Note sul Terrorismo

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

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Note sul Terrorismo

Un contributo per una riflessione collettiva sulle forme della lotta politica..

La teoria politica del terrorismo, ossia della teoria e della pratica della soppressione di un soggetto fisico al fine di impedire l’attuazione di un progetto da parte della classe dominante o del gruppo dominante, sostanzialmente è riconducibile alla teoria del " regicidio". L’uccisione del re è la soluzione ai problemi, danni che quella determinata società sta vivendo. Soppresso lui e venendo un altro la classe dominante o il gruppo dominate o migliora o il singolo per timore agirà in maniera diversa, determinando così un miglioramento della situazione. In definitiva la teoria del regicidio ascrive ad un soggetto la causa di una determinata situazione, sopprimendo questo le cose riprenderanno il corso normale.

Questa teoria sorge sul terreno delle antiche società greco-romane e si mantiene per tutto il periodo feudale quando cioè la struttura delle società era sostanzialmente semplice, a differenza delle attuali, ed il potere si concentrava nelle mani di un solo soggetto. Nell’epoca feudale le teorie cristiane elaborano la giustezza del regicidio quando questo si poneva fuori della grazia divina, se questo governava in maniera tiranna. Per tutto il periodo di transizione tra il Quattrocento ed il Cinquecento questa pratica della soppressione del capo di una fazione è stata una pratica diffusa della lotta politica. La teoria politica sviluppatasi dalle antiche società schiaviste fino al Cinquecento comportava la teoria del regicidio, costituiva cioè una categoria portante della scienza della politica dell’epoca, come strumento di risoluzione di contraddizioni, contrasti e conflitti che attraversavano una società. Il modo di esprimersi dei contrasti e di conflitti sociali e le forme di difesa che il sistema aveva elaborato consentivano una certa validità ad una tale pratica e sostanziavano una tale categoria, facendo di questa una categoria della scienza della politica dell’epoca.

Questa categoria aveva un senso in una società politica ove esisteva ancora la dipendenza personale del suddito al re, o al capo: della fazione, della classe dominante. Perde qualsiasi valore quando nella società civile si ha il superamento della dipendenza personale; non ne viene ad avere alcuno con l’ingresso dei movimenti di massa e l’organizzazione della società in partiti politici: siano essi i clubs della rivoluzione francese, o le associazioni di categoria, o l’associazionismo più vario, che caratterizza le società civili borghesi.

La struttura organizzativa portante di tale teoria era la congiura, l’organizzazione in sette segrete di congiurati e tutta la tortuosità di tale organizzazione, con pratiche di iniziazione e fedeltà e nella maggior parte dei casi si è risolto in un rovescio.

Un esempio classico è l’uccisione di Caio Giulio Cesare da parte di Bruto e di congiurati romani, ritenendo Cesare responsabile della decadenza della Repubblica Romana. La soppressione di Cesare non ha arrestato neppure di un giorno il corso della storia di Roma ed il suo approdare all’impero. Gli oppositori dei congiurati li sconfissero a Filippi dando inizio all’impero romano con la casa dei Cesare Augusto. La pratica degli avvelenamenti ed uccisioni e congiure di cui è attraversato il Quattro e Cinquecento non ha mai comportato una modifica profonda degli eventi, ma accordi tra i gruppi di potere e sempre regolamenti di conti all’interno del gruppo di potere. Non maggiore fortuna ha mai riscosso la pratica delle congiure e delle sette segrete, dei colpi di mano. L’esperienza della repubblica napoletana del 1799, di cui quest’anno si ricorda il bicentenario è lì a testimoniarlo: la pratica del colpo di mano da parte di un gruppo di congiurati, anche se legati all’esercito francese vincente, ha visto esaurire nel giro di alcuni giorni tutta la sua capacità di modificare gli eventi; il suo distacco dalla società civile ne ha comportato l’abbattimento.

La pratica del regicidio nel corso del Risorgimento italiano riceve un nuovo impulso, attraverso la teoria e la pratica del mazzinianesimo con i suoi colpi di mano e le pratiche individualiste. Con l’effetto di facilitare l’ascesa delle teorie cavouriane nel movimento rivoluzionario italiano da una parte e registrare la totale ininfluenza di questo movimento dal corso degli eventi storici.

Un ulteriore alimento lo ha ricevuto all’inizio dell’Ottocento dalle teorie anarchiche, che vedevano nel re, nel capo dello Stato, il responsabile di tutte le miserie del popolo la cui soppressione costituiva la vendetta contro soprusi e brutalità del potere. Puntualmente queste azioni fallivano e quando hanno avuto un esito positivo, si è visto poi che vi era qualcuno che ne tirava le fila, come l’assassinio del 1914 a Sarajevo. Ma non ebbe effetto alcuno l’eccidio del re d’Italia di inizio secolo, se non l’accelerazione all’ascesa al regno del suo successore.

Tali teorie esprimevano tutta l’ingenuità di leggere i processi sociali, il modo decisamente manicheo di leggere lo sviluppo storico. Esprimevano l’ostinazione a non voler imparare dai fatti e cioè che un gruppo di potere è l’espressione di una complessità e quel gruppo esprime quella complessità, per cui il sistema più generale, se ha prodotto quel quadro, ne avrà prodotto anche altri con gradi e livelli e sfaccettature diversi: è quindi in grado di sostituirlo. E quello stesso è ben servito da tutto un apparato teorico, ideologico, amministrativo, sociale, civile che costituisce poi l’ossatura vera della continuità, le casematte gramsciane, e che ha mostrato poi sempre la capacità di saper assorbire il colpo e provvedervi immediatamente. Quanto più una società è complessa, quanto più al rapporto personale si sostituisce la capacità di egemonia della classe dominante, tanto più il sistema è in grado di assorbire qualsiasi azione della teoria del regicidio.

 

domenica 25 luglio 1999

Una proiezione mitica è l’eroe tirannicida, che ha trovato la sua affermazione nel dramma borghese. Ma qui esprimeva bene,. al di là di tutto, la concezione del mondo e della vita delle classi dominanti, e del borghese in specifico, che in quanto tali sanno leggere i processi unicamente nella loro individualità. Mentre le precedenti società: la schiavista e la feudale, mantenevano un vincolo sociale e di sangue, quella borghese rompe tali legami e proietta tutto sul piano dei nudi interessi materiali. E’ infatti con la società borghese che sul piano della letteratura e dell’arte e della filosofia che trova sviluppo la concezione dell’Io. Dentro questo quadro la proiezione mitica dell’eroe tirannicida trova la sua substanzialità.