TENDENZE DEL CAPITALISMO MONDIALE 1980 – 2002

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

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TENDENZE DEL CAPITALISMO

MONDIALE 1980 – 2002

 

Lavori di riferimento:

Lo sviluppo scientifico e tecnologico ed i problemi nuovi della politica,

Lo sviluppo scientifico e tecnologico e la centralità operaia,

Democrazia

 

 

 

1. Premessa teorica

    Agiscono sul mercato, detto “ globale”, qui tre soggetti  su tre piani distinti:

a.  le singole grandi “ famiglie”, che detengono l’80% della ricchezza mondiale, esse non sono più di 3-400;

b.  le singole “ imprese”;

c.  i singoli Stati.

    Ciascuno ha àmbiti diversi e contraddittori con gli altri due piani.

    La “ famiglia” Rockfeller o Agnelli, o Ford o Murdoch agiscono in àmbiti più grandi delle singole holdings di appartenenza.

    Le “ holdings” hanno àmbiti diversi ma minori o maggiori delle singole “ famiglie” e maggiori dei loro Stati-nazione/riferimento .

    I singoli Stati-nazione hanno àmbiti diversi, minori sia delle “ grandi famiglie” che delle “ imprese”.

Le “ imprese”.

    Qui va operata una scomposizione e distinzione.

Esse comprendono sia le singole imprese propriamente dette, produttrici di singoli beni: Fiat, Chanel, Microsoft, Krupp, Kraft, sia le “ associazioni di imprese” o gruppi monopolistici e sia le holdings.

La base operativa è e resta la singola impresa che produce la ricchezza e che costituisce lo strumento di acquisizione di proprietà tramite azioni di altere società e quindi dell’intera “ ragnatela” delle partecipazioni incrociate.

Le singole “ imprese” possono avere una mono o pluri dislocazione: locale, regionale, nazionale, area, mondiale, che ne determina la dimensione e l’àmbito di interesse.

Una pluridislocazione determina una diversità di “ interessi”, determinati dalle particolarità proprie di ciascuna dislocazione territoriale di natura politica, economica, sociale, istituzionale, civile.

Man mano che la struttura si complessifica, si articolano, si esponenziano e si diversificano le diverse partecipazioni azionarie e le diverse presenze delle singole famiglie.

L’unità di ciascun sistema è il risultato di un e q u i l i b r i o e quindi costantemente instabile, risultante dalle diverse e contraddittorie forze agenti al suo interno.

Il momento unificante, che tiene il sistema in equilibrio è dato dal profitto.

Il concetto di profitto è esso steso diverso, soggetto alla valutazione delle singole “ famiglie”, delle singole aziende ( o imprese classicamente intese ), dei singoli gruppi monopolistici, delle singole holdings. Ed è determinato dal rapporto capitale complessivo investito e profitto, che è poi il saggio di profitto. Cosicché la “ famiglia” “ E” che tiene investito 100 nella holding “ k” può ritenere utile per disinvestire 20 da impiegare in “ z”, ottenendo così un profitto complessivo dei 100 inizialmente impiegati solo in “ k” anziché 10, ottenere 13.

Può ritenere di disinvestire 20 al fine di posizionarsi in un settore strategico, e quindi operare un investimento sul medio e/o lungo periodo, ecc. ecc. ecc. Può attuare una politica di sganciamento, perché la sua visione più complessiva dei processi, rispetto alla holding, le consentono di vedere una fase discendente; oppure come azione politica verso un governo o establishment di sostegno o contrasto, in vista di un riposizionamento più complessivo della famiglia in àmbiti politico-finanziari. E’ il caso di azioni condotte in fasi di campagne elettorali nei singoli Stati-nazione; o per la nomina di suoi uomini, o per contrastare uomini di altri, in governi e commissioni nazionali o internazionali chiavi del tipo Unione Europea, Fondo Monetario Internazionale, Banca Mondiale, WTO, presidente del Consiglio, della Repubblica, dicasteri chiave in singoli Stati-nazionae al fine di “ omogeneizzare” una presenza in un determinato scacchiere di uomini nel commercio, difesa, esteri, ecc. così da avere un’azione comune in quegli Stati-nazione, afferenti ad una unica zona o area, tale da consentire una linea comune all’intera area con quella della “ E”.

L’impresa è così il punto nodale di diramazione degli altri due livelli: lo Stato livello inferiore, la “ famiglia” livello superiore.

Si riannodano qui e si dipanano da qui i mille fili che formano, legano e strutturano l’intero equilibrio, che determinano l’equilibrio del sistema.

Ciascun livello ha un suo equilibrio e l’equilibrio del sistema è la risultante, o e q u i l i b r i o, tra tutti i diversi equilibri di tutti i diversi livelli e piani.

Quindi:

ciascun soggetto è esso stesso un insieme complesso e contraddittorio di singoli elementi, che agiscono ciascuno in lotta ed opposizione, in alleanza o guerra aperta o nascosta, con altri o  da solo contro tutti gli altri: le “ famiglie”, le “ aziende”, gli Stati –nazione ed anche lì dove prevale un alleanza di “ famiglie”, imprese o Stati-nazione esiste una lotta sotterranea od aperta al loro stesso interno. Il tratto comune è decisivo è la lotta di ciascuno contro tutti gli altri di tutti gli altri livelli.

La composizione di livelli superiori: associazioni di imprese, gruppi monopolistici, cartelli, trust, sindacati non è la somma dei componenti. Accade, cioè, qui quanto in Biologia e descritto da H. Curtis: “ Anche se ogni nuovo livello è formato da componenti di quello precedente, l’organizzazione di tali componenti dà, come risultato, proprietà nuove differenti da quelle del livello precedente e non prevedibili in base ad esso.”

 

    Nel periodo 1700-1890 lo Stato-nazione riusciva ad essere unmomentodisintesi dei tre livelli e quindi assolvere ad un ruolo di direzione. La dissonanza tra àmbito territoriale delle imprese ed àmbito territoriale dello Stato-nazione /riferimento era sostanzialmente contenuta  l’azione dello Stato-nazione in grado di coprire l’àmbito extranazionale delle imprese. Per quanto attiene le compagnie coloniali la questioni veniva risolta con l’assoggettamento di quel territorio: colonialismo.

    Nel periodo 1890-1917 e 1917-1945, quindi 1890-1945,  si attua una significativa divaricazione tra i due àmbiti con lo sviluppo di trust, cartelli, sindacati, gruppi monopolistici, ossia con la fase dell’Imperialismo, - correttamente analizzata da Lenin, che ha alla base le analisi quantitative di Bucharin, Economia mondiale ed Imperialismo.

In questa fase lo Stato-nazionae è sempre meno in grado di assolvere un ruolo di mediazione, ricomposizione e rappresentazione degli interessi dei singoli gruppi monopolistici, ma fino alla 2° guerra mondiale ne è sostanzialmente in grado.

    Uno studio attento dell’andamento militare della 2° guerra mondiale e dei vari teatri di guerra in entrambi i blocchi imperialisti: anglostatunitense e italo-nippo-germanico mostra come ciascun Stato-nazionae imperialista agisce e si preoccupa della sua sfera di influenza.

Il teatro di guerra del Pacifico vede una presenza pressoché univoca dell’imperialismo Usa, con una presenza marginale britannica, che si fa battere dalle truppe giapponesi, sicché l’intero teatro di guerra diviene scontro nippo-statunitense.

Il teatro di guerra del Mediterraneo vede – dove i comandi erano naturalmente uniti nel campo anglostatunitense, diviso in quello italo-germanico e solo successivamente unificato sotto il comando germanico – interessi contrastanti tra inglesi e statunitensi.

Sbarcate in Calabria le divisioni britanniche risalgono l’Adriatico, mentre quelle statunitensi il Tirreno. Nel campo avverso l’Italia era interessata ad infliggere perdite all’Inghilterra: Malta, Grecia, diversamente dalla Germania che tendeva ad espandersi nei Balcani.

In tutti i casi questo poi determina i conflitti nella strategia e nella tattica militari tra i vari stati maggiori alleati tra loro e la lotta per l’affidamento del comando militare delle operazione dei singoli teatri di guerra.

Un elemento decisivo accade nel corso di questa guerra, indice di quella frattura che si andava delineando tra le “ famiglie” e le “ holdings” da una parte e gli Stati-nazione/riferimento e foriera di futuri sviluppi.

Gruppi monopolistici di u campo forniscono materie prime e strumentazioni vitali o d’avanguardia al blocco nemico. E’ il caso della Oil Corporation, gruppo Morgan, che fornisce petrolio all’Italia, della IBM che fornisce i primi calcolatori elettronici alla Germania e compagni statunitensi che forniscono alluminio, materia prima base per aerei, ecc.

   

    Nel periodo 1945-1976, gli Stati Uniti, riprendendo il discorso, con una struttura confederale, rispetto a quella degli altri Stati-nazione riescono meglio a compensare il gap àmbito statale ed àmbito del gruppo monopolistico, in grado di esprimere una “ potenza di volume e di fuoco” sia finanziario che produttivo, oltrecché  militare, unitamene alla centralizzazione dell’economia che si ha con gli accordi di Bretton Woods, ossia la costituzione del Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, poste sotto il contro statunitense, essendo questa la nazione più forte e ricca ed in grado di controllare queste due istituzioni e costituite proprio in supporto all’espansione dell’ economia statunitense nel mondo. Questo consente loro un ruolo, ed oggettivo, di supremazia rispetto alla stessa Gran Bretagna di cui ne aveva ereditato il ruolo, ora che era New York e non più Londra il centro mondiale del capitalismo.

Ma già agli inizi degli anni Sessanta affanna.

    Il processo di concentrazione monopolistico, che Bretton WOods, il FMI e la BM avevano favorito, accelerato, promosso, spinge ad un limite maggiore tale contraddizione al punto che singole holdings acquisiscono una forza tale che lo stesso Stato-nazione Usa non è più in grado di esprimere e rappresentare. Il processo di concentrazione monopolistico determina una complessa partecipazione azionaria con l’” integrazione” di più aree, che trasversalizzano gli Stati-nazione, configurando le “ famiglie” vere detentrici di potere, che non hanno più base nazionale, i cui interessi sono in più arre e con presenze in tutti i governi dell’area ad essa afferenti, nei partiti politici di questi Stati-nazione dell’area interessata dalla singola “ famiglia”  e nei principali livelli istituzionali e sociali. Ciascuna singola “ famiglia” ha una sua politica mondiale in ogni campo: economia, esteri, difesa, finanza, ricerca, interna e poi a cascata per aeree, Stato-nazione e dove l’azione strategica in ciascuna area o Stato-nazione costituisce in verità un momento tattico della strategia mondiale della singola “ famiglia”. La stessa politica dello Stato-nazione Usa non è più in grado di esprimere e rappresentare, può solo mediare le diverse politiche delle diverse “ famiglie”. SI chiude così il cerchio di asservimento/assoggettamento dello Stato in toto non al capitalismo ma alle singole “ famiglie”. Ciascuna singola “ famiglia” conduce una lotta feroce, spietata, cruenta ed incruenta, militare, politica, culturale, istituzionale contro tutte le altre “ famiglie” non per le aree di mercato, ma per le fette di profitto – e qui viene centrale quanto Marx scrive nel secondo volume delle “ Teorie del Plusvalore” – il cui obiettivo è l’annientamento della “ famiglia” nemica, delle “ famiglie” nemiche; l’amplimaento della zone di influenza nei vari paesi ed aeree e Stati-nazione al fine di garantire il raggiungimento, l’attuazione, degli obiettivi posti dallo loro strategia.

 

2. Centralità delle imprese e nuove teorie economiche.

    La base reale, però, è resta l’impresa, cioè la produzione di merci: beni e servizi, che dinanzi al tramonto dello Stato-nazione e per le sue nuove dimensioni tende ad acquisire una sua centralità, rimanendo e costituendo l’unico punto di riferimento ed il centro da cui si dipartono i mille fili e la cui dimensione sovrasta gli stessi Stati-nazione.

    Le teorie neoliberiste, affermatesi dalla metà degli anni Ottanta del XX secolo e poi dilagate negli anni Novanta, in sostituzione di quelle keynesiane e neokeneysiane, trovano esattamente q u i la loro base materiale e strutturale.

Esse costituiscono, cioè, per l’economia politica borghese lo strumento atto ad intelligere e guidare i processi, aventi al centro la “ famiglia” e non più lo Stato-nazione.

Consequenzialmente gli assi referenti chiavi sono:

il mercato e l’antistatalismo.

    Il mercato costituisce la categoria chiave in grado di garantire il libero movimento dei capitali ed i processi di concentrazione e sottomissione, la cui espressione ideologica è la categoria “ libertà”, che vuole esprimere, appunto, ed esattamente, l’istanza di dominio del mercato e delle leggi del mercato, messe nelle condizioni di liberamenteesprimersi.

    L’antistatalismo costituisce la rottura netta nei confronti del keynesismo, giacché lo Stato-nazione e le politiche consequenziali costituiscono oramai un ostacolo al libero affermarsi e consolidarsi ed espandersi delle “ famiglie” e delle holdings in quei settori controllati dal capitale monopolistico di Stato, che nella precedente fase avevano assolto ad un ruolo di spinta, sostegno e difesa del capitalismo e che ora ne costituisce impaccio.

In tali nuove condizioni lo Stato doveva definitivamente assoggettarsi alle “ famiglie” ed alle holdings. Di fatto molte funzioni del capitalismo monopolistico di Stato – rimandiamo qui a quanto magistralmente indicato da V.I. Lenin in “ L’Imperialismo fase suprema del capitalismo” – sono oramai assolte parte dalle “ famiglie” e parte dalle holdings.

Le grandi linee strategiche, come si è visto, a cui i singoli Stati –nazione vengono assoggettati sono stabilite dalle “ famiglie”, mentre la politica estera, finanziaria, della ricerca, ecc. sono assolte dalle holdings.

Lo Stato-nazione viene così, di fatto, svuotato e ridotto ad un simulacro di sé.

Restano gli aspetti più immediati, che istanze politiche non consentono che vengano assorbite: quelle istituzionali: organizzazione territoriale della popolazione e del consenso:

 i livelli formali della democrazia e consequenzialmente delle organizzazioni politiche e dell’associazionismo più vario, con una contrazione netta della Democrazia tout court, non avendo più questa la base materiale su cui reggersi e svilupparsi per la scissione tra àmbito territoriale in cui la democrazia[1] si esprime ed i livelli reali ove avviene la direzione dei processi e quindi si esplica la decisione. Di qui scaturisce, poi, il maggioritario, la forma del partito politico “ leggero” o “ all’americana”, ecc. e la nascita di nuove forme, false nella sostanza, ma esprimenti una complessità[2], monopolizzate dai gruppi monopolistici  e resi strumenti nelle furibonde lotte che li vede contrapposti, momenti di attacco contro scalate o per scalate; forme volatili di partecipazione e lotta antimonopolistica e comunque totalmente sottratte alle più elementari forme della democrazia: le associazioni dei consumatori et similia.

Quelli finanziari infine, ove lo Stato-nazione è ridotto a rastrellare denaro tramite tasse e balzelli vari, e sostegno alle vendite con legislazioni varie di natura obbligatoria: assicurazioni, casco, ecc. e redistributore di ricchezza a favore delle “ famiglie” e delle “ holdings” sia nella forma di sovvenzioni e sgravi e sia nella forma di commesse per il fabbisogno statale, infrastrutturale e militare.

Una quota minima resta per i costi di tale ruolo formale dello Stato-nazione, ossia i costi sociali: scuola, sanità, trasporti, ecc. sottoposti da una parte ad una privatizzazione nei comparti e settori in grado di garantire un profitto e dall’altra sottoposti a pesanti contrazioni, giacché essi tendono ad essere contratti per le esigenti crescenti delle “ famiglie” e delle holdings. Ed infine lo Stato-nazione si trasforma in una grande e mastodontica pattumiera ove si scaricano debiti e perdite delle “ famiglie” e delle holdings e grande debitore – il debito pubblico[3] - che è poi debitore verso le grandi “ famiglie” e le holdings.

Le teorie neoliberiste costituiscono allora la teoria economica delle grandi famiglie ed in subordine delle Holdings.

Esprimono i loro interessi ed istanze di espansione, i loro timori per vincoli e legacci a tale espansione e l’elaborazione degli strumenti politici, economici, istituzionali, sociali, culturali e militari per l’intellezione e direzione dei loro interessi e rimozione di ostacoli, vincoli, legacci di varia natura.

Nelle condizioni date, ossia nelle condizioni ove agiscono contemporaneamente, nello stesso istante, i tre soggetti sui tre piani diversi, nelle condizioni della più totale anarchia che questa multipolare azione determina e quindi nelle condizioni della più totale anarchia, governata unicamente dal “ profittarello” quotidiano di ciascuna singola “ famiglia”, da ciascuna singola holding e ciascuna singola impresa, le teorie neoliberiste costituiscono, allora, le teorie dell’anarchia nella produzione elevate a principio, quale unico strumento in grado di gestirle ed esprimerle in un qualche modo.

Le teorie neoliberiste costituiscono allora la teoria economica delle “ famiglie” e dell’anarchia nella produzione, costituiscono, cioè, lo strumento teorico per l’intellezione e la gestione dello sviluppo ineguale, ed in quanto tale costituiscono la conferma della legge scoperta da Lenin circa los viluppo ineguale del capitalismo.

 

 


[1] Rimandiamo qui al lavoro dell’Istituto “ Democrazia”.

[2]  Che qui bypassiamo ma che riprenderemo.

[3] Rimandiamo qui a K. Marx, Il 18 Brumaio di Luigi Bonaparte, ove si analizza come con il debito pubblico si arricchiscono tre volte i grandi gruppi finanziari e le banche.