul pianeta Marte e dalle spedizioni Explorer.

Quelli inerenti le attuali stazioni spaziali sono interessanti per quanto attiene i futuri processi produttivi e le possibilità di ottenere merci con differenti o modificate materie prime o materie prime ottenute in differenti condizioni. Modifiche in questo campo comportano modifiche nella composizione della classe operaia, una ristratificazione delle classi ed una rigerarchizzazione del comando del capitale sul lavoro, ecc.

Non va mai dimenticato l’insegnamento di un testo fondamentale di Antonio Gramsci, Americanismo e Fordismo: ogni più piccola modifica che viene introdotta nei processi produttivi determina nel tempo ricadute sul sistema produttivo più generale e sull’intera società sul piano politico, culturale, sociale, civile, sessuale.

Il problema di uno studio scientifico sulle prospettive reali dell’unità europea capitalistica è decisivo per la comprensione sia degli sviluppi tendenziali e sia dei tempi, modi e forme della transizione e quindi della velocità di questa per quanto attiene l’Europa e questo si riflette poi sul più generale problema della transizione e delle diverse velocità della transizione stessa.

Il problema delle diverse velocità e la sua risoluzione sul piano teorico è la questione decisiva, senza la quale non si possono risolvere tutti gli altri problemi. Gli altri problemi cioè derivano, discendono, sono determinati dalle diverse velocità.

E’ un problema teorico assolutamente nuovo, che in Marx, Engels e Lenin non è di fatto affrontato e su questo problema si è poi impattato il Movimento Comunista Internazionale nel 1943 prima e poi per tutti gli anni Sessanta, determinandone una delle cause delle sue attuali condizioni.

Cominciamo a dipanare questo problema, scindendolo nelle sue componenti principali a partire da quello dell’Europa.

Le forze produttive quindi indicano una tendenza al superamento degli ambiti statuali scaturiti dalla rivoluzione borghese per ambiti più ampi, che tendono sempre più a configurarsi con una dimensione planetaria, espressione di quella necessità di una direzione complessiva, planetaria, appunto che lo sviluppo scientifico e tecnologico, che lo sviluppo delle forze produttive, richiede.

Gli ambiti statuali, dello Stato-nazione, risultano cioè decisamente stretti, angusti, per lo stato attuale dello sviluppo raggiunto dalle forze produttive e di più per quello che tende ad avere.

Questa esigenza delle forze produttive si coniuga con istanze proprie del capitalismo europeo, ma il problema si pone ed occorre impostarvi una risposta.

Il problema si pone ai tre livelli: di Stato, di Partito e di Sindacato.

Se si sviluppa una linea di unità europea consequenzialmente si deve avere un Partito europeo ed un Sindacato europeo.

Se la cosa è semplificata per il campo capitalista, è, invece, più complessa per quello del proletariato. Il processo di unità dei popoli e degli Stati richiede tempi e velocità e la risoluzione di problemi inerenti l’integrazione delle diverse comunità civili dei popoli d’Europa.

Esistono diverse esperienze e diversi patrimoni culturali, civili, istituzionali; diversi percorsi e sensibilità ed esperienze politici, organizzativi, ecc. che non possono essere livellati ed omologati per decreto legge, sia pure di una Costituzione o di un Parlamento europeo.

Ciascun popolo e ciascun proletariato, come insegna Lenin, apporta al patrimonio comune le sue doti migliori, ma anche i suoi limiti, le sue carenze, i suoi errori: nessun proletariato e nessun popolo può considerarsi portatore di un assoluto.

Il problema allora di un bilancio complessivo e la ricerca dei tratti più alti di ciascuno e della loro assimilazione da parte di tutta la nuova comunità europea, in questo caso, definisce e determina il processo di unificazione.

Italia, Francia, Germania, Spagna, Grecia, Svezia, ecc. hanno tradizioni politiche ed istituzionali diverse che non possono essere livellate ed omologate per decreto e questo anche a livello politico e sindacale. La classe della borghesia cerca di livellare questi vari punti ai livelli più accettabili per sé e quindi tende a favorire, privilegiare quei tratti di ciascuna realtà che consentono ad essa una egemonia, un controllo, ecc. maggiore e liquidare così i tratti più alti che vi sono nei singoli paesi e nelle singole tradizioni politiche e sindacali ed istituzionali dei vari Paesi. Unifica cioè al livello più basso per il proletariato, nei punti più alti per sé.

Il problema di mettere in campo un bilancio attento e tracciare invece i punti alti per il proletariato è decisivo per contrastare la costruzione dell’egemonia e del consenso della borghesia europea.

In questo esistono gravissimi ritardi, anche da parte dell’Istituto, lasciando così totale campo libero al progetto di egemonia e di consenso della classe borghese.

Sul piano immediato la cosa acquista una sua valenza dirompente su due livelli:

innanzitutto quello sindacale, come abbiamo già indicato nelle relazioni sulla centralità operaia ed in altri nostri interventi, e poi quello istituzionale e meglio sul piano della Carta Costituzionale, che è al dibattito nel Parlamento Europeo, ma dove le forze del cambiamento non sono in grado di opporre una concreta battaglia, rimanendo sul terreno della subordinazione teorica, politica ed ideologica, proprio per quella mancanza di bilancio dei punti più alti di cui si diceva.

Nelle condizioni attuali del processo unitario europeo un problema molto delicato ed a sé è quello del doppio regime monarchico e repubblicano, che va ben studiato e posta la necessaria attenzione.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Marxismo e Scienze Naturali

In questi dieci anni di attività abbiamo teso a privilegiare il rapporto Marxismo e Scienze Naturali, riposizionando il marxismo su queste coordinate, ridimensionando, nel contempo, quello con Hegel, l’hegelismo e la Filosofia che invece a partire dagli anni Sessanta aveva assunto una valenza spropositata, come abbiamo argomentato nelle tesi al 1° Congresso.

I lavori Bioetica, Genetica, Scienza Medica, Democrazia ci hanno consentito di affrontare i problemi che lo sviluppo scientifico e tecnologico ponevano ed attrezzare strumenti e risposte, a differenza di quanti invece restando sul terreno di Hegel, l’hegelismo e la Filosofia su queste centrali tematiche rimanevano, e continuano a restare, subalterni nel merito, nel metodo e nella teoria alla classe della borghesia e totalmente subalterni alle teorie cattoliche.

In Bioetica, Genetica e Scienza venivano sollevate alcune questioni che devono trovare uno sviluppo nella ricerca e nel dibattito.

Le relazioni e gli studi dell’Istituto evidenziano i limiti dell’impianto logico-teorico sin qui dagli uomini utilizzato, ossia la logica formale aristoteliana, e la necessità di un superamento.

Gli sviluppi delle Scienze Naturali, in primo luogo, ed ancor di più di quelli futuri che si preannunciano ancora più dirompenti, fermano in maniera decisiva la totale incapacità dell’impianto della logica formale aristoteliana, come esso non sia più assolutamente in grado di consentire l’intellezione dei processi e che, anzi, ne è di ostacolo, fossilizzazione con gravi errori teorici. In Genetica evidenziavamo tali errori teorici derivanti proprio ed esattamente dalla logica formale e come una logica superiore consente invece di superare ed imprimere alla ricerca un maggiore dinamismo, velocizzazione e lettura più ampia e poderosa dei processi che non il precedente impianto logico aristoteliano.

In Scienza Medica evidenziavano le gravi distorsioni ed i gravi ritardi sul piano delle acquisizioni scientifiche che tale impianto già nell’antichità aveva comportato e le pesanti bardature e blocchi nell’avanzata delle conoscenze che sin dal suo sorgere tale impianto logico ha comportato.

Sul piano scientifico il problema del superamento della logica formale aristoteliana e la comprensione della sua riduzione a forma tecnica di una logica superiore è centrale.

Unitamente a questo, come evidenziavamo in Genetica, problemi si pongono per lo stesso impianto metodologico tracciato da Newton, che ha costituito e costituisce l’intelaiatura metodologica della ricerca scientifica.

La necessità quindi di impostare una battaglia in questo senso è fondamentale per gli sviluppi ulteriori delle stesse Scienze.

Ma questo richiede un dibattito che sappia fare un bilancio dell’intero patrimonio teorico sin qui accumulato dagli uomini. Ma questo diviene impossibile se non si procede ad una ricomposizione di quella separazione attuatasi verso la metà del Settecento tra i due filoni scientifici quello anglosassone e quello francese, per la ricomposizione e ricostruzione unitaria dell’intero processo e la sua transizione al nuovo, la sua transizione ad una più alta forma di logica.

Su questo l’Istituto deve sviluppare tutta una iniziativa.

Un primo e più immediato momento deve essere quello di un Convegno scientifico, continuando il percorso Bioetica, Genetica, Scienza Medica, sulla Genetica inerente il problema della manipolazione in campo agrario: vegetale ed animale.

Un secondo momento deve essere la messa al centro di Bacone e della tradizione scientifica anglosassone, riprendendo nelle nuove condizioni scientifiche il progetto ed i temi che Bacone tracciava. In Scienza Medica indicavamo, nelle ultime pagine, la necessità di un nuovo Illuminismo, di un nuovo Tribunale della Ragione dinanzi al quali tutte le idee e teorie del passato devono dimostrare la loro ancora attualità o perire e di una nuova Encyplopedie: i temi di Bacone, appunto.Questo momento deve essere coniugato con quello della messa al centro della più complessiva e ricca tradizione statunitense, che di quella anglosassone ne è parte integrante, ma che a differenza di questa è ricca di intuizioni e contributi di grande portata di metodo e sul piano della teoria. In modo specifico va ripreso e valorizzata tutta la tradizione teorica e scientifica del pragmatismo americano e della teoretica del “ self made man”, come abbiamo accennato nelle due relazioni sulla cultura e nel lavoro su Pavese ed il “ self made man”.

 

 

 

Alcune questioni di teoria

 

Lo sviluppo scientifico e tecnologico pone problemi nuovi e richiede che alcune teorie di Marx, Engels e Lenin vengano risottoposte ad indagine, perché ne ha determinato in alcune modifiche.

E’ il caso delle teorie agrarie e dell’intero schema della riproduzione allargata a cui Lenin ha dato un centrale contributo arricchendolo con la variante del progresso tecnico, che lo sviluppo delle Genetica ha intaccato, giacché ha modificato i tempi di circolazione del capitale nell’agricoltura e quindi i tempi generali di circolazione del capitale. Sul piano immediato questo ha determinato modifiche nel carattere delle crisi capitalistiche e segna decisamente la crisi capitalistica nell’attuale fase.

E’ il caso dell’intera teorica della transizione, di cui si accennato qualcosa quando si è parlato delle diverse velocità e quanto si è posto nelle relazioni sulla Centralità Operaia ( Modena, Cagliari e Potenza ), che richiede che la stessa teoria dello Stato e della Politica venga riesaminata alla luce delle modifiche che lo sviluppo scientifico e tecnologico hanno determinato.

Nella relazione del 1998 ponevano alcune questioni, ma quelle vanno riprese ed in modo particolare l’intera e complessa questione della guerra, della pace e della transizione e quindi dello Stato e quindi di come si pone oggi la tematica delle casematte gramsciane e quindi della più complessa e corposa questione dell’egemonia.

E’ il caso, allora, dell’intera Scienza della Politica che subisce modifiche, per i tempi, modi e forme nuove in cui viene a costruirsi l’egemonia della classe dominante e la costruzione del consenso della classe dominante. Consequenzialmente le stesse forme organizzative non solo di Partito e Sindacato ma delle stesse forme di organizzazione che questi devono aversi e darsi.

Consequenzialmente a questo si tratta di ripensare in termini reali, ossia farli discendere da quanto si qui posto e fatti calare dogmatica dal cielo, le questioni della democrazia, ossia della formazione delle idee, circolazione di queste, processi decisionali e quindi la formazione dei quadri e del gruppo dirigente, inteso come corpus complessivo e non limitato al Comitato Centrale, diciamo così. Si tratta cioè di riprendere e sviluppare quegli accenni contenuti oltre che nella relazione del 1998 anche quegli spunti contenuti sul lavoro “ Democrazia”.

 

Ecco questa è la massa dei problemi che vanno posti al centro ed a cui occorre lavorare per darvi soluzione, nei modi, tempi e forme della Politica.

Si tratta allora di chiamare tutti i quadri comunisti per la loro risoluzione ed essere in grado di mettere in campo una politica come Istituto in grado di unire i quadri anche singolarmente ai singoli problemi. L’Istituto deve cioè mettere in campo una vasta politica di unità, che deve tendere a valorizzare le specificità, le intelligenze, i percorsi ed i vissuti di tutti i quadri comunisti.

Deve cioè essere in grado di valorizzare questo immenso patrimonio che sono i nostri quadri e consentire così la formazione di una nuova e superiore unità, che supera gli ideologismi e si costruisca invece sulla base dell’elaborato in quanto risposta alle sfide del XXI secolo.