I compiti della Cultura_ Teramo1997

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

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I COMPITI NEL CAMPO DELLA CULTURA

Teramo, 15. 11. 1997

E' indubbio che esiste nel Paese un clima ostile al marxismo. Effettivamente è difficile parlare nei luoghi di lavoro, nei quartieri, tra la gente di Marx, marxismo, socialismo. Esiste cioè una pesante campagna alimentata dall'Imperialismo, una cappa ideologica soffocante.

E' altrettanto indubbio che le forze del materialismo dialettico non sono in grado di ostacolare questa offensiva e meno che mai di aprire una controffensiva. Ma se non invertiamo la tendenza in atto, diviene impossibile sviluppare un benché minimo movimento di trasformazione nella società.

Noi dobbiamo avere la coscienza che tutti gli sforzi di resistenza, che le forze comuniste stanno prodigando contro gli attacchi del capitalismo: condizioni di vita, ecc. sono di corto respiro, mancando di una prospettiva più generale di trasformazione della società, bloccata proprio ed esattamente dal clima culturale che prevale nel Paese.

Prevale una concezione idealista in generale e mistico-religiosa in particolare. La coscienza degli uomini, delle donne, dei giovani del 2000 è avvelenata da teorie, idee mistiche, irrazionali.

L'essenza di questa concezione è alla fin dei conti una concezione di resa dinanzi ai problemi, di accettazione dello stato di cose presenti, di un subire passivo le contrarietà.

Una concezione materialista invece ha per essenza l'opposizione, la non accettazione dello stato di cose presenti; ha la convinzione profonda che l'Uomo può, può cambiare lo stato di cose presenti e questo comporta un atteggiamento attivo, un atteggiamento mentale di vedere come e cosa fare per cambiare, trasformare, ecc.

Ecco perché, fin quando prevale nella società l'attuale clima idealista, mistico-religioso, diviene impossibile pensare ad uno sviluppo di un movimento di trasformazione della società. Ecco perché prima dicevamo che questo era bloccato da quel clima culturale.

Ci troviamo così in un circolo vizioso: per poter riprendere la marcia in avanti occorre spezzare l'attuale stato di cose, ma il clima culturale imperante frena, blocca, ostacola qualsiasi ripresa di un movimento di trasformazione della società.

Complessifichiamo.

Parallelamente a questa pesante offensiva idealistico-religiosa, la coscienza degli uomini è sottoposta ad un attacco concentrico ed avvolgente circa gli sviluppi della Scienza e della Tecnica. L'immagine che viene proiettata è di una scienza ostile, nemica dell'Uomo, che lo domina, lo minaccia, i cui sviluppi sfuggono al controllo dell'Uomo, seminando così un'immagine di incertezza sul futuro stesso dell'Uomo, ad opera proprio ed esattamente dell'attività dell'Uomo.

Il risultato allora è il rafforzamento della concezione idealista e mistico-religiosa quale rifugio di certezza e barriera all'invadenza della scienza e della tecnica e momento di controllo al loro sviluppo. E così questa concezione mistico-religiosa viene a delinearsi come paradiso artificiale, fatto di certezza e serenità, di luoghi comuni e del senso comune, che resta sempre uguale a se stesso, minacciati dal vorticoso e tempestoso sviluppo della scienza.

La concezione di fondo che così viene a radicarsi nella coscienza degli uomini è non solo l'accettazione dello stato di cose presenti, ma, e soprattutto, il pericolo insito nel cambiamento.

Le forze della trasformazione sono così strette in una formidabile morsa a tenaglia e così gettate in una sacca letale.

Il problema di uscire assolutamente da questa situazione è decisivo.

Come?

Il clima culturale instaurato nel Paese, per immobilizzare le forze del proletariato, opprime, mortifica ed umilia e stritola le più generali forze della trasformazione. Le forze del proletariato devono essere insaccate, messe in condizioni di non operare proprio per impedire loro di dare voce e sostanzialità alle contradizioni che il sistema capitalistico non sa arginare e tenta la via di isolare i vari aspetti nel tentativo di dominarle in qualche modo.

Queste forze premono per opporsi allo stato di cose presenti, ma non riescono a trovare le forme nelle quali esprimersi, ma data la frammentazione per l'azione di divisione, determinata dalla pesante offensiva, esse vanno allo scontro separatamente in maniera confusa. Sono così facilmente battibili e sconfitte tornano nel loro guscio avvilite e mortificate, mentre altre vengono avanti, ma subiranno la stessa sorte e mentre lo sviluppo alto ed esponenziale delle forze produttive semina disordina e confusione ed ulteriori e pesanti contraddizioni nel sistema capitalistico. E sono poi quelle contraddizioni del sistema capitalista - la contraddizione tra le moderne forze produttive ed i rapporti di produzione capitalistici - che scompaginando l'intero sistema capitalista acutizza singoli fasci di contraddizioni, spingendoli all'opposizione ed alla lotta, agendo così da sfiancamento e da camera di compensazione per il sistema capitalista.

E' questa cioè una fase delicatissima del più generale processo di transizione dal capitalismo al socialismo, in cui se non si opera correttamente, si finisce per far slittare ed ipotecare in parte tutto il processo di transizione.

In questa fase di decadimento generale e complessivo del sistema capitalistico - perché è questa la fase che noi stiamo attraversando - singoli aspetti hanno ancora potenzialità da esprimere, agendo così da volano per il più complessivo sistema borghese. In questa fase delicatissima del processo di transizione possono anche verificarsi possenti movimenti di massa che, mancando di una prospettiva generale di trasformazione, bruciano energie, quadri e risorse.

La transizione dal sistema schiavista a quello feudale ha visto una simile fase, tra il I secolo a.C ed il I sec d.C., che ha condizionato tutta l'intera fase di transizione e condizionandola in alcuni punti.

Il problema allora di unificare queste contraddizioni, dandole un quadro referente generale entro cui esprimere tutte le loro potenzialità e piegarle nella direzione dell'accumulazione delle forze e non della dispersione, trasformandole da camera di compensazione in un momento alto della rottura, é decisivo.

Noi non possiamo stabilire quando scoppiano, né come, né in che sequenza: questi sono movimenti spontanei della società, riguardano l'aspetto oggettivo del movimento su cui noi non possiamo intervenire.

Noi possiamo prendere atto di questo ed attrezzarci conseguenzialmente: e questo riguarda l'aspetto soggettivo del movimento.

Quindi:

1. spezzare il clima culturale imperante, che impedisce la ripresa di un forte movimento di trasformazione nella società e rimettere al centro la concezione materialista del mondo;

2. unificare le singole spinte in un quadro referente generale in grado di consentire l'accumulazione delle forze per battere il clima culturale mistico-religioso, che soffoca il paese.

 

E' indubbio che assistiamo ad una pesante ingerenza della Chiesa e delle religioni in generale nel campo scientifico e culturale. Pretendono esse di stabilire cosa sia da ricercare e come, falsificando le informazioni fino alle più volgari mistificazioni. Pretendono esse di stabilire quale sia il valore gnoseologico delle singole scoperte, agendo da pesante condizionamento sui singoli ricercatori. Pretendono infine di stabilire esse i livelli comportamentali ed i parametri di giudizio.

E' indubbio infine come sia in atto uno spostarsi dell'intero campo imperialista sulla religione cattolica, quale baluardo del regime capitalista, con una modifica dei rapporti tra quella ebraica e quella cattolica, a cui è affidato il ruolo guida, e con un ruolo subalterno di tutte le altre religioni; giungendo ad un pesante condizionamento su quella valdese, imponendole una svolta decisamente radicale nella cultura e nella tradizione della teoretica valdese.

Al tempo stesso bisogna riconoscere i ritardi che la concezione materialista ha accumulato. Essa a differenza della idealista, non è in grado di esprimere una concezione scientifica materialista all'altezza dei tempi. E' stato cioè accumulato un cultural gap, che dà spazio a quella idealista.

Sono stati sottovalutati gli indirizzi e le messe in guardia che sono venuti da eminenti materialisti dialettici sul finire degli anni Quaranta sulle manovre in atto da parte dell'Imperialismo per sottomettere la scienza ed i suoi risultati ai fini ideologici e della costruzione del consenso capitalistico. Sono rimaste altresì inascoltate le parole e le indicazioni che sono venute a partire dalla metà degli anni Cinquanta da Laura Conti e da molti altri materialisti francesi ed inglesi in modo particolare.

Questo ha comportato che è passata una complessa, e decisamente intelligente, strategia dell'Imperialismo atta a disarticolare l'intera corrente materialista e metterla nelle condizioni di non poter costituire un quadro referente più generale all'altezza dei tempi ed essere in grado di raccogliere e rilanciare le sfide dei tempi.

Innanzitutto è stata scissa in cultura cosiddetta scientifica, inerente le scienze naturali, e cultura " umanista".

All'interno di quella scientifica si è lasciato che si sviluppasse, quando non è stato incoraggiato, la gara tra le varie discipline: Matematica, Fisica e Biologia - e all'interno della Fisica, per esempio, tra varie sue componenti: Termodinamica, Quantistica, Relativistica - per chi fosse la Scienza Principe, ossia quella dalla quale fosse possibile astrarre principi e metodo di validità generale per tutte le altre scienze.

Quella " umanista" è stata sostanzialmente schiacciata sulla filosofia, affidando ad un particolare ramo di questa il compito di fungere da ponte tra le due.

E' stata poi scomposta la cultura materialista in cultura occidentale e culturale orientale, esaltando la prima e ghettizzando la seconda, dopo averla sommersa di falsificazioni ed esaltando della occidentale molte volte aspetti secondari se non quanto meno contraddittori, affidando comunque all'occidentale un ruolo superiore.

Al tempo stesso la cultura materialista occidentale è stata ulteriormente distinta in europea e statunitense, affidando alla statunitense un ruolo egemone nelle scienze naturali, prodotto questo anche del più complessivo ruolo egemonico statunitense, esaltando di questa la corrente pragmatista e di questa le sue varianti peggiori, e relegando quella europea alle scienze cosiddette " umaniste".

Così disarticolata la corrente materialista non è stata più in grado di assolvere ai nuovi compiti e reggere la sfida dei tempi.

La classe borghese conosce bene, e meglio del proletariato in generale, la funzione ed il ruolo eversivo di una corrente materialista che, pur nelle sue diversità, che ne costituisce ricchezza insopprimibile, organicamente si muove all'assalto dell'ancient regime.

La classe borghese sa bene il ruolo dirompente e devastante della coniugazione di una nuova concezione materialista con gli sviluppi delle scienze naturali e sociali. La borghesia, che sulla base della Rivoluzione d'Ottobre ha fatto un bilancio dell'esperienza storica complessiva dei Processi della Transizione nella sua lotta contro il proletariato, conosce bene il ruolo devastante delle teorie galileane e newtoniane sul sistema feudale, sulla concezione feudale del mondo, prima ancora che sul piano strettamente scientifico. Conosce bene il ruolo che hanno assolto le teorie matematiche di Cartesio e Leibnitz nella definizione di una nuova e più alta concezione materialista. Conosce bene, ha provveduto, allora, conseguenzialmente, a disarticolare e disinnescare quel possente concentrato che le si scaraventava contro.

Ecco qui, dinanzi a voi, la massa dei problemi che abbiamo dinanzi per rilanciare nella società una forte coscienza materialista, tale da poter essere impulso ed alimento per un forte movimento per la trasformazione nella società.