Con Marx oltre Marx

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX –FRIEDRICH ENGELS

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 Il Marxismo dinanzi ai problemi moderni

 

CON MARX… OLTRE MARX

E’ indubbio che la teoria marxista ha accumulato, almeno a partire dalla metà degli anni Sessanta enormiritardi. Questo mancato aggiornamento del marxismo agli sviluppi scientifici e tecnologici, ossia allo sviluppo delle forze produttive, ha determinato l’obsolescenza della teoria e della tattica, del programma e dell’analisi.

F. Engels e V.I.Lenin hanno ripetuto fino alla noia che ad ogni importante scoperta scientifica, innovazione tecnologia ed invenzione scientifica occorreva sottoporre a verifica il materialismo dialettico, arricchendolo dei nuovi contributi; adeguarlo, cioè, ai nuovi livelli della conoscenza umana. Il marxismo non è una filosofia conchiusa in sé, con le sue verità ed i suoi schemi che pretendono di racchiudere la vita entro questi. Il marxismo è il superamento di tutta la precedente filosofia ed è il de profundis di Madame Philosophie. Lenin ha ribadito fino alla noia che il marxismo è metodo, e meglio che il marxismo è Logica e della filosofia occorreva esaltare proprio ed esattamente i momenti della costruzione della Logica.

La svolta teorica degli inizi degli anni Sessanta di appiattire Marx ed il marxismo su Hegel, l’hegelismo e la Filosofia, spostandone l’asse da quello delle Scienze Naturali, in primo luogo, ha poi comportato tali disastri, ossia tali enormi ritardi, fino a configurare una realtà in cui la lotta per la trasformazione avviene con mezzi, armi, apparati teorici e concettuali vecchi, arretrati, svuotati di qualsiasi contenuto e ridotti a simulacri, ossia ideologia. Questo non vuol dire ovviamente che il Marxismo deve dire alle Scienze, ma vuole dire l’inverso: sono le scienze che dicono al marxismo, che gli impongono di modificarsi e riposizionarsi sui nuovi livelli raggiunti dalla conoscenza umana, o se si vuole ai nuovi livelli raggiunti dallo sviluppo delle forze produttive.

In questo processo idee, teorie, categorie, impianti subiscono modiche, alcuni decadono, altri acquisiscono una funzione, un ruolo ed una valenza diversi entro il più complessivo processo di trasformazione del rapporto uomo-natura, del ricambio organico uomo-natura, che determina la vita degli uomini, la riproduzione quotidiana delle loro condizioni materiali di esistenza.

 

Noi qui vogliamo fermare alcuni tratti essenziali, per fermare l’attenzione su questi e poter aprire un dibattito più ampio e profondo.

Innanzitutto lo sviluppo scientifico ha consentito un ulteriore sviluppo del processo di concentrazione del capitale monopolistico, che ha determinato nuovi processi produttivi e nuove forme di organizzazione del lavoro, una ristratificazione delle classi ed una nuova gerarchizzazione del comando del capitale sul lavoro, facendo parlare, in maniera non corretta di ‘ globalizzazione’. Ha comportato non solo una nuova e diversa composizione della classe, ed a caduta tutta una serie di modifiche politiche, sociali, civili, culturali, fino a giungere a porre il superamento dei vecchi àmbiti territoriali statuali per nuovi. Si è venuto a configurare un processo, diciamo così, di confederalizzazione di Stati nazionali e sia all’interno di questi un ridisegno dei precedenti àmbiti, fino a configurare nuove entità, quali le regioni transfrontaliere.

In questa situazione l’obsolescenza delle forme dell’organizzazione della Scienza della Politica: il Partito ed il Sindacato, è semplice consequenziale ed essi vanno posti e ripensati entro questi nuovi àmbiti.

Si è modificato il rapporto spazio-tempo consentendo così l’obsolescenza di tutta la precedente teoria politica del consenso e del dominio da parte della classe della borghesia, con ripercussioni immediati ancora sul piano della Scienza della Politica richiedendo un nuovo e diverso apparato teorico e concettuale, e categoriale in grado di poter innanzitutto intelligere tali processi e di poter trasformare tali nuove realtà.

Gli sviluppi nel campo della Medicina, per esempio, hanno determinato la rottura definitiva di tutta la precedente concezione degli uomini, modificando i rapporti vita-morte ed il concetto stesso di vita, intervenendo in maniera di netta spaccatura nelle vecchie concezioni degli uomini, mostrandone così tutta la loro vera natura ideologica, la loro natura di trasfigurazione sul piano ideologico di categorie fondanti quali famiglia, coppia, vita, morte, ecc.

Gli sviluppi della terapia genetica e della micro chirurgia determinano l’obsolescenza, o quanto meno la discesa ad un ruolo ed una funzione diversi, della terapia farmacologia e dell’intera strumentistica, anche sofisticata sin qui avutasi. Determina la formazione di nuovi branche professionali ed il decadimento di altre. In questo caso si assiste ad una modifica dei ruoli e dei compiti tra il campo chirurgico e quello radiologico, classicamente inteso, modificando così tutte le figure professionali operanti e quindi una nuova e diversa organizzazione del lavoro una nuova e diversa gerarchizzazione del lavoro, il cui riflesso più immediato sono poi i processi di concentrazione e scalate a cui si è assistito in questi campi negli anni 1995-1998.

Questi temi sono conosciuti con il termine, assai errato e decisamente inesatto, di Bioetica.

Il tentativo disperato, ed in definitiva goffo e sterile, di voler gestire l’intellezione di tale nuovo con le vecchie categorie filosofiche, ha imposto la necessità di raschiare il fondo del barile di tutto il precedente pensiero, ma finendo unicamente per evidenziarne solo tutta la totale inefficienza e la necessità di riporlo accanto alla rocca da filare.

Hanno determinato, infine, il superamento di alcune produzioni importanti e centrali per l’intero processo di produzione, come per esempio è accaduto con la scoperta e l’utilizzo delle fibre ottiche.

Gli sviluppi scientifici hanno inoltre modificato il rapporto spazio tempo, imponendo la modifica delle stesse categorie fondamentali della costruzione del consenso e del dominio della classe borghese.

La Genetica, e con essa tutta la teoria e la pratica della modifica genetica, ha comportato la modifica del rapporto stati imperialisti-colonie e più in generale del rapporto città-campagna, permettendo un sovrapprofitto che consente un rafforzamento del consenso nelle cittadelle dell’imperialismo. Ma ha comportato anche la modifica dell’intero rapporto tra il settore agrario e quello industriale, modificando lo stesso elaborato di Marx Engels e Lenin sulla questione agraria, imponendo qui un serio studio di adeguamento di questa teoria alla nuova realtà. E la questione agraria è sul piano politico il problema delle colonie e quindi dell’intera questione coloniale. Determina, inoltre, un’accelerazione del processo di concentrazione monopolistico in questo settore, aprendo enormi contraddizioni con tutto il mondo contadino.

Per quanto attiene la classe operaia e la centralità operaia.

Lo sviluppo scientifico e tecnologico porta con sé il superamento della necessità di concentrare in grandi fabbriche enormi masse di operai: le grandi fabbriche con 50-80-100.000mila operai, la grande concentrazione di operai in un unico stabilimento. Esemplare a riguardo può essere presa la Fiat in Italia. Consente che momenti e fasi del processo produttivo, fino ad allora concentrati in un unico stabilimento, vengono decentralizzati sul territorio e dove il territorio non è quello immediatamente della fabbrica, ma può essere nell’ambito regionale, nazionale o dell’intero pianeta.

Fasi e processi produttivi poi assemblati in un altro luogo ancora.

Interi processi produttivi vengono localizzati in Asia, Africa, determinando da una parte la decadenza di una borghesia nazionale e del suo ruolo nei processi di rivoluzione coloniale, ma di intere classi legate al mercato locale, ecc. ,attuando così un forte processo di proletarizzazione in queste zone ed imponendo una drastica modifica all’intera tattica del movimento operaio mondiale e proiettando questa classe dentro la strategia e la tattica del movimento operaio dei paesi capitalistici.; configurando infine un superamento della precedente tattica della rivoluzione democratico borghese nei paesi coloniali.

In questo modo la produzione di una singola merce è il prodotto dell’insieme di tutti queste singole fasi del processo produttivo e quindi la classe operaia di quella fabbrica non è quella immediatamente visibile, ma l’insieme di tutti quei lavoratori, che diversamente dislocati, producono quella merce. E quella merce risulta prodotta da un insieme di forme di produzione che vanno da quelle condotte in condizioni di schiavitù a quelle precapitalistiche, a quelle fordiste ed infine a quelle moderne. E’ cioè la risultante di tutte queste forme di produzione ed il plusvalore estorto è la risultante di tutte queste forme di produzione, che attraversano quella singola merce. E così quella singola merce è il coacervo di tutte le contraddizioni della società capitalistica sin qui sviluppatasi. Questo comporta allora la necessità di ripensare le forme dell’organizzazione della classe operaia che non possono essere più quelle sin qui avutasi, per singole realtà produttive, territorialmente definite, ma vanno pensate entro queste nuove dimensioni.

Questo significa la decadenza di quella precedenza forma di organizzazione, che diviene oggi di ostacolo ad una lotta per la trasformazione, quella forma che pur sino a oggi ha costituito uno strumento d’eccezione nella lotta per la trasformazione.

E questo pone, ancora tutto il problema della centralità operaia di che cosa essa sia oggi, qui ed ora, come e dove si organizza e si manifesta e chi e come si esprime questa centralità operaia.

In precedenza a partire dai primi anni del Novecento essa si è organizzata ed espressa nell’operaio-massa, ossia l’operaio della catena di montaggio delle grandi concentrazione operaie.

E’ ancora così?

All’epoca di Lenin l’introduzione del sistema fordista comportò il tramonto, diciamo così, dell’operaio-artigiano, ossia dell’operaio che svolgeva un’intera fase del processo produttivo, che invece con il fordismo viene scomposto in tanti momenti estremamente semplici e ripetitivi: il fordismo appunto. Questo comportò la perdita di quella centralità operaia che si era venuta costruendo attorno a questa figura dell’operaio-artigiano. Il partito leninista è poi la risposta a questa nuova realtà, è la comprensione che questa centralità veniva ora a collocarsi attorno all’operaio-massa, l’operaio della catena di montaggio e consequenzialmente venne costruendo le due forme principali dell’organizzazione: il partito ed il sindacato attorno a questa figura.

Essa costituiva effettivamente il momento centrale di snodo dell’intero processo produttivo. Si tratta allora oggi di comprendere come si pone oggi la centralità operaia e far discendere poi da queste le consequenziali.

Ma questo è possibile solo attraverso uno studio dei processi produttivi e di come si viene a porre il rapporto lavoro manuale e lavoro intellettuale e quindi la necessità di risottoporre ad indagine il rapporto Lavoratori e Progresso Tecnico.

E qui assai poco serve il rapporto Marx-hegel, Marx-Filosofia, ma tutto si gioca sul rapporto Marxismo-Scienze Naturali.

Un discorso tutto a parte, che pur riveste un’importanza centrale immediata è il discorso del processo di unità europea dentro la questione del pensare un sindacato europeo con tutte le problematiche che esso comporta, che sul medio periodo, non può pensarsi come una somma acritica delle varie organizzazioni sindacali; ma che occorre pensare e ragionare nei termini di un processo di unificazione dell’intera classe operaia dei paesi facenti parte dell’unità europea.

E qui ritorna per altra via quella centralità operaia di cui si è detto.

I prossimi contratti non possono non vedere lo stabilimento almeno di alcune direttrici guida, direttrici-quadro, europee entro cui andare ad iscrivere i rinnovi contrattuali.

E già se noi ragioniamo dentro questi nuovi àmbiti la stessa lotta per l’art. 18 acquista una dimensione ed una valenza ben diversa e corposa.

Noi come Istituto stiamo dedicando tutta la nostra attenzione a questa ultima problematica, dopo aver schizzato ad assai larghi tratti le questioni del rapporto Marxismo-Scienza [ vedi qui i convegni su Bioetica, Genetica, Scienza Medica, ecc. ], abbiamo posto al centro il tema della centralità operaia, ben sapendo che se questa tematica non viene riempita dei contenuti nuovi che lo sviluppo scientifico e tecnologico pone essa diviene una frase vuota, una dichiarazione di fede, che può andare bene solo nelle funzioni liturgiche, ma che sul piano dell’attività diviene solo un impaccio, un ostacolo. La base di tale lavoro è stata schizzata nello studio dell’ottobre 1998: “Lo sviluppo scientifico e tecnologico ed i problemi nuovi della Scienza della Politica”.

E chiameremo gli elementi avanzati ed i quadri a questo lavoro, per poter giungere nei tempi che occorrono a dei Convegni ove queste tematiche possano trovare una prima risposta e come inizio dell’apertura di un dibattito profondo, che attraversi la classe ed a cui quei convegni ne costituiscono momenti di sintesi e di crescita.

Problemi nuovi, sfide nuove ai quali il marxismo è chiamato a rispondere, riposizionandolo innanzitutto sull’asse Marxismo-Scienze Naturali, ma comprendendo che tali risposte non possono essere già contenute nell’elaborato marxiano sin qui avutosi; e che si tratta allora di porre al centro il grande insegnamento di Lenin, che soleva dire, quando doveva affrontare i problemi nuovi della sua epoca: “ Vado a prendere consiglio da Marx ed Engels”:

Problemi nuovi e sfide nuove che possono essere affrontate con Marx ma andando oltre Marx.

Con Marx, oltre Marx: qui è la sfida dei tempi e qui il marxismo è chiamato a commisurarsi con il nuovo è mostrare tutta la sua validità; mostrare di essere in grado di fornire risposte migliori. Come ogni scienza anche per il marxismo non sono le teorie che devono giustificare o legittimare i fatti ed il reale, ma sono le scienze, le teorie scientifiche che devono dimostrare sul campo la loro capacità, di ammodernarsi, ed essere in grado di fornire risposte nuove per i nuovi tempi o decadere.