1917-2017: per i cento anni della Rivoluzione d'Ottobre

 

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

 

Karl Marx - Friedrich Engels

 

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Lettere dell’Istituto n. 21

 

1917-2017: per i cento anni della

 

Rivoluzione d'Ottobre

 

 

 

La presente Lettera presuppone e rinvia ai seguenti lavori dell'Istituto:

Bioetica,

Genetica,

Scienza Medica,

Sviluppo scientifico e tecnologico ed i problemi nuovi della politica,

Teoria e tattica della Rivoluzione d'Ottobre,

La rivoluzione d'Ottobre (2003),

Tutto il potere ai Soviet.

 

 

L'Istituto di studi comunisti “K. Marx-F. Engels” celebra assieme a tutti i comunisti, ai quadri operai avanzati e ai lavoratori più sensibili, il centesimo anniversario della gloriosa rivoluzione socialista d'Ottobre.

Rivolgiamo un sincero augurio di proficuo lavoro a tutte le iniziative che su questo tema si vanno svolgendo nell’auspicio che tutti questi sforzi possano ricondursi a sintesi.

Nell'occasione di questo storico anniversario vogliamo fissare all’attenzione dei quadri alcuni punti che riteniamo centrali per l’attuale discussione sulla ripresa soggettiva delle forze del proletariato. Questo elaborato, pertanto, non ha alcuna pretesa di esaustività ed anzi, rimanda ai lavori citati in premessa per una trattazione più estesa delle questioni qui affrontate.

I punti che isoliamo in questa discussione sono:

- rivoluzione e processi della transizione;

- rapporto rivoluzione-teoria rivoluzionaria;

- rivoluzione sviluppo-scientifico e tecnologico.

 

La Rivoluzione d’ottobre,

Abbatte la feroce dittatura dello zar e istituisce la repubblica democratica;

Abbatte contemporaneamente la dittatura della borghesia, supera l’appropriazione privata del lavoro e dei suoi prodotti e fonda il primo Stato dei lavoratori e dei contadini al mondo: la repubblica dei Soviet;

Fonda un diverso tipo di società non più basata sulla proprietà privata ma su quella sociale.

 

La rivoluzione d’ottobre è, dunque, la questione del socialismo ovvero della doppia transizione:

  • dalla società capitalistica alla società dei liberi produttori associati;

  • dalla proprietà privata alla proprietà sociale.

Il socialismo è la questione della più generale fase di transizione ad un’altra forma di organizzazione sociale ed economica dell’uomo, ad un più alto modo di intendere il ricambio organico Uomo-Natura, ovvero ad un’altra forma di esistenza del Lavoro -attraverso cui si realizza quel ricambio Uomo-Natura. Entrambi gli aspetti di questa transizione devono essere letti assieme e mantenuti in costante rapporto: l’uno si afferma nell’altro, lo influenza e lo modifica reciprocamente. Scomporre e tenere distinti i due momenti significa non assumere l’intera questione della trasformazione sociale in tutti i suoi termini; significa non aver compreso il più generale processo storico che porta al superamento della società capitalistica. Si finisce per ricadere nelle varie forme di socialismo inconseguente, che la borghesia ha dimostrato e tuttora dimostra di saper ben gestire e dirigere a proprio vantaggio anche alimentandole in determinate fasi storiche, al fine di non far crescere la coscienza politica e scientifica del proletariato e dei suoi quadri.

Noi, oggi, ci troviamo ad operare all’interno di un grande processo di trasformazione avviato con la grande rivoluzione d’Ottobre. Operiamo e viviamo, cioè, all’interno di un lungo processo di transizione, apertosi con l’Ottobre, che ha ben determinate caratteristiche e condizioni, che ha proprie leggi di sviluppo la cui esatta comprensione è elemento fondamentale per la comprensione e la direzione degli attuali processi storici.

Questa la sfida da raccogliere!

Si ritiene spesso che la Rivoluzione d'Ottobre sia una combinazione di situazioni favorevoli sfruttate sapientemente da Lenin e dai bolscevichi.

Questo ha consentito loro la Presa del Palazzo d’Inverno.

È questa una visione romantica della rivoluzione, di chi in definitiva ha una visione romantica dello Stato.

Ed è esattamente contro questa visione romantica dello Stato che Antonio Gramsci conduce una ferma battaglia nei confronti di quegli stessi quadri comunisti incarcerati dal fascismo. Elabora a tal fine la teoria della guerra manovrata e della guerra di posizione, la teoria delle “casematte”, la critica al bonapartismo, al nepotismo, e che lo stesso Lenin conduce con gli scritti sullo Stato, innanzitutto “Stato e Rivoluzione”.

La rivoluzione non è un atto, è un processo, segna cioè il punto di rottura di una fase della transizione da una società all’altra e che dà l’avvio ad una fase successiva di questa transizione, da un modo di produzione ad un altro.

Il centro di tutto ruota attorno al concetto-chiave.

Senza teoria rivoluzionarianon può esistere movimento rivoluzionario.”

In tutta una prima fase di attività e fino al 1905 i bolscevichi spostarono l’attenzione sulla Teoria: liberare il marxismo da tutte le incrostazioni che si sono venute accumulando nella fase dell’offensiva capitalistica, affinare il marxismo per le sfide dei tempi e contrastare decisamente il passo a teorie borghesi sia sul piano politico che su quello filosofico e della teoria più in generale.

Lenin ed i bolscevichi aprirono un pesante fuoco di fila contro le concezioni e teorie errate sul piano filosofico, che si erano venute formando sull’uso ideologico delle più recenti scoperte scientifiche, al fine di indebolire, fiaccare la concezione materialista e contaminare la teoria marxista, al fine di ritardare le forze del proletariato e metterle nelle condizioni di prendere o le strade più tortuose o quelle inefficaci.

Nasce da qui allora il lavoro di Lenin “Materialismo ed Empiriocriticismo” ed unitamente a questo una antologia filosofica dei maggiori pensatori materialisti a partire dall’antica Grecia; attraverso questo lavoro Lenin ed i bolscevichi corazzavano gli elementi avanzati e sviluppavano il marxismo.

Questo lavoro andò di pari passo con la battaglia serrata alle varie concezioni politiche e idee errate presenti all'interno del movimento rivoluzionario: il populismo, l’economicismo, il marxismo legale. Successivamente negli anni 1912-1914 con l’incedere della crisi ed il precipitare del mondo nel baratro della 1a guerra mondiale, che per il proletariato voleva dire l’avvicinarsi di una nuova fase di rottura rivoluzionaria e la possibilità di dare avvio alla transizione alla società socialista, Lenin ed i bolscevichi concentrano il fuoco di fila contro le teorie di Kautsky e dei vari opportunisti al fine di aiutare i quadri a liberarsi delle teorie errate ed acquisire mobilità e duttilità nelle lotte che si apprestavano, una volta liberi da zavorre e pesi inutili. I quadri sono così preparati per le future battaglie.

Le condizioni in cui i bolscevichi si trovarono ad operare erano, tuttavia, modificate rispetto a quelle di Marx ed Engels. Il Programma e la Strategia mantenevano intatte la loro validità. Era la Teoria e la Tattica che andavano elaborate nelle nuove condizioni.

Sul rapporto che lega Teoria-Analisi-Programma-Strategia- Tattica rimandiamo ai lavori dell’Istituto. Basti qui richiamare che Teoria, Analisi, Programma (che non è il programma elettorale) costituiscono il lato oggettivo del movimento; essi sono desunti dai processi storici concreti, mentre la Strategia e la Tattica (tra cui vi è, tra le altre, il Partito) rappresentano il lato soggettivo, quello cioè soggetto ad azione degli uomini.

Il centro delle modifiche, inerenti la Teoria e la Tattica- ruotava attorno ad una estensione ed innalzamento del rapporto Scienza-processi produttivi; ossia una maggiore e più alta integrazione delle innovazioni tecniche nei processi produttivi.

Questo comportava una modifica dei processi produttivi, lo sviluppo di nuove branche della produzione, di nuovi settori produttivi e quindi di una modifica nella composizione delle classi e tra le classi.

Il centro era costituito dal ritmo e dalla velocità del progresso tecnico, che determinava una modifica nei ritmi e nella velocità del processo di concentrazione capitalistica ed in definitiva un innalzamento della crisi capitalistica.

Lo sviluppo del capitalismo alla sua fase suprema, l’imperialismo, il colonialismo, lo sviluppo del sistema creditizio e bancario, sono determinati esattamente da questo ritmo che aveva preso il rivoluzionamento continuo dei settori della produzione, o progresso tecnico.

E questo esatto processo comporta una contrazione del saggio del profitto, che, a sua volta, trovava forma di compensazione sia nell’estensione del commercio estero  colonialismo e sia nella costante crescita del parassitismo, ovvero lo sviluppo del capitale finanziario, la speculazione sui titoli, l’estensione della rendita parassitaria fino a configurare l’imperialismo come rentiers, a danno del profitto industriale e della produzione industriale e agricola.

Lo sviluppo della contrazione del saggio di profitto, risultante dall’insufficienza del colonialismo e del parassitismo, ecc. conduce alle guerre coloniali prima e alla “super guerra coloniale”, ossia 1° guerra mondiale.

Come esatta conseguenza di questo processo di modifica dei modi di produzione, dello stato capitalista, e, dunque, delle classi e dell’intera società, andavano modificandosi anche il pensiero, le teorie scientifiche, l’intera cultura dell’uomo.

Quel progresso tecnico comportava, infatti, una rottura della precedente struttura teorica ed una centralità della scienza, alla quale la borghesia risponde modificando il proprio impianto teorico concettuale, l’idealismo, sviluppandone nuove forme: il misticismo esasperato e l’empiriocriticismo, da cui l’opera di Lenin su “Materialismo e Empiriocriticismo”.

Il progresso tecnicoed il rapporto fra teoria e Scienza è, allora, la prima questione che Lenin ed i bolscevichi pongono al centro dell’attenzione, dello studio, dell’analisi e dell’elaborazione.

Il rivoluzionamento continuo degli strumenti di produzione e, quindi, dei rapporti di produzione e di tutto l’insieme dei rapporti sociali, lo scuotimento di tutte le condizioni sociali, l’incertezza ed il movimento eterni contraddistinguono l’epoca borghese da tutte le precedenti.

Questo comporta che tutte le stabili ed arrugginite condizioni di vita, con tutto il loro seguito di opinioni e credenze si dissolvono e le nuove invecchiano ancora prima di fare le ossa.

Esattamente questo stato oggettivo delle cose e dei processi scientifici, produttivi e sociali, introdotti dalla borghesia per la prima volta nella storia dell’uomo dopo l’immobilismo secolare delle precedenti società, determina una modifica profonda, una rottura in tutta l’esperienza rivoluzionaria delle classi acquisita fino al 1848.

Lenin ponendosi in continuità con la rivoluzione ininterrotta e sulla base delle modifiche determinate dal progresso tecnico, elabora la teoria della rottura della catena imperialista nell’anello più debole, e i dati sperimentali, conclamati e ripetutamente confermati, indicavano nella Russia tale anello debole. I dati cioè confermavano ampiamente la correttezza dell’analisi di Marx sulla Germania e sulla Russia, ed a cui Lenin dava continuità.

Da qui occorre riproporre e sviluppare la grande esperienza della rivoluzione d’Ottobre.

Quali sono i nuovi dati? Come si modifica la fase di transizione aperta dall’Ottobre?

A nostro avviso occorre prestare la massima attenzione al periodo che si sviluppa a partire dal 1948-1955 fino ad oggi.

Questo lungo periodo si configura come una ulteriore e possente estensione ed innalzamento del rapporto Scienza-processi produttivi: dalle rivoluzioni scientifiche degli anni ‘60, a quelle tecnologiche dei ‘70 è80, ai progressi nel campo della Genetica, Fisica, Biofisica, l'Aereo spaziale, l’ICT, fino all'area dello sviluppo digitale, ecc.

Tutti questi processi, modificando la realtà esterna a noi, i luoghi, i tempi, le forme, i modi della produzione, modificano il Lavoro, il rapporto fra le classi e la loro rigerarchizzazione.

Pongono, cioè, problemi nuovi, del tutto inediti modificando la precedente fase. Dinnanzi a questi cambiamenti occorreva (ed occorre) verificare e aggiornare la teoria e, conseguentemente, la pratica politica.

Esattamente in questo periodo, invece, si verifica una sfasatura fra sviluppo scientifico e tecnologico e marxismo. In effetti mentre le scienze compivano una parabola ascendente ed esponenziale, complessificando la realtà produttiva, culturale, sociale, e richiedendo una più alta sistematizzazione e sintesi della enorme massa di dati che si veniva producendo nei vari campi di ricerca, il marxismo, la teoria scientifica propria del proletariato, veniva separata dalle scienze e da quello sviluppo possente per essere ricacciato nell’alveo asfittico e sterile della vecchia filosofia o nelle secche dell'empiriocriticismo risorto negli anni '70. Questa sfasatura ha ridotto il marxismo ad uno strumento inservibile (cassetta degli attrezzi, ricette economiche per la crisi, ecc, ecc) ed ha condotto il proletariato ad un pesante arretramento. Ancora oggi i quadri operai scontano un pesante gap teorico che relega la loro attività, nella migliore delle ipotesi, ad una sostanziale lotta di retroguardia, ad una continua difensiva logorando forze e risorse.

Occorre rinsaldare strettamente il marxismo alle scienze, aggiornandolo rispetto ai recenti dati della ricerca, alle attuali sfide che questo sviluppo pone.

Diversamente, non è possibile comprendere e soprattutto dirigere i processi in atto.

Senza questo lavoro di aggiornamento teorico diviene impossibile comprendere e gestire, ad esempio, i temi della cosiddetta IIIa Rivoluzione Industriale, la cosiddetta Industria 4.0 o i temi delle “clean” o “green” technology (definizioni queste assai discutibili se non errate e comunque pesantemente ideologiche) e tutte le ricadute che questi processi producono sul lavoro, la società, le classi. Questi processi, al di là dei tratti propagandistici, rappresentano il tentativo della borghesia di modificare “manifattura” e, dunque, l’intera società. Il rischio è ancora una volta di non leggere questi passaggi, ed i cambiamenti che producono, finendo per rimanere del tutto spiazzati anche sul piano politico ed organizzativo. Si finisce, cioè, per andare a rimorchio della pubblicistica borghese o per mancare del tutto il tema senza cogliere la relazione fra tutti questi processi e la più generale transizione in atto.

Il carattere di questa specifica transizione va ben compreso.

La fase di transizione che noi stiamo vivendo è molto di più di quella del XVIII secolo, essa assume caratteri assolutamente inediti, giacché pur fra movimenti contraddittori quella che noi stiamo vivendo è la più possente fase di transizione che l'Uomo abbia attraversato; essa non ha paragoni né riscontri in tutta la pur millenaria storia dell'Uomo: questa è la transizione dalla Preistoria alla Storia dell'Uomo.

Questa transizione riguarda sia la questione delle innovazioni e della modifica della manifattura, la materialità della realtà esterna, della produzione, delle classi, della società, ecc, sia i referenti teorici generali di tutte le scienze, ovvero la definizione di un pensiero razionale unificante a livello più alto, ovvero una nuova teoretica generale delle categorie in grado di unificare i risultati dei vari campi della ricerca. Le innovazioni tecnico scientifiche sviluppatesi lungo un periodo di tempo che va dagli anni ‘50 ad oggi richiedono, di fatto, una più alta sintesi degli innumerevoli risultati ottenuti nei diversi ambiti della ricerca e loro sistematizzazione ad un più alto livello teorico.

Tali innovazioni hanno poi un carattere particolare.

Se in passato le pur profonde innovazioni si muovevano entro il socco di tutto il precedente pensiero, queste no! Queste rompono decisamente e totalmente e radicalmente con tutto il passato, proiettando l'uomo in tutt'altra direzione, in tutt'altro rapporto con la Natura e quindi definisce tutta un'altra concezione dell'uomo, tutta un'altra visione e coscienza di sé e del suo rapporto con la Natura. Nel corso degli ultimi 30- 40 anni si è andati incontro ad un processo di radicale trasformazione dell'intero impianto metodologico, apparato concettuale e categoriale della stessa ricerca scientifica; una profonda rivisitazione dell'apparato teorico concettuale della ricerca scientifica, della sua metodologia e delle procedure logico-concettuali dell'impostazione, del procedere, della ricerca, aggregazione dei dati e della metodica dell'analisi dei dati e dei risultati su cui vengono formulate poi le conclusioni della stessa ricerca scientifica.

Occorre, dunque, attrezzare strumenti teorici e concettuali adeguati a questa fase.

Viviamo la più possente rivoluzione culturale concettuale che abbia mai coinvolto il genere umano.

Occorre comprendere che noi stiamo vivendo una maestosa ed al tempo stesso tempestosa fase di transizione, la seconda grande transizione dopo la transizione all'età del bronzo, per cui è normale e logico che crollino, l'una dopo l'altra, antiche certezze e limiti ritenuti fino a ieri insuperabili: ed è per queste fasi di transizione che occorre attrezzarsi.

Con l'età del bronzo l'uomo transita dalla fase bestiale -primordiale a quella civile; con la fase attuale l'uomo sta transitando dalla sua preistoria alla Storia, da un rapporto subordinato e necessitato nei riguardi della natura ad un rapporto di profonda conoscenza e quindi di Libertà.

In questa sfida le teorie fino a qui elaborate non ci sono di alcun conforto.

Tutto il passato pensiero fa da ostacolo; tutte le consolidate teorie nei più svariati campi del sapere: da quelli delle scienze naturali, all'economia, ecc, non sono idonee a gestire l'attuale complessità dei nuovi livelli di sviluppo delle forze produttive, della scienza e della tecnologica.

 

Da questa angolazione, a nostro giudizio, va allora ripresa e sviluppata la via dell'Ottobre.

Dando corretta risposta a questi temi va ripreso e aggiornato il marxismo.

 

Sono passati cent’anni!

Ma la rivoluzione d’Ottobre ed il socialismo scientifico mantengono intatta la loro portata e attualità davanti alle sfide dell'oggi.

Ovunque nel mondo il comunismo, il socialismo, pur se sottoposti ad un eccezionale fuoco ideologico e militare, ad un pesante isolamento e screditamento, resistono.

Ovunque nel mondo la necessità di una diversa società si impone dinnanzi ai clamorosi e ripetuti fallimenti del capitalismo, pur senza alcuna reale controparte attiva in campo da più di 30 anni.

Ovunque nel mondo la necessità di una socializzazione della conoscenza, del lavoro, della produzione su scala globale, diviene coscienza diffusa.

Ovunque il “socialismo” ritorna nelle tesi e nel dibattito, a livello mondiale, delle menti più illuminate, tanto nelle fila del proletariato quanto in quelle dell'ala più progressista della stessa borghesia.

Seppur parziali e senza un piano organico, si levano le voci a sostegno della programmazione e del controllo democratico e sociale tanto dell'impresa capitalistica quanto dei suoi aspetti più deteriori e parassitari: quelli finanziari, ai primi strettamente e conseguenzialmente legati.

Il carattere sociale della produzione, del lavoro, della conoscenza; l'impossibilità e l'inutilità del sussistere di barrire nazionali o di quelle dettate dal profitto delle grandi società transnazionali; la necessità di una direzione globale, e cioè sociale, dei processi scientifici, produttivi, politici, democratici esplode ovunque dilaniando e spazzando via la vecchia società borghese con tutti i suoi orpelli teorici e le sue insufficienti risposte ai problemi dell'oggi, alle sfide dell'oggi.

Lo stesso sviluppo scientifico e tecnologico degli ultimi 50 anni ne decreta la fine e dimostra come sia possibile, ed anzi necessario, che le forze produttive siano dirette e gestite oltre le teorie, le tesi, i vincoli sacri del capitalismo, oltre l'appropriazione privata del lavoro e dei suoi frutti, oltre lo sfruttamento dell'uomo sull'uomo.

È ormai coscienza diffusa che enormi miglioramenti siano oggettivamente possibili, soprattutto per l'avanzare della scienza e della tecnologia, ma che qualcosa resiste nel corpo della società e ne vanifica l'attuazione.

A questo qualcosa si danno poi in nomi più strani: la politica, la casta, la corruzione e quindi poi, specularmente, se ne indicano i rimedi: l'anti politica, l'anti casta, il perbenismo, ecc, ecc, ma così si va poco lontano. Il dato di fondo è che la società capitalistica è ancora tutta arroccata su un modello teorico, produttivo e sociale vecchio, ottocentesco e a questo resta inchiodata. Essa non è più in grado di dare risposta ai problemi che lo sviluppo scientifico e tecnologico, delle forze produttive e del Lavoro ha determinato. Quel modello teorico, economico e sociale, nato dalle rivoluzioni dell'800, non regge più alla sfida dei tempi ed è tempo che venga posto a riposo.

Tutto indica l'urgenza e la necessità di voltare pagina.

Una nuova società è in gestazione, se ne avvertono le doglie e le contrazioni, ma la vecchia società che muore resiste con ogni mezzo.

Senza l'azione cosciente e organizzata dei comunisti e del più generale fronte progressista, quello che resta sul campo è la distruzione delle forze del lavoro, della ricerca, della società.

Ancora una volta risuona potente il monito:

 

“Proletari di tutto il mondo unitevi”

 

Unità dei comunisti sotto la bandiera del marxismo”!

 

 

7 Novembre 2017