Referendum 8_9 giugno

ISTITUTO DI STUDI COMUNISTI

KARL MARX – FRIEDRICH ENGELS

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.istcom.it

 

 

Appello al voto per il referendum

su lavoro e cittadinanza

 

 

L'Istituto di studi comunisti Marx Engels invita tutte le lavoratrici e tutti i lavoratori a recarsi in massa alle urne e sostenere i cinque quesiti referendari promossi dalla CGIL l'8 e il 9 giugno.

 

I temi oggetto del referendum riguardano sostanzialmente due questioni fondamentali:

  • sottrarre al ricatto della perdita del posto di lavoro milioni di lavoratori;

  • ripristinare solidarietà ed Unità dei lavoratori, frammentati nella rete di sfruttamento bestiale che è la catena degli appalti.

L'esito positivo del voto può promuovere, seppur in parte, diversi e migliori equilibri di forza nei luoghi di lavoro.

 

Con il “SÌ” ai quesiti 1 e 2 si chiede il ripristino dell'art. 18 prima delle modifiche introdotte dal Jobs Act (ma nelle forme già modificate dalla Fornero) nelle parti in cui prevede il reintegro sul posto di lavoro in caso di licenziamento ingiustificato anche per i lavoratori assunti dal 2015, e la cancellazione del tetto alle mensilità di risarcimento in caso di licenziamento riconosciuto illegittimo da un giudice.

Il quesito3 chiede di ripristinare tetti e causali per il ricorso alla forma di assunzione a tempo determinato, oggi di fatto sdoganata, mentre il quesito4 chiede di individuare giuridicamente una precisa corresponsabilità sul tema della sicurezza lungo tutta la catena degli appalti al fine di contrastare infortuni e morti sul lavoro.

 

Fermiamo un attimo qui la nostra attenzione.

 

Da sempre la borghesia italiana ha fatto leva sullo sfruttamento intensivo della manodopera, la compressione dei diritti e dei salari per sostenere la competizione internazionale. Ha sempre brillato per l'assenza o la scarsa capacità di investimento in innovazione. Ed ha, storicamente, risposto ai nuovi salti tecnologici e produttivi con un più alto livello di sfruttamento della forza lavoro al fine di mantenere margini di profitto. Strumento privilegiato di questa azione è la minaccia della perdita del posto di lavoro e, quindi: il controllo indiscriminato dei licenziamenti individuali, il ricorso al precariato per aumentare carichi e tempi di lavoro. Su questo aspetto rimandiamo ancora alla nostra Lettera “La Confindustria ci riprova”. L'art. 18, imponendo il diritto al reintegro sul luogo di lavoro in caso di licenziamento illegittimo, agisce da possente diga a questo ricatto. Esso costituisce il perno centrale di tutto lo Statuto dei lavoratori giacché, se rimosso, è l'intero corpus di diritti e norme previsti dallo Statuto che diventa inesigibile dinnanzi alla possibilità di perdere il posto di lavoro. Per questo stesso motivo esso costituisce anche un elemento reale di democrazia nei luoghi di lavoro e, dunque!, nell'intera società impedendo che un lavoratore perda la sua fonte di sostentamento a causa delle proprie idee, opinioni, per il proprio credo religioso, ecc. Per questo motivo l'art. 18 è oggetto, da sempre, di uno scontro feroce, materiale e ideologico, da parte della borghesia. Ancor di più lo è, oggi, alla luce degli ulteriori sviluppi tecnologici legati alla cosiddetta “intelligenza artificiale”, alla crescente possibilità di automazione di svariati processi produttivi anche legati alla progettazione, analisi, ecc. Tuttavia, la sola difesa dello Statuto non è oggi sufficiente. L'esatta natura e arretratezza della borghesia italiana ci costringe a combattere al suo livello per non arretrare ulteriormente nelle concrete condizioni di vita e di lavoro. Ma i problemi che si affacciano al movimento operaio oggi pongono nuove e più alte sfide. Vogliamo qui sottolineare come la crisi generale del sistema capitalistico è oggi tale da non consentire più il funzionamento del meccanismo redistribuivo sul quale abbiamo fondato la tattica dell'intero movimento operaio. Le attuali forme di contrattazione sono pertanto insufficienti, così come le forme di organizzazione della classe dei lavoratori. Occorre definire nuove forme di organizzazione e di lotta che risolvano tale questione e non attestarci solo sulla difesa dell'esistente.

 

Infine, il quesito 5. Esso non fa parte della proposta CGIL ma il suo contenuto è sovrapponibile a quello posto nel primo quesito. Qui il ricatto della perdita del posto di lavoro al fine di contenere diritti e salari, si attua attraverso una forma diversa da quella del licenziamento; una forma più feroce e, cioè, la minaccia di finire nell'illegalità se non si accettano le condizioni imposte dal datore di lavoro. Il permesso di soggiorno, collegato al mantenimento di un rapporto di lavoro, è il cappio attorno al collo dei lavoratori non italiani che dai primi anni '90 ha agito da feroce strumento di oppressione e di sfruttamento. Dimezzare la durata del tempo necessario per ottenere la cittadinanza italiana è certamente migliorativo rispetto ad oggi e per questo va sostenuto.

Tuttavia, la misura proposta non coglie che un piccolo aspetto relativo alla condizione dei lavoratori cosiddetti “migranti”. Il centro di tale questione non sta nel lasso di tempo che questi lavoratori impiegano a diventare italiani, ma il considerare questi lavoratori dalla sola angolazione nazionale, il considerare la classe operaia, oggi, sulla base del solo parametro nazionale. Il solo carattere nazionale, e conseguentemente la visione, concezione e organizzazione della classe operaia sulla sola base nazionale è oggi insufficiente e quindi inefficace. Essa va letta quanto meno nella sua dimensione europea e, in particolar modo per l'Italia, dentro l'area del Mediterraneo allargato. Le forme della tattica del movimento dei lavoratori devono dare risposte a questo livello: ricostruire una unità programmatica e di lotta a tutto campo, sottrarsi alle litanie nazionalistiche e lanciare la sfida alla borghesia nella direzione dei processi nell'intera area. Il processo produttivo, la cosiddetta catena di valore, la ricerca, la conoscenza, sono mondiali. In questa dimensione vive la natura della classe del proletariato che il movimento operaio deve organizzare. Su questo aspetto rimandiamo ai nostri lavori sulla “Centralità operaia”.

 

Noi ci fermiamo qui. La mole di questi problemi richiede la massima unità del mondo del lavoro. La partecipazione ed il buon esito del referendum può costituire un primo momento di aggregazione delle forze necessarie a questo scopo.

 

Per questi motivi invitiamo ancora tutti i cittadini italiani, lavoratrici e lavoratori,

a recarsi alle urne e a votare 5 SÌ ai quesiti referendari.

 

Istcom maggio 2025

LINK

LINK

LINK

LINK

Treu e Legge 30

Istituto di Studi Comunisti

Karl Marx – Friedrich Engels

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.">Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

www.istcom.it

 

PACCHETTO TREU

E LEGGE 30

 

 

Vorremmo aprire una riflessione più generale circa la legge 30.

Il punto centrale non è la legge 30, bensì il pacchetto-Treu.

E’ il pacchetto-Treu che sostanzia la legge 30.

Se aboliamo la legge 30 restano perfettamente in piedi le agenzie di lavoro, il tempo parziale, a chiamata, ecc. ecc.; restano, cioè, in piedi l’impianto, la struttura del lavoro precario, ecc.

E’, cioè, contro il pacchetto-Treu che va aperta una battaglia.

Il pacchetto-Treu costituisce, al di là della formulazione tecnico-giuridica, un corposo impianto teorico, che delinea una ben precisa ed esatta concezione, configura n sistema teorica da cui, poi, si dipartono tutte le linee, tutte le consequenziali, di cui la legge 30 ne è una tranquilla consequenziale.

Adesso, se è facile la critica e l’opposizione alla legge 30 – ma non perché del governo Berlusconi –

perché si rendono qui più evidenti e macroscopici le consequenziali, che facilitano appunto la critica e l’opposizione, non così si pongono le cose per il pacchetto-Treu.

Esso costituisce un autentico “ buco-nero” entro cui sono attratte e precipitano le forze della sinistra e dai cui non riescono a sfuggire per la forte attrazione gravitazionale di questo.

Le forze di attrazione e di imprigionamento sono date esattamente da quelle linee-di-forza, date dalla concezione teorica più complessiva, di fondo, a cui la sinistra non riesce a contrapporsi, giacché si muove dentro quelle linee-di-forza.

Il pacchetto-Treu in realtà non è che l’esplicitazione, la messa in opera, di un ben più corposo sistema teorico. Se non si ha chiaro questo, non si ha chiaro quale sia la base e la retrovia teorica e metodologica, ossia no si ha chiaro cosa siano poi quelle linee-di-forza che tengono la sinistra attratte dentro il “ buco-nero”; diviene così impossibile rompere con quelle linee-di-forza e sfuggire dall’attrazione del “ buco-nero”.

Tra la metà degli anni ’70 e per tutti gli anni ’80 è stata elaborata una linea teorica che va sotto il nome di “ neocorporativismo”. Questo termine è quello che gli autori della teoria usano e definiscono “ neocorporativismo” la loro teoria.

Essi, cioè, ritengono validi impianti teorici e teorie delle gilde e del corporativismo feudale e coniugano tale impianto e teoria medioevali con la realtà politica e sindacale attuale.

La teoria è sistematizzata da Crouch in “ Relazioni industriali”, ed. Ediesse.

“ A partire dai primi anni Settanta la sempre più copioso letteratura sul neocorporativismo ha suggerito una visione alternativa dello Stato e dei suoi confini, delle sue componenti e dei suoi protagonisti. … . Il neocorporativismo … rappresenta una vera e propria alternativa politica al modello politico { che aveva al centro l’antitesi Stato-società }

“ Abbiamo bisogno di un approccio di quelle che Keith Middlemas ( 1979 ) ha definito “ istituzioni guida” organizzazioni che operano fuori dai confini ufficiali del “ politico” e che tuttavia possono svolgere funzioni di governo. Si può risalire alle definizioni di Bochenforde ( 1977 ) ,, fino all’organizzazione urbana medievale delle corporazioni artigiane analizzate da Black ( 1984 ).

… un modo di fare politica che dopo tutto, sia nella forma moderna che in quella medievale, ha avuto a che fare con le scelta della vita economica, … .” ( pagg. 22-23 ).

Sempre a pagina 23, indirettamente, vi è un fitto elenco, organizzato per singoli stati, di intellettuali sostenitori o collaboratori della teoria del corporativismo.

Per l’Italia vengono indicati tra gli altri i nomi di Treu e Salvati.

Nulla da eccepire sulle linee di ricerca teorica, che ciascuno è libero di sviluppare e di condurre una battaglia per la sua affermazione, la Carta costituzionale garantisce la libera ricerca ed il libero insegnamento: su questo non si transige.

Vogliamo solamente fermare la teoria.

Se adesso si studia il pacchetto-Treu – e meglio il testo “ Mercati e Rapporti di Lavoro. Commento alla legge 24. giugno. 1997 n. 196 { Pachetto – Treu }”; ed. Giuffrè. Questo testo rappresenta una particolare importanza e validità scientifica giacché costituisce un commento all’intera legge, articolo per articolo e comma per comma i cui autori sono esattamente quelli che hanno partecipato all’elaborazione ed estensione del testo – alle pagg. 405-408 vi è l’elenco completo dei 40 autori ed il loro ruolo – si diceva: se adesso si studia il pacchetto-Treu alla luce della teoria del neocorporativismo tutto diviene maledettamente chiaro e maledettamente consequenziale diviene lo stesso pacchetto-Treu, che si delinea, adesso, tranquillo corollario di quella teoria.

Diviene chiaro adesso il rapporto più generale e complessivo, che nel pacchetto-Treu non si coglie, è sfuggente: nello studio si avverte un qualcosa che non va ma, poi, non si riesce a cogliere il cosa, proprio perché manca il quadro teorico sostanziale referente, la teoria del neocorporativismo, appunto. Diviene adesso chiaro il rapporto il rapporto più generale e complessivo che si tende a costruire tra capitale e lavoro, tra capitalisti e operai e come tale rapporti si sostanzi in un rapporto feudale di servaggio. Il termine qui va inteso nell’accezione feudale e non nell’accezione borghese, ossia rimanda e presuppone il suddito e quindi servaggio.

Le agenzie di lavoro, il lavoro a chiamata, ecc.. , a parte l’aspetto della precarietà, dello sfruttamento, ecc. tutte cose perfettamente giuste, rimandano ad un rapporto di asservimento, di servaggio, giacché legano il lavoro in un rapporto personale con il padrone in un rapporto di servaggio, fatto di obblighi , nuove corvèe.

L’agenzia di lavoro in modo specifico costituisce la più netta, ed inequivocabile, rottura con la rivoluzione borghese che instaurava un rapporto di libertà nel rapporto operaio-padrone ( la fictio juris marxiana) – in opposizione al rapporto feudale di servaggio appunto. La rivoluzione borghese, infatti, liquida il suddito per il cittadino, il civis.

La Carta dei Diritti, elaborata da Amato-Treu, è ancora questa concezione, essa costituisce la teoria dello Statuto dei Lavori, da sostituire allo Statuto dei Lavoratori, in versione non più Marco Biagi , ma in versione Margherita.

La teoria del neocorporativismo non costituisce affatto una teoria bislacca, fantasticheria nostalgica di qualche medioevalista. Costituisce da un punto scientifico la risposta, esatta, attenta, forte della classe capitalista alle condizioni attuali in cui avviene il lavoro salariato1; ed è essa che spinge poi a quelle stesse revisioni della Carta costituzionale affinché la società civile si allinei alle nuove condizioni in quel rapporto bene fermato da Gramsci in Americanismo e Fordismo.

Sono queste le linee-di-forza che occorre rompere, per spezzare il campo d’attrazione e sfuggire da tale attrazione.

istcom

mercoledì 07. febbraio 2005

 

1 Per un’attenta disamina rimandiamo al lavoro: “ Programma: IL LAVORO”.