La Categoria Crisi

Pensieri sciolti.

 

Annotazioni, Rapide riflessioni, Schizzi su:

Crisi

 

Antonio Gramsci, “ Quaderni”, Americanismo e Fordismo, Crisi Economiche

Dato questo quadro generale, si può studiare il fenomeno nei diversi piani ed aspetti: monetario, finanziario, produttivo, del commercio interno, del commercio internazionale, ecc., e non è detto che ognuno di questi aspetti, data la divisione internazionale del lavoro e delle funzioni, tra i fatti c’è la rapidità della circolazione che non è un piccolo fatto economico. Dato che le merci si scambiano con le merci, in tutti i campi, la questione è su questo fatto, innegabile, avvenga in breve o lungo tempo e se questa differenza di tempo abbia la sua importanza. Dato che le merci si scambiano con le merci ( intesi tra le merci i servizi ) è evidente l’importanza del “ credito”, cioè il fatto che una massa di merci o servizi fondamentali, che indicano cioè un completo ciclo commerciale, producono dei titoli di scambio e che dai titoli dovrebbero mantenersi uguali in ogni momento ( di pari potere di scambio ) pena l’arresto degli scambi.”

 

Crisi in quanto movimento,

Crisi in quanto diverso equilibrio,

crisi in quanto momento per un altro equilibrio,

che è determinato da come l’equilibrio della crisi si è originato, sviluppato ed evolto verso il

nuovo livello di equilibrio e quindi per un nuovo assetto.

Differenza tra valore delle merci e prezzi.

 

In generale si tende a dare una definizione negativa e negativo/escatologica ed escatologico/taumaturgica del termine “ crisi”.

Esso viene utilizzato come termine/limite liberatorio a conferma della giustezza della propria battaglia e legittimazione della propria identità politica. Il termini “ crisi” viene così a caratterizzarsi e definirsi come negativo, brutto, cattivo. Richiamo qui e rimando a tutto quanto scritto sulla struttura proprietaria del consenso in “ Per la Critica dell’Ideologia Proprietaria”, vol.1, tomo1 di A. Calabria.

Si è così teso a ricercare la crisi ed a leggerla in ogni cosa ed ovviamente quell’ogni cosa erano i dati più macroscopici: la disoccupazione, la guerra, le anomalie finanziarie, le difficoltà dei vari settori industriali, ecc. Tutti elementi certamente importanti per capire la situazione, che possono anche esprimere la crisi, ma che non identificano direttamente. Possono cioè costituire elementi di una crisi, una preparazione della crisi, ma non ancora la crisi. Ma il fatto è che si è identificato strettamente crisi erivoluzione, per cui si leggevano questi vari dati come conferma della rivoluzione che avanza, ecc.

La struttura logica di un tale ragionamento era la identificazione del sistema capitalistico in specifico con il suo sistema di produzione e distribuzione, ecc. come normale ed il momento di negazione di questa normalità la crisi. Un simile impianto semplicistico poi veniva esportato, mutuato, nell’analisi della società socialista ove una volta individuato metafisicamente il socialismo come superamento della proprietà privata, tutto ciò che non era questo era il tradimento ed avendo definito il socialismo come valore negativo: ossia tutto ciò che il capitalismo non è, allora la disoccupazione, la disparità dei prezzi tra i vari settori, i livelli salariali, ecc. ecc. vengono interpretati come tradimento, come allontanamento dalla retta via.

Mentre la società capitalistica è letta come luogo di ogni male e quindi, igiturcrisi, quella socialista è letta come immagine speculare e così mentre in definitiva si ‘ giustifica’ e si comprende fatti e misfatti della società capitalista, perché consequenziale con il suo essere luogo del male, ed in quanto tale soggetta ad una propaganda ed un’agitazione per la comprensione di questo da parte delle masse, che diviene crescita della coscienza di classe, ecc., quella socialista invece…!

 

Sul piano metodologico.

Il movimento

Per una corretta impostazione del problema occorre considerare il movimento in sé e leggere quindi tutto un eterno movimento, dove la quiete è un modo di essere del movimento. Occorre inoltre introdurre tutte le varie forme del movimento. Dove il movimento è esso stesso un momento di equilibrio e quindi il sistema è sempre in costante disequilibrio e l’equilibrio un modo di essere, il modo specifico all’istante t, del movimento.

Il movimento comporta sempre una modifica degli equilibri e quindi il sistema è in costante disequilibrio, con un suo valore di unità, ove i vari elementi in disequilibrio si mantengono in un determinato rapporto, che ne costituiscono al tempo la loro unità dialettica. In questa situazione se noi leggiamo il disequilibrio noi giungiamo alla lettura della crisi di quel sistema; se noi leggiamo il momento di equilibrio noi leggiamo la normalità. Una rottura di un equilibrio comporta la rottura di determinati rapporti di interdipendenza relazionale e di nessi per nuovi ed altri rapporti, sia pure la morte di quel processo-oggetto per un nuovo processo-oggetto.

Ma prima che si abbia un tale superamento si passa attraverso varie “ crisi “, che stabiliscono di volta involta nuovi e più complessi livelli di equilibri, fino al superamento qualitativo.

 

La nostra attenzione deve ora fermarsi sul concetto di Divenire.

IL processo del divenire è un costante movimento, è il trapassare costante da una forma in un’altra e dove siamo noi che fermiamo questo o quel lato e quindi lo leggiamo secondo questa o quella scienza, questa o quella branca della scienza.

Quando noi studiamo un processo per poter studiare correttamente il suo divenire, dobbiamo individuare con esattezza non solo gli elementi caratteristici che individuano , intercettano, esattamente quel processo, ma anche i nessi reali, concreti di questi elementi. Dobbiamo anche definire bene il campo di indagine e fermarlo, onde poter ben comprendere i limiti entro i quali le conclusioni e leggi a cui perveniamo hanno validità e fino a che punto essi sono generalizzabili ed in questa veste di astrazione mutuabili in altri sistemi e campi.

Occorre comprendere infine, sempre sotto l’aspetto metodologico, che i termini che usiamo nell’individuare le caratteristiche fondamentali non sono esatti, giacché si riferiscono a precedenti concetti, esprimono la nostra precedente concezione del processo e del movimento e l0’idea stesso di processo che abbiamo sono concetti, che ci siamo formati in precedenza. Ora il movimento avrà certamente modificato l’equilibrio all’interno di quell’oggetto in esame, giacché se permangono ancora quelle caratteristiche fondamentali, esse non permangono nello stesso ordine di importanza, e quindi con rapporti di interdipendenza relazionali diversi, che determinano un altro grado, un’altra forma di equilibrio, Se il processo viene studiato nella sua fase di crisi, le questioni metodologiche sono sempre molto più complesse, giacché innanzitutto siamo noi che dall’esterno stiamo leggendo una crisi di quel sistema e leggiamo crisi, quello che a noi sembra anomalo rispetto alla nostra precedente concezione, che avevamo di quel sistema e del suo essere e divenire. E leggiamo l’anormalità, giacché modificandosi quel sistema, interagisce su tutto il sistema più complessivo e noi in realtà più che vedere l’anormalità di quel sistema, abbiamo subìto le modifiche le modifiche , che il più complessivo sistema ha subìto e quindi…

Adesso il punto è che non è detto che quell0anomalia sia crisi, può anche costituire una nuova forma, una evoluzione di quel sistema verso un altro sistema e che il precedente sistema che noi conosciamo è decaduto e costituisce esso adesso l’anomalia. In questa nuova situazione gli elementi fondamentali caratterizzanti il processo possono essersi modificati, possono essere altri: alcuni saranno decaduti, altri si saranno modificati, altri ancora avranno sviluppato rapporti di interdipendenza relazionale, nessi, diversi E tutto questo ha potuto comportare che il sistema interagisce in maniera diversa con altri sistemi e che altri sistemi, che in precedenza potevamo isolare, ora dobbiamo tenere più strettamente sotto controllo.

Il principio metodologico è stato ben fissato dall’antico filosofo greco Eraclito.

Non si può entrare due volte nello stesso fiume,

perché sempre nuove acque scorrono su di esso”

Tutto questo comporta allora che occorre innanzitutto ben distinguere il disequilibrio di in sistema dal suo stato di “ crisi”, comprendere verso cosa tende una tale crisi. La crisi agisce cioè in due direzioni: uno nell’attestare il sistema ad un nuovo livello di equilibrio, due verso il superamento.

Ed un sistema prima di cedere il passo sviluppa tutte le sue potenzialità, cioè costruisce rapporti di equilibrio sempre più bassi, fino al limite estremo. Un esempio può essere caratterizzato da un soggetto in coma, prima che l’organismo muoia, esso tende a stabilire equilibri sempre più bassi e lo fa restringendo sempre più la funzionalità dell’intero sistema a quegli organi di vitale importanza: la prima parte che viene isolata sono gli arti inferiore e l’apparato digerente, che viene irrorato al livello minimo e tutto viene concentrato a livello cuore-polmone-cervello in questi vari stadi, muta costantemente il livello ed il concetto di equilibrio e quindi lo stesso concetto di vita dell’organismo, che passa attraverso sempre per diversi equilibri e livelli di equilibri.

 

Movimento e divenire, ecco allora le due categorie logiche fondamentali che dobbiamo saper gestire per affrontare correttamente “ crisi”.

Ma il movimento ed il divenire non è inerente unicamente a crisi, ma all’intera società e questo significa che la classe dominante si modifica e modifica la sua stessa concezione del sistema che dirige e delle possibilità, varianti e possibilità che essa ha e che il sistema possiede e che lo sviluppo stesso evidenzia potenzialità e varianti ne esaltano nuove potenzialità che diversamente sarebbero rimaste sopite. La potenzialità non implica di per sé l’attuazione. Il dunamein cioè non è immediatamente l’inactu. Modificandosi determina equilibri, alcuni elementi che in precedenza potevano agire da disturbo possono convertirsi in momenti di equilibrio del sistema stesso, proprio perché si sono modificati i rapporti di interdipendenza relazionale, i suoi nessi e nuovi nessi e rapporti di interdipendenza relazionale possono esseri venuti a configurare, tali da vanificare, sterilizzare, compatibilizzare quegli elementi eversivi.

 

In realtà un sistema non è mai in crisi. Siamo noi che leggiamo la crisi, il sistema in sé evolve verso altre forme ed in questo viene ad avere ruoli e funzioni diversi da quelli che noi solitamente ci aspettiamo che esso assolva. Il sistema quindi ci sta solo dicendo che sta evolvendo verso altro, siamo poi noi che definiamo questa transizione all’altro e questo essere altro crisi, in quanto divergente dall’idea che noi abbiamo di quel sistema, del suo ruolo e di quello che da esso ci aspettiamo.