Cultura_1994

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

Karl Marx - Friedrich ENGELS

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IN ONORE DI BRUNO PONTECORVO

 

 

 

PROBLEMI TEORICI

DELLA TRANSIZIONE

 

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L'idealismo è sempre portatore della barbarie e del più meschino oscurantismo. Più una classe do­minante si abbarbica attorno all'idealismo e più sottoscrive la sua fine prossima, più sottoscrive la sua totale incapacità di gestire e dirigere i processi della vita economica, sociale e civile de­gli uomini, più sottoscrive la sua incapacità di dominare le moderne forze produttive, che le si ri­voltano contro.

La forma più eclatante e pericolosa di questo idealismo è rappresentato dalle teorie religiose, e tra queste dal cattolicesimo, che tende a presen­tarsi come risposta all'esigenza di idealità degli uomini.

 

Neghiamo qualsiasi valore sociale, umano, ci­vile all'idealismo ed alle teorie religiose in par­ticolare. Esse sempre si sono opposte con il terro­re materiale e spirituale al progresso scientifico e sociale dell'umanità. Esse sono portatrici, inve­ce, del più spietato fanatismo, del più bestiale imbarbarimento dei rapporti tra gli uomini. Sempre nella storia quando queste teorie hanno dominato una società, questa si è caratterizzata per l'indi­vidualismo sfrenato, per il servilismo ed il più ottuso oscurantismo culturale, oltrecchè per il più brutale e sfrenato sfruttamento. Con un pesante cappa ideologica hanno oppresso e violentato le co­scienze, giungendo fino agli eccidi più mostruosi ed ai più efferati delitti.

 

Rivendichiamo la correttezza scientifica che il pensiero è determinato dalla materia e quindi la correttezza scientifica dell'ateismo come concezio­ne e metodo di intendere e trasformare la pratica sociale degli uomini.

( Proclama )

 

 

CONFERENZA 6. DICEMBRE. 1993

 

La società è irrimediabilmente dilaniata dalla contraddi­zione che vede opposte le moderne forze produttive ai rapporti di produzione capitalistici dominanti.

La società è irrimediabilmente dilaniata dalla lotta che vede opposta la vecchia società alla nuova società, che già prorompe da ogni poro dell'antico regime capitalistico.

Lo sviluppo a cui sono giunte le moderne forze produttive richiedono che vengano abbandonate le vecchie visioni sostan­zialmente metafisiche. Ma alla visione dialettica, all'accetta­zione della visione dialettica si oppongono i vecchi rapporti di produzione, si oppone la classe dominante.

Una rappresentazione corretta della totalità del mondo, del suo sviluppo e di quello dell'umanità, nonché dell'immagine di questo sviluppo specularmente riflessa nella testa degli uomini, può effettuarsi solo per via dialettica, prendendo costantemente in considerazione le azioni reciproche del nascere e del morire, dei mutamenti progressivi e regressivi.

La visione dialettica diviene una necessità.

Diviene cioè una necessità avere una visione e quindi un metodo e conseguenzialmente una logica in grado di farci avere una tale visione che sia in grado di abbracciare le cose e le loro imma­gini concettuali essenzialmente nel loro nesso, nel loro conca­tenamento, nel loro movimento, nella loro unitarietà, nel loro sorgere e tramontare.

Il livello dello scontro tra forze produttive e rapporti di produzione si presenta allora o come accettazione della visione dialettica o come accettazione dell'irrazionalismo. Ma alla vi­sione dialettica, all'accettazione della visione dialettica si oppongono i vecchi rapporti di produzione, si oppone la classe dominante.

Nel disperato tentativo di opporsi alla sua fine la classe dominante si dà in braccio a quelle teorie irrazionalistiche che più e meglio le consentono di resistere all'assalto delle forze produttive per nuovi e più alti rapporti di produzione, per una nuova società.

E' questa una classe dominante che non ha più fiducia in se stessa, spossata, sfiancata, demoralizzata, che abbandona le sue più profonde convinzioni e si prepara ad una dura ed accanita resistenza contro l'assalto delle nuove forze produttive.

Una classe che sente la fine, che sente il fiato sul collo del proletariato e che cerca di ingannare la classe antagonistica facendole credere che essa è vincente e l'antagonista è senza alcun futuro ed intanto attrezza la " linea sigfrido ".

E se sotto la bandiera della " Ragione" era avanzata, ora deve darsi in braccio all'anti-ragione, all'irrazionalismo, al fideismo più bieco ed ottuso.

E se fino adesso era pur riuscita a mettere assieme alcuni stracci di elaborazione teorica idealistica: Bergson, Poincarè,

Russell, Geymonat, ora è giunta veramente a capolinea.

Alcune scuole di ricerca scientifica, sostanzialmente la Fisica, si sono da tempo sposate con l'ala più retriva della filosofia: il fideismo.

I figli di questo matrimonio sono state le teorie sulla non at­tendibilità delle leggi scientifiche, il loro essere unicamente strumenti tecnici, convenzioni; sulla non attendibilità della scienza, sulla falsificabilità delle teorie di qui la non vali­dità ed il ritorno a quel " sapore di pane antico", ossia alla metafisica.

Si sostiene che se le scienze fisico-chimiche, che storicamente sono state essenzialmente scienze emancipatrici, naufragano in una crisi che lascia loro soltanto il valore di ricette tecnica­mente utili, ma le priva di ogni significato dal punto di vista della conoscenza della natura, deve risultare un completo ri­volgimento nella logica e nella storia delle idee.

Oramai, la scienza non può dare che ricette pratiche e non conoscenze reali. La conoscenza del reale deve essere cercata con altri mezzi... Bisogna prendere un'altra via e restituire ad una intuizione soggettiva quanto si credeva in precedenza aver­gli strappato.

Le teorie vengono considerate soltanto come simboli, segni, indizi valevoli nella pratica, cioè nega l'esistenza della reltà obiettiva riflessa nella nostra coscienza ed indipendente da es­sa.

L'essenza della crisi della fisica contemporanea consiste nello sconvolgimento delle veccie leggi e dei princìpi fondamentali, nel ripudio della realtà obiettiva esistente fuori della co­scienza, e nella sostituzione dell'idealismo e dell'agnosticismo al materialismo.

La materia è scomparsa': così si può esprimere la difficoltà fondamentale e tipica per molte questioni particolari, creata da questa crisi.

Quando si dice che 'la materia scompare', si vuole solo dire che scompare il limite quale finora s'arrestava la nostra conoscenza della materia, significa che la nostra conoscenza si approfondi­sce: scompaiono certe proprietà della materia che prima ci sem­bravano assolute, immutabili, primordiali e che ora si dimostra­no relative, inerenti soltanto a certi stati della materia, poiché la natura, in ogni sua parte, non ha nè principio nè fi­ne.

 

 

Braccata dalle forze produttive non è più in grado di elaborare alcunché: non le resta allora che il fideismo bieco ed ottuso ben servito dalle moderne tecniche dell'immagine virtuale, ben servito dalle moderne tecniche di falsificazione ed alterazione.

Sul piano culturale le conseguenze sono sotto gli occhi.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Esiste nel paese un clima culturale pesante.

Si assiste all'affermarsi di concezioni, teorie, senso co­mune decisamente irrazionalistici.

Questo clima incoraggia il riaffiorare prima e lo svilupparsi poi di mentalità, atteggiamenti conservatori, che pur erano stati sconfitti e ricacciati indietro negli anni '60-70 ed affermati valori più alti di libertà, progresso, umanità sociale. Ed è un autentico rincorrersi, e fare a gara, a chi raschia di più e me­glio il fondo del barile: con la tremenda scoperta di trovarsene davanti uno senza fondo.

Ed è così un ' roll-back', un revival senza fine.

 

Si assiste ad un venir meno di qualsiasi spirito critico e così si finisce per accettare di tutto.

La stessa produzione culturale vede l'abbassarsi del livello di ricerca e di discussione, fino al livello del bottegaio, fatto divenire alta speculazione teorica. La produzione culturale ri­dotta al rango di piatto propagandismo con autentiche capriole, il cui compito è quello di creare facile consenso al dominio del­la proprietà privata, attraverso un ragionare per i più immedia­ti fatti e dati, fatti divenire centrali e fondanti. Ecco allora le autentiche capriole, dove quello che appena ieri era il nemi­co, il male contro cui aizzare gli istinti e le paure ed i timori più reconditi, oggi - a distanza di appena 24ore - divenire l'al­leato, l'amico, e con una produzione libraria e scrittarelli di varia natura su riviste più o meno scientifiche che argomentano con dati, statistiche, sondaggi di opinione questa o quella tesi, secondo gli interessi immediati del gruppo di potere in ascesa in quel momento. Si assiste cioè ad una mistificazione e falsifica­zine dei più elementari dati e fatti, piegati, violentati, dentro le esigenze immediate di quel gruppo di potere.

Clima veramente pesante: fatto di piccineria, meschinità, luoghi comuni, voltafaccia ed autocritiche, ove si perde qualsiasi rite­gno e rispetto di se stessi, costretti a dire oggi l'opposto di quello che appena ieri, ventiquatro ore prima, si era detto.

Dove il dato più preoccupante è quell'accondiscendere, quell'ac­cettare, quel mortificarsi, senza che alcuna voce si alzi in op­posizione. un mondo della cultura letteralente ammutolitito, zit­titosi e pronto a dar di ragione al gruppo di potere in scalata.

Si assiste alla mistificazione dei più elementari e semplici fat­ti, piegati e violentati dentro àmbiti ed interessi tremendamente egoistici e piccini: si assiste cioè a quella ' distruzione della ragione' di cui Gyorgy Lukàcs aveva tracciato per larghi tratti i contenuti essenziali; si assiste a quella svalutazione dell'in­telletto e conseguenziale svalutazione di qualsiasi dignità uma­na: personale e collettiva della società.

Un clima veramente pesante.

Questo si caratterizza per due aspetti, di per sè opposti, ma a­venti in comune la mediocrità, la pigrizia mentale, la mistifica­zione e falsificazione del reale:

scientismo,

fanatismo ed irrazionalismo religioso.

Scientismo e fanatismo ed irrazionalismo religioso concorrono entrambi a quel raschiare il fondo del barile.

 

1 Lo scientismo.

attraverso un sottile gioco, dove non è chiaro dove scienza e dove fantastico,

attraverso un uso sostanzialmente scorretto di alcuni termini e concezioni scientifici,

si tende a far passare teorie idealistiche sulla mate­ria, tendenti ad affermare una visione idealistica, di una materia prodotta dall'idea.

' Jurassik park' è un esempio recente.

Vengono qui usati scorrettamente i termini del fanta­stico, giacchè tramite scrittarelli, trasmissioni sul­la sua eventuale probabilità, si cerca di soppiatto di accreditare l'idea di una materia morta che rivive.

Clonazione e duplicazione da gene è un altro recente esempio.

Si tende, qui, a creare, attraverso un uso scorretto dell'informazione scientifica e di alcuni termini scientifici, un clima di sfiducia, quasi di paura - certamente di incertezza - sul progresso scientifico e la ricerca, e sul futuro dell'uomo,

sulla potenza smisurata incontrollata ed incontrol­labile del potere di manipolare la vita e la coscienza degli uomini, sulla sua indistruttibilità ed impossi­bilità di opporvisi, per la forza e potenza tremenda che è venuta ad accumularsi nelle mani del potere.

Che questi studi pongono problemi è certamente vero, ma nel momento in cui vengono dati letteralmente in pasto ad una opinione pubblica - precedentemente non informata e con un'impostazione da show - con tratta­zioni superficiali, banali e per certi tratti volgari, si compie un'operazione culturale di chiaro segno con­servatore.

Clonazione e duplicazione da gene stanno ad indicare come il nostro concetto di materia debba essere risottoposto a veri­fica e riesaminata la nostra concezione del rapporto uomo-realtà esterna. Dove, fermo restando che la conoscenza è il riflesso nella coscienza degli uomini della realtà esterna -

che la materia, la natura, l'essere, rappresentano una

realtà oggettiva, esistente al di fuori e indipendente dal­ la coscienza; che la materia è il primo dato perché è la

fonte delle sensazioni, delle rappresentazioni, della co=

scienza, mentre la coscienza è il secondo dato, un dato de­ rivato, poiché è il riflesso della materia, quando essa ha

raggiunto nel suo sviluppo un alto grado di perfezione;

che, cioè, il pensiero è il prodotto del cervello, ed il

cervello è l'organo del pensiero; che non si può dunque se­ parare il pensiero dalla materia -

essa presenta una complessità e duttilità che in precedenza non pensavamo potesse avere. Questo pone, indubbiamente, problemi nuovi.

Le vette sempre più alte a cui giunge la nostra conoscenza, e quindi la nostra capacità di trasformare la realtà esterna, ci consente un agire molto più incisivo, profondo, forte.

Se nel passato, per il livello inferiore delle nostre conoscen­ze, gli effetti del nostro intervento sulla natura potevano limi­tarsi a quelli più immediati e vicini al campo di trasformazio­ne, oggi, proprio quella profondità ed ampiezza del nostro ope­rare - che è il risultato del nostro andare avanti - richiede una conoscenza ed un controllo molto più ampio e vasto, perchè più ampio e profondo è il nostro incidere e trasformare la natu­ra e quindi più ampio e profondo è il nostro intervenire in quell'unitarietà della materia, che non in passato, di qui la ne­cessità di una conoscneza più ampia per controllare gli effetti a pioggia, a più lunga gittata, del nostro trasformare il rapporto con la natura. Più si procede in profondità e più vasta ed ampia deve essere la nostra conoscenza, più abbiamo bisogno di un meto­do di indagine e trasformazione della realtà in grado di farci cogliere questa complessità crescente della materia, che andiamo scoprendo sempre più e che più scopriamo e più si esponenzia la nostra necessità di un metodo in grado di farci intelligere e ge­stire il mondo oggettivo.

La realtà è una totalità immediata ed in quanto tale la ma­teria è una: unitarietà della materia. Quello che noi cogliamo sono solo singoli aspetti dell'unitarietà della materia. La ma­teria è in eterno movimento, in eterno divenire per cui quello che a noi sembra stabile, sono letture che noi operiamo.

Non vi sono opposizioni inconciliabili, non vi sono linee di separazione e differenze, se troviamo nella natura opposizio­ni e differenze, noi e soltanto noi introduciamo nella natura l'immobilità ed il carattere assoluto di queste opposizioni e differenze. Come tutte le forze della natura si riducono ad una forza unica, così anche tutte le sostanze della natura si ridu­cono ad un'unica sostanza. Il movimento è il modo di esistere della materia. Tutti i fenomeni della natura sono movimento ed il loro differenziarsi è dovuto soltanto al fatto che noi, uomi­ni, percepiamo questo movimento in forme diverse.

Materia senza movimento è altrettanto impensabile,

quanto movimento senza materia."

Il pensiero dell'uomo è corretto solo quando riesce nei suoi limiti a cogliere questa realtà in movimento ed a rendere questa realtà in movimento. Lo stesso pensiero deve quindi ri­flettere questo rapporto materia/movimento e svilupparsi ed ave­re come suo metodo questo rapporto fondamentale della realtà og­gettiva: unitarietà della materia e materia/movimento.

 

Una rappresentazione corretta della totalità del mondo, del suo sviluppo e di quello dell'umanità, nonché dell'immagine di questo sviluppo specularmente riflessa nella testa degli uomini, può quindi effettuarsi solo per via dialettica, prendendo co­stantemente in considerazione le azioni reciproche del nascere e del morire, dei mutamenti progressivi e regressivi.

La visione dialettica diviene a questo punto una necessità.

Diviene cioè una necessità avere una visione e quindi un metodo e conseguenzialmente una logica in grado di farci avere una tale visione che sia in grado di abbracciare le cose e le loro imma­gini concettuali essenzialmente nel loro nesso, nel loro conca­tenamento, nel loro movimento, nella loro unitarietà, nel loro sorgere e tramontare.

 

 

2 Fanatismo ed irrazionalismo religiosi.

Sul versante ' opposto' assistiamo ad un autentico show:

è veramente un rincorrersi di visioni ed apparizioni religiose, non c'è più veramente cittadina o paese che non possa vantare in questi ultimi tre-quattro anni apparizioni, visioni di madonne, santi: sembra che quasi tutto il paradiso si sia scatenato e dato alla pazza gioia e sia tutto lì pronto a manifestarsi. Visioni ed apparizioni coinvolgono gli stessi paesi dell'est europeo, che al di là del comunismo sono a forte tradizione ortodossa, totalmente estranei, cioè, a storie del genere.

Fin qui la cosa si mantiene in àmbiti per certi versi preoccu­panti, giacchè stimola ed eccita il fanatismo e l'intolleranza, pescando nel clima più generale di incertezza e timori e dando a questa giusta esigenza risposte decisamente irrazionalistica, ma sostanzialmente amena.

Peggiore, e di marca decisamente reazionaria e intimidato­ria, è la campagna inscenata sul satanismo e l'esorcismo con tra­smissioni televisive che mandano in onda persone in possesso del demonio e le pratiche di esorcizzazione con relativa e conseguen­ziale liberazione di quel corpo da satana; esorcismo praticato da esorcisti, che sono personale specializzata della chiesa, deputa­to ed autorizzato ad entrare in contatto con satana e scacciarlo: è un corso particolare che viene svolto presso le facoltà teolo­giche. La trasmissione dà così un contenuto vero, reale, scienti­fico, di fatto accaduto e da telecamere fermato, testimonianza di fatto accaduto.

La visione complessiva che ne scaturisce è un mondo che si divide tra il bene ed il male, dove il male è satana, il diavolo ed il bene il dio ebraico. Questo carattere intimidatorio pesca vera­mente nel torbido, alimentando non solo il fanatismo, ma la più assoluta intolleranza: il diverso è non solo errato, da combatte­re ma è il diavolo, satana e chi lo sostiene è in possesso di sa­tana. Pesca nel torbido giacchè, quando non è liberazione dal possesso di satana, si presenta come la risposta alle difficoltà momentanea a cui una persona può andare incontro; malattie di una certa gravità, difficoltà finanziarie o di affetti, mancanza di figli vengono presentate come fatture, come ' malocchio' da cui ci si può liberare solo ricorrendo a questi esperti messi a di­sposizione dalla chiesa. Essi spiegheranno che esiste un maloc­chio, una fattura su di loro e che ciò è stato possibile perchè ci si è allontanati dal dio ebraico, si è persa la grazia di que­sto dio ebraico, che sarà possibile liberare il soggetto da que­sto malocchio, da questa fattura con il tempo, ma che soprattutto il soggetto deve recuperare la grazia del dio ebraico ed essere in pace con esso.

Accanto ed in sostegno a questo, e che da questo trova alimen­to, è lo sviluppo di pratiche magiche, di predizioni con maghi e streghe e fattucchiere conseguenziali: autorizzate e specializ­zate con tanto di diploma della chiesa o dell'associazione di categoria o albo ' professionale'.

 

 

 

 

 

 

2.1 Teorie religiose.

Su questo terreno ed in sostegno di queste teorie, la pro­paganda della chiesa cattolica e le sue encicliche quasi a sca­denza semestrale.

Le teorie della chiesa costituiscono cioè non solo il terre­no culturale su cui queste pratiche e riti magici e visioni tro­vano alimento e sostanziano, ma costuiscono la giustificazione teorica, la substanzialità teorica.

In generale esse tendono ad affermare che la situazione at­tuale: guerre, disoccupazione, miseria, ecc. è il risultato del prevalere di teorie materialistiche, dell'avere gli uomini perso la grazia del dio ebraico e di essersi allontanato da lui e dai suoi insegnamenti e che solo rientrando nelle sue grazie e solo riavviciandosi alla grazia divina è possibile metter fine a tutto quanto oggi travaglia il mondo intero. La parola d'ordine è quin­di:

' Uomini tornate a dio'.

Il centro di questa offensiva ruota attorno all'obiettivo strategico di far retrocedere la coscienza materialistica degli uomini, punto chiave, tramite il quale scadinare tutto, è l'at­tacco al movimento di emancipazione della donna. Il cuore è la libertà della donna, del suo essee e divenire attrice sociale e la volontà di ricacciarla accanto al focolare, ' angelo del foca­lare', al suo essere madre, ossia al suo essere femmina, ossia al suo sesso.

A questo fine viene inscenata:

la campagna anti-abortista, con mezzi di uno squallore e sguaia­tezza sconfinati e al di là di tutto assolutamente trivale di pessimo gusto, basti pensare ai filmati che sono in giro.

La campagna anti-divorzista: qui il punto non è tanto la separa­zione dei coniugi - a cui la stessa chiesa non è contraria e concede la separazione - ma quanto l'affermare il ruolo sociale della donna, che nella famiglia sostanzia il suo ruolo decisa­mente subalterno, dominato, passivo: in questo rapporto sociale la donna esce sempre perdente, mortificata, umiliata. Il centro di questa campagna sta nella lotta all'emancipazione della donna, al suo partecipare alla vita produttiva, sociale, civile, facendo presa su di lei il fatto che il suo andare al lavoro è il venir meno alla sua funzione di ' mamma', esercitando su di lei un pe­sante ricatto morale su l'affetto ed amore sincero della donna per i propri figli. Sta nella lotta contro un rapporto d'amore libero, spontaneo, nell'affermare, invece, un rapporto coartato dentro gli offensivi e volgari ed osceni limiti della sola pro­creazione, trasformando così l'uomo e la donna in pure bestie: gli animali si accoppiano al solo fine della procreazione, gli uomini amano! L'uomo e la donna sono così letti nel loro gradino più basso, primordiale e questo lato più basso, invece, viene in­nalzato al suo gradino più alto.

Si può ?!

L'amore ed il rapporto sono così ridotti al loro lato più be­stiale e vengono, invece, presentati come atti produttivi e quin­di sociali, questo in opposizione a quella coscienza maturata di più avanzate ed alte libertà sociali e personali di cui la ge­stione del proprio corpo e la rivendicazione del rapporto d'amore ne costituiscono un momento importante. Contro ciò vengono stru­mentalizzate le disgrazie e le sofferenze degli uomini: l'AIDS.

La campagna AIDS. L'Aids, malattia certamente terribile, ma non la maggiore per incidenza - come ha ben stigmatizzato Sabin, im­mediatamente messo a tacere e contro il quale è stato innalzato il muro del silenzio - viene utilizzata come un grimaldello con­tro questa nuova e più alta coscienza.

E così il cerchio si chiude e fa bene intravedere il disegno ge­nerale complessivo che l'anima: contro il divorso, contro l'abor­to, l'amore per la donna angelo del focolare, la famiglia, ecc. L'AIDS diviene la cerniera tramite cui si salda l'intero piano tattico, tramite cui si ricompattano vecchi e decrepiti ed ammuf­fiti valori, tramite cui si cementa una nuova tomba dell'uomo.

Ma l'attenzione non va fermata tanto su queste cose che ab­biamo detto.

L'attenzione va fermata sull'intrecciarsi e saldarsi, in maniera inscindibile, della lotta al movimento di emancipazione delle donne e l'obiettivo più generale di arretramento della co­scienza materialistica; l'intrecciarsi e saldarsi della lotta al movimento di emancipazione della lotta e la più generale lotta contro l'emancipazione più generale della società ed il supera­mento dell' ancient regime capitalistico, per nuovi e più alti rapporti di produzione.

La società patriarcale caratterizza le società basate sulla pro­prietà privata. Società patriarcale e società capitalista - e più in genrale le società basate sulla proprietà privata - si saldano inscindibilmente: la riaffermazione del patriarcato è allora la riaffermazione di tutti i valori delle società basate sulla pro­prietà privata e quindi della società capitalistica. Essi si pre­sentano inscindibili, ossia perchè si presenta inscindibile il nesso tra superamento dell'ancient regime capitalistico e supera­mento della proprietà privata in generale, sotto qualsiasi forma.

L'altro elemento da fissare è il saldarsi ed intrecciarsi in maniera inscindibile tra idealismo e teorie irrazionalistiche religiose, ossia tra idealismoe fideismo. L'idealismo, cioè, si salda con il fideismo più bieco, volgare e triviale e lo scienti­smo diviene la convalida scientifica di simili aberrazioni; que­sto venirsi a trovare, questo venirsi a saldare inscindibilmente idealismo e fideismo, ossia l'idealismo si sostanzia del fidei­smo, l'idealismo è il fideismo. Mentre in passato l'idealismo presentava una sua varietà, oggi si assiste a questo appiattimen­to, a questo identificarsi strettamente, saldamente, unicamente di idealismo e fideismo. Il fideismo è idealismo, certamente, ma non è l'unica forma di idealismo in generale, diviene qui la for­ma sostanziale e principale e fondante, idealismo è fideismo e fideismo è idealismo. L'uno è saldato all'altro, l'uno è l'altro. Non ci si può liberare dell'uno senza liberarsi dell'altro. Così si presentano le cose.

E' già controriforma.

E' già Inquisizione.

Di qui, poi, quel clima culturale pesante.

 

Questo clima culturale viene a sostanziare il prevalere del luo­go comune, del perbenismo, del conformismo bieco e piatto, deci­samente soffocante. arrivando persino a ritirare fuori il gala­teo e le insulsaggine formali del mondo nobiliare-medievale.

A chi tenta un minimo di opposizione viene ribat­tuto, buttato in faccia, il crollo del comunismo, il fallimento del comunismo, la fame e la miseria dei paesi dell'est e dell'aiuto di cui l'occidente deve farsi carico per riparare i danni, i guasti provocati dal comunismo.

Ma questo stretto rapporto conseguenziale, che assolu­tamente non c'è - l'uno non discende dall'altro - e che viene costruito tra scientismo, fanatismo ed irra­zionalismo religiosi e fallimento del comunismo fini­sce per tradire, finisce per dire più di quello che si vorrebbe dire. Dice, cioè, tutto l'intento propagandi­stico e sguaiatamente ideologicio di questa offensiva. Dice che il sostegno pubblicitario, che viene dato a questi fenomeni hanno esattamente e precisamente, indi­scutibilmente lo scopo di far ritrarre le forze del progresso dal comunismo, dalla teoria scientifica di Marx ed Engels.

Dice che tutta la battaglia incentrata tra materialismo ed idealismo è una forma della più generale battaglia tra l'ancient regime capitalistico e la società socia­lista.

Dice, cioè, ciò che l'intelligenza dovrebbe consiglia­re di tacere e nascondere.

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Non ci interessa qui avere facile ragione controbbattendo che se per opporsi a Marx ed Engels si deve ricorrere a simili idiotismi ideologici è già il sottoscrivere il proprio fallimen­to, il proprio certificato di morte, la propria incapacità di sfidare Marx ed Engels a livelli alti, dove la ragione e le capa­cità speculative dell'uomo possono misurarsi e crescere.

Se è tutto qui .....!

Se è il ritorno alle teorie feudali, alle teorie e culture e pra­tiche e stili di vita- con conseguenziali insulsagini formali del mondo nobiliare feudale - quello che si contrappone a Marx ed Engels ed all'avanzata di nuovi rapporti di produzione è già il sottoscrivere tutta la propria impotenza, tutto il proprio idio­tismo.

Non ci interessa avere una simile e facile ragione. Non ci inte­ressa perchè sono gli uomini che vengono coinvolti e trascinati ed irretiti in questi show, presi e sbattuti in prima pagina e in primo piano.

Ci interessa la ricaduta sugli uomini, sulle loro coscienze di questo pesante clima culturale, le conseguenze drammatiche sugli uomini di questa offensiva: che come ogni offensiva ha i suoi morti ed i suoi feriti ed i suoi strascichi.

Il prevalere di teorie idealistiche gettano l'uomo nel pes­simismo, l'abbrutiscono, facendogli credere che tutto è fuori di lui, della sua impotenza e debolezza.

L'uomo è un animale di tipo partciolare, per vivere deve trasformare la realtà esterna: i prodotti che spontaneamente gli si offrono non gli garantiscono la sopravvivenza: li deve tra­sformare e renderli utili per sè. Questa azione di trasformazio­ne, che è il lavoro, non vine condotta da ciascun singolo uomo ma dalla comunità-uomo, storicamente determinantesi. Il rapporto uo­mo-natura si presenta allora come il rapporto comunità uomo - na­tura: se l'uomo viene scisso dalla comunità-uomo e legge il rap­porto tre sè stesso e la natura è un rapporto che lo schiaccia, lo annienta. Le teorie idealistiche fanno esattamente questo, di qui il loro essere sostanzialmente portatrici di teorie e visioni pessimistiche. Ma poi solo un uomo annientato, che vede se stesso e non la comunità-uomo, è il soggetto adatto per simili teorie: la teoria crea cioè il suo pubblico.

 

Questo credere degli uomini in simili pratiche e magie, in que­sto scientismo, questo prestar fede e farsi esecutori e sosteni­tori di simili idiotismi, trasformando se stessi in manichini da vetrina è la profonda e disperata solitudine in cui l'uomo viene gettato. Di un uomo solo, disperato, che non crede più in se stesso e proietta fuori di se stesso i suoi miti, le sue paure, le sue speranze.

Di un uomo massacrato, oppresso, umiliato, mortificato, attacca­to, bracacato da tutte le parti, trasformato in lupo tra lupi,

" inselvatichito da una vita da lupi" direbbe Makim Gorky - da una società che non è in grado di valutare, incoraggiare esalta­re il suo essere e divenire uomo.

La miseria crescente, ed ancora di più il pericolo di cadere nella miseria, accresce l'individualismo, accresce la ricerca di soluzioni individuali, del salvarsi da solo.

Il naufragare immediato di questa soluzione spinge ad un'ulte­riore disperazione e desolazione.

Da qui il segno decisamente preoccupante del crescere dei suici­di da parte di lavoratori dinanzi alla prospettiva certa o mi­nacciata di licenziamento, di uscita dal mondo produttivo.

A questo si affianca una propaganda massiccia, volgare, cinica sui presunti privilegi del cassintegrato; la mortificazione dell'essere tenuto fuori dal ciclo produttivo viene fatto passare come privilegio con un utilizzo cinico e reazionario della con­trapposizione dei figli ai genitori in cassaintegrazione, viene fatto passare per responsabile del debito pubblico, del ... e del ... .

A questo si aggiunge e s'innesta la tremenda realtà di un aumen­to pauroso di incidenti spesso mortali o decisamente invalidanti di incidenti sul lavoro. E' il risultato sia del cinismo della proprietà privata che in questa fase di pesante offensiva anti-operaia, sentendosi forte, al fine di massimizzare i profitti viene meno alle più elementari norme di sicurzza, che pure prima adottava con un movimento operaio in piedi e sia la risposta del singolo di mostrarsi produttivo, disponibile e garantirsi così dal licenziamento o dalla cassa integrazione: e questo in un clima più generale che si respira sul luogo di lavoro di con­trollo, di .... in una di sostanziale solitudine.

E' su questa disperazione e solitudine che vengono a innestarsi poi quei fenomeni di fanatismo religioso, quel pululare di cre­denze magiche, di quell'attesa nella predizione, di quel pullu­lare di miracoli, visioni, apparizioni; quel proiettare dell'uo­mo le sue speranze fuori di sé in un mondo extra-terreno e co­munque magico, miracolistica, fatto di avvento e di predizioni miracolose che muteranno di colpo il corso della s u a vita.

Di questa disperazione si sostanzia quel rincorrersi di teorie retrive, quel raschiare il fondo del barile, quel prevalere vio­lento ed oscurantistico di luoghi comuni, di perbenismo, di con­formismo.

In tutto questo l'uomo muore, scompare, perché l'uomo ha senso sono nella socialità, solo e soltanto nella comunità-uomo.

Su questo tratto fondante di essere e divenire uomo, ossia sul tratto sociale dell'uomo, allora le risposte solidaristiche e comunitaristiche delle varie sette religiose, siano esse il cat­tolicesimo o altre; su questo tratto fondante la risposta di i­dealità che queste sette offrono.

Noi non possiamo non rilevare la stretta conseguenzialità tra il venir meno di una presenza attiva del proletariato in quanto classe e del suo pensiero scientifico: il marxismo ed il prevalere di queste teorie idealistiche, di questa disperazione, solitudine e pessimismo dell'uomo; di questo venir meno di valo­ri fondanti dell'uomo, di questo pessimismo diffuso.

La presenza attiva del proletariato, le sue lotte per la tra­sformazione animavano decine e decine di milioni di donne, uomi­ni, giovani, costringeva tutta la società a misurarsi con il nuovo e quindi a crescere, infondeva speranza, ottimismo, vo­lontà di dare battaglia, di vincere, instillava quel gusto della sfida, della battaglia.

Assenza di valori etici, assenza di prospettive umane ed ideali sono anche questi segni chiari dello stato della società italiana.

In questo clima sono preoccupanti gli incrementi di suicidi di giovani. " Futili motivi" si dice: un voto a scuola, una litigata con i genitori, un amore che se ne va. Futili, certamente, ma in quell'essere futile motivo tutta la tremenda drammaticità, che sta a dire tutta la profonda disperazione, che sola può far ingi­gantire oltre misura un problema e far ritenerte che tutto è or­mai perduto, finito, che sta a dire tutta la solitudine e dispe­razione, che sta a dire tutto il pessimismo, unico che può far ritenere tutto perduto e quindi a tutto dare fine.

E così per tanti versi e da tanti versanti assistiamo ad un au­tentico massacro, ad un annientamento fisico e psicologico di una classe generosa: il proletariato ed i suoi figli.

La miseria, la disperazione è anche il terreno di un altro tremendo fenomeno: l'abbandono di neonati nella fredda Torino o nella nebbiosa Milano, o ... . La miseria, il perbenismo, il con­formismo, il giudizio della gente che non si sa reggere, la soli­tudine davanti a quell'evento e la disperazione per le prospetti­ve future.

Miseria, perbenismo, luoghi comuni, piccineria, fideismo, scientismo, cinismo conducono tutti all'imbarbarimento dei rap­porti tra gli uomini, ove ciascuno è lupo tra lupi:

" inselvatichito da una vita da lupi".

Miseria, perbenismo, luoghi comuni, piccineria, fideismo, scientismo, cinismo sono i veri regali della società basata sul modo di produzione capitalistico: sono la società capitalistica: dicono cosa è la società capitalistica: dicono cosa è l'uomo in una società simile.

Miseria, perbenismo, luoghi comuni, piccineria, fideismo, scientismo, cinismo la dicono lunga, la dicono tutta sulla so­cietà basata sul modo di produzione capitalistico, sul suo esse­re ed esistere in funzione anti-uomo.

Miseria, perbenismo, luoghi comuni, piccineria, fideismo, scientismo, cinismo, scientismo conducono tutti all'idealismo ed ai danni che si producono nelle coscienze quando in una oscietà prevale l'idealismo; quando dell'idealismo prevale il fideismo le conseguenze sono veramente drammatiche.

Miseria, perbenismo, luoghi comuni, piccineria, fideismo, scientismo, cinismo, fanatismo religioso sono poi la quotidia­nità. Diviene allora difficile resistere, perché quel clima sfianca, spezza le gambe, demoralizza ed il lasciarsi andare è la quotdianità, è il lasciarsi andare a quel deserto culturale. Perché poi quella " quotidianità", quel " deserto culturale" si presentano sotto le vesti del completamente " nuovo", del " nuo­vo" in oppsizione a tutto il precedente. Ed è un " nuovo" che poi stranamente si accompagna e si sostanzia del ritorno a vecchie teorie, idee, valori ad una teorica cioè della

riscoperta del " sapore del pane antico".

E' questa, quella del " sapore del pane antico", un'altra carat­teristica dello stato culturale del Paese che aggrava il già pe­sante clima culturale rendendo l'aria decisamente irrespirabile; perchè poi quel " sapore del pane antico" è tutta l'insulsaggi­ne, la piccineria, la viltà, lo squallore - e di questo il peg­gio - della cultura italiana.

Ed al tentativo della pur minima opposizione, alla pur minima difesa di uno straccio di visione ma­terialistica viene sbattuto in facia quel " fallimento del comunismo", quel " crollo del muro di Berlino", quel " crollo dei paesi dell'Est".

E quel contrapporre, cose poi così diverse tra loro e che non discendono assolutamente l'uno dall'altra, tradisce molte cose. Dice molte cose, che intelligenza vorrebbe che fossero tenute ben celate e nascoste.

La dice, cioè, lunga.

Sul piano più squisitamente scientifico si assiste ad uun pesante arretramento dinanzi al prevalere di tendenze idealisti­che e reazionarie. Alcune scuole di ricerca scientifica, sostan­zialmente la Fisica, si sposano con l'ala più retriva della fi­losofia: il fideismo.

Ed i figli di questo matrimonio sono le teorie sulla non atten­dibilità delle leggi scientifiche, il loro essere unicamente strumenti tecnici, convenzioni; sulla non attendibilità della sceinza, sulla falsificabilità delle teoire di qui la non vali­dità ed il ritorno a quel " sapore di pane antico", ossia alla etafisica.

Si sostiene che se le scienze fisico-chimiche, che storicamente sono state essenzialmente scienze emancipatrici, naufragano in una crisi che lascia loro soltanto il valore di ricette tecnica­mente utili, ma le priva di ogni significato dal punto di vista della conoscenza della natura, deve risultare un completo ri­volgimento nella logica e nella storia delle idee.

Oramai, la scienza non può dare che ricette pratiche e non conoscenze reali. La conoscenza del reale deve essere cercata con altri mezzi... Bisogna prendere un'altra via e restituire ad una intuizione soggettiva quanto si credeva in precedena avergli strappato.

 

Le teorie vengono considerate soltanto come simboli, segni, in­dizi valevoli nella pratica, cioè nega l'esistenza della reltà obiettiva riflessa nella nostra coscienza ed indipendente da es­sa.

L'essenza della crisi della fisica contemporanea consiste nello sconvolgimento delle veccie leggi e dei princìpi fondamentali, nel ripudio della realtà obiettiva esistente fuori della co­scienza, e nella sostituzione dell'idealismo e dell'agnosticismo al materialismo.

La materia è scomparsa': così si può esprimere la difficoltà fondamentale e tipica per molte questioni particolari, creata da questa crisi.

Quando si dice che 'la materia scompare', si vuole solo dire che scompare il limite quale finora s'arrestava la nostra conoscenza della materia, significa che la nostra conoscenza si approfondi­sce: scompaiono certe proprietà della materia che prima ci sem­bravano assolute, immutabili, primordiali e che ora si dimostra­no relative, inerenti soltanto a certi stati della materia, poiché la natura, in ogni sua parte, non ha nè principio nè fi­ne.

Una rappresentazione corretta della totalità del mondo, del suo sviluppo e di quello dell'umanità, nonché dell'immagine di questo sviluppo specularmente riflessa nella testa degli uomini, può quindi effettuarsi solo per via dialettica, prendendo co­stantemente in considerazione le azioni reciproche del nascere e del morire, dei mutamenti progressivi e regressivi.

La visione dialettica diviene a questo punto una necessità.

Diviene cioè una necessità avere una visione e quindi un metodo e conseguenzialmente una logica in grado di farci avere una tale visione che sia in grado di abbracciare le cose e le loro imma­gini concettuali essenzialmente nel loro nesso, nel loro conca­tenamento, nel loro movimento, nella loro unitarietà, nel loro sorgere e tramontare. Ma alla visione dialettica, all'accetta­zione della visione dialettica si oppongono i vecchi rapporti di produzione, si oppone la classe dominante. Il livello dello scontro tra forze produttive e rapporti di produzione si presenta allora o come accettazione della visione dialettica o come accet­tazione dell'irrazionalismo.

 

Siamo stati facili profeti quando abbiamolanciato il 27. maggio. 1992 il " Proclama ".

 

La società è irrimediabilmente dilaniata dalla contraddizione che vede opposte le moderne forze produttive ai rapporti di produ­zione capitalistici dominanti.

La società è irrimediabilmente dilaniata dalla lotta che vede opposta la vecchia società alla nuova società, che già prorompe da ogni poro dell'antico regime capitalistico.

 

E' indubbio che assistiamo ad una pesante offensiva dell'idea­lismo filosofico e ad un altrettanto arretramento del materialismo.

Si tende a mettere in discussione le più elementari verità scienti­fiche e le più elementari acquisizioni materialistiche.

 

Si affermano linee e tendenze, concezioni e teorie irraziona­listiche che si imperniano attorno al misticismo, con forme non secondarie di fanatismo religioso e settarismo dottrinario, che avvelenano le coscienze degli uomini, delle donne e dei giovani. Ma la coscienza civile e culturale degli uomini del 2000 è una co­scienza materialistica per cui si tende a presentare queste teorie e concezioni sotto una veste scientifiche, al fine di darvi razio­nalità e sostanzialità teorica. Di qui le più acrobatiche mistifi­cazioni, le più sofisticate manipolazioni delle più elementari ve­rità e dei più elementari dati. Tutto questo comporta - e la vita civile, sociale e culturale di questo ultimo decennio è lì a com­provarlo - un imbarbarimento nella cultura, nella ricerca scienti­fica e negli stessi rapporti tra gli uomini.

 

L'idealismo è sempre portatore della barbarie e del più me­schino oscurantismo. Più una classe dominante si abbarbica attorno all'idealismo e più sottoscrive la sua fine prossima, più sotto­scrive la sua totale incapacità di gestire e dirigere i processi della vita economica, sociale e civile degli uomini, più sotto­scrive la sua incapacità di dominare le moderne forze produttive, che le si rivoltano contro.

La forma più eclatante e pericolosa di questo idealismo è rappresentato dalle teorie religiose, e tra queste dal cattolice­simo, che tende a presentarsi come risposta all'esigenza di idea­lità degli uomini.

 

La classe dominante dinanzi alla pesante crisi che oppone le forze produttive ai rapporti di produzione capitalistici arretra, abbandona le sue più radicate convinzioni e nel tentativo disperato di difendere la sua proprietà privata si dà in braccio a quelle teo­rie irrazionalistiche che più e meglio le consentono di resistere all'assalto delle forze produttive per una nuova società.

Gli stessi suoi intellettuali pur di convinta fede materiali­stica arretrano, intimoriti dall'incedere tempestoso ed al tempo stesso maestoso delle forze produttive, incapaci di capire, gestire o controllare questo incedere arretrano e si rifugiano nelle teorie idealistiche, più o meno ammantante di scientificità. Essi sostitui­scono alla lotta che vede opposte le forze produttive ai rapporti di produzione capitalistici dominanti, la battaglia per i valori della società capitalistica, facendone valori eterni, universali.

 

Ci facciamo carico noi operai di alzare la bandiera del mate­rialismo e di difendere l'intero patrimonio teorico, culturale e civile del materialismo nella piena convinzione che sempre il pro­gresso civile, sociale, economico e culturale degli uomini è avan­zato nella lotta contro l'idealismo.

Rivendichiamo la piena validità e scientificità dell'elaborato di tutta la corrente materialistica da Eraclito, Democrito fino a Aver­roè, Bernardino Telesio, Giordano Bruno, Galilei, Newton, Giannone, Lavoiseur,.... Einstein.

 

Neghiamo qualsiasi valore sociale, umano, civile all'idealismo ed alle teorie religiose in particolare. Esse sempre si sono opposte con il terrore materiale e spirituale al progresso scientifico e so­ciale dell'umanità. Esse sono portatrici, invece, del più spietato fanatismo, del più bestiale imbarbarimento dei rapporti tra gli uo­mini. Sempre nella storia quando queste teorie hanno dominato una società, questa si è caratterizzata per l'individualismo sfrenato, per il servilismo ed il più ottuso oscurantismo culturale, oltrecchè per il più brutale e sfrenato sfruttamento. Con un pesante cappa i­deologica hanno oppresso e violentato le coscienze, giungendo fino agli eccidi più mostruosi ed ai più efferati delitti.

 

Rivendichiamo la correttezza scientifica che il pensiero è de­terminato dalla materia e quindi la correttezza scientifica dell'a­teismo come concezione e metodo di intendere e trasformare la prati­ca sociale degli uomini.

Prendiamo qui l'impegno e l'onere di rilanciare in tutta la sua pie­nezza nella società civile la corrente materialistica e di lavorare per una forte coscienza materialistica contro la barbarie e l'asser­vimento delle coscienze.

 

Una rappresentazione corretta della totalità del mondo, del suo sviluppo e di quello dell'umanità, nonché dell'immagine di questo sviluppo specularmente riflessa nella testa degli uomini, può quindi effettuarsi solo per via dialettica, prendendo co­stantemente in considerazione le azioni reciproche del nascere e del morire, dei mutamenti progressivi e regressivi.

La visione dialettica diviene a questo punto una necessità.

Diviene cioè una necessità avere una visione e quindi un metodo e conseguenzialmente una logica in grado di farci avere una tale visione che sia in grado di abbracciare le cose e le loro imma­gini concettuali essenzialmente nel loro nesso, nel loro conca­tenamento, nel loro movimento, nella loro unitarietà, nel loro sorgere e tramontare. Ma alla visione dialettica, all'accetta­zione della visione dialettica si oppongono i vecchi rapporti di produzione, si oppone la classe dominante. Il livello dello scontro tra forze produttive e rapporti di produzione si presenta allora o come accettazione della visione dialettica o come accet­tazione dell'irrazionalismo.