La Categoria Errore

La categoria

ERRORE

I problemi che stanno dinanzi ai comunisti sono enormi ed essi non possiedono gli strumenti per poter affrontare:

1. la crisi;

2. il bilancio.

Attorno al tema “ crisi” ruota tutto il ragionamento dello sviluppo attuale del capitalismo e consequenzialmente tute le prospettive future per il socialismo. Attorno al tema “ bilancio” ruota tutto il ragionamento dell’esperienza storica del proletariato mondiale. Entrambi i temi possono essere, e sono, sussunti sotto la tematica: “ Le condizioni della ripresa”.

Con la nota sulla “ Crisi” si è inteso dare un inquadramento teorico metodologico generale per una corretta impostazione del problema.

E’ indubbio che il macigno maggiore che schiaccia i comunisti è quello che riguarda il bilancio.

Da una parte non esiste una trattazione metodologica del problema, perché la sconfitta o arretramento subìto non ha eguali nella storia moderna delle classi lavoratrici, dall’altra l’entità dell’arretramento di per sé annienta.

Manca una struttura verticale di intellettuali, ossia di intellettuali proletari a vari livelli, per cui i singoli elementi avanzati, le singole avanguardie si trovano disarmati. Sul tema del bilancio vengono così ad accumularsi le teorie più strambe, vi è grande confusione, si unificano campi diversi tra di loro e si tirano conclusioni affrettate da premesse che non sussistono sul piano logico e scientifico. Su questa situazione si innestano interessi di altre classi, di classi estranee al proletariato, che cercano di sfruttare la sconfitta, arretramento o come la si intende definire la situazione attuale, al fine di rafforzare ed estendere la loro egemonia sul proletariato e farlo allontanare dalla sua concezione teorica e dalla sua società. La massa della problematica che investe i compagni è enorme, per cui essi finiscono per essere letteralmente dominati, soggiogati da questa massa, non hanno un metodo, un’impostazione teorica e teorico-metodologica per dipanare una tale matassa, non sanno da dove cominciare e come ed n che rapporto consequenziale leggere i dati, prendere e ricercare i dati. Ma d’altra parte essi sono oppressi da questo problema, giacché hanno l’esigenza di dare una risposta immediata, alla e nella quotidianità del lavoro politico del loro rapporto con le masse. Essi non sanno da dove afferrare tale tematica. Ed in realtà essi non hanno alcuna responsabilità in ciò, giacché non sono stati educati in tal senso, il marxismo ha fino ad ora avuto un trend di crescita di 130 anni, per cui si è posto il problema del bilancio dell’esperienza e dentro questo anche delle sconfitte, ma sempre dentro un più generale e complessivo quadro di avanzamento. Essi sono stati quindi, ed infatti, al concetto-categoria dell’autocritica, dell’errore in quanto autocritica, ma non alla sconfitta o all’arretramento, o.. , e quindi ad analizzare la tematica dell’errore in tutta la sua compiutezza e sostanzialità. Ed in realtà questa categoria logica non è molto affrontata da Marx, Engels, e Lenin se non dentro il bilancio. Anche quando Marx ed Engels fanno un bilancio della Comune e Lenin della Rivoluzione del 1905 e dei Soviet essi discutono nei termini del bilancio. Da un punto di vista filosofico, diciamo così, affrontano il problema della verità, del passaggio dalla non conoscenza alla conoscenza, ma non affrontano mai in termini teorici e teorico-metodologico la categoria errore.

Gli elementi avanzati e le avanguardie finiscono così per essere prigionieri del primo venuto e si fanno portatori e megafono di varie teorie di classi diverse e comunque nemiche del proletariato.

In realtà da come si pongono rispetto a questa tematica vengono al pettine tutti i limiti teorici della loro preparazione, tutta la visione metafisica ed hanno dei problemi: della società, delle classi, ecc. E così tale tematiche finisce per essere punto di accumulazione di tutte le loro caleidoscopiche teorie e concezioni. Una disamina attenta di ciascuna argomentazione, in un senso o nell’altro, costituisce una eccezionale summa del loro percorso teorico-formativo, ove si vede con estrema chiarezza tutte le stratificazioni a cui sono andati soggetti nel corso del loro processo di formazione, influenze a volte contraddittorie, i testi presso i quali si sono formati e che costituiscono quel caleidoscopico mosaico della loro formazione.

In generale rispetto al problema del bilancio essi preferiscono nella sostanza delle cose rimuovere il problema, preferendo in buona sostanza liquidare tutto attraverso un capro espiatori: Stalin Trotsky, Krusciov, Gorbaciov, Eltsin e quando non è direttamente il cattivo è la burocrazia, o.. .

[In “ Processi della Transizione” abbiamo ampiamente dimostrato l’infondatezza teorica di queste posizioni, mostrandone il carattere di idealismo storico. Annali, tomo 2, pagg. 65-70 ]

Gli elementi avanzati, le avanguardie sono cioè letteralmente dominati, soggiogati, prigionieri della categoria e r r o r e. Li domina.

La categoria logica di errore.

In generale, e nella vita di tutti i giorni, quando una cosa non riesce, allora significa che o quella cosa, obiettivo, finalità, è sbagliata, oppure che sono stati commessi errori tali da deviare le cose, determinandone il fallimento.

Non raggiungimento dell’obiettivofallimentoerrore: questa la struttura di pensiero.

In generale si parte dall’assunto che se una cosa è fallita, o non è entrata, è perché essa era sbagliata. Si costruisce cioè un segno di uguaglianza tra no riuscita, fallimento, di una cosa ed errore.

Fatto questo si va alla ricerca del punto di origine di questo errore: nella teoria, in qualche punto della teoria, o a partire da un determinato momento. In entrambi i casi vi è una impostazione idealista del problema: entrambi presuppongono una teoria pura, che viene definita una volta per tutte e che tale teoria o ha all’origine una tara, oppure è stata tradita, nel senso che non è stata applicata in maniera corretta, di qui il fallimento. Queste cose possono essere, man n stanno in rapporto strettamente consequenziale, ossia è possibile anche altro. La borghesia identifica immediatamente fallimento in quanto cosa sbagliata, riprovevole, sconfessione della validità di quella cosa, teoria, obiettivo. E questo rispetto al socialismo, da parte della borghesia, è perfettamente giusto, rientrando nella lotta contro il proletariato: tranquilla azione della Sezione Agit-Prop dell’Imperialismo.

I comunisti invece identificano la situazione attuale come fallimento, secondo la struttura lineare di ragionamento:

traditore

fallimentoerrori commessi fatti tecnici: burocrazia

limiti della teoria.

Ossia c’è un traditore che ha deviato dalla giusta applicazione, oppure la teoria di Marx ed Engels aveva dei limiti, delle tare originarie, che alla fine si sono manifestate, determinando il fallimento della teoria. La quintessenza della struttura logica è l’identificazione di ciò che si ritiene fallimento in quanto errore e quindi: errore negativo cattivo:

successo positivo buono.

In generale, e per la vita di tutti i giorni, “ per il commercio al minuto”, questo impianto può anche andare bene. Per i problemi di tutti i giorni, che non presentano una particolare complessità e le cui variabili ed implicazioni sono di modesta entità, riguardando una cerchia ristretta di cose e persone: “ il commercio al minuto”, questo impianto può andare anche ben. E’ questo cioè il buon senso che mantiene una sua validità finché se ne sta dietro le quattro mura domestiche, ma che naufraga miseramente non appena mette il naso fuori dalla porta, ed allora si arrabatta, facendo ricorso alle più spericolate applicazioni della logica formale, alleata fedele proprio di quel senso comune e del ragionare familiare.

Fare un bilancio dell’esperienza storica del proletariato oggi significa fare i conti e fino in fondo con l’evidente arretramento e quindi con la categoria logica errore”.

Prima di incamminarci su questo terreno maledettamente accidentato e che fino ad ora l’elaborato marxengelsiano non ha direttamente affrontato e fondarlo come categoria della logica dialettica; prima di addentrarci su questo terreno decisamente difficile occorre una precisazione di fondo: noi stiamo trattando la categoria logica errore al fine di poter avere gli strumenti teorico-concettuali e teorico-metodologici per poi poter affrontare il problema del bilancio. Noi dobbiamo quindi scandagliare fino in fondo il concetto, nel fare non assolutamente che allora il bilancio è questo o quello. E’ cioè richiesta qui una particolare attenzione ed una particolare tensione teorica, una capacità, una capacità di ragionamento astratto, di teoretica pura, ove non vi è alcun riferimento specifico a questo o quell’aspetto del bilancio, né tanto meno un predeterminare in un senso o nell’altro il bilancio. Noi in questa fase stiamo acquisendo unicamente, esclusivamente, il concetto, la categoria logica e quindi di poterla gestire correttamente e quindi di essere in grado di affrontare il problema del bilanci. Affrontare correttamente il problema del bilancio significa innanzitutto saper scegliere, analizzare, disaggregare ed aggregare i dati, ricostruendone i rapporti ed i nessi. La ricerca dei dati e prima la formulazione dell’ipotesi teorica di ricerca sono i due elementi decisivi per impostare correttamente un’analisi e questo significa già predeterminare la soluzione. L’impostazione corretta del problema è già la risoluzione del problema. In questa fase, cioè, non è consentito tirare sbrigativamente linee di conclusioni.

Il primo problema che dobbiamo affrontare è quello del rapporto:

non-conoscenza - conoscenza.

Successivamente dovremo affrontare il concetto di errore in sé ed i vari tipi di errori.

Nella disamina dobbiamo acquisire unicamente il metodo scientifico, il metodo che l’uomo adotta nel campo della ricerca scientifica e questo non per un omaggi formale alle Scienze, e meno che mai al Mito Scienza, che la incultura borghese tende a proiettare, ma perché la Scienza è uno dei momento più alti della lotta dell’uomo per trasformare la Natura e renderla per sé utilizzabile. E’ cioè il momento più alto del ricambio organico Uomo-Natura ed in quanto tale elabora gli strumenti più corretti, che ricevono verifica sperimentale alta, tale da poter consentire una loro astrazione e generalizzazione come metodo generale. E’ cioè il modo di procedere dell’uomo, la sua coscienza.

Noi in tutto quanto verremo a dire rimandiamo a:

La concezione filosofica e Logica in Annali, vol. 1°;

Karl Marx “ Il Capitale”. vol. 1, cap. 5

F. Engels “ Antiduhring”: Il Lavoro nel processo di umanizzazione della scienza.

 

L’intera storia dell’Uomo è costituita dall’eterno passaggio dalla non-conoscenza alla conoscenza.

Come avviene questo passaggio?

L’Uomo nel trasformare la Natura, ricambio organico, accumula esperienza e si formula una certa idea della realtà che trasforma, questa esperienza, ossia questa accumulazione quantitativa nel tempo, viene sottoposta ad un processo di astrazione ed elaborata in teorie scientifiche. Nel corso successivo del ricambio organico l’uomo acquisisce sempre nuovi elementi: modifica alcune visioni, ne abbandona altre. Quello che in precedenza sembrava un tutt’uno si rivela invece diverso da quelle leggi e criteri che fino ad allora erano stati utilizzati mostrano i loro limiti e richiedono che quei campi vengano separati, agendo leggi, metodi e categorie concettuali diversi. Attraverso questo processo noi abbiamo la formazione delle varie scienze, che si costituiscono ciascuna autonomamente, pur essendo partire millenni fa un unico ceppo.

Con il termine “ Fisica” di Aristotele, antico filosofo greco del IV secolo, ossia 2400 anni fa, si intendeva tutto ciò che apparteneva alla natura - “ fisica” in greco significa appunto ‘ natura’ - e quindi Biologia, Fisica vera e propria, Anatomia, Astronomia, Zoologia, ecc. . E’ solo durante la fase di sviluppo della scienza borghese - 1300 - 1600 - che ciascuna di queste scienze si separa da Fisica e si costituisce come scienza a sé e così la stessa Fisica.

Con l’esperienza gli uomini conoscono sempre nuove cose ed imparano che determinate cose posso avere anche usi diversi da quelli che fino ad allora essi attribuivano. Attraverso questo processo essi complessificano le loro conoscenze e quindi il loro rapporto con la realtà esterna, e questo si traduce in una capacità maggiore dell’uomo di incidere nella realtà e di trasformarla più profondamente. Nel trasformarla più in profondità l’uomo scopre nuovi nessi e legami che uniscono le varie cose e che per l’innanzi ritenevano non esistessero rapporti o nessi, o che se lo ritenevano li davano o molto vaghi e quindi sostanzialmente ininfluenti o in rapporti diversi. La comprensione di questi nessi, legami, che uniscono le cose, i processi consentono all’uomo di spiegare nel rapporto causa/effetto una serie di fenomeni, che essi per l’innanzi non riuscivano a spiegarsi e che attribuivano al caso, consentendo così all’Uomo un miglioramento nel processo di trasformazione del rapporto con la Natura, o ricambioorganico. L’uomo passa così costantemente dalla spiegazione e comprensione casuale, del caso, dei fenomeni a quelli causali, ossia prodotti ed espressione del rapporto causa/effetto.

Federico Engels chiama questo processo:

Dal regno della Necessità al regno della Libertà

E questo è un aspetto del processo dalla non-conoscenza alla conoscenza.

L’altro elemento da tener ben presente è che l’uomo intervenendo nella Natura, ricambio organico,

modica la natura stessa e modificando la natura stessa modifica se stesso, giacché sviluppa in entrambi: natura ed uomo , qualità fino ad allora sopite o che in precedenza assolvevano a ruoli diversi. L’azione dell’uomo, cioè, non è passiva, neutra, o inessenziale nel determinare la realtà oggettiva e la realtà oggettiva interagisce poi a sua volta sull’uomo ed in questo processo l’Uomo conosce. Qui la differenza sostanziale, decisiva, tra il materialismo di Marx ed Engels, il materialismo storico e dialettico, e tutte le precedenti forme di materialismo, definite da Marx ed Engels “ meccanicistiche”: X Tesi su Ludwing Feuerbach.

Noi dobbiamo qui riprendere tutto quanto abbiamo detto sulla Logica dialettica e sulla concezione dialettica del mondo: tutto è in eterno movimento, per cui l’uomo conosce sempre più lati ed angolazioni della materia, che è una e diviene in infinite forme; lo scoprire i nessi ed i legami che in precedenza non ritenevamo che fossero ci fa giungere ad abbandonare idee e teorie, che lo sviluppo ulteriore dimostra che avevamo una idea non corretta di quel fenomeno o processo, per nuove e più avanzate idee e teorie.

Questo processo “ ascensionale” diciamo così della conoscenza non è indolore, l’uomo lo compie attraverso errori: quello che lui pensa non dà più i risultati aspettati, o meno di quelli che fino ad allora aveva ricevuto; oppure rispetto ai problemi nuovi le vecchie teorie e tecniche si rivelano assolutamente incapaci. In un primo momento egli cerca di adattare le vecchie teorie e tecniche e strumenti al fine di attuare quel processo di trasformazione Uomo-Natura, in parte riesce ad ottenere discreti successi, ma in massima parte va incontri ad insuccessi. I discreti successi gli fanno comprendere che esiste un legame tra il precedente ed il nuovo da scoprire ancora, ma gli insuccessi decisamente superiori lo costringono a studiare e ristudiare il problema fino a che per correzioni successive giunge ad una soluzione sempre più ottimale e solo allora può iniziare un più complesso processo di astrazione, leggere la nuova realtà che gli si è venuta con il tempo a parare dinanzi e ad elaborare nuove teorie e tecniche e strumenti tecnici. Ma questo avviene attraverso errori, sconfitte, ripetuti tentativi, clamorosi passi indietro ed abbandoni ed a volte il raggiungimento del nuovo avviene in maniera occasionale, o comunque non direttamente ricercata: è il caso di molte scoperte ed invenzioni. Ma questo avviene proprio per quella natura dialettica delle cose: la materia è una e diviene in infinite forme, per cui un rapporto, un’angolazione che stiamo leggendo ci porta ad un’altra angolazione, ad un altro rapporto.

Questo procedere dell’uomo non è dovuto al caso, esso è in ultima istanza il prodotto, il risultato, del rapporto tra le forze produttive ed i rapporti di produzione. Le precedenti teorie, idee, concetti, che di volta in volta sono stati abbandonati dall’uomo non erano nella fase della loro utilizzazione teorie errate o sbagliate, erano teorie corrette, tanto è vero che gli uomini per un certo periodo di tempo le hanno utilizzate e non in astratto, ma attraverso quelle hanno attuato il ricambio organico, ossia riprodotto le condizioni materiali della loro esistenza: il ricambio organico, di cui si è detto. Il prosieguo della conoscenza ha consentito la comprensione della necessità do superare quelle. Ma questo è avvenuto perché si sono venuti a spostare, modificare, il rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione e quindi si sono venute a complessificare le istanze e le esigenze degli uomini, che hanno reso obsoleta quella teoria, idea, concezione che ci eravamo fatti di quel processo, di quella cosa, di quell’oggetto. Una teoria corretta in una fase successiva può divenire errata e parte viene superata, parte discende al rango di mito, mistica, mitologia, fanfaluca. In questo processo gli uomini non intervengono in maniera neutrale, ma vi intervengo come società civile, o comunitas - come abbiamo esaminato in La Concezione filosofica ed al rapporto Uomo-Natura espresso nello schema alle pagine 45-54, in specifico lo schema di pag. 53, in Annale 1992-94 dell’Istituto di Studi Comunisti, tomo 1. Gli uomini, cioè, agiscono organizzati in classi e dove la fora di proprietà che instaurano con la Natura: privata o collettiva predetermina tutto il corso di questo ricambio organico e quindi il cosa viene accumulato come esperienza e quindi attraverso il processo di astrazione formulato in leggi, teorie, sistemi, scienze e dove la lotta di classe agisce da accelerazione o freno, a seconda delle classi, in questo processo.

 

Letta l’intera storia umana in maniera semplicistica e lineare ci dà da una parte i successi, dall’altra gli errori che gli uomini hanno commesso e che poi hanno corretto. Ma questa lettura, proprio perché semplicistica e lineare non ci fa fare un passo in avanti nel comprendere perché gli uomini avevano quelle teorie, che per loro in quel momento costituivano la verità, il livello delle loro conoscenze tecniche e scientifiche. Ci conduce unicamente alla demonizzazione di “ errore”, senza per questo farci comprendere né il perché di quello né come e perché è stato poi superato, conducendo diritto diritto ad una concezione idealistica: del genio che poi interviene e rimette l’umanità sulla diritta via, ma poi non spiega perché poi quella stessa nuova teoria dopo un periodo di tempo deve essere essa stessa superata. Nella sua continua lotta egli va incontro a volte a sconfitte tremende, ciononostante non dichiara mai il suo fallimento; nella lotta tra non conoscenza e conoscenza, prima cioè che una nuova teoria sia in grado di far comprendere agli uomini, il corretto modi di affrontare , trattare e risolvere il problema possono passare anche decenni e secoli ed in questo periodo quel problema continuare a seminare i suoi disastri e l’uomo assistervi impotente. In simili periodi vi sono sempre ‘ geni’ dell’ultima ora che proclamano di avere la risposta a tutto e tracciano nuove vie, totalmente estranee alla tradizione metodologica e scientifica ed in questi periodi ‘ bui’ si trovano sempre ciarlatani di vario stampo e livello che speculano e raccattano così qualche gloria momentanea. In questi periodi la lotta tra il vecchio ed il nuovo, l’avanzato e l’arretrato, il progressivo ed il reazionario, è feroce, giacché poi questa lotta viene ancorata agli interessi delle classi in lotta, che fissano in maniera violenta demarcazioni, limiti, confini rendendo più difficile un avanzamento.

Molte volte il superamento del problema, ossia la comprensione del problema, comporta il superamento di vecchie concezioni ed impostazioni metodologiche, una nuova visione del più complessivo processo della vita e del più complessivo rapporto Uomo-Natura. E questo avviene perché l’uomo trasformando la realtà la modifica e modifica se stesso, per cui la massa dei problemi che deve ora affrontare è ad un salto qualitativo, che richiede tutta una nuova impostazione ed è qui ove maggiormente si fanno sentire quegli interessi di classi, che attraversano l’intera società, o comunitas. Molte volte infine il superamento di quel problema implica che in precedenza siano affrontati altri problemi e nuovi rami della scienza si sviluppino, per poter essere in grado di capire, intelligere, con esattezza maggiore quel problema e poterlo poi spiegare.

La soluzione soddisfacente a cui l’Uomo giunge è sempre il risultato di un lento e faticoso processo di avvicinamento per approssimazione sempre maggiore.

In tutta questa fase l’elemento propulsore di tutto non è tanto ciò di cui si sa già, ma esattamente e precisamente l’errore.

 

L’errore è cioè parte della conoscenza.

L’errore è cioè una discrasia tra la visione che abbiamo di un processo ed il processo stesso, abbiamo cioè un riflesso sostanzialmente non corretto di quel processo e quindi non riusciamo a spiegare i rapporti causa/effetto che quel processo comporta, di qui gli insuccessi e sono quegli insuccessi che ci spingono a ristudiare il fenomeno, a riesaminarne i dati, prendere una massa maggiore di dati, cercare nuovi ed altri dati e riformulare una nuova ipotesi, ecc.

Il rapporto tra verità - nell’accezione marxengelsiana - ed errore è determinato dal più generale e complessivo rapporto che l’uomo instaura con la realtà esterna, o natura, o oggettiva. E’ dato cioè dal tipo di rapporto di proprietà che la comunità-uomo instaura con la Natura. Quando si modifica questo, ciò che fino ad allora ritenevamo corretto, inizia a mostrare i suoi limiti fino a farci giungere al superamento di quella o all’integrazione , rivelandosi quella precedente visione che ritenevamo generale unicamente parziale, valida solo in determinate condizioni.

Già sa questa semplice carrellata inizia a presentarsi davanti a voi un ben altro concetto e valore e valenza di errore, uscendone decisamente incenerito il vecchio concetto, così caro, che fino ad ora avete tenuto ben cullato ed allevato. Viene cioè in tutta la sua miseria culturale e teorica quel ragionamento lineare, fatto di semplici segni di uguale, di certezze spicciole e siete ora costretti ad abbandonare la riva e solcare i tempestosi oceani. Diventano ora del tutto insufficienti e stantii tutti i precedenti strumenti che avevate, in a base ai quali formulavate giudizi - ma non avevano poi l’aria di sentenze da cassazione con le sue verità e certezze? .

Il nostro viaggio sta per cominciare.

Vediamo alcuni esempi tratti dalla pratica degli uomini prima di passare ad una sistematizzazione teorica della categoria logica errore.

La teoria tolemaica, ossia la teoria che considera la Terra ferma ed il Sole chele gira attorno e la teoria eliocentrica con il Sole al centro della Galassia e gli altri pianeti che ruotano attorno al Sole.

La teoria tolemaica viene elaborata nel 160 dc, ma in precedenza era stata elaborata già una teoria eliocentrica - che era alla base poi di tutti gli studi dell’Astronomia egiziana, assiro-babilonese del 2000-1500 ac. In specifico Aristarco 500 anni prima di Tolomeo aveva sviluppato studi ed elaborato un complesso sistema teorico sulla centralità del Sole, il sistema eliocentrico appunto. Nonostante tutto ciò si afferma la teoria di Tolomeo, ossia la teoria geocentrica. Occorreranno 1700 anni ed una battagli ad una e spesso cruenta per giungere a ristabilire la teoria di Aristarco e superare quella di Tolomeo. Questa esperienza è di fondamentale importanza e vale la pena d soffermarsi ed analizzarla a fondo, essa ci insegna molte cose sul rapporto scientifico verità-errore.

E’ indubbio che la teoria tolemaica era errata e quella di Aristarco era corretta, ma perché gli uomini ritennero valida quella di Tolomeo? Indubbiamente essa costituì una scelta ideologica, giacché confermava tutta la teoria cristiana, così come scritta nella Bibbia, dopo il 350 dc. Ma questo non basta, altrimenti finiremmo come abbiamo iniziato, ossia con il ritenere che tutto dipende da qualcuno che impone e tutti gli altri zitti ad acconsentire. Al di là di cosa singoli, gruppi o classi possono imporre, esiste un rapporto oggettivo dell’uomo con la realtà esterna, determinata dalla necessità di trasformare il rapporto Uomo-Natura, ossia di attuare attraverso illavoro il ricambio organico. Qualsiasi impostazione di classe che sia non può violare questo fondamentale e principale rapporto, esso deve o essere in linea o comunque non entrare in rotta di collisione, altrimenti gli uomini capovolgono quel gruppo di persone, classi, che sia, perché essi agiscono da ostacolo non tanto all’affermazione di questa o quella teoria, idea, ma all’esistenza stessa degli uomini in quanto tale.

Quindi la teoria di Tolomeo è palesamene errata.

Ne esisteva una superiore e corretta.

Nonostante tutto questo per circa 1450 anni gli uomini riterranno valida la Tolomeo.

 

E’ questo quello che ora dobbiamo sforzarci di spiegare.

Il fatto è che per il livello di trasformazione del rapporto Uomo-Natura, per il livello, cioè, a cui avveniva il ricambio organico era assolutamente indifferente per la vita degli uomini se fosse vera l’una o l’altra teoria. Tuttora nella vita quotidiana degli uomini è assolutamente indifferente se vera la teoria eliocentrica o geocentrica; lo spostarsi da un punto all’altro è indifferente quale teoria, la semina e raccolta e tutta la vita quotidiana degli uomini non interseca, non intercetta l’una o l’altra teoria. La intercetta allorquando, per esempio, si intende acquisire una conoscenza più profonda per una trasformazione del rapporto uomo-natura, la intercetta quando, per esempio, si tratta di sviluppare tutta la teoria delle forze ed il sollevamento-spostamento di dette masse in base alle forze agenti su tali masse. Ma occorre che le masse da spostare siano di una certa entità, tali che non siamo più bastevole le elementari leve, l’intercetta allorquando si tratta di spostarsi non più a cavallo ma con l’aereo.

Un altro esempio ci viene dallo sviluppo della Fisica all’inizio del secolo, quando la teoria classica di Newton non è più n grado di spiegare certi fenomeni e si giunge ad una nuova teoria, che non elimina la precedente, quella di Newton, ma la incorpora. La nuova costituisce una teoria generale della Fisica, quella newtoniana solo una parte specifica, valida in determinate circostanze. Gli sviluppi scientifici sempre di inizio secolo ed in modo particolare della Chimica, della Biologia, dell’Ottica, ecc. portarono l’uomo a superare la precedente concezione della materia, che essi avevano e leggerla come energia in movimento liquidando in questo caso del tutto la precedente concezione, che era errata. Era errata, è vero, ma aveva pur ben funzionato fino a quel momento ed aveva messo l’uomo in grado di giungere ad una verità superiore. Un esempi più immediato è dato dall’idea che si aveva dell’atomo: nel giro di 40-50 anni si assiste alla nascite di teorie, ciascuna superata dall’altra, la cui definitiva affermazione avverrà tra il 1930-40.

Ora noi siamo convinti che queste nuove teorie siano giuste ed operiamo in base a queste, in base a queste noi operiamo il ricambio organico Uomo-Natura, ma come è successo per il passato, anche qui molte teorie si riveleranno errate o insufficienti e dovremo sostituirle, ciononostante queste teorie, come quelle del passato, le utilizziamo ed esse, come per il passato, ci aiuteranno a superarle, ci sono servite per riprodurre le condizioni materiali di esistenza degli uomini, ci aiuteranno a superarle e ci aiuteranno a pervenire ad una visione della realtà un po’ più fedele di quella che avevamo in precedenza e così per tutto il futuro dell’uomo.

Ora riprendendo ancora l’esempio delle due teorie: eliocentrica e geocentrica.

Copernico giunge a comprendere in base a studi la correttezza delle teorie di Aristarco e l’erroneità di quella di Tolomeo, lo stesso Galilei accumulerà prove, ma per poterlo fare sarà occorso che l’Ottica facesse dei passi in avanti tali da consentire a Galilei di costruire un cannocchiale, e lo metterà a punto nel 1601. Ma le dimostrazioni di Copernico e di Galilei pur se forti, richiedevano ulteriori sviluppi non solo di altri campi, ma che fossero sviluppati nuovi strumenti di calcolo e di studio, quella che noi oggi chiamiamo l’Analisi matematica. ossia la teoria delle funzioni, delle derivate e degli integrali, che consentissero di calcolare il movimento degli astri in maniera rigorosa ed a questo provvidero Leibnitz e Newton. Solo allora la teoria geocentrica sarà in grado di soppiantare definitivamente la precedente. Come ben si vede il problema non era legato unicamente all’Astronomia, ma coinvolgeva altre scienze e richiedeva tutta un’altra concezione delle cose e nuovi strumenti di indagine: il cannocchiale, ma anche tutta una nuova matematica, che costituisce la matematica moderna fondata da Leibnitz e Newton. I risultati a cui giunge non si limitano all’Astronomia, ma si coniugano con la Fisica e la fondazione della Fisica meccanica e la liquidazione di tutto l’apparato teorico-scientifico-concettuale-metodologico che fino a quel momento aveva costituito la cultura, la coscienza, la tradizione degli uomini, ossia l’apparato teorico concettuale di Aristotele.

E tutto questo non basta ancora.

L’affermazione di questa nuova concezione delle cose: relatività classica - Galilei soleva dire ai suoi oppositori “ Eppur si muove”, con il che voleva dire che occorreva cambiare punto di riferimento per giudicare il processo: se si prendeva la Terra allora essa non si muoveva, ma se si prendeva il movimento più generale, ossia si prendeva lo Spazio, allora la Terra si muoveva, questa teoria va sotto il nome di relatività classica - è andata di pari passo con l’affermarsi di una nuova classe economica, che ha fatto sua l’intera rivoluzione che si era andata sviluppando in tutti i campi a partire dal 1200. Una sintesi organico di tutto il nuovo pensiero, che oggi si dispiega dinanzi a noi con una sua organicità - il pensiero borghese - troverà sistematizzazione soltanto nel 1700 e sul piano della metodologia sarà sistematizzato da Newton in “ Principia Mathematica”.

Un altro esempio del rapporto verità-errore ci è dato da Archimede di Siracusa, insigne matematico greco e tra i più grandi di tutti i tempi, come vedremo.

Nel 271 ac Archimede era giunto alla soluzione della misurazione delle figure curve: sia della circonferenza che di un suo tratto. Questa soluzione implicava l’accettazione del concetto di infinitesimo e di infinito, di infinitamente grande e infinitamente piccolo: sono queste poi le basi su cui potrà svilupparsi la matematica moderna, o Analisi Matematica, basata sulla funzione, derivata, integrale e differenziale,. Questi strumenti matematici sono fondamentali per lo sviluppo della Fisica. Calcolare un punto in movimento al momento t, ossia la velocità istantanea, è possibile solo tramite l’Analisi Matematica ed in definitiva con il metodo di soluzione scoperto da Archimede.

Orbene per la concezione teorica generale dell’epoca, ossia la logica formale di Aristotele, non poteva essere accettato il concetto di infinito in quanto tale. Tale metodo venne semplicemente messo da parte, anche per il ruolo di secondo piano di Siracusa e la successiva sottomissione a Roma, per cui venne a perdere qualsiasi momento di sviluppo di questa scuola di pensiero e sia per la morte di Archimede, assassinato da un soldato romano durante l’aggressione di Roma a Siracusa.

Successivamente alcuni matematici del 1100 dc, ossia 1300 anni dopo, giungono spontaneamente alla stessa soluzione di Archimede, pur senza conoscere quanto Archimede aveva elaborato. Ma anche questi si scontrano con la tradizione di pensiero dell’epoca, ossia la logica formale e l’aristotelismo, che negava a priori qualsiasi concetto di infinito.

Passano ancora 500 anni e l’aristotelismo e Bonaventura Cavalieri, allievo di Galilei, giunge anche lui, per la seconda volta, alla stessa soluzione di Archimede, ma come Galilei si era scontrato con l’aristotelismo e la logica formale, così lo stesso Cavalieri fu messo a tacere, ancora una volta perché quella stantia concezione non poteva concepire il concetto, la categoria, di infinito. In campo venne tirato lo stesso Archimede.

Sarà solo un cinquantenni dopo con Leibnitz e Newton, che elaborano i principi della nuova Matematica, di cui si è detto, che inizia a farsi strada anche la scoperta di Archimede. In pratica iniziava ad utilizzarsi questo metodo, senza il quale gli stessi studi sul movimento dei corpi celesti di Newton ed altri poteva aver luogo, ma più come fatto

spontaneo, che come atto cosciente, razionalizzato: persisteva ancora l’actoritas di Aristotele, questa volta sostenuta da Archimede, di cui si diceva che egli sempre si era attenuto ad Euclide, grande matematico greco, fondatore degli Elementi di Geometria, che fonderà la Geometria Euclidea: punto, retta, piano, angoli, figure geometriche piani: triangoli, ecc. ecc.

Sarà solo nel 1906, quando Heiberg scopre un documento di Archimede, che per incuria su quella stessa pergamena erano state apportate cancellature per scrivervi cose di poco conto, ristabilitone quindi il testo originario, venne fuori la lettera di Archimede ad Erastotene, che all’epoca di Archimede dirigeva la Biblioteca di Alessandria . In questa lettera Archimede illustra ad Erastotene quale metodo aveva impiegato per “ farsiun’idea” delle misure di superfici e di solidi, che è il metodo dell’analisi infinitesimale.

E così gli uomini giungono dopo 1850 anni alle stesse ed identiche conclusioni a cui erano pur giunti 1850 anni prima! E non solo: gli uomini respingono ripetutamente quel risultato nel corso di questi 1850 anni: prima 1300 anni dopo, successivamente dopo altri 300 anni.

Anche qui nella loro vita quotidiana gli uomini non intercettavano quella teoria e quel metodo, essa cioè era indifferente al modo materiale di come gli uomini trasformavano il rapporto tra se stessi e la Natura, ossia era indifferente al ricambio organico. Dentro quel preciso, esatto, modo di attuare il ricambio organico, ossia dentro quel preciso, esatto, livello del rapporto tra forze produttive e rapporti di produzione, ossia dentro quel livello dello sviluppo scientifico e tecnologico e quindi della conoscenza, quel metodo era ininfluente. Su questa base reale, concreta, materiale poggiava la forza della classe dominante, che fissava con la violenza la diversità, ed imponeva una determinata concezione del mondo e quindi teorie, idee, concezioni e quindi livelli di sviluppo della conoscenza, ecc. Ma quando queste si sono scontrate con lo sviluppo successivo delle forze produttive, con l’avanzamento delle conoscenze e quindi con la modifica e l’avanzamento di quel ricambio organico, di quel rapporto Uomo-Natura, tramite il quale l’uomo riproduce le condizioni materiali della sua esistenza, allora non sono bastati actoritas, forche, tradimenti, assassini: l’uomo ha spazzato via tutto ed ha ripristinato i livelli di sviluppo, per poter attuare quel ricambio organico nelle nuove condizioni, ossia per poter essere in grado di riperpetuare le condizioni materiali della sua esistenza.

Ed in verità ancora prima di Archimede, nel 350 ac, ossia 600 anni prima, - così come ci attesta lo stesso Archimede, Eudosso vi era giunto e per il calcolo aveva elaborato i principi fondamentali dell’Analisi Matematica, che prenderà il nome di metodo di esaustione. Eudosso cioè giunge al calcolo integrale.

 

La complessità della transizione da una società all’altra è stata estesamente affrontata in “ I processi della Transizione”, Annali 1992-94 dell’Istituto, tomo 2, ed a questo lavoro rinviamo.

 

Quello che qui vogliamo fissare sono alcune esperienze importanti, da cui dobbiamo trarre il massimo insegnamento, perché contengono importanti indicazioni metodologiche e di studio.

 

Nella lotta che vede opposte le due classi esse imparano vicendevolmente e ciascuna mentre forma se stessa forma l’altra; mentre impara dagli errori educa l’altra classe e la educa sia per quanto riguarda gli errori che essa ha compiuto e sia gli errori che l’altra classe ha compiuto. Ciascuna trasformando se stessa trasforma l’altra e sviluppa in entrambe qualità fino ad allora sopite o che in precedenza assolvevano a ruoli e funzioni diversi. Le classi cioè interagiscono.La realtà cioè è costituita non da una o dall’altra classe, ma da entrambe. Entrambe le classi antagoniste, e l’insieme delle altre classi, costituiscono l’unitarietà dell’essere, che diviene in infinite forme, ove ciascuna sfuma nell’altra. La lotta che il proletariato conduce contro la borghesia agisce a due livelli: da una parte sviluppa nel proletariato la coscienza e l’organizzazione, ma dall’altra spinge la borghesia a modificarsi, alfine di attutire, smorzare, annullare gli effetti di quelle modifiche che il proletariato con la sua lotta ha imposto. E questo la spinge ulteriormente ad un rivoluzionamento dei mezzi di produzione ed agisce anche da freno alla caduta del saggio medio generale del profitto e più in generale ad un rallentamento dei fattori di crisi. Sviluppo un nuovo gruppo dirigente nella classe antagonista, nuove teorie politiche, militari, civili, istituzionali, culturali, ideologiche, ecc.

Ciascuna impara e ciascuna educa l’altra.

Tutta l’azione delle due classi antagoniste in lotta va letta ed analizzata da questa angolazione: ciascuna risponde cioè all’altra ed attrezzala sua linea politica, la sua strategia e tattica, gli strumenti teorici, tecnici e pratici in funzione di questa risposta, Così agendo innalza il livello dello scontro, esplorando vie inedite ed elaborando risposte nuove ed originali.

Questo può comportare che gli impianti teorici e pratici dell’altra classe che pur fino a quel momento erano stati validi, tali da imporre sconfitte alla classe antagonista, possono risultare successivamente, sulla base del bilancio che l’altra ha fatto e le modifiche consequenziali che ha introdotto, possono risultare inefficaci o superate, gi<cchè sono il prodotto di un precedente livello di scontro e risposte ad una precedente linea strategica e tattica. Questo comporta che la classe antagonista che ha imparato dall’esperienza può ricondurre al suo interno momenti che in precedenza erano eversivi, e che avevano determinato suoi insuccessi e sconfitte, ecc. Può comportare che quei momenti , venendosi ora ad inquadrare in un diverso contesto, modificatosi sulla base delle scelte che la classe antagonista ha introdotto, sulla base del bilancio dell’esperienza, vengono ad acquisisre una valenza minore o diversa. Il fatto p che le modifiche introdotte dalla classe antagonista possono aver comportato che il sistema interagisce in maniera diversa con altri sistemi e che altri sistemi, che in precedenza avevano una valenza minore, ora vengono ad acquisirne una maggiore entro cui quei momenti eversivi vengono smorzati, o... In queste condizioni se l’altra classe non modifica le sue impostazioni, andrà incontro a sconfitte, fino a che da queste imparerà quali sono state le modifiche chela sua antagonista ha apportato e provvederà di conseguenza