Sulla Guerra

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

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Lettere dell’Istituto 2

Sulla Guerra

 

 

1. I valori della Democrazia

    Si afferma che il possente movimento democratico e progressista mondiale per la Pace non deve scadere nell’antiamericanismo; che gli Stati Uniti sono i portatori dei valori della civiltà occidentale[1].

Per “ valori” si vuole intendere i valori di “ Democrazia” e di “ Libertà”.

I termini sono espressi in maniera vaga e sostanzialmente ideologica, ma pure in questa forma, i sostenitori di tale teoria non hanno un solo dato sperimentale in grado di supportarla.

    Il concetto di “ Democrazia” ha per cardine principe quello della maggioranza, secondo il quale è la maggioranza di una comunità, liberamente espressa, che ha il potere di prendere decisioni. La minoranza, di qualunque entità sia pure del 49%, non può e non deve imporre scelte e decisioni contrarie a quelle espresse dalla maggioranza. Questo non significa che la maggioranza è depositaria di verità; significa solo che la maggior parte di quella comunità esprime quell’orientamento, quell’idea.

    Gli uomini attraverso 6 secoli di una dura battaglia politica, civile, sociale, culturale e militare hanno abbattuto i principi feudali dell’autorità del sovrano, i diritti delle cricche nobiliari e della corte, per imporre la volontà del popolo, ribadendo che solo nel popolo risiede la sovranità di tutti i poteri e che tramite le forme rappresentative della democrazia il popolo sovrano delega tali poteri in libere elezioni ove  esprime la sua volontà.

Adesso l‘azione anglostatunitense viola questi principi.

Alcuni commentatori sono giunti a dichiarare che con tale azione si intende da parte Usa di ridisegnare gli equilibri nel Medio Oriente e ridefinire le regole e lo Statuto dell’Onu.

    La decisione di interpretare le risoluzioni dell’Onu e quale seguito dare a tali risoluzioni e la scelta di tempi, modi e forme sono compiti esclusivi dell’Onu, libera associazione degli Stati nazionali, che si esprime a maggioranza. Nel Consiglio di Sicurezza dell’Onu Gran Bretagna e Usa costituiscono l’infima minoranza: 2 a 15! La Gran Bretagna non ha consentito neppure che si votasse, ritirando la sua risoluzione, in sede di Consiglio di Sicurezza, prova evidente della certezza della sonora bocciatura.

La decisione di modificare lo Statuto dell’Onu è competenza esclusiva degli Stati membri dell’Onu, come è esclusiva competenza dell’Onu di stabilire la linea politica.

E’ vero che tale scelta, e tali giustificazioni, di tali commentatori costituiscono la risposta di quanti vedono gli incassi della propria bottega in pericolo e cercano nel signore-padrone il garante di tali incassi, ma scambiare gli incassi della propria bottega per la civiltà degli uomini è troppo.

    L’azione anglostatunitense viola perciò in maniera netta ed inequivocabile proprio ed esattamente i più consolidati valori della Democrazia, costati più di 6 secoli di lotta contro il diritto e la società feudali.

   

2. Cultura anglosassone ed Hollywooddismo

 La teoria, che viene sostenuta, vuole identificare la grande cultura anglosassone ( Gran Bretagna, Stati Uniti, Canada ) con l’attuale espressione culturale, che ne costituisce, invece, la più netta e radicale rottura.

La cultura statunitense in modo particolare è assai ben altra cosa dell’hollywooddismo, che invece si vuole smerciare per autentica cultura ed autentica tradizione culturale, civile, scientifica statunitensi.

E’ un’evidente patacca.

    La cultura statunitense con il pragmatismo e le teorie politiche della Rivoluzione Americana ha portato un contributo decisivo alla cultura europea, liberandola da molti impacci, che il suo retaggio culturale le imponeva.

Solo il prevalere, all’indomani del 1945, della ferocia maccartista, che ha decapitato con la violenza e la sopraffazione le migliori coscienze ed intelligenze e sensibilità statunitensi in tutti i campi: letterario, musicale, cinematografico ed arti visive, scientifico ha potuto bloccare questa possente forza vivificatrice e lievito d’eccezione per la cultura europea e mondiale più in generale.

Ha inchiodato la cultura statunitense nelle secche dell’hollywooddismo isterilendo quella fonte, anche grazie alla cecità della sinistra europea che non ha saputo a tuttora costruire un solido ponte sottraendola così dall’isolamento e dall’isterilimento. La sinistra europea è chiamata con urgenza ad assolvere questo compito, per far sì che un forte movimento progressista e democratico si sviluppi e si radiche negli Usa per la ripresa di quella possente corrente di pensiero, di quella grande tradizione culturale, politica e scientifica ed al tempo stesso sia in grado di tirare fuori la società statunitense dalle secche di un’economia di guerra nella quale essa si è andata ad insaccare, che sta travolgendo le stesse strutture democratiche e rappresentative statunitensi, facendole precipitare in una economia ed una democrazia di guerra.

 

 

3. Con Bush – Saddam     

        Recenti posizioni prefigurano uno schieramento del movimento per la pace in favore di Saddam Hussein; uno schierarsi con Hussein contro l’imperialismo anglostatunitense.

La questione si inquadra nella più complessa questione se la guerra in atto sia una guerra interimperialista o una guerra contro il colonialismo ed il neocolonialismo.

La questione sorge anche per le evidenti, ed oggettive, difficoltà nelle quali il movimento per la pace viene a trovarsi stretto, appunto, tra Bush-Blair e Saddam.

Le recenti posizioni ripercorrono le consolidate vie dell’internazionalismo, che hanno costituito la tattica verso i movimenti di liberazione nazionale. Essa aveva alla base l’analisi dell’esistenza di una borghesia nazionale, che nei paesi d’Asia, Africa ed America Latina nella loro lotta contro il colonialismo ed il neocolonialismo assolvevano un ruolo democratico, sviluppando la rivoluzione democratico-borghese.

Essa si caratterizzava in un programma di riforma agraria e di democratizzazione della vita dello Stato con un innalzamento sia delle condizioni materiali e spirituali dei contadini e delle popolazioni di quegli Stati e sia in una partecipazione attiva delle forze operaie, contadine e popolari alla direzione dello Stato.

Lo sviluppo ulteriore del processo di concentrazione monopolistico, erroneamente chiamato “ globalizzazione”, ha comportato una profonda modifica nella composizione delle classi e nella ristratificazione delle classi, quali risultato di un diverso concentramento del capitale monopolistico e quindi una diversa rigerarchizzazione del comando del capitale sul lavoro. Questa ha comportato il disegnarsi diverso delle aree di influenza delle grandi holdings internazionali ed una loro più stretta compenetrazione con un controllo dell’80% della ricchezza mondiale da parte di non di più di 10.mila persone.

Abbiamo, così,, nel più complessivo ridisegno delle classi, una sostanziale scomparsa di una borghesia nazionale e quindi il venir meno di quel ruolo e di quella fase della rivoluzione democratico borghese.

Pone, al tempo stesso, problemi nuovi ed inediti nella transizione inerenti le diverse velocità di questa[2]

Questa borghesia nazionale nel corso degli anni Settanta del XX secolo ha subito profonde modifiche, una parte sostanziale si è proletarizzata, un’altra invece si è spostata verso una forma di borghesia compradora – ossia di quella borghesia dei paesi coloniali che trae i suoi profitti dall’azione di rapina e sfruttamento delle risorse e della popolazione del proprio Paese. Essa si caratterizza, oggi, per il controllo o di importanti materie prime di quel Paese o di principali processi di trasformazione di queste. Alcune di queste sono minacciate da quel processo di ulteriore concentrazione monopolistica e tendono a sviluppare una opposizione fino ad una resistenza militare. In questo quadro vanno inserite le opposizioni sia di Bin Laden e della cricca feudale afgana e sia di Saddam Hussein e del suo entourage. La bandiera dell’islamismo e dell’unità del popolo arabo costituiscono le forme ideologiche che coprono, assai malamente, questi ben precisi interessi materiali.

Processo non dissimile si presenta, anche se in modi e forme e spessori diversi, sia in Palestina e sia nei Balcani, oltre che di altri Stati dell’area mediorientale.

In nessuno dei programmi di queste borghesie “ nazionali” vi è alcun punto che riguarda le masse popolari, riforme strutturali e partecipazione popolare al governo del Paese: manca cioè in tutti qualsiasi programma democratico borghese e di democratizzazione e modernizzazione del Paese. La stessa teoria militare a cui queste borghesie “ nazionali” si appoggiano manifestano chiaramente il loro carattere di cricca e di nessun affidamento sul ruolo delle masse popolari, operaie e contadine. La tattica militare del terrorismo, la scelta dell’uomo-bomba ferma in maniera inequivocabile tale loro distacco dal popolo ed una ben precisa volontà, e scelta, di non mobilitare le forze popolari dei propri paesi e di attuare, così, una “ rivoluzione passiva” nelle nuove condizioni delle condizioni tecniche della produzione e del processo di concentrazione monopolistica.

Nel caso specifico dell’Iraq il partito al potere non sviluppa alcuna politica di emancipazione delle minoranze nazionali, ma attua una repressione verso di queste e non indica alcuna riforma dello Stato e dell’economia.

Nelle condizioni date quindi una soluzione positiva per Saddam si risolve in un peggioramento delle condizioni politiche e di vita e quindi del processo di trasformazione ed in un blocco delle spinte sociali progressive della società civile irachena, non diversamente dagli altri Paesi.

Non diversamente accade per quanto riguarda la politica internazionale ove non vi è alcuna politica di sviluppo di un fronte almeno per quanto riguarda l’area, e per converso le rispettive borghesie di questi paesi non sono spinte a sviluppare una politica di fronte con tutti gli altri paesi, ma ciascuno mira a salvarsi il suo: testimonianza questa di come in gioco sono unicamente gli interessi particolari di queste borghesie “ nazionali”.

Parte di queste, infine, hanno sviluppato e tendono a sviluppare rapporti compromissori con l’imperialismo e non di rado si appoggiano proprio all’imperialismo per scatenare feroci repressioni contro i popoli dei loro Paesi e nella lotta contro le altre borghesie “ nazionali” dell’area.

La natura di questa borghesia “ nazionale” accentua la sua caratteristica di instabilità, inaffidabilità ed oscillazione, che la porta, dinanzi ad uno sviluppo di un movimento di massa rivoluzionario, ad allearsi con i suoi peggiori nemici pur di fermare il movimento rivoluzionario, che sfugge al suo controllo, e consegnarlo alla ferocia del nemico, la stessa storia delle rivoluzioni borghesi a partire dal XIV secolo ne è piena.

L’assenza di un movimento rivoluzionario organizzato e di partiti rivoluzionari rende tale eventualità quasi certezza. Questo dato si esponenzia fino a divenire certezza per la situazione di transizione che la classe del proletariato sta attraversando, determinata propria da quella modifica nella composizione delle classi e che riguarda anche la classe operaia, unitamente alle comprensioni delle condizioni nuove in cui la lotta per il socialismo viene a porsi, che ne determina, poi, la sostanziale assenza.

La vittoria dell’imperialismo anglostatunitense non costituisce certamente un miglioramento di tali condizioni, ma un aggravamento ed un sottomissione servile e violenta del popolo iracheno, come quello degli altri paesi in questione, all’imperialismo.

Le recenti posizioni non tengono conto delle nuove condizioni in cui viene a svolgersi la lotta politica per la transizione.

Nelle condizioni attuali la posizione più corretta risulta essere quella che il momento spontaneo delle classi di opposizione all’aggressione del blocco imperialista anglostatunitense, il movimento pacifista, ha preso:

opposizione all’aggressione imperialista, richiesta di fermare la guerra e sospensione dei bombardamenti, senza per questo costituire sostegno politico alla direzione Saddam.

 

4. Il Movimento per la Pace.

    Il possente movimento spontaneo delle classe di opposizione all’aggressione del blocco imperialista anglostatunitense contro l’Iraq si è sviluppato ed esteso in tutto il mondo ed ha visto, e vede, la partecipazione di molte centinaia di milioni di uomini e donne e giovani: Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Australia, Nuova Zelanda, Canada, ecc. ed in ciascuno di questi in tutte le principali città.

Esso costituisce un naturale sviluppo del possente movimento di massa sviluppatosi a partire dalla fine degli anni Novanta di opposizione alla globalizzazione ed all’uso dissennato delle scoperte ed invenzioni scientifiche specie nel campo della Genetica. Già qui erano stati gettati i semi dell’autentica rivoluzione copernicana che il movimento per la pace ha poi meglio portato alla luce.

Esso è portatore di un qualcosa che va ben al di là dell’opposizione alla guerra. E’ portatore di una concezione di vita diversa: rifiuta la guerra come principio, rifiuta la violenza e la sopraffazione tramite gli strumenti militari; è portatore di una diversa concezione della società e di un diverso rapporto tra gli uomini, che supera, di fatto, le divisioni nazionali ed i singoli retaggi culturali e civili, respinge, infine, qualsiasi teoria di superiorità di civiltà e di razza e di religione, leggendo l’umanità tutta come una unità di tutti gli uomini.

E’ portatore così di un nuovo e più alto concetto di umanesimo.

E’ una svolta nell’intera storia umana, dalla quale non si torna più indietro.

Possiamo dire che dopo il 15 febbraio: nulla sarà più come prima.

Ha, così, inchiodato le truppe di aggressione del blocco imperialista anglostatunitense per circa due mesi dinanzi Bagdad, ha costretto interi gruppi dirigenti di tutti i Paesi a schierarsi, creando difficoltà gravi negli strumenti militari di repressione come la Nato. Ha messo a nudo la grave china nella quale si era incamminato l’Onu, quale strumento ed esecutore delle volontà delle forze imperialiste più forti: Usa, ecc. e costretto tutti a ripensarne il ruolo ed il ripristino delle reali funzioni dell’Onu, quale la sua Carta costituente esprimeva.

Ha, infine, messo a nudo le difficoltà ed incongruenze del processo di unità europea, ponendo in gravissime difficoltà quanti pensavano di poterlo utilizzare per fini di bottega, imponendo così a tutti gli Stati di accelerare il processo di definizione costituzionale europeo.

Nulla sarà, veramente, come prima.

il vasto e possente movimento per la pace acutizzando le contraddizioni e le difficoltà all’interno dei paesi imperialisti e delle loro coalizioni ha aperto nuovi e vasti varchi e creato più alte condizioni per la ripresa e lo sviluppo del processo di transizione, che si era bloccato a partire dalla metà degli anni Settanta del XX secolo.

Il limite di tale movimento è quello di essere un movimento spontaneo delle classi ed il problema di imprimervi una direzione che vada nel senso della sua trasformazione in momento alto del più generale processo di transizione costituisce il compito più arduo per le forze del cambiamento.

Ecco perché risulta di capitale importanza criticare idee e teorie e proposte, che nella forma possono sembrare avanzate e di rottura, ma che nelle condizioni attuali se passassero comporterebbero uno sbilanciamento del movimento ed un suo insaccarsi in contraddizioni e difficoltà, facendone perdere la possente forza di cambiamento e possente lievito di una futura società.

08. 04. 2003

 

 

 

 

 


[1] Circa la “ civiltà occidentale” e presunta sua superiorità rinviamo a quanto scritto nella Lettera n. 1 di marzo.

[2] Rimandiamo qui a: 1. Conferenza di Modena, ottobre 2002

                                  2. Tesi per il 2° Congresso.