Europa_abstract

Istituto di Studi Comunisti

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Lettere dell’Istituto 8.2

 

Il processo di unità europea

 

L’Unione Europea è il risultato di un processo complesso, assai difficile da districare, giacché è la risultante di momenti diversi, determinati da esigenze diverse ed a volte in netta opposizione tra di loro. Si sviluppa, cioè, in un complesso processo contraddittorio con gli Usa. con il cui sviluppo s’intreccia e s’innerva, seguendo quel movimento contraddittorio in risposta, in sostegno, in difesa e si muove nel contempo entro l’autentico ginepraio delle contraddizioni intercapitalistiche europee e del loro delicato equilibrio, stratificatosi storicamente il cui punto base è determinato dalla Guerra dei Trent’Anni ( 1618 – 1648 ) e la Pace di Westfalia del 1648.

Questo blocco capitalistico europeo occidentale vive un complesso movimento contraddittorio con il blocco europeo orientale. Il processo storico europeo a partire dal 1600 vede una doppia velocità, che in un primo momento si esprime nella direzione opposta che le due parti prenderanno: l’occidentale di proiezione in avanti, l’orientale di arretramento con il ritorno forte di rapporti feudali, entrambi funzionali allo sviluppo del sistema di produzione capitalistico, determinando così una doppia velocità delle due parti d’Europa. L’Europa orientale viene, cioè, a costituire la riserva del processo di produzione capitalistico, essendo la base di materie prime e mercato di sbocco dell’occidentale: su questa doppia velocità e su questa interdipendenza stretta si sviluppa l’intero processo capitalistico in Europa e nel mondo.

La crisi del 1929-1933 si origina proprio per la crisi agraria degli anni Venti nell’Europa orientale, dilagando poi in tutto il campo imperialista devastandolo1.

Ciascun singolo paese dell’Europa occidentale ha sviluppato suoi rapporti di dominions su singoli o parte di tali paesi dell’orientale.

L’intero processo europeo è la risultante di tutti questi singoli movimenti e della totalità di questi movimenti, ossia dell’equilibrio generale che di volta in volta viene a determinarsi.

Questa complessità non costituisce ancora il tratto principale, fondante; essa determina, influenza, caratterizza, il movimento principale che anima il processo imperialistico europeo. Il tratto principale continua a rivelarsi quello tracciato da V.I.Lenin, Sulla Parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa2: la guerra al proletariato, ossia la lotta di classe che la borghesia conduce contro il proletariato.

L’intero processo di muove su un terreno oggettivo, è spinto da un problema oggettivo, solo che tale processo oggettivo viene filtrato, e quindi distorto e mistificato, ideologizzato, dai rapporti di produzione capitalistici.

Lo sviluppo delle forze produttive, o sviluppo scientifico e tecnologico, ha determinato il superamento dell’àmbito statutale dello Stato-Nazione, per un àmbito confederale e conseguente a questo tutto una nuova struttura planetaria, una centralizzazione e direzione planetaria dello sviluppo delle forze produttive e quindi un nuovo ordine internazionale. Le forze produttive premono, cioè, per il superamento della struttura statuale scaturita dalla rivoluzione borghese, lo Stato Nazione, che si identifica con l’àmbito del mercato nazionale che storicamente si è venuta a determinare, per una nuova struttura confederale ed intraconfederale, correttamente indicata da Lenin.3

Questo è il movimento generale complessivo che è la risultante del complesso movimento delle classi, di tutte le classi – “ La storia di ogni società sinora esistita è storia di lotte di classi4, ossia dalla lotta che ciascuna classe e fazione e frazione di classe borghese conduce contro tutte le altre ed in questo ciascuna cerca di spostare, organizzare ed egemonizzare il proletariato e tutte assieme contro il proletariato.

Questo movimento è determinato dallo sviluppo delle forze produttive, che determina le modifiche nella composizione delle classi, nella forma del comando del capitale sul lavoro, nel processo di produzione e di riproduzione allargato e quindi la forma della produzione del plusvalore e che nel tempo determina sul piano sovrastrutturale modifiche5.

Districare questo groviglio di processi che si intersecano, s’intrecciano e s’innervano l’uno sull’altro diviene particolarmente difficile sia per la totale disattenzione a questo processo nei cinquant’anni trascorsi e sia per la visione totalmente mitica ed astratta che si ha dell’Europa e del processo europeo.

 

Le prime forme di coordinamento e di organizzazione comuni a più Stati d’Europa nascono all’indomani della 2a guerra mondiale all’interno del progetto della supremazia statunitense come momenti e strumenti dell’affermazione e dell’attuazione della supremazia dell’imperialismo Usa in Europa e nel mondo.

Nascono e sono funzionali agli accordi di Bretton Woods, la costituzione del Fondo Monetario Internazionale, FMI, della Banca Mondiale, del GATT, del Patto Atlantico.

Sulpianomilitare abbiamo così nel 1947 un patto di difesa anglo-francese contro la Germania; con il Patto di Dunquerque, maggio 1948, viene esteso al Benelux, ossia a Belgio, Olanda e Lussemburgo. Nel 1949 si ha infine la costituzione del Patto Atlantico, 4. aprile. 1949, e del Consiglio d’Europa.

Il Consiglio d’Europa è un’organizzazione internazionale aperta a tutti gli Stati europei in contrapposizione agli Stati dell’Europa orientale. Elabora una Convenzione Europea per i Diritti Umani, Roma 1950, all’epoca esisteva già una carta dei diritti dell’uomo ed era quella dell’O.N.U., tale convenzione europea assolve a ben altri scopi.

Congiuntamente a questo il Consiglio d’Europa dà vita ad un solo organismo europeo: I.L.O., ossia la

Conferenza Generale dell’Organizzazione Internazionale del LAVORO.

 

Sulpianoeconomico.

Già nel corso della 2a guerra mondiale, a partire dal 1942-43, si apre negli Usa un dibattito sul dopo guerra ed in particolare il problema del mantenimento dei mercati e dei livelli di produzione che con la 2a guerra mondiale si andavano raggiungendo. Già alcuni giorni dopo l’attacco giapponese di Pearl Harbour Cordell Hull istituisce una Commissione per la politica estera del dopoguerra.

Il problema era infatti dove indirizzare l’immensa capacità produttiva acquisita dall’economia americana nel corso del periodo 1935-1945, come mantenere i livelli produttivi e di ricerca, che avevano raggiunti livelli altissimi. Sia Acheson, futuro segretario di Stato che Henry Fallace, stretto collaboratore di Roosevelt avevano indicato la necessità di trovare mercati per la produzione americana dopo la guerra. “ L’iniziativa privata negli Stati Uniti può sopravvivere solo se cresce e si espande. La vecchia frontiera deve essere ricostruita .. .”.

E Roosevelt nell’ottobre 1944: “ faremo in modo che all’industria americana sia assicurata una giusta quota di mercati mondiali, ..” 6.

Nasce da qui l’intera strategia economica e militare e quindi il GATT, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale: gli accordi di Bretton Woods, il Piano Marshall.

Il GATT viene istituito nell’ottobre 1947 a cui aderiscono ventitré Stati ed a cui seguirà il Trattato dell’Avana, marzo 1948 a cui aderiranno cinquantotto stati.

Gli accordi stabiliscono la riduzione di dazi doganali e di qualsiasi barriera tale da consentire la più ampia circolazione delle merci statunitensi, costituiscono cioè gli strumenti per l’estensione del mercato statunitense che Hull, Acheson, Wallace e Roosevelt avevano indicato come vitali per gli Usa.

Tutti i paesi europei escono da questa guerra fortemente indebitati con gli Usa. Per gli Usa il problema della ripresa economica ad egemonia è determinato anche dalla necessità di avere economie in grado di restituire i prestiti concessi oltre che costituire mercato per le merci statunitensi; il problema del recupero dei prestiti nella precedente guerra aveva determinato una serie di problemi.

La Gran Bretagna in modo particolare esce totalmente asservita agli USA, non diversamente dall’Italia, la Francia, l’Olanda, ecc.

La Germania diviene, come già lo era stato nel precedente dopoguerra, terreno privilegiato di investimenti Usa. Successivamente alla rivoluzione in Cina ed agli sviluppi in Corea nel 1950, che costringono gli Usa a dividere le forze: sul fronte europeo e su quello asiatico, si ha la scelta strategica Usa di procedere al riarmo della Germania, quale perno della politica americana nell’Europa continentale.

Dentro questa complessità nasce il Piano Marshall, che consente agli Usa di mantenere, finita la guerra, i livelli di produzione raggiunti nel corso della guerra, invadere i mercati europei e tramite tale intervento sottomettere l’economia europea. Gli aiuti, infatti, erano subordinati all’accettazione di tale piano ed ai suoi scopi. Questo consente di penetrare dentro gli organismi economici, politici, istituzionali prendendone la direzione.

Strumento per la gestione dei fondi del Piano Marshall è la costituzione dell’Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica del 1948. In Italia per esempio sono strumento per la rottura dell’unità sindacale e la formazione della Cisl e della Uil7, il sostegno alla D.C. La campagna elettorale dell’aprile 1948 avviene all’insegna di questa sottomissione dell’Italia agli Usa, giacché si facevano dipendere tali aiuti dal risultato elettorale e così anche per le elezioni delle Commissioni Interne del 1955, ecc. ecc.

Il Piano Marshall si iscrive così dentro il più generale progetto di supremazia statunitense che è il GATT.

La politica americana di promozione dell’unità europea rientrava esattamente dentro il GATT, il mercato comune europeo si configurava, cioè, come mercato regionale del mercato mondiale che il GATT configurava.

Come consequenziale del GATT e del Piano Marshall si hanno le cosiddette “ ERP missions”: missioni permanenti di economisti, amministratori e uomini d’affari statunitensi che Washington inviava in ogni paese quali consiglieri sul miglior uso dei fondi Marshall e controllori dell’impiego di questi.

Francia ed Inghilterra ne usciranno totalmente ridimensionati nella loro agibilità in politica estera ed interna a favore degli Usa.

Già la crisi del 1948 interviene ad allentare la pressione Usa sull’Europa, la rivoluzione cinese del 1949 e il disperato tentativo di porre un argine in Asia spingere gli Usa all’offensiva in Corea. Gli Usa si trovano così a dover dividere le forze in Europa ed in Asia e nel corso degli anni Cinquanta anche in Africa ed in America Latina.

Questo determina l’allentamento della pressione sull’Europa, consentendo timidissimi passi europei: la CECA, ossia il Trattato istitutivo della Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio, aprile 1951.

La CECA che è ancora dentro il GATT, il Fondo Monetario Internazionale, la Banca Mondiale e Bretton Woods, ma è già anche uno spiraglio per uno sviluppo diverso.

Gli anni successivi: 1951-1955 vedono una forte accelerazione di questo processo che sfocia nella costituzione della Cee, dell’Euratom.

Il processo europeo nasce con il Piano Schuman ed il Trattato per il Carbone, o CECA, a cui seguirà il Trattato istitutivo della Cee firmato da sei Paesi: Italia, Francia, Germania, Benelux ( Olanda, Belgio, Lussemburgo ).

La CECA è il tratto che istituisce un mercato comune dei prodotti carbosiderurgici sottoponendoli ai poteri di controllo e di interventi dell’organismo Alta Autorità che il Trattato prevede.

Il Trattato, relativamente ai prodotti carbosiderurgici, prevede l’abolizione dei dazi doganali tra i paesi membri, ma non l’introduzione di un dazio doganale esterno comune, così da avere una “ zona di libero scambio” e non una unione doganale. Agli stati membri è fatto divieto di imporre restrizioni quantitative all’importazione e di concedere sovvenzioni alle imprese oltre che mettere in atto pratiche discriminatorie tra produttori, compratori o utilizzatori di prodotti carbosiderurgici e pratiche rivolte alla spartizione di mercati.

La CECA istituisce un organismo soprannazionale, ossia con capacità di prendere decisioni valide per tutti gli stati membri con la costituzione dell’Alta Autorità, che viene costituita da membri scelti in base alle loro specifiche competenze e indipendenti dallo Stato di appartenenza e con una autonomia finanziaria.

A parte la quota dei singoli stati, si finanzia con prelievi sulle imprese carbosiderurgiche, acquisendo così una podestà impositiva, di natura fiscale, all’interno di ciascun stato membro.

La CECA costituisce la struttura base, sulla cui scia verranno costruite ed istituite tutte le altre e la cui costituzione agisce da stimolo e propedeutico a tutte le scelte successive di ampliamento fino all’attuale Unione Europea, Unione Monetaria Europea.

La sua struttura, che sarà ricalcata in toto da tutte le altre è questa:

1. Alta Autorità composta da persone nominate in base alla loro specifica conoscenza e quindi non dipendenti dallo Stato di appartenenza ed è organo decisionale;

2. Consiglio Speciale dei Ministri costituito dai rappresentanti degli stati membri; ed è organo consultivo/vincolante;

3. Assemblea Comune a composizione parlamentare nominata dalla maggioranza dei Parlamenti ed è organo di controllo politico sull’Alta Autorità: può emettere mozioni di sfiducia ma non ha alcun potere legislativo e decisionale;

4. Corte di Giustizia.

L’Alta Autorità evolverà nel tempo nella Commissione della Comunità Europea;

il Consiglio evolverà nel Consiglio Europeo costituito da Capi di Stato e Presidenti del Consiglio e quindi costituito da membri del governo dei paesi membri;

l’Assemblea Comune evolverà nel Parlamento:

tutti, nella loro evoluzione, manterranno sempre le stesse caratteristiche e funzioni, muteranno i termini e gli àmbiti di competenza.

Dopo questa rapida incursione sulla futura Unione Europea, torniamo alla Ceca.

La Ceca richiedendo un mercato comune sia pure limitato ai prodotti carbosiderurgici pone in pieno il problema dell’estensione di tale mercato a tutti gli altri prodotti e merci nel periodo 1951-1956 si costruiscono le strutture e si fa, per così dire, la via alla CEE, ossia alla Comunità Economica Europea, che sarà costituita con il Trattato di Parigi, firmato il 25. marzo. 1957 ed entrato in vigore il 1. gennaio. 1958.

La crisi mediorientale della metà degli anni Cinquanta, spinge ad estendere l’àmbito della cooperazione tra i sei stati anche ai prodotti energetici ed alla ricerca scientifica, di qui la costituzione assieme alla CEE dell’EURATOM, ossia della Comunità Europea Energia Atomica.

L’Euratom prevede la realizzazione di un mercato comune di prodotti ed attrezzature diversi dalle “ materie fissili” ( minerali e combustibili nucleari ), la libera circolazione all’interno e tariffa doganale esterna: ricalca la CECA. Per la particolare natura delle “ materie fissili” il trattato prevede la costituzione di una Agenzia di Approvvigionamento, attraverso la quale devono passare tutte le operazioni di acquisto e vendita. L’Euratom prevede anche centri comuni di ricerca negli stati membri, Ispra in Italia e disciplina il regime di scambio, la circolazione e la protezione dal punto di vista della proprietà industriale dei risultati di tale ricerca.

 

Dopo la firma dei trattati che istituiscono la Cee, ossia a partire dalla seconda metà degli anni Cinquanta, il processo subisce un rallentamento, fino a configurarne un arresto, per riprendere con ritmo frenetico a partire dall’inizio degli anni Ottanta ed in specie dal 1985, come l’aveva avuto tra il 1950-1956.

Il periodo febbrile va dal 1985 al 1993 e segnatamente: 1989-1992.

Gli anni Settanta vedono unicamente iniziative in campo strettamente monetario e per giunta naufragate.

L’intera evoluzione del processo europeo, le sue accelerazioni frenetiche e le sue pesanti stasi, possono essere comprese solo entro il corso degli eventi mondiali.

Il periodo 1956 – 1969 vede una forte supremazia statunitense e quindi un rallentamento europeo.

Il periodo 1969 – 1973 vede la crisi della supremazia statunitense fino alla sconfitta del Vietnam ed in tutto il sud-est asiatico, unitamente al dilagare delle vittorie delle lotte dei popoli d’Asia, Africa ed America Latina, un ruolo diverso dell’O.N.U. per la presenza attiva dei popoli, e quindi la fine degli accordi di Bretton Woods del predominio del dollaro, ecc. Contestualmente le lotte dei popoli coloniali e lo sviluppo della lotta di classe nelle cittadelle dell’imperialismo impongono un blocco attorno agli Usa, anche se all’interno di tale blocco i paesi europei lavorano per sfiancare gli USA e liberarsi dai vincoli pesanti che avevano dovuto subire nel periodo 1942 – 1959.

Il 1971 è l’anno della rottura degli accordi di Bretton Woods di qui la necessità di una difesa comune monetaria europea contro il pericolo di un pesante drenaggio verso gli Usa di capitali e risorse. Va ricordato qui che il dollaro era sopravvalutato, ad un valore reale di 380-400lire italiane corrispondeva un cambio di 630-650lire, la cui differenza andava in sostegno alle spese militari USA.

La crisi culmina nel 1973. Sul piano internazionale l’O.N.U. vedeva sempre più una presenza forte degli Stati e dei popoli e la rottura del controllo Usa. La parola d’ordine è allora: “ Nuovo Ordine Economico Internazionale” e le forze del proletariato, pur la grave scissione nel Movimento Comunista Internazionale, vedono una sostanziale egemonia ed in grado di esercitare notevoli pressioni.

Inoltre la diversificazione monetaria, che si ha dopo il crollo di Bretton Woods, è anche determinata dalla necessità di avviare politiche di “ welfare”, ossia politiche di raffreddamento dello scontro sociale, che assorbirà una parte notevole del plusvalore prodotto.

Il periodo 1968 – 1976 costituisce il periodo di più acuto scontro interimperialistico, il punto più basso.

Da qui ricomincia la salita.

Essa è costituita dalla strategia di assalto al proletariato mondiale ed al campo socialista: è a far data del 1976 che si dà inizio a quella che verrà chiamata “ rivoluzione scientifica e tecnologica” e che sarà la guerra al proletariato tramite le macchine, ossia l’uso delle macchina contro la lotta di classe del proletariato8.

Il periodo 1988 – 1992: Consiglio d’Europa di Hannover ( giugno 1988 ) – Maastricht ( 9-10.dicembre. 1991 ) vede una forte iperattività europeista, il cui scopo è in vista dell’89, ossia è il posizionamento dei gruppi monopolistici per la spartizione del bottino.

La successiva attività è segnata dalla necessità di sfruttare le posizioni di vantaggio acquisite nei confronti del proletariato, conquistare nuovi spazi e territori nel campo del proletariato, respingendo indietro, facendo arretrare, cioè, il proletariato dalle posizioni conquistate nel periodo 1955 – 1976.

L’attività principale diviene la speculazione finanziaria e la guerra al salario.

Il periodo 1998-2002 è l’inizio della discesa, che si aggrava negli anni successivi.

La frenesia “ costituzionalista” è solo fumo negli occhi per scaricare altrove la crisi del processo ed in occasione delle routinarie elezioni europee, a scadenza di “ mandato”.

L’allargamento a 25 paesi, dati i paesi, non comporta una qualche sostanziale modifica in seno europeo, l’unico momento “ eversivo” potrebbe essere costituito dalla Russia. Essa copre il problema di una Difesa e di una politica estera comuni in opposizione al blocco Usa-Gran Bretagna, rispetto ai problemi della 1a e 2a guerra balcanica, la 1a guerra afgana, la 1a, 2a, 3a guerra irachena, il vuoto di scelte e la violenta lotta interna copre il grave stallo nel quale si trova il processo europeo.

La crisi economica di sovrapproduzione non viene attenuata dall’espansione dei mercati e la sottomissione al mercato capitalistico dell’area dell’Europa orientale. La crisi si manifesta ben presto già nel 1994 e si aggrava negli anni a venire: 1996-97 fino alla situazione dei primi anni 2000 la crisi dei fondi pensione, dei fondi gestiti, di Erron, Parmalat, Cirio, ecc. ecc.

Il periodo 1956 – 1981 è coperto da rapporti e relazioni senza alcuna consequenzialità, segnano cioè la sostanziale stasi del processo:

Rapporto Fouchet del 1961, propone l’istituzionalizzare la cooperazione politica;

Rapporto Davignon del 1970, necessità di una unificazione politica per una politica estera comune;

Rapporto Werner, del 1971, predisposto sulla base del Vertice dell’Aja, che traccia un piano per la

realizzazione di una unione economica monetaria entro il 1980. Nel frattempo sulla base

della crisi statunitense e la rottura degli accordi di Bretton Woods nel 1972 gli Stati membri

decidono l’istituzione del cosiddetto serpente monetario, che prevedeva la possibilità di

fluttuazione reciproca delle loro monete entro una banda del 2,25%.

Non dura neppure due anni: alla prima difficoltà Danimarca prima, seguita poi da Irlanda,

Gran Bretagna, Francia, Italia ne uscirono, decretando così la fine.

Bisognerà aspettare il dicembre 1978 perché venga ripreso il rapporto Werner con

l’istituzione del Sistema Monetario Europeo ( SME ) e la nascita dell’ECU, a cui

prontamente l’Inghilterra non aderirà e l’Italia prima vi aderisce con ritardo per poi uscirne

nel 1992.

Lo stesso ECU non era che una unità di calcolo ottenuta tenendo in considerazione i tassi

di cambio di volta in volta reciprocamente in vigore all’interno di un determinato “ paniere”

di monete.

Rapporto Copenaghen del 1973, che amplia il rapporto Davignon;

Rapporto Tinderman del 1976, che traccia le linee di una unione europea e prospetta le due velocità;

Rapporto dei Tre Saggi del 1979 di nessun rilievo;

Rapporto Gensher – Colombo del 1981 che sviluppa alcuni principi di cooperazione contro gli schemi della

diplomazia tradizionale;

Rapporto Spinelli del 1984, costituisce una proposta di Trattato di Unione Europea approvato a maggioranza;

Rapporto Dooge del 1985 che neutralizza i tratti più incisivi del rapporto Spinelli.

Esso in realtà rende parzialmente accettabile quello di Spinelli da parte dei Governi.

Contiene la proposta di convocare una conferenza intergovernativa che prepari il

Trattato sull’Unione Europea. Questa proposta viene votata al Consiglio d’Europa di

Milano nel giugno 1985 ma ottiene i voti contrari di Gran Bretagna, Grecia e Danimarca e

quindi votata a maggioranza. In quella sede approva il Libro Bianco elaborato dalla Commissione Europea, alla cui guida nel gennaio era sopravvenuto Delors.

Si elencano qui tutti i provvedimenti che avrebbero dovuto essere emanati per la realizzazione del mercato interno, insieme alle date di emanazione in modo da rispettare la scadenza del 31. dicembre. 1992 per l’entrata in vigore del mercato interno.

I lavori della conferenza intergovernativa si svolgono con rapidità, si giunge nel febbraio 1986 a firmare l’Atto Unico Europeo ( A. U. E. ) dopo neppure sette mesi. Esso segna un passo in avanti giacché oltre ad indicare delle linee per una politica estera e di sicurezza comune ( PESC ), introduce il concetto di Unione Europea ed individua nel Consiglio Europeo lo strumento attraverso cui l’Unione Europea opera, congiuntamente a questo si introducono delle innovazioni istituzionali circa il criterio di votazione, le procedure di consultazione ed il conferimento di nuove competenze esecutive alla Commissione.

Adesso l’intero processo subisce una forte accelerazione.

La realizzazione del mercato interno previsti dall’AUE procede spedita e si estende alla circolazione dei capitali, che la direttiva del Consiglio del 1988 liberalizza.

Il Consiglio Europeo di Hannover, giugno 1988, dà mandato ad un comitato guidato da Delors di predisporre un progetto di unione economica e monetaria.

Rapporto Delors del giugno 1989 che indica il raggiungimento della moneta unica e di un sistema monetario europeo e la costituzione della Banca Centrale Europea in tre tappe:

la prima consolidare il coordinamento già in corso delle politiche economiche e monetarie nazionali,

la seconda la nascita della BCE,

la terza la nascita della moneta unica europea.

Il processo iniziato nel 1989 si concluderà nel 2002, dopo cioè tredici anni.

Nel giugno 1989 il Consiglio d’Europa di Maastricht fissa la data del 1. luglio. 1990 l’inizio della prima tappa, unitamente convoca due conferenze intergovernative con il compito di predisporre un testo di trattato:

1. unione politica europea,

2. unione economica europea.

I lavori delle due conferenze intergovernative procedono speditamente.

Si giunge, così, al Consiglio Europeo di Maastricht del 9.10-dicembre. 1991 ed il 7. febbraio. 1992, dopo appena due mesi, si giunge al Trattato di Maastricht, febbraio 1992.

Il Trattato di Maastricht si articola su “ tre pilastri9, con esso si vuole indicare un punto fondante su cui si viene poi a costruire tutta una struttura ed indica al tempo stesso un punto chiave, un “ pilastro”, appunto:

1. Disposizione dei trattati istitutivi delle tre Comunità ( Ceca, CEE, Euratom ), che vengono sottoposti alle decisioni della Corte di Giustizia;

2. Disposizione relativa alla politica estera,

3. Disposizione relativa la cooperazione per la giustizia e affari interni,

questi due altri punti, invece, vengono sottratti a qualsiasi controllo comunitario ed affidati alla normale prassi diplomatica, ossia dei rappresentanti dei governi degli stati membri.

Il Parlamento non viene in alcun modo citato o preso in alcuna considerazione.

Vengono inoltre istituiti nuovi organi quali il Comitato delle Regioni, l’Istituto Monetario Europeo ( IME ) e la Banca Centrale Europea ( BCE ).

Per i punti 2 e 3 il Consiglio Europeo di Corfù, 24-25.giugno. 1994, nomina un “ gruppo di riflessione” con il compito di formulare proposte per la Conferenza Intergovernativa di revisione del Trattato di Maastricht. Questa conferenza si apre a Torino il 19. marzo. 1996, ossia due anni dopo Corfù, ed i cui lavori si concludono nel giugno 1997, ossia un anno e tre mesi dopo l’apertura, si giunge così al Trattato di Amsterdam, ratificato dall’Italia il 16. giugno. 1998 ed entrato in vigore dopo un altro anno, ossia nel maggio 1999.

Il Consiglio d’Europa di Corfù del 1994 vede chiusi i suoi lavori dopo cinque anni!

La macchina europea si è fermata a Corfù, questo dato occorre leggerlo entro il più generale movimento della crisi capitalistica e del movimento delle classi e dell’evoluzione post ’89.

Muore a Corfù l’Unione Europea.

Il Trattato di Amsterdam contiene un Titolo VIII10Sull’Occupazione ( articoli 125 – 130 ).

Questo comporta l’ampliamento dei poteri di iniziativa della Commissione relativamente alle nuove politiche comunitarie.

Costituisce, cioè, il QuartierGeneraledellaborghesiamonopolistica nella sua guerraalsalario a livello europeo e qui trova, e subito, l’unità della sua classe.

Ma siamo oramai al 1999!11

L’Unione Europea che sin dal primo momento si è caratterizzata unicamente ed esclusivamente come unità economica dei capitali, processo di concentrazione monopolistica e guerra al proletariato, giunge in maledetto ritardo agli appuntamenti. Giunge alla decisione di procedere ad una unità monetaria dopo l’89 e le prime decisioni, Corfù, avvengono quando già iniziano a manifestarsi i segni della crisi capitalistica, che l’89 aveva cercato di risolvere e che invece si esponenziano, l’approdo all’Euro è già la possente ripresa del movimento di classe del proletariato in Italia ed In Europa e nel mondo, coincide con Dohar e l’opposizione dei popoli all’egemonismo euro-statunitense dell’O.N.U., in piena crisi dell’O.N.U., in piena crisi delle contraddizioni interimperialista che vede opposto da un lato il “ blocco” anglo-statunitense e quello franco-tedesco sulla questione dell’Iraq e tutta il processo di lacerazione anche all’interno di ciascun blocco: la Germania che si accoda, la Francia che cerca un suo spazio in Africa, l’Inghilterra che sostiene gli Usa ma con difficoltà sempre crescenti interne: i bei tempi della 1a e 2a guerra balcanica sono tramontati, mentre la guerra commerciale Usa-Europa si fa violenta: il controllo del medio-oriente, Israele ed Iraq, è tutto contro l’Europa è tutto contro il processo europeo. Sarebbe dovuta giungere all’89 già con l’euro e la BCE, per essere così in grado di sfruttare meglio le occasioni della spartizione del bottino dei paesi dell’Est, consentire un qualche vantaggio alle masse popolari e poi vivere di quel fumo negli occhi, ed invece….!

Ciascun paese imperialista europeo, invece, si preoccupa unicamente di rastrellare tutto quello che singolarmente può a danno di tutti gli altri ed ostacola il processo di unità europea così facendo aggrava l’anarchia capitalistica ed accelera la crisi, oltre a presentarsi diviso e debole nei confronti degli Usa. Quando la crisi inizia a manifestarsi, crisi dei mercati asiatici del 1993-94, non se ne preoccupa più di tanto, avvia un processo ma con distacco, ma poi dinanzi all’innalzarsi dello scontro di classe cerca di accelerare, ma oramai è tardi, troppo tardi, maledettamente tardi.

La Cee si trova dinanzi a questo bivio:

o evolve verso una struttura federale e questo comporta la necessità di una diversa struttura statuale, una nuova regionalizzazione dell’Europa ed una evoluzione del Parlamento e del Governo Europeo;

oppure muore giacché le scelte fatte in àmbito di mercato comune si disgregano, agiscono da feroce acutizzazione delle contraddizioni interimperialistiche con l’incalzare della crisi imperialista e dello scontro con gli Usa. La struttura del mercato comune e dell’euro con il procedere della crisi costituiscono autentiche camicie di forza per paesi come Francia e Germania che cercano di svincolarsi e di avere una propria politica e presenza nei Balcani e nel centro Europa, oltre che in Africa ed in Asia; quella struttura dei mercati e della moneta impedisce di scaricare la crisi sui paesi europei più deboli, impedisce di fare quadrato ciascuno con la sua propria ex area – area del marco ed area del franco – per cui l’euro diviene unicamente espressione del difficile e caotico equilibrio franco-tedesco. Ma questo non li mette al riparo dall’assalto Usa che tende sempre più ad utilizzare i suoi punti di forza: tecnologia, armi e risorse per mantenere i suoi mercati a spese dei paesi imperialisti europei e nemmeno dagli assalti della Gran Bretagna. L’instabile situazione nei Balcani è aggravata dall’ancor più instabile situazione nella Russia meridionale ed in Afganistan congiuntamente all’instabile situazione dei paesi rivieraschi del mediterraneo. Mentre sino agli anni Settanta il movimento Iran-Iraq-Libia era tenuto separato da quello Israelo-palestinese adesso costituiscono una saldatura pericolosissima per l’intero campo imperialista nella misura in cui questa situazione balcanica-mediterraneo si coniuga con quella più generale di opposizione dei popoli alla supremazia euro-statunitense come Domar e Dohar stanno ad indicare. Le contraddizioni interimperialistiche agiscono da acceleratore ai movimenti dei popoli ed il proletariato, congiuntamente alla crisi capitalistica che non trova soluzione possibile alcuna, date le caratteristiche diverse da quella del 1929-193312.

In realtà la situazione dell’Unione Europea è ben più drammatica, essa si trova in un maledetto cul de sac:

avanti non può andare sia perché avanti c’è lo scontro con gli Usa e sia per le contraddizioni interimperialistiche europee di cui si è detto; indietro non può tornare, si è speso troppo su tale unità europea presso le rispettive popolazioni ed il prezzo da pagare sarebbe troppo alto, oltre al fatto che il processo di concentrazione monopolistico europeo è andato troppo avanti per poter innestare la retromarcia.

Indietro non può tornare perché permane il motivo di fondo che aveva dato avvio a tale processo negli anni 1945-1955, ossia il proletariato e la guerra al socialismo ed il tornare indietro significa aprire paurosa falle che porterebbero la borghesia imperialista europea alla disgregazione ed al collasso.

Può unicamente proseguire sulla strada di Europa dei capitali e della finanza e Quartier generale nella guerra contro il proletariato.

Lo scritto di V.I. Lenin, Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa, si rivela così eccellente analisi, autentica sentenza di cassazione!

 

 

La struttura dell’Unione Europea

Dopo questa disamina generale, passiamo adesso ad esaminare la struttura dell’Unione Europea, le sue istituzione, le forme, i modi ed il processo di funzionamento.

In primo luogo occorre chiarire due questioni di fondo.

1. Innanzitutto va operata la distinzione tra “ tratto – quadro” e “ trattato – legge”.

Il trattato istitutivo della Ceca – dei prodotti carbosiderurgici – è un “ trattato – legge”, perché contiene in chiaro, in dettaglio, i precetti, gli scopi e le funzioni, che la Ceca deve perseguire e quindi i suoi organi istituzionali.

Il trattato istitutivo della Cee è invece un “ trattato – quadro”, giacché accanto ad obiettivi specifici, prevede fini ed intenti più generali, a carattere spesso solo programmatico.

La seconda questione riguarda la struttura delle istituzioni europee.

Esse sono di due tipi:

un tipo è costituito da rappresentanti governativi degli Stati membri, che rispondono ai loro governi e parlamenti nazionali, esprimono e rappresentano gli interessi nazionali dello Stato membro di appartenenza;

un secondo tipo è costituito da singole persone nominate non in base allo stato membro di appartenenza, bensì in base a specificità, quasi sempre competenze. Questi membri non esprimono in alcun modo gli interessi degli Stati membri di appartenenza e non possono in alcun modo, pena il decadimento dell’incarico e la perdita di tutti i privilegi post mandato: pensione, ecc., accettare consigli, pareri, pressione degli stati membri di appartenenza ed allo stesso tempo gli stati membri non possono in alcun modo esercitare alcun tipo di pressione, diretta o indiretta, su queste singole persone, pur se di quello stato membro.

Questi organismi, e quindi i suoi componenti, hanno il compito di guardare gli interessi generali dell’unione europea ed agire in tal senso anche in contrasto con gli interessi particolari,nazionali, del loro Stato membro di appartenenza.

Abbiamo così organismi o istituzioni costituiti sul principio “ uti singuli” ed “ uti universali”.

Il termine “ uti” viene dal latino e significa “ utilità”, “ a vantaggio”. Abbiamo quindi “ a vantaggio del singolo” ed “ a vantaggio universale”. Il termine “ singolo” sta indicare lo Stato membro, che costituisce particolare, singolarità, del più complesso organismo europeo. Il termine “ universale” sta indicare la totalità dell’unione europea, che costituisce “ universale” rispetto al particolare di ciascun singolo stato membro.

La Commissione Europa è, per esempio, un organismo “ uti universali”, l’Alta Autorità della Ceca, il Comitato Esecutivo della BCE, i membri della BCE e del Sistema Europeo delle Banche Centrali ( SEBC ) sono tutti “ uti universi”; il Consiglio Europeo è “ uti singuli”, ecc.

E qui facciamo una rapida incursione, che consente di avere come un flash il quadro di funzionamento.

Per quanto riguarda gli organismi dell’unione monetaria, BCE e SEBC vi è una difformità.

I membri che ne fanno parte sono espressione degli Stati nazionali, per esempio i direttori delle Banche centrali nazionali e così i membri che fanno parte della BCE, ma essi non possono ragionare in termini degli interessi nazionali dei loro stati membri, che pure li ha nominati e non rispondono al governo ed al parlamento nazionali loro. Diversa cosa è, invece, la nomina dei membri del Comitato Esecutivo che sono nominati, secondo i criteri ed i canoni di tutti gli altri organismi “ uti universi”, ossia non in base all’appartenenza degli Stati membri, bensì in base a specifiche competenze.

Chiarite queste due questioni, procediamo.

Vediamo le Caratteristiche Generali.

In generale diciamo che l’UE è una complicatissima e farraginosa struttura il cui tratto distintivo è l’oligarchia, non senza dichiarati tratti dissimulati, come è il caso di strutture decisionali a cui viene dato un nome decisamente fuorviante è il caso, per esempio, della Commissione Europea, di “ Alta Autorità”.

Commissione” nell’accezione usuale del termine è uno strumento di lavoro di un organismo e non centro decisionale; nella legislazione comunitaria non è così. Un organo assolutamente tecnico del Consiglio d’Europa, il COREPER, per la sua natura tecnica viene ad avere una struttura permanente, a differenza del Consiglio dell’Unione Europea, e quindi centro vitale di tutte le decisioni della Comunità Europea, che condiziona le stesse decisioni e gli argomenti all’ordine del giorno della Commissione Europea. … E’ costituito dagli ambasciatori dagli stati membri accreditati presso la Comunità Europea!.

Il tratto decisivo è la sottrazione di tutti i suoi atti al controllo democratico. La struttura dell’UE consente a chi può di rivoltare le cose come gli pare. Essa si presenta come un complicatissimo gioco di scatole cinesi, ove è nascosto il reale centro decisionale e che consente infiniti scarica-barile.

La sua struttura è il risultato di molte stratificazioni, ciascuna di per sé confusa e confusionaria, ciascuna determinata dalle varie legislazioni, dai vari trattati, accordi, avvenuti a partire dal 1947-50, acriticamente stratificatisi. Occorre considerare che ciascun Trattato, legislazione, accordo sono il risultato di ben precisi equilibri nel campo imperialista e del campo europeo occidentale in particolare di quel particolare momento: il successivo è il prodotto di altri e diversi equilibri e quindi… . Adesso ciascuno si è sovrapposto a tutti i precedenti senza alcun coordinamento, organizzazione.13

Esiste, così, sempre un accordo, un Trattato, una Disposizione, una sentenza dell’Alta Corte, del Consiglio Europeo, della Commissione, della Ceca, dell’Euratom, del … che consente di .. e di .. .

Non vige in alcun modo il principio invece consolidato in tutte le legislazioni di tutti i paesi secondo il quale “ posterior abrogat prior” , cioè una norma successiva che nega una precedente, annulla la precedente, fa eccezione il sistema legislativo inglese. Ed infatti il sistema è similare alla struttura inglese, che si regge appunto sulle common law, leggi e disposizioni avutesi a partire dal 1100- 1300, le cui interpretazioni sono affidati alle Corti di giustizia.

L’UE nasce su di un progetto ben preciso e delimitato, puramente economico, quello di costituire un mercato comune, ossia una libera circolazione di beni, capitali, e persone e sul progetto di un’Agenzia per i prodotti carbosiderurgici e su un progetto di Difesa comune, arenatosi subito, ma che ha trovato unico sviluppo per i problemi inerenti i temi attinenti il Dicastero degli Interni dei singoli stati membri.

Su questa base essenziale ed in risposta ai problemi che tale unificazione di mercati nel tempo ha comportato sono venuti sviluppandosi tutti gli altri Trattati, accordi, ecc. e consequenziali strutture, che ciascun trattato, ecc. si dava per il raggiungimento degli obiettivi per i quali veniva sottoscritto. Abbiamo così che ciascun Trattato leggeva unicamente, esclusivamente, il particolare di quel momento e non veniva affatto sottoscritto come momento, come passaggio, di un futuro Trattato. Quando viene istituita la Ceca non era assolutamente in progetto la Cee e meno che mai l’Euratom e quando vengono sottoscritti questi non sono affatto all’orizzonte il serpente monetario o un qualche coordinamento finanziario, ecc. ecc.

Per usare un’espressione quotidiana, possiamo dire che l’intero processo è animato da spontaneismo, ossia risposta a situazioni contingenti e senza alcun piano, senza alcun programma.

E così ciascun Stato membro rispetto a quell’accordo o Trattato provvedeva a garantire le sue prerogative, in esecuzione della politica estera di quella specifica fase.

Normale prassi è allora che il Trattato successivo avveniva in nuove condizioni e quindi in modificati equilibri internazionali e quindi in una modificata politica estera di ciascun singolo stato.

Il primo Trattato si è limitato unicamente a regolamentare la produzione e distribuzione dei prodotti carbosiderurgici senza alcun quadro referente, fine a se stesso e senza alcun progetto di sviluppo.

Il successivo Trattato, e così tutti gli altri, si muoveva sulle stesse coordinate.

 

Le leggi, gli ordinamenti, le istituzioni, la politica di uno Stato discendono da un quadro referente principale e fondamentale, che indica gli indirizzi fondamentali, i diritti, i doveri, gli àmbiti, ossia la Carta Costituzionale, che fa da guida ed orientamento a tutte le successive scelte. Le leggi, la politica dello Stato italiano devono avvenire entro i dettami costituzionali, che ne costituiscono il quadro generale-referente.

Qualunque legge, atto, disposizione, circolare, deve avvenire dentro questo quadro, diversamente è illegittima e non è eseguibile.

Questo non accade per la legislazione europea.

Non esiste, innanzitutto, questo quadro referente-generale, per cui ogni singolo atto, legge o trattato, non ha alcuna verifica di legittimità. E’, allora, l’atto stesso, che nel momento in cui viene firmato, determina la legittimità e gli àmbiti in cui tale legittimità viene esperita, ha validità e vigore. Consequenzialmente si dà i suoi strumenti per il perseguimento degli scopi, intenti e l’esecuzione di questi.

Alla fine ci si trova dinanzi una massa di articoli che dettano scopi, finalità, intenti mastodontici ed assolutamente ingestibili.

Procediamo, o meglio inoltriamoci in questa selva confusa e disorganica dell’Unione europea.

Il termine Unione Europea, non è quello che comunemente si può intendere. E’ altra cosa.

Il termine Unione Europea racchiude il complesso delle relazioni tra gli stati membri nell’àmbito:

a. delle tre comunità: Comunità Europea ( CE ), marzo 1957,

CECA, del 1951,

Euratom, marzo 1957.

Questo complesso di tre comunità costituisce primo pilastro.

b. della Politica Estera e Sicurezza Comune ( PESC ).

Costituisce il secondo pilastro.

c. della cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale.

Costituisce il terzo pilastro.

La natura giuridica di ciascun cosiddetto “ pilastro” è diversa:

è, infatti, cooperazione intergovernativa per il secondo e terzo “ pilastro”, è cooperazione tramite organizzazioni della comunità europea per il primo “ pilastro”.

L’istituzione di un mercato comune attraverso il Trattato del marzo 1957 ha comportato la necessità di estendere la collaborazione ad altri campi non previsti originariamente dal Trattato.

Adesso ciò che realmente ha avuto sviluppo è stato unicamente il cosiddetto primo pilastro. ossia la parte economica: liberalizzazione del mercato ( capitale, uomini e lavoro ), moneta unica, sistema monetario, euro, banca centrale e sistema di banche centrali, ecc. e quindi sostanzialmente la Cee o CE.

Il secondo pilastro non ha mai avuto vita. E’ rimasto unicamente sulla carta e la cooperazione ed unificazione è avvenuta ed avviene entro la NATO.

Il cosiddetto terzo pilastro è di natura assai limitata e non oltre la cooperazione tra Stati in materia di perseguimento di criminali. Vi sono dei passi in avanti con la costituzione di un Comando unico, o meglio Centrale, ma corpi specificamente europei non ve ne sono.

Lo sviluppo della cooperazione e della integrazione sul piano della politica estera e della difesa comune consentirebbe di dare a tale unione una quale maggiore organicità, ma è miseramente naufragato nel corso della 1a, 2a, e 3a guerra del golfo, 1a e 2a guerra balcanica, 1a guerra afgana, la guerra mediorientale; non diversamente dai vari interventi militari in varie aree del Pianeta. Anche l’attuale situazione in Iraq e l’appello all’O.N.U. marca inequivocabilmente il naufragio del 2° pilastro.

E’ tutta qui l’U. E. a 11, 15, 25, 36 membri; non è altro che l’estensione/sottomissione al mercato capitalistico europeo capitalistici dei paesi balcanico-mediterranei.

I rapporti politici, sociali, civili, culturali, democratico-istituzionali non vi sono minimamente implicati ed a nessun livello. E se qualche dubbio vi può essere, è lì il progetto di Carta Costituzionale pronto a confermarlo pienamente.

L’art. 6, n.1, del Testo Unico Europeo, TUE, sancisce che l’UE si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dello Stato di Diritto.

Non vi sono poi gli atti consequenziali che consentono questo: il progetto di Costituzione non riconosce alcuna funzione al Parlamento, alla democrazia-istituzionale, ecc.

Sul piano strettamente giuridico i principi dichiarati nell’art. 6 non fanno parte a stretto rigore di termini dell’ordinamento comunitario vero e proprio e quindi da essi non ne deriva affatto per gli Stati un obbligo a livello comunitario di rispettare tali “ principi”.

Essi, infatti, vengono definiti “ principi” e non “ diritti fondamentali”.

Adesso questo art. 6, n. 1., costituisce un pesante passo indietro rispetto alla Convenzione Europea per la salvaguardia dei diritti umani, Roma 1950. Lì, infatti, si parlava di “ diritti fondamentali”.

Ne risulta così che:

la Commissione Europea non può esercitare poteri di controllo ed i singoli non possono ricorre alla Corte di Giustizia contro gli Stati per il mancato rispetto dei suddetti principi.

E fin qui ci siamo limitati alla superficie del problema ed alla disamina dell’art. 6.

Approfondendo il problema.

Esso esprime in forma pura, ossia non mediata dalla lotta delle classi, la concezione dello Stato e della democrazia della classe della borghesia , che non prevede affatto alcun intervento dell’uomo-cittadino nella vita politica, democratica ed avoca esclusivamente ai membri della sua classe le libertà economiche: di poter liberamente produrre, commerciare, spostare capitale e mezzi senza vincoli doganali, politici, ideologici. Consequenzialmente codifica tali garanzie per il suo capitale in “ diritti fondamentali”.

I “ diritti fondamentali dell’uomo” sono allora i diritti per ciascun di poter liberamente esercitare la propria attività: in quanto capitalista di poter produrre, vendere, ecc. ed in quanto lavoratore di non avere vincoli di carattere sindacale, di leggi e di poter liberamente contrattare il suo salario.

Tutto quanto è di ostacolo a tale libertà del capitale è “ dittatura”, è “ regime illiberale”:

Parlamento, istituzione democratiche, forme partecipative ed associative sono vincoli alla “ libertà”. In sostanza l’essenza teorica che viene qui espressa, ma in genere in tutta la legislazione europea, anche se nell’art. 6 in maniera netta e concentrata, è la concezione di Hobbes sullo Stato.

L’art. 6, n. 1, è cioè la negazione dei principi affermatisi con la Rivoluzione Americana e la Rivoluzione Francese. Per l’art. 6, n. 1, il singolo non è più suddito, ma non è ancora cytoen.

In tutta la costruzione materiale successiva non vi è alcun sviluppo dei principi democratici, dei diritti fondamentali dell’uomo.

Il Parlamento è totalmente inesistente, le forme di controllo democratiche non esistono e tutto si risolve in un gioco di scatole cinesi.

Tutta la costruzione materiale successiva ha continuato ad avere al centro la libertà, la democrazia, i diritti dell’uomo e le libertà fondamentali e dello Stato di diritto inerente unicamente, esclusivamente il piano economicodelcapitale.

L’intera costruzione materiale successiva presenta un grande interesse.

Noi vediamo che nei singoli paesi a regime repubblicano, e meno in quelli monarchici, questi diritti fondamentali esistono e vengono applicati ed esistono strutture ed istituzioni ove tali diritti si esercitano e si esplicano ai vari livelli la democrazia.

Vediamo, invece, qui in contraltare che nella intera costruzione materiale successiva, processo cinquantennale, tutto quanto è nei singoli paesi europei, nell’Unione Europea semplicemente non è: eppure è la stessa borghesia, sono gli stessi intellettuali organici della borghesia, e intellettuali e quadri di alto profilo.

Ricomponendo le due immagini speculari, o contraltari, abbiamo che l’intera costruzione materiale successiva mostra il fenomeno nelle condizioni pure, ossia inassenza del proletariato.

Ed infatti l’intero processo è avvenuto nellatotaleedassoluta assenza del proletariato europeo, tenuto fuori in maniera scientemente sistematica ed organica. Possiamo così notare in questo processo puro, in assenza di fattori di contrasto limitanti, il processo evolutivo e la concezione teorica della borghesia, che evidenzia l’assenza della Democrazia e della partecipazione.

Nei singoli Paesi ove esiste il proletariato organizzato ha dovuto accettare compromessi e passi indietro, che non è la sua concezione della società, che è invece si esprime in forma piena e totale in quelle condizioni pure, in quelle condizioni di assenza del proletariato.

E’, allora, la classe del proletariato portatrice dei valori di Democrazia, Libertà, uguaglianza politica, sociale, economica.

Muoiono, qui, e senza appello tutte le teorie sui valori universali borghesi di democrazia, partecipazione, consenso.

 

 

 

 

Vediamo adesso agli organismi dell’Unione Europea.

L’articolo 3 del TUE dichiara che l’Unione dispone di un “ quadro istituzionale unico” operante nell’Unione al fine di assicurare la coerenza globale dell’azione.

Cinque sono le istituzioni comunitarie individuate: Parlamento Europeo, Consiglio, Commissione, Corte di Giustizia, Corte dei Conti.

Così come pone le cose, l’art. 3 dà una visione falsata, giacché l’unicità ed il ruolo legislativo è totalmente diverso e dipende in maniera inversa al controllo democratico: ossia più una istituzione è meno sottoposta a controllo e più ha potere legislativo ed esecutivo. Il Parlamento che è il massimo organo rappresentativo non ha alcun potere legislativo, la Commissione Europea che è nominata dal Consiglio Europeo ha il massimo del potere legislativo ed esecutivo oltre che di controllo. Le varie istituzioni sono diverse tra di loro: se espressione dei governi degli Stati membri che li nominano, e quindi sottoposti a rispondere ai loro rispettivi governi e questi a rispettivi parlamenti nazionali e quindi al giudizio dell’elettorato, uti singuli; o se i singoli membri sono nominati dal Consiglio Europeo e per statuto non sono, e non devono, tenuti a rispondere ai loro stati membri ed a nessuno ed agli stati membri è fatto divieto assoluto di esercitare pressione in qualsiasi forma e modo, formulare consigli, esprimere aspettative, ecc. Essi sono quindi svincolati da qualsiasi controllo non rispondono a nessuno, costituiscono un autentica oligarchia, un governo aristocratico, uti universi.

Il potere legislativo, esecutivo e di controllo è in questi organismi.

 

Le cinque istituzione comunitarie: Parlamento, Consiglio, Commissione Europea, Corte dei Conti e Corte di Giustizia sono organi delle tre comunità europee: Cee, Ceca, Euratom, che costituiscono l’Unione Europea.

Le cinque istituzioni, allora, agiscono, di volta in volta in a seconda delle questioni in esame se attinenti a questa o quella comunità europea in base ai rispettivi trattati istitutivi e deliberano all’interno di quanto consente ciascun trattato istitutivo.

La Cee ha un suo trattato istitutivo con finalità, strutture, ordinamento, ecc.

La Ceca ha un suo trattato istitutivo con finalità, strutture, ordinamento, ecc.

L’Euratom ha un suo trattato istitutivo con finalità, strutture, ordinamento, ecc.

 

Il Consiglio Europeo, disciplinato dall’art. 4 del TUE, dà all’Unione l’impulso necessario al suo sviluppo e ne definisce gli orientamenti politici generali. E’ costituito dai capi di Stato e di Governo.

I capi di Stato e di governo a rotazione fungono da Presidenti del Consiglio Europeo. Tra i compiti della presidenza rientrano quelli di rappresentare l’UE nel campo della politica estera e della sicurezza comune.

Il Consiglio Europeo però non è organo dell’Unione Europea: l’UE non godendo di personalità giuridica e non essendo un organo internazionale non può avere propri organi. Non è neppure organo delle Comunità Europee in quanto i trattati istitutivi delle tre comunità europee non lo contemplano tra le istituzioni comunitarie.

In sostanza il Consiglio Europeo è una riunione di organi degli Stati membri, al pari di una conferenza internazionale. Lo stesso art. 4 TUE dice che esso “ riunisce” i capi di Stato e di governo ma non dice che “ è formato da”.

Il Consiglio Europeo in sostanza non è altro che l’evoluzione dei Vertici che riunivano appunto i capi di Stato e di governo al fine di stabilire norme, procedimenti, disposizioni e che poi dovevano essere sottoposti all’approvazione dei singoli parlamenti nazionali. Il primo fu quello di Parigi del 1961 e con la riunione di Parigi del 1974 tali “ Vertici” modificarono la propria denominazione in Consiglio Europeo, poi formalizzato nell’Accordo Unico Europeo ( AUE ). In questo modo veniva ridimensionato il già scarso ruolo del Parlamento europeo.

Il Consiglio Europeo non va confuso con il Consiglio dell’Unione Europea che è altra cosa.

Consiglio dell’Unione Europea

Esso è costituito dai rappresentanti degli stati membri a livello ministeriale.

Ha il compito di coordinare le politiche economiche generali degli Stati membri, agisce con potere legislativo ed esecutivo. E’ organo collegiale degli Stati e quindi secondo la formula “ uti singuli”.

Alle riunioni del Consiglio dell’Unione Europea partecipano i ministri degli esteri quando vengono trattati temi generali, quando vi sono temi specifici i ministri di volta in volta competenti, per i temi economici è costituito un apposito organismo l’ECOFIN, costituito dai ministri per l’economia. Se, infine il tema in esame inerisce più temi collegati tra di loro vi partecipano i ministri competenti. Per quanto attiene il tema dell’unione economica e monetaria esiste un particolare Consiglio composto da 11 membri per quanto attiene le norme in materia di unione economica e monetaria.

E’ prevista qui una particolare, quanto assai anomala forma di votazione, la votazione per corrispondenza.

Il testo di una risoluzione viene inviato ai vari Stati, che manifestano per corrispondenza il proprio assenso o dissenso, senza la necessità di una riunione. L’adozione di una simile procedura richiede l’unanimità del COnsiglio ed in sua assenza ovviamente del Coreper.

I componenti del Consiglio dell’Unione Europea, cioè i ministri degli esteri dei paesi membri, non sempre sono in riunione, in loro assenza partecipano i funzionari governativi di rango inferiore, in generale si tratta dei rappresentanti permanenti , che non sono altro che gli ambasciatori degli stati membri presso la Comunità Europea, che costituiscono una particolare commissione il COREPER.

Il Consiglio dell’Unione Europea come si è detto non è un organo permanente, è convocato dal suo Presidente nelle more agisce la particolare commissione del Consiglio dell’Unione Europea, il COREPER, che è invece un organo permanente.

Il Consiglio dell’Unione Europea ha due strumenti di lavoro o Commissioni, uno è il COREPER, l’altro è la Commissione Europea.

Il COREPER.

E’, come si è visto, a differenza del Consiglio dell’Unione Europea un organo permanente, in grado così, a differenza del Consiglio, di svolgere un’attività continua e costante. Già così il Coreper viene ad avere un ruolo forte rispetto al Consiglio. Ma i compiti e le funzioni che vengono affidati al Coreper, che è ripetiamo composto da ambasciatori e con funzioni di sostitutive dei ministri degli esteri, che sono i membri titolari del Consiglio dell’Unione Europea, ne fanno il centro reale decisionale.

1. Il Coreper filtra le proposte che Commissione Europea deve sottoporre al vaglio del Consiglio Europeo, esprimendo un proprio accordo su quelle di minore importanza, che vengono sottoposte al Consiglio per la ratifica formale. Sono questi definiti “ punti A”.

Inoltra al Consiglio le proposte della Commissione per la discussione più problematiche. Sono questi definiti “ punti B”.

Blocca le proposte che gli stati membri, a suo parere, non sono preparati a discutere, impedendo che ad esse possa venir data una qualche pubblicità.

Come si vede controlla sia l’attività della Commissione Europea a valle e quella del Consiglio e del Parlamento a monte sulla base del suo giudizio che gli stati membri non sono preparati a discutere.

Agisce, infine, da blocco, censura tout court, della circolazione, dell’informazione dei temi che a suo giudizio gli Stati non sono preparati per la discussione.

Decide per quei temi che a suo giudizio sono di minore importanza.

Le procedure di votazione al suo interno sono un’altra perla.

In generale avvengono all’unanimità per le decisioni più importanti, i punti B, per le altre a semplice maggioranza, i punti A, ossia quelli a ratifica formale.

Esiste però una terza forma a maggioranza qualificata, che avviene in base all’attribuzione a ciascun stato membro di un certo numero di voti:

Italia, Francia, Germania, Inghilterra 10 voti ciascuno,

Belgio, Olanda, Grecia, Portogallo, 5 voti ciascuno,

Austria e Svezia 4 voti ciascuno,

Danimarca, Finlandia, Irlanda 3 voti ciascuno,

Lussemburgo 2 voti,

Spagna 8 voti.

La maggioranza qualificata si raggiunge con 62voti, essendo 87 il totale dei voti così esprimibili.

 

La Commissione Europea

Per la nomina della Commissione Europea, definita “ guardiana dei trattati” vi è una complessa procedura:

prima si nomina il Presidente su proposta del Consiglio Europeo, poi viene investito il Parlamento Europeo che deve esprimere un parere conforme, ratificare o meno, ma non proporre; successivamente vengono nominati gli altri membri, anch’essi sottoposti al parere conforme del Parlamentoottenutane l’approvazione si procede ad una terza votazione di tutta la Commissione: Presidenti e membri.

La cosa non è oziosa.

Questo tipo di procedura determina che la messa in discussione di un singolo membro della commissione comporta il decadimento di tutta la commissione, giacché vige qui il principio della collegialità: un atto commesso da un qualsiasi membro è atto commesso da tutta la commissione, se un membro è contestato tutta la commissione è contestata. E’ evidente che una tale impostazione costituisce da una parte la costituzione di una commissione ove vige l’omertà: nessun membro contesterà o denuncerà ammanchi di un altro membro, pena il decadimento di tutta la Commissione: e così tutti i membri ed il presidente sono uniti in una vincolo di solidarietà costretta. Il Parlamento da parte sua difficilmente porrà la sfiducia di un membro, pena il decadimento di tutta la Commissione, quando viene a sapere di un qualcosa e la procedura di messa in sfiducia è molto complessa e richiede una maggioranza qualificata.

E’ cioè una struttura aristocratica, ossia governo dei migliori: essi infatti sono tali per competenze, professionalità, ecc. e quindi i migliori.

 

Le Istituzioni finanziarie.

Esse sono:

La Banca centrale Europea, BCE,

il Sistema Europeo delle Banche Centrali, SEBC.

La Banca Centrale Europea è l’organo centrale dell’Unione Economica Monetaria ( UEM ).

Gli organi della BCE sono:

il Consiglio Direttivo ed il Comitato Esecutivo.

Il Comitato Esecutivo è costituito da sei membri, “ uti universi” mentre il Consiglio Direttivo è costituito dai sei membri del Comitato Esecutivo più i direttori generali delle banche centrali degli stati membri, anche questo “uti universi”.

In alcuni casi la votazione avviene sulla base dell’attribuzione di un numero di voti che ciascun stato membro dispone in base alla quota capitale sottoscritta, come già il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale.

La BCE dispone di un autonomo potere di iniziativa, normativo e sanzionatorio in materia monetaria.

Deve essere consultata in merito ad ogni proposta di atto comunitario che rientra nelle sue competenze.

Le iniziative della BCE sono impegnative per tutti gli stati membri.

Il Consiglio Direttivo è nominato dai Capi di Stati e di governo, il Consiglio Europeo, dura in carica otto anni:

è un “ uti universi”, come si è detto.

E’, così, totalmente svincolato da qualsiasi controllo e detiene il potere legislativo ed esecutivo in materia economica e monetaria.

 

Vediamo infine il Parlamento Europeo.

Il Parlamento Europeo non ha alcun potere legislativo e non può quindi formulare o proporre alcuna legge.

Il Parlamento Europeo concorre alla ratifica di leggi, proposte ed attuate da altri, in forma subordinata:

per consultazione,

per cooperazione,

per codecisione,

per parere conforme.

Nella consultazione il Parlamento deve esprimersi, ma il parere non è vincolante per il Consiglio dell’Unione Europea.

Nella cooperazione, che è in vigore solo per pochi casi, il Parlamento dopo la normale procedure di consultazione può costringere il Consiglio dell’Unione Europea ad una seconda lettura, rimettendo così in gioco la Commissione, che può modificare .. . Il Consiglio dell’Unione Europea può ignorare e procedere dopo votazione all’unanimità.

Nella codecisione il Parlamento acquisisce un diritto di veto.

Se si manifesta una opposizione si attiva la procedura di conciliazione.

Il Presidente del Consiglio dell’Unione Europea, d’accordo con il Presidente del Parlamento convoca entro sei settimane un comitato di conciliazione. E’ costituito dai membri del Consiglio dell’Unione Europea ed altrettanti rappresentanti del Parlamento Europeo che entro sei settimane dalla convocazione deve giungere ad un progetto comune. Tale progetto deve essere approvato a maggioranza qualificata dei membri del Consiglio dell’Unione Europea ed a maggioranza semplice del rappresentanti del Parlamento. Se il provvedimento non viene adottato entro le sei settimane l’opposizione decade. Se invece viene adottato entro le sei settimane allora vengono investiti il Parlamento Europeo ed il Consiglio dell’Unione Europea per l’approvazione del progetto comune, approvato in sede di comitato di conciliazione. La procedure è: a maggioranza qualificata per il Consiglio e maggioranza assoluta per il Parlamento. Il termine entro il quale deve essere deliberato da entrambi il progetto comune è di sei settimane, trascorso tale termine la cosa decade, decade cioè l’opposizione.

Nel parere conforme il Consiglio non può deliberare in modo difforme dal Parlamento Europeo.

E’ prevista nei seguenti casi:

a. in tema di accordi di associazioni,

b. in temi che creano un quadro istituzionale specifico in tema di cooperazione,

c. in temi che hanno ripercussioni considerevoli,

d. in temi di accordi che implicano la modifica di un atto adottato secondo la procedura della codecisione.

Sistema di votazione nel Parlamento Europeo.

Occorre distinguere a maggioranza assoluta dei suffragi espressi, che sta ad indicare la maggioranza assoluta dei presenti in aula. Il quorum è raggiunto se sono presenti un terzo dei parlamentari.

Esiste poi la dicitura a maggioranza assoluta dei componenti, ossia devono essere presenti la maggioranza e non più il semplice quorum di un terzo dei parlamentari, ossia se i parlamentari sono 600 occorrono qui 301 voti, mentre per la precedente formula se i parlamentari presenti sono 300, il quorum è 201, bastano 151 voti.

Esiste una terza forma di votazione: maggioranza dei componenti ed i due terzi dei voti per la censura alla Commissione Europea. Occorrono invece la maggioranza dei componenti ed i tre quindi dei suffragi espressi quando occorre emendare o respingere le modifiche che il Consiglio dell’Unione Europea ha apportato agli emendamenti del Parlamento; ossia se il Parlamento apporta modifiche ad una proposta del Consiglio ed il Consiglio le modifica, queste “ innovazioni” del Consiglio devono essere respinte o emendate secondo quel quorum indicato.

 

In sostanza la Commissione ed il Consiglio dell’Unione Europea detengono il potere legislativo ed esecutivo.

E’ l’art. 202 CE che regola i modi e le forme del potere legislativo ed esecutivo.

Esso dispone che il Consiglio, a cui è deputato il potere legislativo ed esecutivo, conferisce alla Commissione, negli atti che essa adotta, la competenza di esecuzione delle norme contenute negli atti della Commissione, disponendo anche le eventualità modalità alle quali la Commissione deve attenersi.

In sostanza conferisce alla Commissione sia il potere legislativo che esecutivo, riservandosi un controllo ed un indirizzo.

Il Consiglio affianca alla Commissione dei Comitati, composti da rappresentanti degli stati membri con il compito di indirizzare pareri.

Il Comitato può essere consultivo, la Commissione può discostarsi dal Comitato;

di gestione, la Commissione deve comunicare al Consiglio il provvedimento adottato in difformità dal Comitato: se il Consiglio delibera diversamente decade quanto deciso dalla Commissione, se non delibera è valida quanto disposto dalla Commissione;

di regolamentazione, il parere del Comitato è vincolante.

Se la Commissione adotta in difformità deve formularne la motivazione al Consiglio.

E’ il Consiglio che di volta in volta nell’attribuire la delega alla Commissione specifica la natura del Comitato che le affianca.

La Commissione, in quanto “ guardiana dei Trattati”, è competente circa l’applicazione dei Trattati e per quanto riguarda “ le clausole di salvaguardia” dei Trattati ne è competente in via esclusiva.

Essa, inoltre, gestisce i quattro fondi strutturali comunitari.

1. Il Fondo Europeo di sviluppo regionale ( FESR ), teso a correggere gli squilibri all’interno della Comunità;

2. Fondo Sociale Europeo ( FSE ) per la formazione professionale dei lavoratori;

3. Fondo Europeo Agricolo di orientamento e garanzia ( FEOGA ) per il sostegno dei mercati agricoli;

4. Fondo Europeo di Sviluppo ( FES ) per l’aiuto ai paesi in via di sviluppo.

Cura, infine, il bilancio comunitario ed ha il potere di formulare raccomandazioni.

Per concludere la disamina, pur rapida, circa gli organismi comunitari ed il potere decisionale, ossia legislativo ed esecutivo, di questi, occorre, dopo aver detto della Commissione e dei suoi reali poteri, non vincolati ad alcun controllo democratico, occorre prendere in esame il rapporto Commissione-Coreper, per aver così chiaro il quadro delle “ scatole cinesi” di cui si è detto all’inizio.

Come si è visto, trattando del Coreper, che ricordiamo è costituito dagli ambasciatori degli stati membri accreditati presso la Comunità Europea, che non ha in alcun modo e forma alcun rapporto con nessun organo comunitario e non risponde a nessun organo comunitario e meno che mai ai Parlamenti nazionali, essendo i suoi componenti dei funzionari degli stati membri, esiste un ben preciso rapporto che lega la Commissione Europea al Coreper.

L’art. 207 CE così definisce ruoli e poteri del Coreper:

è responsabile della preparazione dei lavori del Consiglio e dell’esecuzione dei compiti che il Consiglio affida ad esso.”. Quindi stabilisce i punti all’ordine del giorno del Consiglio.

Già questa è una prassi anomale. Non è mai una commissione, ossia uno strumento di lavoro di un organismo, che stabilisce gli ordini del giorno e quindi di cosa si deve discutere e decidere, ma è sempre l’organismo.

Lo stabilire gli ordini del giorno è il momento primo di decisione di un organismo: chi decide questo decide della vita e dell’attività e dell’indirizzo dell’organismo. Qui è una commissione di per sé, poi, molto anomala.

Procediamo.

Filtra le proposte della Commissione, esprimendo il proprio accordo su quelle di minore importanza ( punti A), che vengono poi sottoposti per la ratifica formale.”

E’ il Coreper che stabilisce l’importanza e quindi se catalogare come punto A o punto B un argomento; il puntoB è sottoposto a ratifica formale, ossia il Consiglio prende atto.

Procediamo.

Inoltra al Consiglio per la discussione quelle più problematiche ( punto B ).”
Dal che si ricava che per i punti A non viene approntata alcuna discussione, ma unicamente una presa d’atto da parte del Consiglio.

Procediamo

Blocca le proposte che gli Stati membri non sono nemmeno preparati a discutere, impedendo che ad esse venga data pubblicità.”
Ha quindi un potere discrezionale enorme, che gli consente di operare una indiscriminata ed incontrollata censura sui temi in discussione non solo all’interno e tra gli organismi della Comunità Europea, ma persino all’interno della Comunità Europea stessa, che in alcun modo è in grado di conoscere problemi e questioni che a parere del Coreper gli Stati membri e la Comunità non sono in grado di discutere.

Comunità Europea e gli organismi della Comunità Europea sono così sottoposti ad una libertà vigilata ed una democrazia controllata da parte del Coreper.

Il potere di iniziativa, legislativo ed esecutivo, della Commissione Europea e del Consiglio dell’Unione Europea, e di conseguenza del Parlamento e dei singoli stati della comunità europea e dei singoli cittadini da soli o in forme organizzate, è in tal modo imbrigliato e posto sotto il controllo, a libertà vigilata e democrazia controllata, da parte del Coreper, ossia da parte di un insieme di ambasciatori degli stati membri presso le Comunità Europee, ossia Cee, Euratom, Ceca.

1 Rimandiamo qui al lavoro dell’Istituto “ La crisi del 1929 – 1933”, che deve essere andata a vedere per una comprensione di tutto il ragionamento che segue.

2 Questo testo è di fondamentale importanza, se non lo si padroneggia in maniera sicura diviene impossibile seguire tutto il ragionamento che qui si viene a sviluppare. I fatti hanno confermato appieno l’analisi scientifica di Lenin, che in quanto tale, essendo confermata e verificata dai fatti, viene posta a base di tutta l’analisi. Il testo di Lenin può essere richiesto a istcom@libero.it

3 Lenin, Sulla parola d’ordine degli Stati Uniti d’Europa.

Inoltre. Il tema è stato trattato, da diversa angolazione, dall’Istituto in” Lo sviluppo scientifico e tecnologico ed i problemi nuovi della Scienza della Politica.”, anche questo testo deve essere andato a rivedere nella parte specifico allo Stato, le regioni transfrontaliere, ecc.

4 Karl Marx – Friedrich Engels, Il Manifesto del Partito Comunista.

Rimandiamo qui alla prima lezione sul 1° Capitolo del Manifesto tenuta dall’Istituto.

Per la comprensione dell’intero movimento delle classi che influenza, predetermina il processo, questa prima lezione deve essere padroneggiata. Anche questa può essere richiesta a istcom@libero.it

5 Rimandiamo qui all’importante testo di Antonio Gramsci, Americanismo e Fordismo

6 Alcuni dati.

Il PIL, ossia la capacità di produzione, passa da 100 a 213,6 miliardi di $.

I finanziamenti alla ricerca scientifica passano a 74milioni nel 1940 a 1,5miliardi di $ nel 1945.

In agricoltura furono messi a coltivazione 30milioni di acri in più ed i redditi da attività agricola passarono da 9miliardi nel 1940 a 22,5miliardi di $ nel 1945. La conseguenza fu che furono pagate ipoteche e debiti vari contratti nel periodo di crisi e introdotti nuovi sistemi di produzione con l’uso intensivo di macchine e fertilizzanti.

Questo determina un’autentica rivoluzione agraria con una crescita della produttività di oltre il 25% in quattro anni.

La guerra, cioè, proietta gli Usa ad un livello tale che non può più tornare indietro; la inchioda a quel livello di produzione raggiunto, a quel livello della riproduzione allargata. E’ il suo vantaggio ed al tempo stesso il suo limite mortale.

7 Rinviamo qui alla monografia “ Scissione Sindacale”.

8 Rimandiamo qui al primo volume del “ Capitale” e segnatamente al cap. 13 lì dove si parla di Ure e del suo libro.

9 Questa è la terminologia che viene usata nei trattati e nelle trattazioni di atti e documenti dell’Unione Europea.

10 Il termine “ Titolo” nei Trattati o nelle leggi sta per “ Capitolo”.

11 Ovviamente qui sono presupposti, e rimandiamo, i lavori interni dell’Istituto sull’analisi delle classi, il 1 ed il 2 Congresso e tutta l’analisi dell’Istituto del periodo 1992-2002. E’ opportuno che tali lavori i quadri vadano a rivederseli.

12 Rimandiamo qui alla monografia sulla crisi del 1929-1933

13 Va qui tenuto presente quando abbiamo in precedenza scritto sulle specifiche condizioni in cui Trattati, accordi si sono verificati ed i differenti periodi di ciascuno.