14_Integrazione: Devolution e Sanità

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

Karl Marx - Friedrich ENGELS

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Lettere dell’Istituto 14

Sul Referendum Costituzionale


Integrazione:

Devolution e Sanità

Siamo costretti ad intervenire sulla questione del rapporto Devolution Sanità, che sta divenendo un punto centrale dell’intera campagna referendaria, nelle sue ultime battute.

Il centro delle modifiche è che si spostano sulle singole regioni fondi e gestioni per la sanità. Con questo si avrebbe che alcune regioni possono mantenere livelli più alti di assistenza sul piano tecnologico e scientifico a differenza di altre e questo determinerebbe disparità. Essendo il fondo gestito dalla regione, che calibra la spesa sulla base dei cittadini residenti, può verificarsi che una determinata regione può negare l’accesso a quella specialità a cittadini di altre regioni, giacché si verrebbe a trovare fuori spesa. Lo Stato, però, si farà garante del livello di assistenza essenziale, badate bene “ essenziale” non “ minimo”. Questo consente allora l’apertura di nuovi reparti o la chiusura e razionalizzazione, sulla base dei fondi disponibili.

Il dibattito è assolutamente fuori asse. I sostenitori delle modifiche mostrano di non comprendere i contenuti nuovi, e le sfide nuove, della Medicina del XXI secolo.

Il dibattito avrebbe un senso se fossimo alla fine degli anni ’50, ma non più dalla metà degli anni ’60. Si parla, cioè, di una Medicina, e quindi di una Sanità, astratta, mitica.

Il punto chiave della Sanità non è dato dalla normale routine medico-chirurgica e diagnostica, per la quale va bene – ma anche qui fino ad un certo punto, perché essa stessa sottoposta nell’arco di anni a modifiche ed a volte a modifiche di orizzonti – per la quale può ancora andare bene la struttura che è poi il livello al quale ci si attiene nelle discussioni referendarie.

Il punto chiave è la rivoluzione scientifica e tecnologica, che in linea generale determina una forte obsolescenza tecnologica dei macchinari, della diagnostica e della terapia ( vi sono in questo anche elementi speculativi, ma ne costituiscono carattere secondario). Tale rivoluzione scientifica e tecnologica si è fortemente impattata sulla Scienza Medica, imponendoli ritmi molto alti e quindi costi molto alti, che si traducono poi in un innalzamento delle aspettative di vita. Adesso tali costi alti, e nel prosieguo sempre più alti, non possono in alcun modo essere sostenti da singole regioni, e quelle che oggi possono ancora mantenere un passo discreto, nel giro di alcuni anni vedranno il loro precipitare a situazioni arretrate dall’obsolescenza tecnologica. Adesso su base di fondi disponibili acquistano tali macchinari e strumentistica più in generale, ecc. ad alti costi, ma i cui costi non rientrano affatto per l’obsolescenza tecnologica, ossia il tempo di impiego di tali innovazioni è contratto, per cui la massa di utilizzo nel periodo reale di attività non ricopre neppure i costi puri, senza considerare l’accumulazione ed i tassi di interessi, ecc. ecc. mentre altri macchinari e strumentistiche, ecc. più avanzate sono già sul mercato. E questo si esponenzia se si considera che in ciascuna singola regione più ASL richiedono ed ottengono tali innovazioni.

Vi sono poi gli alti costi di patologie, o forme particolari di patologie, basti citare qui trapianti, unità coronariche, ecc., dissanguano le singole regioni, ma che si trovano sempre ad arrancare, di correre dietro, e di non poter mai dispiegare appieno le proprie qualità tecnico-scientifiche e sperimentali.

Vi è, poi, l’intero campo delle cellule staminali e della terapia con cellule staminali, che costituisce il futuro della Medicina e con forte incidenza sulla più generale economia, per le ricadute in molti altri settori.

La Medicina, e più in generale le Scienze della Vita, sono sottoposte a forti sollecitazioni che sovreccitano il sistema, che viene, così, investito da ciascuna innovazione che si impatta e sovreccita tutti gli altri singoli elementi del sistema “ Scienza della Vita”.

Si vede bene, allora, come la dimensione regionale è totalmente asfittica dinanzi al movimento accelerato che le scienze imprimono e che richiede, invece, ambiti ben più ampi, integrazioni e trasversalizzazioni nuove, tutte da disegnare, in grado di consentire a tali forze in movimento di trovare forme di sviluppo e sostegno. Volerlo rinchiudere negli ambiti/confini di una regione: Campania, Lombardia, Trentino Alto Adige, Liguria, Marche, Abruzzo, ecc. ( si deve ricordare qui che la maggior parte delle regioni italiani hanno dimensioni medie e medio-piccole e che le regioni di grandi dimensioni sono assai poche e comunque non sono gli Stati federati USA, e poi anche lì … ! ).

Il problema allora è pensare nuovi ambiti, quale risposta agli sviluppi della scienza e della tecnica, che si devono coniugare con tre punti.

1. un Piano Nazionale Sanitari a due livelli, quello normale e quello, diciamo così, di eccellenza e di punta,

2. un ridisegno di ambiti territoriali per quanto attiene la sanità in senso verticale e trasversale,

3. un coordinamento piano Europeo Sanitario. Questo è poi, ed in realtà, l’unico vero àmbito entro cui la Sanità, e più in generale le Scienze della Vita, possono trovare pieno sviluppo al suo movimento interno di forte espansività.

La dimensione regionale è così del tutto obsoleta, essa può avere un un senso per quanto attiene la Medicina Salute routinaria e per questo bene sono distinti ambiti, funzioni e ruoli dalla Carta Costituzionale, ma per i movimenti reali in atto richiede di essere ripensata e totalmente ridisegnata.

{ Rimandiamo qui Ai due brevi lavori dell’Istituto sulla 502, “ L-502” }.

Il punto da fermare è che tale campo è il più aperto e dinamico con ricadute su importanti settori strategica dell’intera economia, oltre alla strumentistica, diagnostica, laboratoristica, chimico-farmaceutica, il cui centro è dato dalla ricerche sulle cellule staminali ed i suoi effetti dirompenti in primo luogo sull’intero campo delle Scienze della Vita, e sue ricadute più complessive.

La scelta regionale della Sanità è l’uscire da qui, ed uscire da qui , tagliarsi fuori da qui, è uscire per 50anni dallo sviluppo e dalla stessa comprensione dei processi più generali.

La scelta regionale è allora la tomba, è il condannarsi, e da soli, all’arretratezza ed all’esborso di forti capitali per royalties, per l’utilizzo poi dei risultati che altri vorranno concedere ed ai costi e tempi e modi che loro imporranno.

La Medicina è cioè campo di ricerca e applicazione al tempo stesso, si accentrano qui esperienze , dati e verifiche e questo richiede particolare attenzione e sostegno e finanziamenti speciali e costruzione di condizioni che ne consentono sviluppi quali strutture di coordinamento, e non solo informatiche, e non solo sul piano italiano, ma europeo che resta il centro vitale di sviluppo della Scienza della Vita, da affiancare e divenirne parte importante e costituente.

Il chiudersi nella dimensione regionale è la cecità.

E’ la lettura di una realtà vecchia, obsoleta, antiquata.

E’ la lettura dal dato più superficiale della Sanita-Medicina, senza comprenderne il carattere e confini ed ambiti totalmente nuovi ed inediti che lo sviluppo scientifico e tecnologica ha già determinato e che occorre prendere atto.

E’ una lettura in assoluta rotta di collisione con la modernità, la Scienza, il futuro.