3_Siccità e organismi geneticamente modificati - OGM

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

istcom@libero.it

 

Lettere dell’Istituto 3

Siccità e organismi geneticamente modificati - OGM

 

 

Noi non dominiamo la natura come un conquistatore domina un popolo soggiogato, che non la dominiamo come chi è estraneo ad essa, ma che noi le apparteniamo con carne, sangue e cervello e viviamo nel suo grembo: tutto il nostro dominio sulla natura consiste nella capacità, che ci eleva al si sopra delle altre creature, di conoscer le sue leggi ed impiegarle nel modo più appropriato.”.

                                                                                            ( F. Engels, Antidhuring)

 

 

        Notizie d’agenzia e informazioni giornalistiche riportano con insistenza in questa metà luglio la grave situazione di siccità in cui versa il Paese con gravi danni alla produzione agricola ed alla saluta degli uomini con particolare riferimento a specifici ammalati; e con le puntuali richieste di riconoscimento dello stato di calamità naturale per alcune zone e relativi contributi statali.

La situazione in realtà è molto più grave ed interessa non solo l’intera Europa ma l’intero pianeta Terra.

E’ già da tempo in stato avanzato il processo di desertificazione di vaste aree dell’Africa e dell’Asia e forti alterazioni climatiche in Usa, Giappone, ecc.

Molte sono le voci di allarme e puntuali medici, corvi e iene al capezzale della Terra; ciascuna con la sua diagnosi, il suo verdetto e la sua terapia. Tutti però si guardano bene dall’indagare le cause vere e profonde di tale dissesto ambientale: climatico, idrogeologico, ambientale, produttivo ed in definitiva presentano le cose o come evoluzione naturale, prezzo da pagare al benessere di alcuni o come male biblico: unanimi il consenso circa il buco d’ozono e l’effetto serra.

    La causa unica ed esclusiva dell’attuale situazione, che si annuncia solo come premonitrice di ben più gravi e sostanziali disastri, è data dal modo di produzione capitalistico, basato sul perseguimento del massimo profitto.

Il saccheggio violento, selvaggio, distruttivo della Natura ha una ben precisa, esatta, logica: appropriazione del valore insito nei beni naturali, trasformati poi dal processo produttivo ed incorporati nel costo della merce, abbassando così il costo della merce ed ottenendone un sovrapprofitto, tale da compensare la mancanza di profitto determinata dalla crisi di sovrapproduzione e dallo sviluppo scientifico e tecnologico che contrae l’area del lavoro appropriato.

Emettere gas nocivi all’equilibrio climatico e ambientale più in generale è determinato dal fatto che nel ciclo produttivo vengono utilizzate sostanze a più basso costo ma che hanno un particolare grado di difficoltà di smaltimento, interrompendo o alterando gravemente il ciclo della riproduzione naturale, o feedback, e quindi impoverendo le ricchezze naturali a disposizione della Vita sulla Terra, a disposizione del ciclo naturale della riproduzione. Avviene così che il processo naturale della riproduzione si attua in sempre più precarie condizioni, in sempre più povere condizioni, con alterazioni a cascata su tutti i singoli sistemi di vita e tutti assieme determinano la degenerazione del sistema di vita sulla vita, o ecosistema.

Non diversamente lo scaricare nei fiumi e nel mare scarichi industriali non biodegradabili, ecc. ecc.

La brutale e feroce deforestazione non solo dell’Amazzonia , o .. ma della stessa dorsale appenninica ha per scopo di rapinare il valore dei beni naturali a costi quasi zero, incorporandolo nel costo della merce e quindi nel prezzo realizzando così un sovrapprofitto: è questo determina poi una modifica delle condizioni climatiche, giacché altera il tasso di umidità, ecc.

La desertificazione in atto in vaste regioni dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina era già stata posta all’attenzione da Federico Engels

    In campo agricolo l’uso sconsiderato di fertilizzanti ed altri prodotti chimici: diserbanti, coloranti, ecc. hanno inaridito il terreno, impoverendolo e richiedendo sempre più massicce dosi di fertilizzanti, diserbanti, ecc. e come conseguenza hanno alterato il ciclo di interscambio di ossigeno-anitride carbonica oltre che alterare le condizioni climatiche con le relative piogge acide. Questi prodotti “ agricoli”, autentici veleni,venendo assorbiti dal terreno filtrano poi tramite falde acquifere nei corsi dei fiumi, che gettandosi a mare avvelenano i fiumi prima ed il mare poi. E’ questo che, a cascata, determina un impoverimento della fauna e della flora marina, che assolvono ad un ruolo vitale nel più generale equilibrio dell’ecosistema. E’ un ricadere costante di un effetto dannoso da un piano a tutti gli altri, coinvolgendo in misura diversa tutto il sistema anche se inizialmente può interessare una parte infima di uno dei sistemi di vita della Terra.

Il materialismo dialettico e storico, e Federico Engels in modo particolare oltre che Marx e Lenin, hanno ribadito fino alla noia che era erroneo leggere i singoli processi in maniera isolata e che occorreva invece leggere l’unitarietà della natura: di una materia che è una e diviene in infinite forme. Engels in modo particolare, assieme a Lenin, chiamavano questo modo di leggere i processi in maniera isolata: metafisica[1].

    In queste condizioni si inserisce poi la scellerata scelta degli Organismi Geneticamente Modificati, OGM, - l’argomento sarà tema specifico di una prossima lettera per la complessità di temi e questioni che solleva e che non possono esser liquidati in maniera rozza e superficiale come avviene da entrambe le parti – che aggravano lo stato di impoverimento del terreno, oltre che ad intaccare la diversità biologica, con un gravissimo impoverimento degli elementi che consentono la riproduzione del ciclo naturale.

  Già questo di per sé costituisce una possente miscela che erode alle radici la vita stessa del pianeta Terra.

Nell’ultimo decennio in modo particolare a questi elementi se ne è aggiunto un altro: la guerra.

La Guerra viene condotta con armi di distruzione che arrecano maggiori danni alla Natura ed al ciclo naturale della riproduzione che allo Stato nemico a contro cui si sta conducendo la guerra. E’ questo il caso dell’uranio impoverito, di cui l’intero bacino del Mediterraneo ne è pieno, in modo particolare l’Adriatico per la recente guerra d’aggressione alla Jugoslavia, ma ance l’ultima all’Iraq non è stata da meno, a parte le prossime annunciate contro l’Iran, ecc.

I moderni mezzi militari sono colossali divoratori di energia e di materie prime, basti pensare al consumo di un solo nuovo elicottero per un’ora di volo, i moderni caccia o i moderni carri armati, ma anche la tecnologia impiegata, i materiali consumati per la costruzione e quelli che occorrono per il loro impiego e per la normale manutenzione. Tutte queste sono risorse e ricchezze che vengono sottratte al ciclo naturale della riproduzione, o feedback.

Per non parlare dell’intero problema dello smaltimento dei rifiuti sia di quelli normali che di quelli tossici e nucleari. E questo ci introduce nel campo dell’inquinamento spaziale, avendo noi ridotto lo spazio circostante la Terra ad un’autentica pattumiera: e questo è quanto siamo in grado di conoscere dalle notizie di agenzia molto scarse, ancora di più distorte ed inquinate dalle volontà politiche dei grandi gruppi monopolistici che forniscono e controllano le informazioni.

Questa situazione si coniuga con quella della gravissima adulterazione alimentare, farmaceutica e di tutti i generi di consumo diretti o indiretti: amianto, pesticidi, sostanze tossiche contenute in indumenti, e di consumo, ecc. Questo comporta gravi ripercussione sulla vita di tutti gli organismi viventi sia con conseguenze sul tasso di virulenza di nuove malattie, loro vorticosa mutazione e sia la ripresa, nelle nuove condizioni di malattie da tempo debellate: tubercolosi, peste, indici preoccupanti della prima vi sono sin dagli anni Ottanta, per la seconda iniziano a svilupparsi. Condizioni climatiche, alimentari, ambientali più in generali alterano le capacità immunitarie dell’organismo anche nella direzione di attivare organismi patogeni opportunisti, che sino ad ora hanno convissuto con l’uomo senza per questo scatenare epidemie o gravi malattie. La stessa patologia tumorale è in molti casi determinate esattamente da queste condizioni alterate e dannose delle condizioni di vita: ambientali ed alimentari.

 

        Queste brevissime annotazioni danno bene il quadro dello sviluppo futuro della realtà del pianeta Terra e delle condizioni future di vita che intaccano decisamente le prospettive ed aspettative di vita delle future generazioni.

Il sistema di produzione capitalistico, che per tutto il periodo 1600-1850 ha dato un possente sviluppo alla società ed alla civiltà umane, che nel periodo 1880-1930 ha conosciuto l’inizio di una lenta e disastrosa e inarrestabile discesa; ha, a partire dalla seconda metà degli anni Settanta del XX secolo, imboccato la via degenerativa sistematica ed irreversibile: la sua sopravvivenza richiede la morte e la distruzione di tutto quanto è Vita in qualsiasi forma essa esista sulla Terra.

La legge del massimo profitto si è convertita in distruttrice della vita del Pianeta: può rigenerarsi solo assorbendo/distruggendo tutte le energie umane e naturali, materiali e spirituali del Pianeta. Il suo è ormai un metabolismo infernale che assorbe/distrugge energie e scarica veleni. Consequenzialmente sul piano spirituale esso è in grado di produrre solo teorie distruttrici della socialità degli uomini e come sparge di veleni materiali il pianeta, così sparge di veleni spirituali le coscienze degli uomini: da una parte con teorie violente, individualiste, assurde, irrazionali e dall’altra con la diffusione di sostanze tossiche che intaccano la vita spirituale: intellettiva ed affettiva degli uomini come le droghe.

        Il problema di superare questo modo di produzione[1], sorto con la società borghese, si pone come problema vitale. Esso al pari di tutti gli altri sistemi che l’hanno preceduto: schiavista e feudale è destinato a

scomparire per un nuovo sistema di produzione, che sia in grado di garantire un più alto sviluppo scientifico ed umano e che non abbia il profitto, il mercato e l’impresa come sue basi: avendo tali basi mostrato appieno tutta la loro pericolosa dannosità giunti oltre un certo livello di sviluppo.

Indubbiamente esistono resistenze in tal senso da parte della classe della borghesia che di tale sistema di produzione capitalistico ne è espressione e funzionaria. Essa utilizza il potere concentrato nelle sue mani per impedire il superamento di tale sistema  e sul piano della propaganda elettorale agita il crollo dell’U.R.S.S.  a legittimazione dei suoi disastri epocali. Non è questa la sede di disamine di tale questione circa l’ U.R.S.S, in ogni caso dato insopprimibile è lo stato odierno ed in prospettiva in cui il sistema di produzione capitalistico, la legge del massimo profitto, del mercato e della centralità dell’impresa hanno fatto precipitare l’intera umanità e mettono a rischio l’esistenza stessa della Vita, di qualsiasi forma di vita sul pianeta Terra.

L’Italia precipita a livelli pre XX secolo con black out o drastiche scelte tra produzione di energia elettrica o produzione agricola.

 La questione dell’U.R.S.S non elimina assolutamente il dato sostanziale ed inconfutabile e sotto gli occhi di tutti delle immani sciagure che il sistema di produzione capitalistico comporta qui ed ora e nel futuro in maniera sempre più esponenziale e senza alcun controllo e quindi la necessità del suo superamento e transizione ad un nuovo modo di produzione.

    Se muoiono qui, assai miseramente, tutte le teorie di uno sviluppo sostenibile al pari di quelle del “ un mondo diverso è possibile” perché nessuno dei due mette in discussione il modo di produzione capitalistico ed il superamento per un altro sistema che sia in grado di dare una direzione planetaria e razionale e per l’uomo dell’intero sviluppo delle forze produttive muoiono nel contempo tutte le teorie del mercato, la bontà del mercato, la libera concorrenza, l’impresa, ecc. ecc.

Il problema non è oramai più rinviabile.

I recenti fatti della prima metà di luglio lo pongono e definitivamente al primo punto all’ordine del giorno.

I danni a tutt’ora sono già gravissimi.

Basti pensare che se si volesse porre mano ora a tali disastri occorrerà impiegare una massa di ricchezza sociale prodotta a livello planetario, dopo averla concentrata per potenziarne gli effetti e potervi imprimere una direzione planetaria – giacché il problema può essere oramai affrontato e risolto solo partendo dal livello planetario: questo è lo stato ed il livello del disastro che è in atto – tale che in ricerca, in nuovi sistemi produttivi, ecc. ecc. non si sarebbe in grado di garantire un reddito superiore ai 1000euro. Il problema di togliere la ricerca dalle mani dei grandi gruppi monopolistici, dalle mani delle nuove holdings, ed indirizzarla in settori e campi sino ad ora inesplorati quali quelli della convertibilità, per esempio, di tutta la massa di merci dannose sin qui prodotta, il riordino orogeografico del Pianeta, la riforestazione, ecc. è centrale assieme a quello di dare un indirizzo diverso alla produzione ed alla ricerca di nuovi materiali e materie prime per i processi produttivi.

Tutto per un buon decennio dovrebbe essere distratto in tale direzione primaria quantomeno per ristabilire le più elementari e minime e vitali condizioni del ciclo naturale di riproduzione per le future generazioni, che dovranno impiegare anch’esse ingenti quantità di ricchezza sociale prodotta per riparare i danni che gli ultimi 50anni di vita del sistema di produzione capitalistico hanno prodotto.

Più passa il tempo e maggiore diviene sia la massa da impiegare e sia il tempo per ripararne i danni.

La classe della borghesia in maniera speculativa ha teso a presentare se stessa quale garante di un tale riequilibrio, ma è fallita miseramente, riuscendo invece unicamente ad aggravarlo: ma il dato che occorre qui fermare è che anche questa strada è stata percorsa ed ha evidenziato in maniera netta ed inequivocabile l’impossibilità di tale classe a dirigere tale riequilibrio e che essa può solo aggravarlo in maniera esponenziale, l’impraticabilità di questa soluzione che affidi alla classe della borghesia il riequilibrio, inaffidabilità assoluta della classe borghese a continuare ad essere classe dirigente.

Solo l’intelligenza di tutti gli uomini può essere in grado di costruire un progetto di transizione ed individuare le vie, i modi, le forme ed i tempi  del nuovo modo di produzione basato sulla società dei produttori.

Il secolo trascorso ha costituito la più grande fucina di idee ed esperienze, che trasversalizzano nazioni e continenti e che proiettano in nuce gli elementi della nuova società dei produttori. Esse vanno studiate ed assimilate per trarne le indicazioni che provengono da questo grande patrimonio degli uomini.

L’esperienza dell’U.R.S.S e dei paesi del campo socialista ne è una, accanto a questa ne esistono molte altre come quella della Jugoslavia e del rapporto mercato-pianificazione, dell’Iraq e dell’Afganistan prima del 1980, l’esperienza italiana della Lega delle Cooperative e del movimento sindacale: l’esperienza svedese ed il piano Meidner-Olaf Palme, quello di alcuni stati africani come la Tanzania, come quella dei kippur israeliani solo per indicarne alcuni, ma per indicare come solo tramite un bilancio generale senza ideologie di sorta sia possibile comprendere le vie di sviluppo tendenziali che queste esperienze in nuce tracciano ed indicano. E’ l’intera storia degli uomini di questo ultimo secolo che va riscritta da questa angolazione, unitamente al progetto, i modi, le forme ed i tempi della transizione e di un nuovo ordine economico, politico,s ociale, civile non basato sul modo di produzione capitalistico.

Solo gli uomini, solo l’intelligenza collettiva degli uomini, può essere in grado di portare avanti un tale progetto in una nuova e possente Alleanza dei Saperi, che sappia fare tesoro di tutti i Saperi e tracciare le linee di nuovi e più alti saperi degli uomini; che sappia tracciare un grande Piano per il Lavoro, che veda al centro l’intero mondo del lavoro ed i suoi sconfinati Saperi

In questo senso occorre sostenere tutte quelle forme di iniziative che tendono, sia pure in maniera embrionale, ad unire e trasversalizzare tali Saperi ed a prospettare nuovi indirizzi, quali la recente iniziativa dei popoli del mediterraneo del 4-6luglio. 2003 tenutasi a Napoli e le successive tappe, quella che si terrà sempre a Napoli nei giorni 5-7settembre in alternativa all’assiste di Cenobio, che costituiscono momenti importanti di un percorso tutto da inventare e tutto in salita.

mercoledì 16 luglio 2003